06 Marzo 2019

Beppe-gol, un lampo nella nebbia
di Stefano Greco

Quando non ti serve neanche chiudere gli occhi per rivedere il film di un qualcosa successo un quarto di secolo fa e per provare gli stessi brividi di quel momento, significa che quel qualcosa ti è entrato per sempre nella mente e nell’anima. Succede nei rapporti umani, accade però anche per le emozioni provate grazie allo sport, anche quelle in cui non sei attore ma solo spettatore. E quel derby del 6 marzo del 1994, è un brivido lungo la schiena, ma anche un sorriso malinconico non tanto e non solo per la giovinezza che fu, ma per il mondo di quegli anni così diverso da quello in cui siamo costretti a vivere oggi e nel quale ci sentiamo quasi degli estranei. Vale per il calcio, come per la vita di tutti i giorni. Allora, anche se questa è una settimana calcisticamente parlando da sogno, a volte fa bene staccare la spina, chiudere gli occhi e accendere la macchina del tempo…

Un boato, fortissimo, in mezzo alla nebbia causata dai fumogeni: un boato che parte dalla Monte Mario e dalla Tevere e si estende verso la Nord. Poi un altro, ancora più forte, lunghissimo, non per un gol ma per una parata, seguito da un coro “Serie B, Serie B” urlato a squarciagola da tutto lo stadio. Non un urlo qualsiasi, ma rabbioso: di quelli che ti fanno gonfiare le vene del collo, di quelli che se chiudi gli occhi ti fa venire ancora la pelle d’oca a distanza di 25 anni ripensando a quel momento.

Ci sono partite e vittorie che entrano di diritto nella storia anche se in quei 90’ in palio non c’è nessun trofeo, ma solo i punti di una delle tante sfide di quella stagione. Ci sono date che hanno un qualcosa di magico, corsi e ricorsi che trasformano un giorno qualsiasi del calendario in una giornata speciale. Tutto grazie ad una partita di calcio. E a Roma, se quella partita è un derby,  non c’è altro da aggiungere per spiegare il perché questo 6 marzo è entrato di diritto nella storia.

Il 6 marzo del 1994, l’Olimpico è completamente diverso da quello in cui la Lazio il 15 gennaio del 1989 ha vinto il suo ultimo derby, quello entrato nella storia grazie al gol di Paolo Di Canio e, soprattutto, alla sua esultanza. Lo stadio si è rifatto il trucco in occasione dei Mondiali del ’90, il marmo bianco quasi accecante nelle giornate di sole che lo caratterizzava è sparito (tranne che nella parte bassa della Tevere), c’è la copertura e, soprattutto, ora si gioca in notturna, perché le televisioni hanno iniziato a dettare legge. Lazio-Roma, così, diventa un evento trasmesso in diretta da Tele+ in tutto il mondo e visibile in Italia solo a pagamento. E nonostante le dirette televisive, Lazio e Roma in quella stagione viaggiano oltre i 50.000 spettatori di media a partita, dietro solo al Milan. Il tutto esaurito, quindi, non è una novità: anche se la Roma è in piena zona retrocessione mentre la Lazio lotta per vincere il campionato delle squadre “normali”, alle spalle dell’imbattibile Milan allenato da Fabio Capello.

L’attesa per il derby è enorme, perché Lazio e Roma sono reduci da 8 stracittadine consecutive finite senza né vinti né vincitori: 7 pareggi per 1-1 e uno per 0-0. Un record nella storia del derby. L’ultima vittoria della Roma, conquistata allo Stadio Flaminio, è datata 18 marzo 1990 allo stadio Flaminio; l’ultimo successo della Lazio, come dicevo prima, è del 1989. Da allora, solo pareggi, solo partite caratterizzate da risse e espulsioni, con le squadre ridotte anche in 9 da un nervosismo provocato soprattutto dalla presenza di tanti giocatori romani nelle file delle due squadre.

Quel derby, vista la situazione in classifica della Roma, riporta alla mente una stracittadina giocata sempre a marzo, nel lontano 1979: quella del gol di Nicoli allo scadere, quella dell’enorme striscione “VE MANNAMO IN B” appeso per 90’ in Curva Nord sul tabellone del vecchio Stadio Olimpico. La Roma di Mazzone è in difficoltà, con quattro retrocessioni si ritrova veramente ad un passo dalla Serie B e non si può permettere altri passi falsi, specie nel derby. L’atmosfera è da inferno dantesco, con il fumo dei fumogeni e delle torce che invade il campo, rendendo quasi invisibili ai 69.886 spettatori (33.881 paganti e 36.005 abbonati) i giocatori in campo. Uno spettacolo affascinante a cui noi romani siamo abituati, ma che lascia a bocca aperta chi vede il derby per la prima volta. Con me, in Tribuna Stampa, c’è un amico di Firenze. Ha scommesso pesante quella domenica e l’esito della sua giocata è condizionato dal risultato del derby: se vince la Lazio, incassa qualcosa come 20 milioni di lire, poco più di 10.000 euro. Tanti anche oggi, un piccolo capitale all’epoca. Quindi, si precipita a Roma in macchina dopo la fine delle partite del pomeriggio e mentre viaggia sull’autostrada mi chiama e mi dice: “Mi devi far entrare in qualche modo”. Impossibile o quasi con lo stadio completamente esaurito, ma riesco in qualche modo ad imbucarlo in Tribuna Stampa. Si siede vicino a me, con gli occhi fissi sul campo senza dire una sola parola. Quando Luci di Firenze fischia l’inizio, i giocatori in campo sono poco più che semplici ombre: quasi dei fantasmi quelli della Lazio con la maglietta celeste e i pantaloncini bianchi, dei piccoli diavoli quelli della Roma in completo rosso. E quando la nebbia provocata dai fumogeni comincia a diradarsi, la Lazio attacca verso la Sud: Aron Winter si libera sotto la Monte Mario, lascia partire un cross teso a mezza altezza sul quale si fionda Beppe Signori che a occhi chiusi tira al volo di destro e con il piede “sbagliato” spedisce il pallone sotto la traversa lasciando impietrito Cervone che neanche abbozza la parata. Delirio… Signori corre verso la panchina inseguito da tutta la squadra, io mi ritrovo sopra il mio amico di Firenze che esulta più dell’ultras più ultras che sta in Curva Nord. Ed in Tribuna Stampa succede il finimondo, come succedeva sempre in quel periodo.

