09 Febbraio 2019

Cucchi: "Sono laziale, ma non riconosco più i laziali"
di Stefano Greco

“Quel 12 maggio del 74 ero in curva con la radio incollata alle orecchie, cullato dalla voce di Enrico Ameri. E fremevo di passione per la mia Lazio che vinceva lo scudetto. Ecco, per me il calcio è rimasto questo: passione per i propri colori. Chi ha visto giocare quella Lazio, sa che capolavoro fu capace di compiere il suo allenatore, Tommaso Maestrelli. É un post laziale. Ma anche un post dedicato a tutti gli innamorati della propria squadra”.

Ho scelto queste parole di Riccardo Cucchi, tra i tanti pensieri espressi in quelle tre ore di lezione fatta insieme a lui Cucchi ai ragazzi del mio corso di Accademia Life diretto da Rinaldo Ceccano e agli studenti delle medie dell’Istituto Cencelli di Sabaudia, perché in quelle poche righe c’è tutto: la poesia e il romanticismo di un calcio che non c’è più, la sensibilità e la passione di un uomo che per 40 anni è riuscito a far convivere l’amore per la Lazio con la professionalità e, aggiungo io, una lezione a quanti fanno questa professione nascondendo abilmente la sciarpetta sotto la giacca, a quelli che (soprattutto nella RAI di oggi…) fingono di essere obiettivi ma in realtà tifano apertamente e spudoratamente per una squadra. Che non è la Lazio…

Come ha scritto una volta Candido Cannavò in un suo articolo, la radio è stata la colonna sonora della mia infanzia. Della mia e di tutti quelli della mia generazione. Anche di Riccardo Cucchi che, come ha confessato agli allievi del corso di Redattore di Accademia Life, da bambino ascoltava la radio e chiudeva gli occhi immaginando grazie alle voci di Sandro Ciotti, Enrico Ameri e Alfredo Provenzali quello che succedeva sugli altri campi. Mi separano dieci anni da Riccardo Cucchi, ma sensazioni e emozioni vissute da ragazzini sono le stesse, come la passione per la Lazio è quel filo invisibile che ci ha sempre legati al calcio.

“Da bambino, vedevo le partite in tv sul televisore in bianco e nero e la cosa che mi impressionava di più era il grigio intenso del prato. Vivevamo in un mondo a colori ma vedevamo il calcio in bianco e nero, e l’immagine era talmente potente che da piccolo ero veramente convinto che il prato dei campi di calcio fosse grigio. Per questo, la cosa che mi è rimasta più impressa nella memoria è il ricordo della mia prima volta all’Olimpico, quando alla fine di quelle scale ho visto quel prato immenso colorato di un verde che toglieva quasi il respiro per quanto era intenso e per il contrasto che creava con il bianco scintillante dei marmi del vecchio Olimpico”.

Stesse emozioni, stesse sensazioni, con la radio a fare da filo conduttore. Le domeniche passate a casa a sognare attraverso quelle voci, con il respiro che si fermava quando arrivava da lontano un boato e la Lazio giocava fuori casa e con il cuore che si accendeva di speranza se invece quello “Scusa Ameri” era preceduto da un piccolo boato soffocato e poi galoppava veloce quando il conduttore di turno aggiungeva “la Lazio è passata in vantaggio”.

E alla radio e alla voce di Riccardo Cucchi, è legata forse la più grande emozione sportiva della mia vita. Quella del secondo scudetto, dell’epilogo più incredibile nella storia del calcio italiano. Uno scudetto vinto in differita, vissuto dentro una stadio stracolmo che guardava un campo svuotato dai veri protagonisti che soffrivano dentro gli spogliatoi e riempito da migliaia di tifosi che vagavano come fantasmi o anime in pena: chi camminando in modo nervoso, chi pregando, chi inginocchiato come un fedele musulmano che si piega verso una Mecca immaginaria. E tutti appesi, agli albori del terzo millennio, alla voce di Riccardo Cucchi che ci raccontava quel Perugia-Juventus che si giocava a 200 chilometri dall’Olimpico.

“Avevamo scelto Perugia come campo principale perché dopo tutto quello che era successo la settimana prima oramai eravamo convinti che l’epilogo scontato fosse la conquista dello scudetto da parte della Juventus. Sono amico di De Santis, sono amiche le nostre mogli, ma all’aeroporto dopo quello Juventus-Parma gli ho detto: ‘Massimo, o te sei impazzito oggi o è successo qualcosa di strano’. Lui ha ascoltato e non ha risposto. Mai,andando a Perugia, avrei immaginato di poter coronare quel giorno il sogno cullato per una vita: quello di poter raccontare uno scudetto della Lazio. L’ho fatto con il cuore gonfio di gioia, ma con grande rispetto per gli sconfitti. Perché il rispetto viene prima di ogni cosa…”.

 https://www.youtube.com/watch?v=8xS-hFSFXrM

“Pensa”, mi confessa Riccardo, “solo a fine radiocronaca ho saputo che la mia voce era stata diffusa dagli altoparlanti dell’Olimpico. Me lo ha detto mio figlio, quello laziale. L’altro, romanista come mia moglie, è rimasto per una settimana chiuso in camera. Non voleva uscire”.

Ecco, anche questo ci unisce. Una moglie romanista e con la pazienza di una santa, perché il destino degli inviati è quello di stare lontani da casa anche 200 giorni all’anno.

“Pensa, una sola volta ho litigato con mia moglie per una partita di calcio. Il giorno del derby di Castroman. Dopo il gol segnato da Castroman a tempo scaduto, mi sono alzato è ho esultato facendo il giro del divano con il dito alzato verso il cielo. Non lo avessi mai fatto…”.

