13 Febbraio 2020

Lazio-Cagliari, l'ultimo acuto di Gazza...
di Stefano Greco

Oggi è un giorno particolare. Non ricorre l’anniversario di nascita o di morte di un grande campione e neanche l’anniversario di un derby o di un successo che ha regalato alla Lazio una finale o qualche trofeo. No, niente di tutto questo. Ma nella mente e nel cuore di ogni laziale, questo giorno di vigilia di San Valentino ha un significato particolare, perché l’amore che lega un tifoso alla squadra e ai campioni che indossano quella maglia (nel nostro caso) biancoceleste, in alcuni casi è più forte dell’amore per una donna, perché anche se tra alti e bassi dura per sempre. Esattamente il 13 febbraio del 1994, all’Olimpico si gioca un anonimo Lazio-Cagliari. Ma quel giorno diventa speciale, perché in quella domenica fredda ma soleggiata proprio come oggi, Paul Gascoigne realizza l’ultimo gol della sua sfortunatissima avventura laziale. Ma per raccontare quel giorno, devo partire da un po’ più lontano, entrare nel personaggio Gazza. E per farlo uso i ricordi di Roberto Ferola, ex preparatore atletico della Lazio, forse la persona che è stata più vicina a Gazza in quegli anni passati nella Capitale.

Roberto Ferola tra il 1988 e il 1997 ha curato il recupero di tutti i giocatori della Lazio che in quei dieci anni sono finiti sotto le mani di qualche chirurgo. Migliaia e migliaia di ore passate in palestra, lontano da microfoni, riflettori, telecamere e taccuini. Uno di questi, come ho accennato prima, è Paul Gascoigne, di cui diventa amico e confidente. Ore in cui, tra un esercizio e l’altro, tra una corsa in bicicletta o sul prato di Tor di Quinto, tutti si sono lasciati andare a qualche sfogo o confessione. Ma Roberto, da questo punto di vista è come la cassaforte di una banca, impenetrabile. Le confessioni restano custodite dentro, chiuse a doppia mandata, mentre i racconti legati agli aneddoti o agli scherzi, quelli no, si possono raccontare…

“Gascoigne dal punto di vista fisico è un animale. Con me fa solo l’ultima parte della preparazione dopo il primo incidente, perché questo è l’accordo tra la Lazio, Paul e il Tottenham. Ho curato il recupero di tanti campioni, ma ti assicuro che non ho mai visto nessuno con un carattere, una determinazione e una forza di volontà come la sua: pazzesco, qualcosa di fuori dal comune. Il tutto condito da una sana dose di follia. Il primo giorno a Tor di Quinto facciamo una seduta in palestra e poi andiamo in campo. Sulle tribune ci sono migliaia di persone, la platea ideale per mettere su uno show dei suoi. Gli faccio fare dei piccoli scatti e qualche movimento per fargli sciogliere i muscoli, poi gli dico che deve fare due volte il campo, dando tutto quello che ha dentro. Fa sì con la testa, parte, ma quando arriva alla fine del campo si accascia a terra, comincia a urlare e si tiene la gamba. Sulle tribune cala all’improvviso un silenzio quasi irreale, noi corriamo tutti come pazzi verso di lui e, quando siamo a pochi metri, Paul si alza, scoppia a ridere e dice: ‘Niente, niente, scherzetto’. Poi come se nulla fosse ricomincia a correre come un cavallo pazzo e saluta la gente che lo acclama”.

Gazza conquista tutti a prima vista. È gentile, ha voglia di far bene e non se la tira affatto. È diverso da tanti campioni che si comportano come primedonne. Gazza è diverso, è sorridente, disponibile e tratta tutti allo stesso modo, perché dal presidente al magazziniere per lui sono tutti uguali.

“Paul dopo pochi giorni ci battezza a tutti. Nessuno di noi si sente più chiamare per nome, ma con i soprannomi che ci ha dato lui. Io sono ‘fucking Ferola’, il dottor Affinito è ‘dolphin face’ (faccia di delfino), Paolo Negro è ‘potatoes face’ (faccia di patata), mentre Bokšic´ è ‘Lurch’, il maggiordomo della famiglia Addams. Il soprannome di Manzini non me lo ricordo, ma fin dall’inizio Maurizio diventa la sua vittima preferita, anche perché è buono come il pane e abbocca sempre. Una volta, mentre è a mangiare al Fleming da Luciano, Paul fa chiamare Manzini dal proprietario del ristorante che gli dice: ‘Maurizio, corri, perché Gazza è ubriaco perso e sta facendo un macello’. Manzini si precipita e, quando arriva, trova Gazza nudo, sdraiato per terra e all’apparenza completamente privo di sensi, in mezzo a una decina di bottiglie di vino vuote. Manzini si avvicina e, quando arriva a un metro da Paul, lui scatta in piedi e gli urla in faccia. Maurizio sbianca, poi comincia a sudare e Gazza, sempre completamente nudo, salta come un pazzo, felice per lo scherzo riuscito. Un’altra delle sue vittime preferite è il povero Gigi Ciaralli, il magazziniere. Almeno una volta a settimana, Paul fa la cacca in un bicchiere di plastica e poi lo nasconde nel magazzino, in mezzo alle maglie e al materiale da allenamento. Il povero Gigi, entra e sentendo quella puzza inizia a maledirlo tirando giù tutti i santi del calendario, perché ogni volta deve smontare tutto e passare le ore a cercare quel ricordino lasciato lì da qualche parte da Gazza”.

