07 Marzo 2019

La vita è una ruota che gira, gira, gira...
di Stefano Greco

Me lo hanno insegnato da piccolo e tutte le esperienza maturate nei successivi 50 anni e passa di vita me lo hanno confermato: la vita è una ruota che gira, gira, senza fermarsi mai. E quello che ieri è toccato a me domani può toccare a me. Quindi, bisogna stare attenti quando si parla, quando si sfotte, quando si dà del piagnone a qualcuno solo perché è finito prima di te sotto quelle forche caudine che pensavi di non dover attraversare, perché ti sentivi superiore o magari protetto, quasi invulnerabile. Invece…

Invece questa mattina ti svegli e scopri che,ad esempio, il VAR non funziona, che quelli che un anno fa ti prendevano per i fondelli dandoti del piagnone o del complotti sta oggi stanno urlando al complotto e versano le stesse lacrime che tu hai versato un anno prima, sostenuti da una fanfara mediatica che un anno fa era silente o quasi davanti a scempi addirittura superiori, a fatti palesemente più evidenti, a dei veri e propri furti a mano armata dei quali, tra l’altro, hanno beneficiato anche se non soprattutto proprio quelli che oggi si disperano, posti davanti all’evidenza che fuori dall’Italia certe immunità non valgono o contano poco, pochissimo.

Non sono un complottista, non lo sono mai stato e mai mi unirò, ad esempio, al coro di quelli che incassano sorridendo i favori ricevuti e che alla prima decisione contraria (dimenticando alla velocità della luce gli episodi favorevoli) paventano complotti mega galattici ai danni della loro squadra. Non sono neanche un difensore della Lazio società o un nemico ad oltranza della Roma, ma qui in ballo non c’è il tifo o il mettere una sciarpetta al collo per scrivere un articolo ergendosi a difensori di una sola parte. Qui in ballo c’è la credibilità di un sistema e di un mezzo tecnico che in tutto il mondo negli altri sport viene utilizzato per correggere gli errori, non per colpire qualcuno. Perché il vero problema non è il VAR, ma l’utilizzo che ne hanno fatto in passato i Giacomelli e i Massa di turno, con la complicità dei vari Fabbri e Di Bello o che ne fanno arbitri come il turco Cakir di ieri sera a Oporto. Parlo di “complicità”, perché in ogni rapina che si rispetti c’è un complice che ti spiana la strada o un palo che ti guarda le spalle. E in questo caso i complici o i pali sono quelli che stanno davanti ai monitor. Parlo di furto, perché alla Lazio lo scorso anno usando il VAR sono stati scippati due punti reali contro la Fiorentina e tre potenziali contro il Torino, senza contare quelli persi per la squalifica beffa di Immobile. Poi è vero che la Lazio ci ha messo del suo (come la Roma ieri sera con gli errori che hanno portato il Porto a segnare i primi due gol) nel non centrare il traguardo Champions League pur avendo avuto a disposizione 3 match point, ma quei punti persi per strada hanno pesato eccome sul fallimento dell’obiettivo, come hanno pesato nel caso della Roma le decisioni di Cakir. Ma se eravamo piagnoni noi un anno fa, allora lo sono anche loro. Oppure noi avevamo ragione, anche se qualcuno sorrideva e sfotteva. Ma la ruota gira, gira, gira…

Per colpa di arbitri come Giacomelli e Massa in Italia, oppure come il Cakir di ieri sera, VAR è diventato quasi l’acronimo di Vado A Rubare, proprio come avevo scritto esattamente quindici mesi fa all’indomani di quel Lazio-Torino che è solo un dolce eufemismo definire allucinante, impossibile da paragonare a quello che è successo ieri sera a Oporto. Anche se l’effetto finale (ovvero l’eliminazione della Roma) è stato lo stesso e immediato, mentre le conseguenze di quello ai danni della Lazio le abbiamo viste 5mesi dopo. Insomma, io VAR, tu VAR egli VAR, noi VAR, è diventato un po’ come il io rubo, tu rubi, egli ruba, noi rubiamo della Calciopoli del 2006, di quella cricca con al vertice De Santis che per anni ha falsato partite su partite e che è stata smantellata da quell’inchiesta. Hanno cambiato risultati, spostato scudetti da una parte all’altra barando come se il calcio fosse un gioco da tavolo e non la terza industria italiana che muove miliardi di euro all’anno. Lo hanno fatto per anni, impuniti, anzi ricevendo addirittura promozioni e benefit in cambio di favori che non si limitavano alle schede telefoniche svizzere fornite da Moggi. E Moggi era solo lapunta dell’iceberg. Lo hanno fatto agendo in prima persona, alla luce del giorno e volto scoperto, senza bisogno di aiuti. Oggi, le stesse cose si fanno utilizzando un mezzo tecnologico che era stato introdotto per eliminare l’errore, per consentire ad un arbitro in campo di vedere, da più prospettive, le stesse cose che vede il telespettatore a casa, in modo da ridurre al minimo il margine di errore e, quindi, di rendere tutto più giusto e trasparente. Invece, quelli in campo, con la complicità di chi sta davanti al video, stanno riuscendo nell’impresa di farci rimpiangere quei tempi e al tempo stesso di far finire sotto accusa il VAR.

L’errore dell’arbitro ci sta, anche nell’era del VAR. Fa parte del gioco e della ruota che gira. Quello che non ci sta è il due pesi e due misure, il comportarsi una volta in un modo e un’altra in quello opposto. Quello che non va, è che il Cakir di turno non può andare a consultare il monitor in un caso prima di decidere e poi su un episodio simile sfuggito sia a lui che ai suoi collaboratori fidarsi ciecamente di quello che gi dicono dall’alto, senza andare a verificare di persona. Ma, onestamente, chi di voi lo farebbe? Chi di voi ci metterebbe la faccia fidandosi ad occhi chiusi di un qualcosa che non vede e che gli viene riferito? E lì che nasce il sospetto. Perché se Cakir fosse andato e avesse detto: “Ho rivisto, per me non c’è fallo e confermo la mia decisione”, uno avrebbe potuto urlare lo stesso allo scandalo, ma si sarebbe spazzata via l’ipotesi del complotto, del sistema che decide qualcosa a tavolino. Che fa infuriare i tifosi ma che è manna dal cielo per le società, perché come nel caso della Roma di ieri hanno la scusa pronta da mettere sul tavolo per giustificare un fallimento senza dover ammettere di aver sbagliato tutto. Perché il “ci hanno derubato” è come una condizionale che sospende o addirittura annulla quasi la sentenza, consentendoti di uscire a piede libero dal tribunale.

Quindi, ci sta a gioire oggi per le disgrazie altrui come un anno fa ci stava la stessa cosa a parti invertite. Ma, occhio… Perché ieri è toccate a me, oggi tocca a te e domani chissà a chi può toccare nuovamente. Perché la ruota gira, gira, gira…




Accadde oggi 20.05

1923 Bari - Ideale Bari-Lazio 0-3
1951 Roma, stadio Torino – Lazio-Como 2-0
1956 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Genoa 2-0
1974 La Lazio, neo Campione d'Italia, viene ricevuta in Campidoglio dal Sindaco On.Darida
1979 Rosario, Estadio Gigante de Arroyto, Rosario Central-Lazio 3-0
2001 Firenze, stadio Artemio Franchi - Lazio-Udinese 3-1
2007 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Parma 0-0
2009 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Reggina 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 26/3/2019
 

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