Mentre parla ai ragazzi e spiega loro l’importanza di avere buoni maestri, di fare gavetta e imparare a “sporcarsi le mani” per trovare o inseguire una notizia, di avere sempre sulle spalle uno zaino pieno di parole di termini di scorta per non restare mai senza la parola giusta da dire (“Più parole hai, più libero sei”…), Riccardo Cucchi regala una verità che molti negano.

“Diffidate dai giornalisti che vi dicono che non sono tifosi. È impossibile. Se non ami il calcio non puoi fare questo lavoro. E se ami  il calcio, inevitabilmente sei stato tifosi di una squadra e sei entrato sventolando una bandiera o con una sciarpa al collo in quel magnifico teatro dei sogni che è lo stadio. Ma essere stati tifosi, non significa fare telecronache, radiocronache o scrivere articoli da tifosi, perché noi dobbiamo sempre rispettare la notizia e il pubblico, quindi raccontare sempre la verità. Il mio successo più grande è stato quello che mi hanno dato dello juventino, del milanista, dell’interista e addirittura del romanista. Gian Marco Calleri, dopo una partita con la Sampdoria chiamò in redazione per lamentarsi e per chiedere che non gli mandassero più quel romanista di Cucchi a fare le radiocronache della  Lazio. Quella sua lamentela fu accolta da una grande risata che lasciò di stucco Calleri quanto la frase successiva: ‘Presidente, si sbaglia di grosso, Riccardo è laziale’. Ecco, questa è forse la medaglia più bella”.

Riccardo parla a voce bassa, ma non lo fa con il tono del professore che fa piovere dall’alto il suo sapere, ma come un bravo maestro che cerca di trasmettere le sue esperienze a dei ragazzi con un tono coinvolgente e competente che emoziona e crea un’empatia immediata tra lui e l’interlocutore. Parla dell’immortalità delle parole,ma anche delle emozioni e dei personaggi che hanno fatto la storia. Lo fa di persona come sui social network, come quando il giorno della scomparsa di Felice Pulici ha scritto questo post sulla sua pagina di Facebook.

“Pulici, Facco, Martini; Wilson, Oddi, Nanni; Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, D'Amico… Solo chi ama davvero il calcio e i propri colori, può capire che intenso dolore stia provando oggi. Addio Felice, mitico portiere di una squadra folle e magnifica. E mio eroe della gioventù”.

O come quello che ha scritto il 9 gennaio scorso,il giorno dell’anniversario della fondazione della Lazio.

“Il 9 gennaio del 1900 un gruppo di giovani innamorati dello sport, fondò la Polisportiva Lazio. Si ispirarono allo spirito olimpico e alla Grecia. E scelsero quei colori, il bianco ed il celeste, per celebrare la bandiera del paese che, quattro anni prima, aveva ospitato le prime olimpiadi dell'era moderna. Non c'è sport senza valori, senza etica, senza passione. Auguri alla mia squadra del cuore per i suoi 119 anni. Che il calcio non dimentichi le sue origini e la sua storia”.

E proprio con la storia e quello stile tutto laziale da preservare, chiudo questo articolo con una considerazione fatta da Riccardo Cucchi alla fine di quella giornata passata a Sabaudia.

“Sai, non riconosco più i laziali. Tutte queste lamentele, tutto questo cercare a tutti i costi il complotto e un arbitro a cui imputare un eventuale fallimento non ci appartengono. Noi non siamo mai stati così. Non si riesce più a parlare serenamente di calcio, di errori dei giocatori e dell’allenatore o anche delle società che costruiscono le squadre. Se si fallisce un obiettivo, la colpa è di qualche oscuro manovratore. Per carità, sappiamo che sono successe cose poco edificanti in passato, ma quel sistema è stato spazzato via. Non dico che oggi sia tutto lindo e pinto, ma basta con queste polemiche sugli arbitri e sul VAR. Non se ne può veramente più”.

Già, ha ragione Riccardo. Non se ne può veramente più di questi piagnistei come dell’odio che scorre in rete verso chi ha idee diverse. Il giornalismo una volta era una fabbrica di valori, ora per qualcuno è diventato uno strumento per aizzare le folle, per accendere incendi che servono a chi si nutre di polemica e di scontro per vendere giornali o per mandare avanti trasmissioni che altrimenti non vedrebbe o non ascolterebbe nessuno. Per questo serve creare una nuova generazione di giornalisti ripartendo dai vecchi valori che ci hanno insegnato i nostri “bravi maestri”. Per questo è fondamentale ascoltare attentamente i pochi “bravi maestri” rimasti, a partire da Riccardo Cucchi.




Accadde oggi 19.02

1911 Roma, Due Pini - Roman-Lazio 0-3
1922 Roma, campo Due Pini - Roman-Lazio
1933 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Napoli 0-1
1939 Livorno, stadio Edda Ciano Mussolini – Livorno-Lazio 2-3
1950 Roma, Stadio Nazionale - Roma-Lazio 0-0
1956 Bergamo, stadio Mario Brumana - Atalanta-Lazio rinviata per neve
1978 Torino, stadio Comunale - Juventus-Lazio 3-0
1984 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 2-1
1989 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Cesena 0-0
1995 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Milan 4-0
1998 Torino, stadio Delle Alpi - Juventus-Lazio 0-1
2006 Firenze, stadio Artemio Franchi - Fiorentina-Lazio 1-2

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 07/12/2018
 

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