19 Gennaio 2019

Toglietemi tutto ma non toglietemi il mio...
di Paolo Scafati

 Il calcio di cui mi sono innamorato da piccolo è stato ormai sostituito dal calcio 2.0 dal quale mi sto distaccando. Anno dopo anno ci stanno lasciando i protagonisti dei decenni che ho vissuto e che mi hanno accompagnato, nel bene e nel male, nella mia passione calcistica. E insieme a loro stanno scomparendo modi e abitudini relativi a questo mondo, per lasciare il posto a nuove forme di comportamento e di regole sempre più lontane dal calcio con il quale sono cresciuto e che mi ha appassionato.

Perché è proprio la passione che ha sempre distinto il calcio da altri sport: quell’insieme di sentimenti che portavano il tifoso a passare da sofferenza e tormento, fino quasi al martirio, per poi esplodere in esultanza ed esaltazione, con un godimento dell’anima che poteva portare fino alla beatitudine…  Questo è quello che io come tanti altri tifosi o appassionati hanno provato per decenni, facendolo convivere con il resto della quotidianità.

Una passione che il sistema, non solo quello calcistico, sta uccidendo con una lenta eutanasia portando inevitabilmente al distacco sempre più evidente tra il calcio e il tifoso che continua a seguire, soffrire e gioire per quell’entità quasi mistica che non tradirai mai, questo è certo, ma che non sente più sua come una volta.

E così, riflettendo su ciò che mi manca per alimentare questa passione che pare sedata, ho ripensato ad una pubblicità televisiva anni novanta, quella in cui una sensuale Shana Zadrick si spogliava di tutto (o quasi…) tranne del suo orologio, e che recitava come nel titolo " TOGLIETEMI TUTTO, MA NON TOGLIETEMI IL MIO …"

Quasi automaticamente mi è venuta l’associazione con tutto quello che (un po’ nostalgicamente, lo ammetto) vorrei che non mi fosse stato tolto…

Quindi toglietemi pureSky o Dazn con tutte le dirette della serie A, la serie B, Premier, Liga, Bundesliga, Ligue 1, Champions, Europa League, Coppe nazionali, conferenze stampa pre e post partita, allenamenti e rifiniture live ecc…, ma ridatemi il mio 90° minuto con la Curva Nord che si riempiva in trenta secondi, le sintesi e i commenti di Tonino Carino da Ascoli, Luigi Necco da Napoli, Marcello Giannini da Firenze, Gianni Vasino da Milano, Ferruccio Gard da Verona, Fabrizio Maffei da Roma e il mitico “riporto” sulla pelata di Franco Strippoli da Bari. Ridatemi la sintesi della partita più importante della giornata alle 19, Domenica Sprint alle 20 che offriva le sintesi più curate di tutta la giornata calcistica, senza commenti o interruzioni, una dietro l’altra e in una ventina di minuti avevi visto tutta la serie A e i gol della B. Senza chiacchiere di contorno.

Toglietemi purel’attuale spezzatino degli orari delle partite che possono cominciare in successione dalla serata del venerdì e concludersi nella tarda serata del lunedì, passando per il pranzo della domenica e tutto il resto della giornata, costringendomi ad improbabili slalom con gli impegni familiari e personali.

Toglietemi purele coppe europee frantumate dal martedì pomeriggio fino al tardo giovedì e ridatemi il fantozziano mercoledì di coppa…”.

Toglietemi purela VAR, che ha completamente o quasi deresponsabilizzato arbitri e guardalinee che almeno prima ci mettevano la faccia mentre ora solo l’orecchio. E che invece di spazzare via errori, dubbi e sospetti ha moltiplicato le polemiche, giustificando teorie di complotto sempre più motivate, visto che le decisioni ora vengono prese a tavolino, davanti a decine di inquadrature diverse, e non più in pochi secondi sul campo senza suggerimenti dall’alto né possibilità di rivedere l’episodio. Il tutto allungando le partite quasi fino a 100 minuti, senza poter più di gioire per un gol fatto o annullato o un fuorigioco in maniera spontanea, visto che ogni volta bisogna attendere che un “silent check” confermi la presunta regolarità e che, cosa non secondaria, ci impedisce anche di inveire contro qualcuno, perché non sappiamo più con chi prendercela realmente… Ridatemi la moviola di Carlo Sassi, che mi faceva andare a letto quasi sempre con la certezza di essere stato derubato o che mi lasciava laconicamente col dubbio quando la svista era a nostro favore …

Toglietemi purei calciatori post-moderni preconfezionati, pettinati e tirati a lucido come modelli, con cerchietti e orecchini, rivestiti di tatuaggi e collezionisti di messaggi social, con le loro esultanze ridicole e le altrettanto ridicole non esultanze trattenute solo per aver indossato una maglia qualche partita o per essere nato nella città della squadra avversaria di cui sono tifosi senza averci mai militato… Ma ridatemi la spontaneità delle esultanze di Tardelli al Mundial 82, le interminabili classiche corse con le braccia alzate, il dito di Chinaglia e Di Canio, la rincorsa di Mazzone a Brescia, il giro intorno alla bandierina di Juary o anche il saluto di Florenzi alla nonna, nonché la maglietta sulla faccia di Ravanelli o le braccia di Kakà al cielo a ringraziare Dio…

Toglietemi purele seconde o terze maglie (in alcuni casi anche le prime…) con colori sempre più fosforescenti e improbabili rispetto a quelli sociali e ridatemi quella fedeltà cromatica che anche il comune senso di appartenenza esige.

