05 Febbraio 2019

La grande ammucchiata!
di Stefano Greco

Saranno rimasti delusi in tanti ieri sera al fischio finale di Fabbri, sull’uno e sull’altro fronte. Saranno rimasti delusi quelli che dopo l’impresa di San Siro non aspettavano altro che un passo falso a Frosinone per dare addosso a Inzaghi o per dare forza alla teoria secondo la quale la serata di Milano era stata solo una “botta de c..o contro una squadra a pezzi”. Ma saranno rimasti in un certo senso delusi anche quelli che stanno sul fronte opposto, quei pretoriani laziali che per giustificare qualsiasi cosa vedono complotti ovunque invece di vedere i limiti strutturali ben evidenti di questa squadra. Parlo di quelli che durante il mese di gennaio per giustificare il non mercato della Lazio ripetevano: “Fa bene Lotito a non comprare, tanto non ci fanno andare lo stesso in Champions League”. Invece ieri sera addirittura Fabbri (sì, proprio quello del VAR di Lazio-Fiorentina e del rigore a tempo scaduto assegnato per presunto fallo di Caicedo visto solo da lui…) li ha smentiti, ammettendo dopo aver rivisto l’azione di aver preso un abbaglio sul contrasto Bastos-Ciano, al punto da cancellare sia il rigore che l’ammonizione inflitta al difensore…

Perché il mondo Lazio oramai è questo, su entrambi i fronti si cercano ovunque spunti per attaccare gli “altri” o per giustificare pecche palesi. Per quel che mi riguarda, questa continua lotta a distanza e a oltranza la trovo fastidiosa, stucchevole. Perché oramai si è perso il senso critico che una volta ci caratterizzava e si tifa per un’idea più che per un ideale, per un fronte più che per una squadra. Da anni sostengo che non saranno i risultati sul campo a liberarci di questo personaggio, quindi considero assurdo e anche un po’ ridicolo sperare in passi falsi della Lazio: perché tanto a Lotito gli rimbalza qualsiasi cosa e non sarà una qualificazione ottenuta o fallita alla Champions League o all’Europa minore a cambiare le cose. Per questo, preferisco guardare e giudicare sempre i fatti.

E i fatti, secondo me, sono che la Lazio è una squadra in grado di giocarsi sia la Coppa Italia che il quarto posto, ma che ha anche dei limiti evidenti (di qualità di organico e di alternative in certi ruoli) che alla fine potrebbero portarla addirittura a restare con un pugno di mosche in mano: perché in questa grande ammucchiata che si è creata alle spalle di Juventus e Napoli (ora anche l’Inter rischia di essere risucchiata…), la differenza tra Paradiso e Inferno oggi è di un solo punto. E a fine stagione potrebbe essere legata addirittura agli scontri diretti o alla differenza reti, proprio come è successo un anno fa. Perché in questo momento la Lazio è quinta a pari merito con Roma e Atalanta, ma avendo perso tutti e due gli scontri diretti in classifica viene collocata al settimo posto, come prima delle “non qualificate”.

Proprio questa grande ammucchiata che si è creata nella zona alta della classifica dovrebbe far riflettere e arrabbiare maggiormente tutti, perché lo abbiamo ripetuto centinaia di volte in questi anni ma mai come in questa stagione bastava poco, pochissimo per avere qualche chance in più. Bastava investire e scommettere su questo gruppo e su Inzaghi, invece di restare alla finestra e riempire una casella con un saldo invernale rappresentato da quell’usato garantito (con tutto il rispetto e nessuna prevenzione, per carità) chiamato Romulo. Perché dopo aver visto in che condizioni stanno Inter e Roma, oppure come gioca male il Milan (sembra la squadra di Rocco di 50 anni fa, tutta catenaccio e contropiede…), il rimpianto per l’immobilismo di gennaio aumenta. Perché se alla fine dovesse spuntarla l’Atalanta, la beffa sarebbe veramente enorme.

L’ultimo pensiero di questo strano martedì, collocato quasi in mezzo tra un post partita e un pre evento successivo, è riservato ai “puristi”, a quelli che storcono sempre la bocca, agli “eterni insoddisfatti” che criticano sia se si gioca bene e non si raccoglie nulla (come contro la Juventus) sia se si raccoglie il massimo giocando male e soffrendo come è successo ieri. Ci sono momenti (specie quando si gioca ogni 3 giorni) in cui si deve solo pensare a mettere fieno in cascina, senza badare troppo all’estetica. Lo ha fatto anche l’Atalanta, ad esempio, che a Cagliari ha gestito il minimo vantaggio e ha rischiato sicuramente più di noi, perché quel palo colpito a tempo scaduto sull’incursione di Deiola ancora trema. Lo dico ora: firmerei con il sangue per vincere 1-0 in casa con l’Empoli, perché come dimostra la classifica di oggi (siamo a pari punti con due squadre con cui abbiamo perso lo scontro diretto e a un punto da una squadra con cui abbiamo solo pareggiato in casa) alla fine sono le partite contro queste squadre a fare la differenza. Non si possono vincere tutte, ma ben vengano questi successi sofferti e striminziti, perché un 1-0 ti da gli stessi punti di un 5-0. E, anzi, sono proprio queste vittorie risicate e sofferte a farti capire se c’è un gruppo e la volontà di arrivare fino in fondo. E al di la delle tante (troppe...) chiacchiere che girano a Roma sul rapporto tra Inzaghi e la squadra, sia a San Siro che a Frosinone sono stati proprio il gruppo e la capacità di saper soffrire a fare la differenza e a farci risalire la corrente.




Accadde oggi 19.07

1982 Nasce a Roma Diego Favazza
2001 Riscone di Brunico - Lazio-Olympiakos Nicosia 1-0
2004 Sendai - Vegalta-Lazio 2-2
2006 Unterchutzen - Steierselektion-Lazio 0-5
2008 Auronzo di Cadore, stadio Rodolfo Zandegiacomo - Lazio-Auronzo 7-0

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 12/7/2019
 

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