11 Marzo 2019

È una Lazio che si butta via...
di Stefano Greco

È successo quello che tutti temevamo dopo il derby, quello che noi laziali di vecchia data abbiamo pensato e temuto vedendo quel primo tempo pieno di occasioni da gol clamorose non concretizzate: la Lazio si è buttata via, ha gettato al vento l’ennesima occasione per tornare in corsa, per trasformare in un’onda gigantesca quel moto scatenato dal successo nella Stracittadina. È tutto qui e, probabilmente, viene da pensare che purtroppo questo sia il vero DNA di questa squadra, capace di giocare come poche altre in Italia quando tutto gira per il verso giusto ma anche di rovinare tutto per non aver concretizzato, per non aver ucciso la partita quando ce l’aveva in pugno, quando la Fiorentina era un pugile suonato che al centro del ring in attesa del colpo del definitivo KO. Invece abbiamo fatto suonare il gong, abbiamo dato all’avversario la possibilità di riprendersi e di riordinare le idee e noi, forti del vantaggio accumulato, abbiamo pensato di poter arrivare tranquillamente al gong finale, accontentandoci di vincere ai punti invece che per KO. Ed è successo quello che succede, spesso e volentieri, in questi casi: una vittoria netta si è trasformata in un pareggio pieno di rimpianti per quello che poteva essere e non è stato.

E questa volta non ci sono torti arbitrali a cui attaccarsi per giustificare l’occasione persa, non c’è nessuna scusa da mettere sul piatto per lenire in qualche modo il rimpianto per l’occasione gettata al vento. In una stagione di alti e bassi, pensate come potrebbe essere oggi la classifica della Lazio con i due punti di ieri sera uniti ai due buttati in modo altrettanto scellerato in casa contro la Sampdoria e a quel punticino svanito in pieno recupero in casa del Genoa. Con quei 5 punti in più la Lazio oggi sarebbe a quota 47 (insieme alla Roma se batte l’Empoli) e ipoteticamente quarta alla pari con l’Inter, visto che c’è da recuperare una partita all’Olimpico contro l’Udinese. Questo senza prendere in considerazione il resto del campionato, le rimonte subite, i punti regalati a squadre nettamente inferiori come il Chievo o quelli non arrivati per mera sfortuna come quelli con il Toro in casa.

Ci siamo buttati via. Ci stiamo buttando via. Stiamo perdendo per colpa nostra l’ennesimo treno. E sta succedendo per distrazione, per troppa sufficienza, ma anche per una certa dose di narcisismo. Sì, perché questa squadra troppe volte si ferma davanti allo specchio per bearsi di quell’immagine che vede riflessa, perdendo quella sana cattiveria che si è vista nel derby e che le ha consentito di azzannare al collo quel lupo agonizzante, togliendo alla Roma ogni possibilità di farle male di nuovo, magari con un colpo casuale che cambia le carte in tavola: come è successo ieri a Firenze oppure come era successo al derby d’andata.

Così come è stata giustamente esaltata per la vittoria ottenuta nel derby, questa squadra deve essere giudicata per quello che ha combinato ieri a Firenze. Questo non significa cavalcare onde, significa essere obiettivi, vedere le cose per quello che sono realmente. È stata la squadra a costruire e distruggere ieri a Firenze. Invece, da ieri sera è ripartita la solita tarantella: “Eh, però Orsato… Eh, però Inzaghi non è all’altezza…”. Tutto pur di giustificare l’ingiustificabile, tutto pur di non prendere coscienza della realtà e di quelli che sono i limiti, palesi, di questa squadra che come Penelope tesse la tela di giorno e la distrugge di notte.

Non c’è molto altro da dire, se non prendere atto che questo è quello che passa il convento e che alla fine della stagione rischiamo di trovarci come un anno fa a dover fare i conti con i rimpianti per quello che poteva essere e non è stato, perché tanto il rimorso per gli errori commessi in estate e in inverno nella costruzione della squadra chi di dovere non li proverà mai. Anzi, cavalcherà i rimpianti, gettando la croce addosso alla squadra e, semmai, all’allenatore. Perché è colpa di Inzaghi se la squadra si divora gol su gol oppure se nell’occasione del pareggio di Muriel nella catena di sinistra sbagliano nell’ordine Lulic (che va a pressare lasciando il fianco scoperto), Radu (che si fa saltare come un pivello) e Leiva (che va a coprire il fondo invece che il cross a rientrare), servendo su un piatto d’argento agli avversari la possibilità di riprenderci. Perché non è merito di Inzaghi se la Lazio gioca per 45 minuti un calcio che in questo momento non gioca neanche la Juventus e semmai solo l’Atalanta. Ma è sicuramente colpa di Inzaghi se la squadra si ferma e gli uomini di maggiore esperienza sbagliano in modo clamoroso.

Ma ragionando così, dove pensiamo di andare? Ma attaccandosi ad una punizione dal limite non fischiata da Orsato a Luis Alberto per alimentare il fuoco del complotto, qualcuno pensa veramente di ergersi a difensore della Lazialità e di fare il bene della Lazio? Perché se è così che funziona, allora forse è meglio lasciar proprio perdere, lasciare completamente campo libero a questa Lazialità 2.0 in cui quelli della mia generazione proprio non si possono riconoscere.  Buona Lazio a tutti…




Accadde oggi 20.05

1923 Bari - Ideale Bari-Lazio 0-3
1951 Roma, stadio Torino – Lazio-Como 2-0
1956 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Genoa 2-0
1974 La Lazio, neo Campione d'Italia, viene ricevuta in Campidoglio dal Sindaco On.Darida
1979 Rosario, Estadio Gigante de Arroyto, Rosario Central-Lazio 3-0
2001 Firenze, stadio Artemio Franchi - Lazio-Udinese 3-1
2007 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Parma 0-0
2009 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Reggina 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 26/3/2019
 

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