02 Febbraio 2019

Ma cosa abbiamo fatto di male?
di Stefano Greco

Immagine prese dal gruppo Facebook QUELLI DELLA PETIZIONE

Da anni esistono due Lazio: una squadra che lotta e combatte gettando sul campo anche più di quello che ha nelle sue corde e che va spesso oltre i suoi limiti strutturali e una società che fa proclami, promette, ma che poi nel momento della verità e quando basta fare veramente solo un piccolo sforzo per spiccare (o almeno provare a spiccare…) il volo tradisce (purtroppo) sempre le attese .

Succede da anni, sia d’estate che di inverno, al punto che il mercato per i tifosi della Lazio diventato quasi un incubo. Quello che una volta era il momento più bello dell’anno, perché consentiva a tutti di poter sognare ad occhi aperti, è diventato un qualcosa di insopportabile perché è un film riproposto come un tormentone e tutti noi ci sentiamo un po’come il povero Fantozzi costretto a vedere per la centesima volta “La corrazzata Potëmkin”. Con la differenza che il povero Fantozzi alla fine si ribella, mentre tanti laziali oramai sono rassegnati e accettano con passività o indifferenza qualsiasi cose. Anche questo mercato che, alla fine, ha partorito l’ennesimo topolino, rappresentato dall’arrivo di Romulo.

Nessuno di noi ha qualcosa contro il povero Romulo, anzi, da lunedì tutti tiferemo per lui perché se l’italo-brasiliano farà bene sarà un bene per la Lazio. Ma un laziale, non può non essere deluso dall’ennesima occasione gettata al vento, così come ancora oggi non può non sorridere senza SE e senza MA ripensando a quello che è successo giovedì sera a San Siro. Perché il detto “chi si accontenta gode” può valere forse per la vita in generale, ma non vale per il calcio. Non per il calcio di oggi, non per questa Lazio che con un piccolo aiuto da parte della società potrebbe spiccare veramente il volo.

Ma è inutile, perché non è mai successo nei 14 mercati precedenti, non è successo quest’anno e a questo punto siamo oramai tutti convinti (o rassegnati) che non succederà mai. Verrebbe da chiedersi perché, una comunicazione “normale” dovrebbe chiedere a gran voce a chi guida questa società perché non fa mai seguire ai proclami i fatti e pretendere una volta tanto una proposta diversa dalle “supercazzole” ascoltate dal 2004 a oggi, partendo dalla storia dei 550 milioni di euro di debito, passando per quella del coma e dell’assalto al potere del Nord, per finire con la buffonata della Ferrari ingolfata.

Provate anche solo a pensare quale entusiasmo avrebbero potuto scatenare nell’ambiente un paio di colpi piazzati dalla Lazio in chiusura di mercato e quanto lo avrebbe amplificato poi la prestazione della squadra a San Siro. Due colpi avrebbero spazzato via tre lustri di dubbi sull’effettiva volontà da parte di chi guida la Lazio di far grande questa società. Il nulla o quasi di questo mercato, invece, ha confermato (semmai qualcuno avesse avuto ancora qualche dubbio…) che la volontà è quella di restare a galla, di navigare senza sussulti e tenendo al minimo i motori per risparmiare carburante.

E questo è un delitto. Verrebbe da aggiungere che è un delitto perfetto, visto che oramai pur conoscendo nomi e volti degli “assassini” ci siamo talmente abituati al modus agendi di Lotito e Tare che loro possono continuare indisturbati a fare quello che fanno in coppia da 10 anni a questa parte e che, probabilmente, continueranno a fare all’infinito.

Sia ben chiaro, questo non significa gettare acqua sul fuoco dell’entusiasmo scatenato dall’impresa di San Siro e dall’ennesima caporetto giallorossa, perché sono il primo a godere e a sorridere anche se fuori diluvia. Significa solo prendere atto, con dolore, che non siamo vittime di “Scherzi a parte”, ma siamo solo protagonisti di un Truman show. Con la differenza che poi Truman, quando scopre la verità, sentendosi tradito e preso in giro abbandona la scena e mette fine allo show. Mentre noi continuiamo a mandarlo avanti lo show, invece di ribellarci come ha fatto Radu con Abisso dopo quel rigore fischiato al 122° di una partita stradominata. Ecco, sarebbe bello vedere 10/20.000 Radu che si ribellano a questo stato di cose. Non per antipatia verso Tare e Lotito, ma per il bene della Lazio, per vederla crescere ancora di più e spiccare il volo. Perché le potenzialità ci sono, perché basterebbe pochissimo per farlo. Perché loro la possibilità di mettere a tacere chi li contesta facendo un piccolo investimento ce l’hanno avuta e neanche una volta sola, ma hanno sempre passato lamano. Magari accusando gli altri di barare…

È per questo che oggi ho tirato parte delle frasi leggendarie pronunciate da Tare in questi anni. Sono tutte uguali e, a posteriori, fanno tutte ridere. Come quella pronunciata dopo l’acquisto di Romula. “Il suo arrivo non era previsto, ma negli ultimi dieci giorni abbiamo avuto gli infortuni di Patric e Marusic che non ci hanno dato la certezza di proseguire con tranquillità questo finale di stagione”. Ergo, per Tare stavamo benissimo così, questa squadra era perfetta così come l’hanno costruita in estate, ma per stare tranquilli e dare ad Inzaghi un’alternativa a Marusic o a Patric (uno che non giocherebbe titolare neanche nel Chievo) siamo andati a prendere uno che nel Genoa nelle ultime 4 partite è andato per due volte in panchina. Non credo serva aggiungere altro, se non una domanda destinata a restare senza risposta: che cosa abbiamo fatto di male per aver meritato due come voi?




Accadde oggi 19.02

1911 Roma, Due Pini - Roman-Lazio 0-3
1922 Roma, campo Due Pini - Roman-Lazio
1933 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Napoli 0-1
1939 Livorno, stadio Edda Ciano Mussolini – Livorno-Lazio 2-3
1950 Roma, Stadio Nazionale - Roma-Lazio 0-0
1956 Bergamo, stadio Mario Brumana - Atalanta-Lazio rinviata per neve
1978 Torino, stadio Comunale - Juventus-Lazio 3-0
1984 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 2-1
1989 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Cesena 0-0
1995 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Milan 4-0
1998 Torino, stadio Delle Alpi - Juventus-Lazio 0-1
2006 Firenze, stadio Artemio Franchi - Fiorentina-Lazio 1-2

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 07/12/2018
 

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