12 Febbraio 2019

Ci vorrebbe un "amigo"...
di Stefano Greco

Sergio Conceicao è completamente diverso da José Mourinho. Anche se sono connazionali e oggi Conceicao allena la stessa squadra che tre lustri fa ha lanciato Mourinho nel firmamento mondiale delle grandi stella della panchina, caratterialmente sono completamente diversi. Ma quando c’è la Roma di mezzo, se provocati, reagiscono allo stesso modo. The special one con lo sguardo truce e toni duri, Sergio con il sorriso sulle labbra, ma entrambi usando parole che tagliano come una lama e usando lo stesso concetto: “Zero tituli”

https://www.youtube.com/watch?v=BgHS_RMJZrA

José Mourinho con quella conferenza stampa sulla “prostituzione  intellettuale” e su quei “zero tituli” abbinati a Roma, Milan e Juventus, è entrato nella storia. Sergio Conceicao con la conferenza stampa di ieri non entrerà di sicuro nella storia, ma con quella battuta rivolta a Totti ha già vinto per 6-0 il confronto dialettico con l’ex pupone d’oro. E quel 6 non è messo lì a caso, perché proprio come ha ricordato ieri a Totti, questo è il bilancio dei trofei conquistati da Conceicao nella sua esperienza con la maglia della Lazio: 6 trofei vinti da lui in biancoceleste e ZERO da Totti con la maglia della Roma.

“Fortuna nel sorteggio? Il Porto è una squadra che si trova ai livelli più alti nel mondo. Ma parleremo del risultato solo dopo la partita. Siamo contenti di incontrare la Roma, come loro sono contenti di incontrare noi. Totti ha dichiarato che è un sorteggio fortunato? Forse l'ha detto perché non gli sono simpatico, visto che ho vinto sei titoli in due anni qui a Roma….

L’ha toccata piano Sergio Conceicao, con la stessa delicatezza con cui accarezzava il pallone per confezionare assist da distribuire come preziosi cioccolatini ai compagni di squadra o per segnare gol importanti, come quello che ha dato alla Lazio la prima Supercoppa d’Italia della sua storia, a Torino contro la Juventus, nel giorno del suo esordio ufficiale con la maglia biancoceleste.

Vedendolo ieri in conferenza stampa, con il volto sorridente, un filo di barba e qualche capello bianco che comincia a farsi largo su quella cresta color nero corvino, ho fatto un tuffo all’indietro di vent’anni, a quando in ogni stadio in cui giocava la Lazio riecheggiava questo coro:“O meu amigo Conceicao… O meu amigo Conceicao”…  Quel coro, sulle note brasiliane di “O meu amico Charlie Brown” di Benito di Paula (canzone, tra l’altro del 1974, proprio il suo anno di nascita), ha fatto da sottofondo sonoro alla carriera di uno dei giocatori più amati della squadra del secondo scudetto. Non un fuoriclasse come Veròn, Mancini, Nesta e tanti altri, ma un ragazzo che in campo dava sempre l’anima, uno che con la sua velocità e i suoi guizzi ha infiammato per anni il cuore di tutti i tifosi laziali. Fin dalla sua prima apparizione con la maglia della Lazio…

https://www.youtube.com/watch?v=lD50YpU9w_Y                    

Oggi, quel ragazzo è diventato uomo e l’allenatore di uno dei top club europei. L’ennesimo allenatore di quella squadra dello scudetto: Simeone, Mihajlovic, Almeyda, Simone Inzaghi e Mancini allenano ad altissimi livelli, Nesta sta muovendo i primi passi in Serie B, Pancaro, Negro, Lombardo, Marcolin e Gottardi  allenano con alterne fortune, mentre Stankovic, Veròn e Couto sono diventati dirigenti dopo esser passati per un’esperienza in panchina, con Nedved è passato direttamente dal campo alla scrivania e ora è uno dei pezzi da novanta della Juventus. Perché quella era una squadra di gente che non sapeva solo tirare calci ad un pallone, ma aveva una testa e una personalità tale da consentire a tutti di poter sfondare nel mondo del calcio anche nella carriera che hanno deciso di intraprendere dopo aver appeso gli scarpini al chiodo.

Quello di questa sera per Sergio Conceicao è una sorta di esame di maturità o di tesi di laurea, fate voi. E come si fa con gli amici veri, oggi un po’ tutti faremo il tifo per lui. A maggior ragione perché dall’altra parte c’è la Roma, ma anche perché non si può non tifare e non essere amici di uno che non ha mai nascosto di aver lasciato il cuore a Roma e di essere legato alla Lazio da un filo invisibile ma indistruttibile…

 “Per me la Lazio è una cosa seria. Sono rimasto legato a tutte le squadre in cui ho giocato, ma la Lazio è un qualcosa di speciale. Sono un professionista, quindi come allenatore devo scegliere in base ai progetti piuttosto che con il cuore. Chiunque vorrebbe allenare la Lazio, è una grande squadra. E allenare le grandi squadre è il sogno di tutti. E al di là del mio passato, la Lazio è sempre in cima alla mia lista dei desideri”




Accadde oggi 19.02

1911 Roma, Due Pini - Roman-Lazio 0-3
1922 Roma, campo Due Pini - Roman-Lazio
1933 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Napoli 0-1
1939 Livorno, stadio Edda Ciano Mussolini – Livorno-Lazio 2-3
1950 Roma, Stadio Nazionale - Roma-Lazio 0-0
1956 Bergamo, stadio Mario Brumana - Atalanta-Lazio rinviata per neve
1978 Torino, stadio Comunale - Juventus-Lazio 3-0
1984 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 2-1
1989 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Cesena 0-0
1995 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Milan 4-0
1998 Torino, stadio Delle Alpi - Juventus-Lazio 0-1
2006 Firenze, stadio Artemio Franchi - Fiorentina-Lazio 1-2

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 07/12/2018
 

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