01 Febbraio 2019

Fuck the world e FORZA LAZIO!!!!
di Stefano Greco

Gli occhi chiusi per non vedere, i pugni stretti, il cuore che batte all’impazzata, poi un secondo di silenzio che sembra un’eternità rotto dall’urlo liberatorio a cui segue un abbraccio orgiastico. Per un istante tutto scompare e ti sembra di volare, di avere ancora la rabbia, la forza e la mente libera di quando avevi vent’anni. E allora…

"Fanculo" il VAR, Abisso, Nicchi, Spalletti, Nainggolan, l’Inter che ci ruba giocatori e sogni, i ladri di professione e chi da ladro non si veste ma ladro è nell’anima, i traditori e i voltagabbana per convenienza. Al diavolo i conti in sospeso e quelli che non tornano mai, i falsi amici e le finte promesse, gennaio che dura due mesi, il lavoro che non c’è o che è sempre più precario. Per un istante chissenefrega delle bugie e delle false promesse di Lotito e Tare, degli acquisti inutili, del modulo tattico, di Caicedo che non segnerebbe neanche a porta vuota, del diavolo che ci mette sempre lo zampino per scombinare le carte in tavola, della rabbia che ti porti appresso, dell’orgoglio e della dignità che ti spinge a non scendere a compromessi neanche quando di mezzo ci sono il cuore e la passione, dei troppi finali senza lieto fine. "Fanculo"  tutto e tutti! E FORZA LAZIO…

Un FORZA LAZIO gigante, assoluto, scritto a caratteri cubitali e urlato fino a farsi saltare le corde vocali, con le vene del collo gonfie, gli occhi fuori dalle orbite e i pugni stretti agitati in faccia a tutti i nemici possibili,  immaginabili e immaginari, compresi quindi i fantasmi del passato e del presente. Un FORZA LAZIO liberatorio, di quelli che ti svuotano di ogni energia e ti lasciano felice ma stravolto, con gli occhi sbarrati e il sonno che non arriva anche se sono passate le due di notte. Perché ci vogliono ore e ore per scaricare tutta la rabbia e l’adrenalina accumulata in una notte senza trofei in palio ma destinata ad entrare di diritto nell’album dei ricordi, come una delle poche favole a lieto fine da tramandare DI PADRE IN FIGLIO.

Dubito che qualcuno non abbia provato le mie stesse sensazioni ieri sera, la stessa gioia assoluta, senza piccole ombre a macchiare o a scalfire la felicità provata dopo che Leiva ha scaraventato in porta quel pallone, da perfetto portabandiera di un popolo che da anni aspettava una notte come quella di ieri. Non c’era nessun trofeo in palio a San Siro, nessuna coppa da alzare o da segnare su un almanacco, ma il calcio non è fatto solo di trofei. Il calcio è bello quando ti regala nottate come quella di ieri, emozioni che ti restano dentro per ore, per giorni. E poco importa se arrivano da una nottata di coppa, da una vittoria contro una grande o anche da un successo in uno spareggio per non retrocedere in C. Questo, “quelli” non lo capiranno mai. Non sapranno mai quanto siamo orgogliosi noi di aver vissuto anche quei momenti bui, quanta forza e senso di appartenenza possa averci dato l’essere sopravvissuti a quegli anni di delusioni e tradimenti, di fallimenti in campo e sfiorati fuori dal rettangolo di gioco. E più loro parlano “de 11 anni de B” e più noi sorridiamo, perché sappiamo benissimo che lo fanno quando rosicano, quando non sanno più a che cosa attaccarsi.

Per questo la notte di ieri è ancora più importante, perché di questi tempi non capita spesso di godere in questo modo assoluto e totale per due giorni consecutivi. Alzi la mano chi non è stato anche solo sfiorato dall’idea che il destino ci stava per tirare l’ennesimo scherzo, che quel gol di Immobile altro non era che un modo per illuderci e rendere ancora più dolorosa e lacerante la delusione finale: come a Salisburgo, come in quel maledetto Lazio-Inter del 20 maggio oppure per quel finale di Lazio-Juve di domenica. Alzi la mano chi non ha pensato ad un finale già scritto prima di quella lotteria dei rigori, con Handanovic miglior para rigori nella storia del calcio italiano e i nostri con i nervi a fior di pelle. Alzi la mano, infine, chi non si è identificato in Stefan Radu quando ha urlato di tutto e di più in faccia ad Abisso. E chi non alza la mano, per me non è laziale…

Perché al di la degli episodi contestati, del rosso ad Asamoah trasformato in giallo e del rigore non assegnato prima su Icardi e poi dato nel recupero dei tempi supplementari, una sconfitta ieri sera e in quel modo sarebbe stata la goccia destinata a far traboccare un vaso stracolmo da tempo. Non è una sanatoria, ma una prova dell’esistenza di quella Giustizia Divina invocata da anni ma che da troppo tempo non fa più capolino dalle nostre parti. O la prova che quello “stellone” non solo non si è spento del tutto ma, anzi, forse ha acquistato nuova forza dalla presenza di tanti, troppi laziali che ultimamente ci hanno lasciato per andarsi ad accomodare sugli spalti di quella Curva Paradiso in cui li immaginiamo presenti ogni volta che gioca la nostra Lazio.

Perché, alla fine, la Lazio la sentiamo ancora nostra e la sentiremo per sempre nostra anche se nella realtà qualcuno ce l’ha strappata, impossessandosi di bandiera e simbolo solo per aver messo sul piatto una trentina di milioni di euro. Ma oggi, un enorme STI CAZZI schiaccia anche lui e scaccia questo pensiero che ci tormenta da lustri. Non a tutti, sia ben chiaro, perché c’è chi riesce a scindere o a far finta di nulla, realmente o per convenienza. Ma non importa, oggi tutto passa in secondo piano, perché l’emozione e la gioia di ieri è un qualcosa che sentiamo nostro e che niente e nessuno ci potrà mai togliere.

Quindi, FORZA LAZIO! Senza SE e senza MA




Accadde oggi 20.04

1903 Balestrieri si classifica 2° nella Gara di Marcia bandita dalla Esperia Roma.
1930 Cremona, stadio Giovanni Zini - Cremonese-Lazio 1-3
1941 Milano, stadio San Siro - Milan-Lazio 3-0
1947 Napoli, stadio Vomero – Napoli-Lazio 0-0
1952 Roma, stadio Torino - Lazio-Atalanta 1-2
1957 Nasce ad Ancona Andrea Agostinelli
1958 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 2-2
1969 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Brescia 1-0
2005 Cagliari, stadio Sant'Elia - Cagliari-Lazio 1-1
2008 Catania, stadio Angelo Massimino - Catania-Lazio 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 26/3/2019
 

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