20 Febbraio 2019

Ma quando aprirete gli occhi???
di Stefano Greco

Che la qualificazione fosse una sorta di chimera, lo sapevamo già da una settimana, quindi questa eliminazione fa male ma mai come quella di un anno fa a Salisburgo. Quello che fa male, è che la Lazio a Siviglia ha incassato la quarta sconfitta consecutiva in Europa League (quinta in otto partite) senza mai dare l’impressione di crederci, quasi senza lottare ma andando avanti semplicemente per inerzia, senza idee, senza gioco, pungendo come può fare una zanzara fuori stagione. E, soprattutto,mettendo a nudo per l’ennesima volta i limiti tecnici, tattici e verrebbe da dire anche mentali di tanti giocatori che con il calcio a questi livelli hanno ben poco a che spartire. Vale per Patric (non sa difendere e in appoggio perde una quantità di palloni impressionante) come per Marusic (impalpabile come sempre riesce anche a farsi cacciare per un intervento inutile), vale per Durmisi (anche lui impalpabile e sul secondo gol si fa sfilare l’uomo alle spalle senza accorgersene) come per Caicedo (in due partite, non l’ha mai strusciata), senza dimenticare Strakosha che serve a Ben Yedder un assist al bacio che vale il gol e la qualificazione…

Lo so, forse non è bello gettare la croce addosso a qualcuno quando è stata tutta la squadra a deludere e ad aver smarrito in questa stagione sia il filo del gioco che la voglia di aggredire le partite e gli avversari. Ma se vogliamo crescere, veramente, da qualche parte si deve pure partire e la prima cosa deve essere quella di eliminare certe zavorre, oltre a giocatori a cui vorremo bene per sempre ma che oramai in campo si trascinano come delle vecchie glorie, Lulic in testa.

Chiunque abbia giocato a calcio o visto sport per decenni, sapeva benissimo che lo scorso anno questa squadra era andata ben oltre le proprie possibilità e che, quindi, non bastavano pochi ritocchi o la semplice sostituzione di qualche pedina in uscita per restare a quei livelli. In molti hanno fatto finta di niente, hanno abboccato o hanno con compiacenza retto il gioco alla società che ripeteva di aver costruito una squadra più forte e competitiva di quella dello scorso anno. Una Ferrari ingolfata ha detto qualcuno mostrando una spocchia e un “facciaculismo” a dir poco irritante. Ci credevano solo loro che, con arroganza, tacciavano pure di “gufismo” chi era scettico e chi si lamentava per l’ennesimo mercato incompleto, per l’ennesima occasione gettata al vento. E ora non solo non c’è nessuna soddisfazione al pensiero di averci purtroppo indovinato, ma c’è rabbia per il fatto che questo ambiente abbia smarrito il suo spirito critico, per adottare quel pianto che era tipico di chi dall’altra sponda del Tevere per lustri giustificava ogni fallimento con il complotto del palazzo o con il vento del Nord che soffiava sempre contro.

Annebbiati dalle lacrime, in tanti non hanno visto o hanno fatto finta di non vedere i segnali che arrivavano da tutte le parti sulla frantumazione di quel giocattolo che lo scorso anno aveva funzionato quasi alla perfezione. A partire da quella telefonata tra Lotito e Inzaghi intercettata a Cortina e sottovalutata da chi ha reso a senso unico o quasi la comunicazione laziale. Andando avanti con il malumore malcelato di qualcuno rimasto a forza o per mancanza di offerte indecenti reali, con il logorio di giocatori che oltre ad aver abbondantemente superato la soglia dei 30 anni sono stati spremuti come limoni, con l’assenza di una rosa all’altezza per competere realmente su tre fronti. Così, come ogni anno ci siamo ritrovati con un’Europa League conquistata con le unghie e con i denti che si è trasformata quasi in un intralcio, un qualcosa di cui liberarsi perché tanto non si può vincere. Quindi, meglio concentrarsi su una Coppa Italia dove si può arrivare in finale giocando appena 4 partite. Ma con questa mentalità, che senso ha puntare ad andare in Champions League, visto che tanto il modus agendi di chi guida la società è questo da 15 anni e sarà sempre lo stesso fino a quando qualcuno non ci libererà della sua ingombrante presenza?

Domanda destinata a restare senza risposta, perché tanto in Champions League non ci si va e quindi chi ha deciso di difendere l’indifendibile continuerà a ripetere che si fanno i processi alle intenzioni. Così come ogni volta che arriva il Marusic, il Durmisi o il Patric di turno ripete “diamogli tempo, non si può criticare a priori”. Come se il curriculum nel calcio non contasse, come se non bastasse un’occhiata per capire che Perea non ha nulla a che spartire con Cavani o che Pereirinha non è un giocatore di calcio (a certi livelli) come non lo sono Marusic,Durmisi, Patric e tanti, troppi giocatori di questa rosa. Compreso Strakosha, uno che non fa vaccate clamorose ma che non blocca un pallone neanche se gli puntano una pistola alla tempia, servendo spesso e volentieri con le sue respinte assist al bacio agli attaccanti avversari che lo puntano sempre confidando proprio in questo.

Probabilmente, alla fine sarà Inzaghi a pagare il conto e noi partiremo con Ventura o qualche altro allenatore pronto ad accettare qualsiasi cosa per garantirsi un bel biennale in una piazza come quella romana che, nonostante la decadenza attuale, ha sempre il suo fascino. Quindi, altro giro altra corsa. Morto un ciclo ne inizia un altro, con la certezza che sarà simile a tutti quelli che abbiamo vissuto fino ad oggi e che la massima aspirazione di questa Lazio è quella di giocarsi quelle quattro/cinque partite all’anno che possono valere una finale o una Coppa Italia. E qualcuno dirà: meglio quello che niente… Dimenticando che nel calcio del terzo millennio quello che conta veramente è fatturare, aumentare le entrate per mantenere un minimo di competitività e per puntare alla Champions League, l’unica competizione che ti può consentire non solo di fare il salto di qualità, ma di smascherare definitivamente chi spaccia questa bella utilitaria per una Ferrari…

Ma quando aprirete gli occhi una volta per tutte???




Accadde oggi 16.10

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Vittoria 4-0
1927 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Alessandria 0-1
1932 Milano, stadio Civico Arena - Ambrosiana-Lazio 1-2
1938 Bologna, stadio Littoriale - Bologna-Lazio 2-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Roma 3-1
1953 Nasce a Briosco (MI) Giuliano Terraneo
1955 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Roma, stadio Olimpico - Lazio-NY Cosmos 3-1
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 1-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 5-1
1999 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 0-3
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-PSV Eindhoven 2-1
2005 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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