“Paul ha mille problemi fisici in quella stagione”, ricorda Roberto Ferola, “riusciamo a risolverne uno e ne spunta fuori un altro. Una volta è il tendine, una volta è una costola incrinata, una volta è il ginocchio o un muscolo. E a ogni stop, in pratica, dobbiamo ripartire da zero, perché senza continuità non si trova mai né la condizione né il ritmo partita”.

Domenica 12 dicembre, lo stadio Olimpico è pieno, perché arriva la Juventus di Trapattoni, che l’anno prima ha vinto la Coppa Uefa. È la Juve di Roby Baggio, Andreas Möller e Gianluca Vialli. In quella domenica di sole, Paul Gascoigne riesce a restare in campo 90 minuti, gioca una partita fantastica e proprio a pochi minuti dalla fine segna il gol che regala alla Lazio la certezza di una vittoria di prestigio. Non è un gol difficile, non arriva dopo uno slalom ubriacante o con una punizione alla Gascoigne, ma Paul lo festeggia in modo speciale, perché è il primo barlume di luce in quell’annata. Purtroppo, anche uno dei pochi. Gioca in tutto 17 partite e segna due gol.

La seconda rete, l’ultima con la maglia della Lazio, Paul Gascoigne la realizza il 13 febbraio del 1994 contro il Cagliari. E quella sì che è una rete alla Gazza: punizione sotto la Tevere, rincorsa lunga e pallone spedito con una traiettoria incredibile all’incrocio dei pali opposto. Gazza corre come un pazzo, s’inginocchia sotto la Tevere, poi appena arriva Signori ad abbracciarlo lui si alza e si mette in posa, come se fosse una statua.

https://www.youtube.com/watch?v=B_pXTkAkIWg

Karl Miller, scrittore inglese e fondatore della «London Review of Books», uno degli esponenti della intellighenzia britannica, descrive così Paul Gascoigne e quella sua esultanza: “Impetuoso e comico, formidabile e vulnerabile, trovatello e monello insieme, un testone e un petto muscoloso inversamente proporzionali all’aspetto fragile delle gambe, dello sguardo, del volto roseo, un corpo teso e dritto, un monolite fallico sotto il sole del Mediterraneo”.

Quell’esultanza resta scolpita nella mente di ogni laziale: perché ogni gol di Gazza è speciale, perché ogni sua esultanza non ha mai nulla di banale. Alla fine di quella partita, ad esempio, pazzo di felicità per il gol e convinto di essere tornato finalmente quello di prima dell’infortunio, Gascoigne corre fino sotto alla Nord, poi con un salto pazzesco si arrampica sulla traversa facendo impazzire la gente che canta quel coro diventato leggenda: “Paul Gascoigne, lala, lala, lala… Paul Gascoigne, lala, lala, lala…”.

Gazza segna poco in quella stagione, ma ma gioca finalmente da Gascoigne e trascina la squadra al terzo posto in classifica, a pari merito con la Sampdoria. Sembra l’uscita definitiva dal tunnel, invece è solo uno squarcio di luce prima del buio definitivo, di quell’infortunio a Tor di Quinto in uno scontro fortuito con Nesta in allenamento in cui la gamba fa nuovamente crack. E con quella tibia fratturata, va in frantumi il sogno e il rapporto tra Gascoigne e la Lazio, che durerà altri 14 mesi, ma senza nessun acuto. L’ultima immagine veramente felice, resta quella di quel 13 febbraio del 1994, quell’esultanza da “statua” davanti a Beppe Signori,l'esplosione di gioia  di un ragazzo mai del tutto cresciuto. Un idolo, ma al tempo stesso il più grande rimpianto nella storia della Lazio: quello di non aver mai potuto vedere con quella maglia biancoceleste addosso il vero Gazza! Se non a sprazzi, come in quel Lazio-Torino di Coppa Italia o comee in quella domenica di febbraio del 1994, nell'ultima grande recita prima che calasse il sipario…




Accadde oggi 30.05

1948 Torino, stadio Filadelfia - Torino-Lazio 4-3
1950 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Glasgow Celtic 0-0
1954 Genova, stadio Luigi Ferraris - Sampdoria-Lazio 0-0
1970 Lazio-Napoli 4-0
1989 Nasce a Opava (Rep. Ceca) Libor Kozak, attaccante
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 4-3

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 29/04/2020
 

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