https://www.youtube.com/watch?v=txziXXRQ9RI

La partita si trasforma quasi in una rissa. Gascoigne è colpito durissimo al costato e lascia il campo in lacrime, sorretto da Beppe Signori che cerca di consolarlo. Dopo appena 25’, la Lazio ha già perso due giocatori per infortunio, senza contare gli altri già assenti e una difesa reinventata da Zoff dopo l’uscita di Bergodi, con Bacci e Favalli terzini e Negro spostato al centro insieme a Bonomi. La Roma, con il baratro della Serie B lì ad un passo, si butta all’assalto e la Lazio cerca di resistere. Il vero grande protagonista diventa Luca Marchegiani, che vola da un palo all’altro parando anche l’impossibile.

All’inizio del secondo tempo, per disperazione, Mazzone tenta il tutto per tutto e lancia nella mischia un ragazzino di 17 anni che sta facendo grandi cose nella Primavera: si chiama Francesco Totti. Il “pischello” gioca largo a destra, cercando varchi nella zona in cui la Lazio sembra più vulnerabile. Ad un quarto d’ora circa dalla fine, Totti entra in area sulla sinistra, supera Favalli e quando gli si fa incontro Negro si lascia cadere con una sorta di auto sgambetto. Il guardalinee è coperto, Luci abbocca e indica il dischetto. Rigore per la Roma. Una decisione che provoca la reazione rabbiosa dei giocatori della Lazio che circondano l’arbitro che arretra quasi per sfuggire al contatto. Da buon toscano, rivedendo le immagini sul monitor e la simulazione di Totti, il mio amico comincia a tirare giù tutti i santi del calendario, poi si gira verso di me e dice: “Glielo para, Dio bono glielo para se c’è una giustizia”... Sul dischetto va Giannini, il capitano, erede di Falcao e promessa mai del tutto mantenuta, uno che negli ultimi anni ci ha fatto sempre male mandando in frantumi più di una volta il sogno di vincere il primo derby nel nuovo stadio. Marchegiani si piazza al centro della porta e il resto lo lascio alle immagini e al commento di Silvio Sarta, mio ex collega a RaiTre e all’epoca telecronista di Tele+, per giunta romanista…

http://www.youtube.com/watch?v=3UdGzQsIXoY

Un boato scuote l’Olimpico, seguito da un coro “Serie B, Serie B” che fa tremare lo stadio. Ma il vero spettacolo è quello che succede in Tribuna Stampa. Dopo la parata di Marchegiani, il mio amico esulta nuovamente come un Ultras e all’improvviso me lo ritrovo in piedi sul desk che fa il gesto dell’ombrello verso la Curva Sud, visto da tutti i romanisti che affollano quel lato della Monte Mario che confina con la zona riservata alla stampa e da tutti i colleghi di fede romanista. Succede di tutto e solo l’intervento degli addetti della Lazio e della Polizia evita una rissa colossale. In campo Marchegiani continua a fare miracoli, salva un gol già fatto su Balbo quasi allo scadere e al triplice fischio di Luci sembra di stare in un girone dell’Inferno dantesco, con due terzi di stadio che urla a squarciagola Serie B e con il mio amico che cammina ad un metro da terra: non solo per la vittoria della Lazio e i 20 milioni incassati, ma perché viene quasi sollevato da addetti e poliziotti che cercano di sottrarlo all’aggressione di altri Ultras assiepati in Tribuna Stampa.

La Lazio torna a vincere un derby dopo più di 5 anni e chiude quel campionato al terzo posto. Signori vince la classifica dei cannonieri e vola con Marchegiani e Casiraghi negli Stati Uniti per giocare i Mondiali con la maglia azzurra. La Roma, invece, non va in Serie B. Anzi, dopo quel tonfo che la porta ad un solo punto da quartultimo posto in classifica e quindi dalla retrocessione, non perde più. Infila una serie di cinque vittorie e tre pareggi che la portano ad un solo punto dal sesto posto del Napoli, l’ultimo buono per entrare in Europa. Fine del film, si torna alla realtà. Al 3-0 di sabato sera con la firma in calce di Danilo Cataldi. E anche a occhi aperti, il sorriso resta. Come i brividi…




Accadde oggi 25.03

1956 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bologna 2-2
1979 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 1-1
1984 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 1-0
1990 Genova, stadio Luigi Ferraris - Genoa-Lazio 2-2
2000 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 2-1
2004 Bologna, stadio Renato dall'Ara - Bologna-Lazio 2-1 - Recupero della gara del 7 marzo non disputata per neve

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 1/3/2019
 

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