18 Marzo 2019

Mi è sembrato di vedere la Lazio...
di Stefano Greco

È vero, il Parma non è la Juventus, neanche il Napoli, l’Inter, il Milan o la Roma disastrata di queste ultime settimane, ma ieri mi è sembrato di rivedere la Lazio di un anno fa. Per questo come titolo dell’articolo ho parafrasato un vecchio coro degli anni ’90 (“mi è sembrato di vedere Signori”…) cantato a squarciagola dopo ogni rete di Beppe-gol, il bomber della rinascita laziale. Perché quando gioca in quel modo, con la testa libera e le gambe che girano, la Lazio di Inzaghi diventa veramente irresistibile, al di là della forza e del valore dell’avversario. Perché basta ricordare le vittorie stentate all’Olimpico contro Frosinone ed Empoli, ad esempio, per capire che se la Lazio non gioca da Lazio soffre, contro chiunque, anche contro le ultime in classifica. Perché a fare la differenza sono sì i singoli, ma è soprattutto il gioco. Perché noi non abbiamo né Messi né Cristiano Ronaldo in organico, due che da soli possono cambiare il volto di qualsiasi squadra o vincere qualsiasi partita.

Per capire a cosa mi riferisco, basta rivedere il gol del 3-0 segnato da Luis Alberto: 22 passaggi consecutivi, ad uno o al massimo due tocchi. Sembrava un’azione di quelle che quando ti riescono alla playstation le racconti per anni agli amici, perché rasentano la perfezione. E non sono frutto del caso, perché anche il gol del 3-0 segnato da Cataldi al derby è arrivato alla fine di un’azione da playstation. Perché quello è il gioco della Lazio della Lazio targata Simone Inzaghi, per certi versi simile a quella della Lazio pre scudetto di Eriksson, quella della rimonta incredibile del 1999 e del tricolore svanito per un soffio in un’annata impreziosita però dal trionfo in Coppa delle Coppe, oppure dei 4 derby su 4 e delle due finali dell’anno precedente. Ripensate al gol di Vieri a Birmingham, oppure ai gol in quel derby giocato per quasi 90 minuti in inferiorità numerica il 1° novembre del 1997: azioni perfette, passaggi e poi profondità, con la squadra che arrivava in porta con facilità irrisoria facendo segnare praticamente tutti. E questo era mancato quest’anno alla Lazio: la velocità nel giro palla e la capacità di mandare in gol qualcuno diverso dagli attaccanti di ruolo. È successo contro il Parma, ma segnali di risveglio o di rinascita si erano già visti in occasione del derby e anche nella sciagurata trasferta di Firenze. Sciagurata perché per come aveva giocato in quei primi 45 minuti la Lazio doveva chiudere i conti con la Fiorentina già alla fine del primo tempo, proprio come è successo ieri con il Parma, con la pratica archiviata in poco più di 20 minuti giocati da vera Lazio.

Non lo so se è un bene o un male questa sosta, non lo so se si tratta di una rinascita vera o di un miraggio nel deserto, ma so che al di là di quello che poteva essere fatto in estate e a gennaio (e non è stato fatto per precisa volontà, non perché mancavano i mezzi economici per farlo), quando gioca così la Lazio può veramente giocarsela con tutti. Anche contro la Juventus, come aveva fatto per quasi 75’ minuti il 27 gennaio all’Olimpico, annichilendo o quasi la squadra che per nove/undicesimi ha demolito l’Atletico Madrid. E questo lo sanno sia Inzaghi che i giocatori. E questa è la fiammella da tenere accesa almeno fino al 24 aprile, quando in 90’ minuti la Lazio si giocherà la possibilità di dare un senso a questa folle e sciagurata stagione. Perché nonostante il crollo di tante rivali, la vittoria roboante con il Parma e quella sfida da recuperare con l’Udinese che potrebbe accorciare ulteriormente il distacco, la strada che porta al quarto posto io continuo a vederla tutta in salita, una scalata quasi impossibile non fosse altro perché le tappe decisive sono tutte in trasferta e da vincere, perché conquistare i 3 punti a San Siro sia contro il Milan che contro l’Inter è l’unica possibilità che ha la Lazio per trasformare un sogno in realtà.

Troppi punti persi, troppi treni lasciati sfilare, troppo tempo perso per ritrovarsi dopo un’estate che per mille motivi ha quasi spazzato via quello che di buono era stato fatto un anno fa e da cui si doveva ripartire. Tutti, società in testa. Ma guardarsi indietro non serve nulla, così come non serve nulla augurarsi il fallimento di tutti gli obiettivi con la speranza che la società possa imparare qualcosa dagli errori commessi. Non è mai successo in questi 14 anni e mezzo e non succederà mai. E non è da tifosi (anche se feriti o traditi) augurarselo.

Chi mi conosce sa che non scrivo per circostanza o tantomeno per cavalcare qualche onda, perché questo lo lascio fare ai tanti surfisti dell’informazione (o presunta tale) che ci sono oggi a Roma e che affollano sia l’etere che il web. Nel bene o nel male, dico e scrivo sempre quello che penso. E che piaccia o no, continuerò a farlo finché mi andrà di scrivere e parlare di Lazio o di calcio.

FORZA LAZIO…




Accadde oggi 27.06

1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Hungaria 3-2
1938 Nasce a Parma Pietro Adorni.
1987 Napoli, stadio San Paolo - Taranto-Lazio 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 24/5/2019
 

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