10 Marzo 2019

Andiamo Chinaglia Andiamo...
di Stefano Greco

Foto di Marcello Geppetti

“Andiamo Chinaglia, Andiamo”, è la firma che Giorgio ha messo in calce a una famosa lettera che ha scritto ai suoi ex compagni e che ha inviato a Felice Pulici nell’estate del 1975 per far sentire ancora la sua presenza anche se stava dall’altra parte dell’Oceano, fisicamente lontano da quel mondo Lazio che, nel bene e nel male, ha sempre fatto parte della sua e della nostra vita.

“Andiamo Chinaglia, Andiamo” è stato il titolo di una meravigliosa mostra di foto del grande maestro Marcello Geppetti dedicate a Giorgio Chinaglia che è andata in scena il  4aprile del 2017, proprio il giorno del derby di ritorno di Coppa Italia. Una mostra organizzata tra gli altri da Marco Geppetti, il figlio di quello che forse è stato il più grande fotografo romano di sempre, innamorato di Lazio e di Chinaglia. Tra l’altro l’autore dello scatto storico di Giorgio che esulta con il dito puntato verso la Sud e della foto che ho scelto per questo articolo.

“Andiamo Chinaglia, Andiamo, non era uno slogan urlato allo stadio, era un qualcosa che Giorgio diceva sottovoce esultando dopo un gol o per farsi coraggio quando l’insicurezza scalfiva le fondamenta di quell’ego su cui era edificato un castello all’apparenza imponente ma in realtà fragilissimo.

Il 10 marzo del 1974, a Roma si respira aria di scudetto, ma quel giorno la Lazio si risveglia fragile e timoroso, perché contro il Cesena (una vera bestia nera dell’epoca) all’Olimpico Tommaso Maestrelli deve fare a meno del dinamismo di Re Cecconi a centrocampo e della spinta sulle fasce garantita da Petrelli e Martini, con Inselvini improvvisato terzino e D’Amico schierato da centrocampista con Manservisi a formare i, tridente offensivo con Chinaglia e Garlaschelli.

La Lazio, con Napoli e Juventus impegnate contro Fiorentina e Genoa, sa di non poter perdere colpi perché nelle successive quattro partite deve affrontare il Cagliari in casa e Inter, Roma e Napoli in trasferta, quindi non sono ammessi passi falsi. E questo è un carico non indifferente da portare sulle spalle per chi un anni prima ha perso lo scudetto proprio sul filo di lana anche a causa di quell’inattesa pressione.

Quel 10 marzo a Roma c’è l’austerity, lo stadio è raggiungibile solo a piedi o con le biciclette, perché a causa della crisi energetica per risparmiare benzina non possono girare né i taxi né gli autobus. Quindi, quello che marcia verso l’Olimpico è un fiume silenzioso di gente, cupo come il cielo della città tanto simile a quello di oggi. Nuvoloni neri e bassi che minacciano pioggia. Ma non bastano né il cielo che minaccia pioggia né la crisi energetica per tenere i laziali lontani dallo stadio e il colpo d’occhi dell’Olimpico è notevole: quasi 60.000 tra paganti e abbonati (57.960 per la precisione) e oltre 60.000 presenze sugli spalti, con piccoli vuoti sono ai lati del parterre delle Curve e nelle zone laterali della Monte Mario.

Tommaso Maestrelli cammina nervosamente davanti alla panchina. Parla, si sbraccia, perché la squadra parte all’assalto ma fatica a carburare e intorno alla mezz’ora rischia di andare addirittura in svantaggio: è Felice Pulici a salvare la Lazio, deviando miracolosamente sulla traversa un tiro a botta sicura da pochi metri di Toschi.

A guidare la carica, a quel punto, è come al solito Giorgio Chinaglia. Prima Long John controlla al limite dell’area e serve un pallone morbido a “bombardino” Nanni che, ancora a secco in quel campionato, costringe Boranga ad una doppia parata per conservare lo 0-0, lo stesso risultato con cui è finita la partita d’andata. Poi, Giorgio decide di fare tutto da solo per abbattere il muro e al 35’ si avventa su un cross perfetto di Frustalupi, controlla e batte da pochi passi Boranga con il sinistro, ilpiede sbagliato....

Giorgio esulta mimando il tocco di sinistro e poi corre impazzito verso la panchina per andare ad abbracciare Tommaso. Salta addosso al suo allenatore che quasi lo prende in braccio, con tutti i compagni che si uniscono formando il solito mucchio selvaggio vicino alla panchina. È il modo in cui quella banda di pazzi, divisi in due fazioni per sei giorni alla settimana, dimostra di essere un vero gruppo in campo.

La gioia di Chinaglia è doppia, perché Lamberto Boranga, portiere che studia medicina, è un vecchio nemico. Due anni prima in Serie B, a causa di Boranga (che allora giocava la con la Reggiana), Long John ha rimediato l’unica espulsione della sua avventura laziale. Un cartellino rosso arrivato dopo appena 7 minuti di gioco perché in un normale contrasto per contendersi un pallone il portiere emiliano fa scena rotolandosi per terra come morso da una tarantola. L’arbitro, Motta di Monza, abbocca e espelle Chinaglia che, a quel punto, si avventa contro Boranga che si è giù “miracolosamente” rialzato.  Le immagini televisive chiariscono che Long John non ha neanche toccato Boranga, ma nonostante l’evidenza dei fatti per Giorgione scatta inevitabile la squalifica.

La Lazio, dopo il gol di Chinaglia diventa inarrestabile e dopo appena 5 minuti chiude la pratica, con il primo gol in campionato di Franco Nanni: l’eroe del derby dell’anno prima, riceve palla da Manservisi appena dentro l’area, controlla, fa una finta mandando completamente fuori tempo Festa e poi  colpendo anche lui di sinistro batte Boranga con un tiro non forte ma angolato.

https://www.youtube.com/watch?v=X_CT5Vk3vkY

Nel secondo tempo, la Lazio controlla. L’unico evento degno di nota è l’esordio in Serie A di Sergio Borgo. Per il biondo centrocampista lombardo, quella sarà la prima e unica presenza di quella stagione in cui vincerà addirittura due scudetti con la maglia biancoceleste: uno con la prima squadra e uno con la formazione Riserve nel campionato De Martino.

La Lazio vince, resta in vetta solitaria e grazie a quel successo tiene a distanza Juve e Napoli che battono Genoa e Fiorentina. La strada verso il primo scudetto della storia è spianata, come quella di Giorgio Chinaglia verso il titolo dei bomber, impresa riuscita prima di allora con la maglia biancoceleste solo a Silvio Piola. “Andiamo Chinaglia, Andiamo”… 




Accadde oggi 20.05

1923 Bari - Ideale Bari-Lazio 0-3
1951 Roma, stadio Torino – Lazio-Como 2-0
1956 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Genoa 2-0
1974 La Lazio, neo Campione d'Italia, viene ricevuta in Campidoglio dal Sindaco On.Darida
1979 Rosario, Estadio Gigante de Arroyto, Rosario Central-Lazio 3-0
2001 Firenze, stadio Artemio Franchi - Lazio-Udinese 3-1
2007 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Parma 0-0
2009 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Reggina 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 26/3/2019
 

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