10 Febbraio 2019

Addio Fair Play, fine di un bluff...
di Stefano Greco

Addio Fair Play Finanziario, fine di un bluff che ha retto anche troppo a lungo visto che tutti sapevamo che chi governava l’Uefa non aveva le carte in mano per vincere la partita contro i grandi club che mandano avanti il carrozzone arricchendo, in primis, proprio l’Uefa.

A mettere la parola fine al Fair Play come lo aveva impostato il suo inventore Michel Platinì (quello che da un lato illudeva i meno ricchi di voler tutelare i loro diritti e dall’altro aveva il figlio che faceva il consulente del Paris St Germain, ovvero del club che da sempre ha barato aggirando il Fair Play Finanziario…), è stato qualche giorno fa il rieletto presidente dell’Uefa Aleksandar Ceferin, con poche ma significative parole.

“Il progetto a breve termine dell’Uefa e della mia presidenza è quello di riformare il Fair Play Finanziario per creare nuovi equilibri in Europa. Vogliamo garantire che ogni club possa sfruttare tutto il proprio potenziale”.

In soldoni, la proposta che verrà fatta da Ceferin è quella di dare e garantire ai club sotto regime di settlement agreement un margine di spesa più alto per chi dimostrerà di avere risorse a disposizione e non debiti. La mossa servirà alla Uefa per immettere nuovi fondi nel movimento e ai club per sistemare i bilanci non solo attraverso nuove sponsorizzazioni terze (e finte…), ma anche grazie all'inserimento di capitali freschi da parte delle proprietà. Ovvero, proprio quegli aumenti di capitale che erano vietati e che ora saranno autorizzati e usati per cancellare tutte le violazioni del passato. Una sorta di colpo di spugna in cambio di centinaia di milioni di euro immessi all’interno del movimento e, soprattutto, della garanzia da parte dei grandi club di rinunciare o quantomeno di accantonare per almeno un lustro il progetto di quella Superlega che di fatto ucciderebbe non solo la Champions League ma l’intero movimento sportivo calcistico nazionale. Basta vedere, ad esempio, che cosa è successo nel rugby, dove la Super Lega varata qualche anno fa ha di fatto ucciso l’interesse per i vari campionati nazionali, svuotati di interesse e di conseguenza anche di risorse, visto che sponsor e tv hanno smesso di pagare i diritti tv per i campionati per dirottare tutti gli investimenti sulla Super Lega e il 6 Nazioni. E il calcio rischierebbe la stessa sorte. Chi pagherebbe un miliardo e mezzo di euro all’anno per trasmettere un campionato in cui non giocano più Juventus, Inter e Milan che partecipano alla Superlega? Che valore avrebbero gli scudetti vinti in Italia se al campionato non partecipano le tre società che messe insieme hanno vinto 26 degli ultimi 30 scudetti, lasciando solo un titolo a testa a Lazio, Napoli, Roma e Sampdoria (in rigoroso ordine alfabetico)? NESSUNO è l risposta, sia per la prima che per la seconda domanda.

Il risultato, quindi, è che a perdere sarà per l’ennesima volta chi è stato virtuoso e a vincere sarà chi non ha rispettato o ha aggirato le regole e se l’è cavata al massimo con un buffetto (tutti i grandi club che si sono visti ridurre le rose dei giocatori utilizzabili o chiudere per una sessione il mercato in entrata), mentre la mannaia dell’Uefa è calata pesantemente sulle teste di club minori che si sono visti negare la partecipazione alle coppe europee, quindi la possibilità di mettere le mani su una piccola fetta di quell’enorme torta economica che ha reso i ricchi ancora più ricchi e i poveri ancora più poveri, uccidendo di fatto la competitività nei campionati nazionali in primis e poi anche in Europa.

Faranno salti di gioia Inter, Milan e Roma, ad esempio, che insieme alla Juventus facevano parte dei club che nella foto hanno ricevuto in questi anni cartellini gialli o arancioni da parte dell’Uefa per la situazione disastrosi dei loro bilanci. Club che con centinaia di milioni di euro di debiti hanno continuato a spendere a piene mani per competere con società che chiudevano i bilanci in attivo o in rosso restando però nei limiti consentiti dai regolamenti.

Fine dei sogni, quindi, fine delle illusioni per tutti quelli che ipotizzavano un livellamento dei valori garantito dal rispetto ferreo delle regole. Via libera, quindi, a chi ha la possibilità di spendere e di mettere soldi anche a fondo perduto, a non pagare in nessun modo anche campagne acquisti assolutamente scellerate e operazioni economiche che lasciano più di un dubbio sul dove finiscono in realtà quelle valangate di milioni di euro immessi sul mercato, soprattutto dai grandi club. Duro colpo, quindi, anche per noi, per una Lazio che da anni vince scudetti del bilancio che ora valgono ancora meno di ieri: scudetti di cartone che adesso hanno anche il sapore della beffa…




Accadde oggi 20.04

1903 Balestrieri si classifica 2° nella Gara di Marcia bandita dalla Esperia Roma.
1930 Cremona, stadio Giovanni Zini - Cremonese-Lazio 1-3
1941 Milano, stadio San Siro - Milan-Lazio 3-0
1947 Napoli, stadio Vomero – Napoli-Lazio 0-0
1952 Roma, stadio Torino - Lazio-Atalanta 1-2
1957 Nasce ad Ancona Andrea Agostinelli
1958 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 2-2
1969 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Brescia 1-0
2005 Cagliari, stadio Sant'Elia - Cagliari-Lazio 1-1
2008 Catania, stadio Angelo Massimino - Catania-Lazio 1-0

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 26/3/2019
 

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