Toglietemi purele varie proprietà cinesi, americane, arabe o addirittura facenti capo a fondi finanziari di dubbia natura e origine, e ridatemi l’istrionico Rozzi con i suoi calzini rossi portafortuna, Anconetani con le sue scaramanzie e le invettive contro tutto e tutti; Lenzini con il suo aspetto da papà buono e con la sua signorilità e pacatezza; Boniperti con la sua serietà ed educazione.

Toglietemi puregli allenatori “guru” alla Guardiola o i superuomini alla Mourinho con i loro stuoli di tattici e algoritmi sempre più sofisticati, ma ridatemi la faccia sempre incazzata di Fascetti, l’arcigna schiettezza di Mazzone, il pragmatismo di Trapattoni con annesso fischio “alla pecorara”, la serenità di Maestrelli nel domare un branco di leoni, la sigaretta e i gradoni di Zeman.

Toglietemi purei commentatori o gli opinionisti che con lavagne e termini sempre più in vernacolo tecnicisticoci complicano la semplice visione delle partite, coinvolgendoci in alchimie tattiche sempre più spinte e talvolta forzate, ma ridatemi Mai dire Goldel lunedì sera con i lisci, le interviste improbabili o i gol sbagliati sulla linea da Raducioiu commentati dalla Gialappa’s band e Felice Caccamo.

Toglietemi pure veline, letterine, gieffine e wags che salgono agli onori della cronaca soltanto per selfie hot o insulti e provocazioni social, ma ridatemi calciatori gelosi del proprio privato con mogli riservate e preservate, sconosciute ai più.

Toglietemi pureil politically correctche oggi porta i giocatori a ringraziare i tifosi sotto la curva anche dopo una sconfitta pesante ricevendo applausi e sventolii di bandiere, ma ridatemi un po’ di sana contestazione e qualche invito ad andare a lavorare, con il rientro dei calciatori negli spogliatoi a testa bassa e sotto una bordata di fischi.

Toglietemi purel’attuale calciomercato, fatto ormai solo di plusvalenze, prestiti con riscatto più o meno facoltativi, pagamenti in comode rate, prestiti onerosi, società di intermediazione e procuratori che decidono le sorti dei propri assistiti e non solo, contratti lunghissimi costellati di bonusche nessuno rispetterà mai e fair play finanziario che onorerà soltanto chi non si può permettere di più. Ma ridatemi il calciomercato di Milanofiori, dove per un mese dirigenti veri giravano da uno stand all’altro comprando la metà di Giordano da girare all’Udinese per 1/4 di Zico e 3/4 di Eder, un ginocchio operato di Rumenigge, un’unghia di Platini o prenotando le prestazioni di Maradona in vecchiaia avanzata, pur di allestire una squadra per vincere lo scudetto, andare in coppa Uefa, evitare la retrocessione o essere promosso, e non per aggiustare i bilanci o accontentare qualche amico procuratore.

Toglietemi puregli attuali direttori sportivi che altro non sono che gestori di rapporti con individui più o meno affidabili ai quali si raccomandano per accontentare presidenti/proprietari sempre meno intenzionati a spendere e sempre più inclini a far quadrare i propri di conti, ma ridatemi il D.S. alla Carlo Regalia che i giocatori li visionava e conosceva personalmente oppure si affidava alle relazioni di talent scout competenti che battevano tutti i campi, anche quelli della periferia, mentre oggi il calciatore lo vede per la prima volta in un filmato su youtube o addirittura il giorno della presentazione, perché si affida completamente al procuratore o all’agente di turno.

Toglietemi purei diciottenni predestinati che invece di andare a farsi le ossa in provincia per verificare le reali potenzialità firmano subito contratti pluriennali a sei zeri, per poi sciogliersi poco dopo al sole del calcio vero, sommersi dal social-gossip dell’attuale star system.

Toglietemi purel’esercito di Carneadiche ogni sei mesi sbarca in Italia proveniente da paesi calcisticamente improbabili e che in massima parte farà la spola tra un prestito e l’altro, prima di tornare da dove era partito. Ma ridatemi i vivai giovanili diretti da tecnici competenti in grado di far crescere veramente ragazzi con il sogno di esordire in serie A con la loro maglia del cuore, con il sogno di per poter diventare bandiera di un popolo che possa riconoscersi in loro e non con l’unica aspirazione di potersi vendere al miglior offerente.

Toglietemi purei campioni che mi fanno vincere, ma ridatemi le bandiere che mi fanno emozionare.

Toglietemi pure(aggiungo da laziale) Vieri o Mancini, ma non toglietemiFiorini; toglietemi pure i tanti capitani che negli ultimi lustri si sono alternati, ma non toglietemiVincenzino D’amico; toglietemi pureEriksson, ma non toglietemi Fascetti; toglietemi pure qualche finale, ma non toglietemiLazio-Vicenza; toglietemi purequalche trofeo, ma non toglietemiil vero Di Padre in Figlio; toglietemi pureLotito, ma

No, ho sbagliato, questa è un’altra pubblicità…




Accadde oggi 19.02

1911 Roma, Due Pini - Roman-Lazio 0-3
1922 Roma, campo Due Pini - Roman-Lazio
1933 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Napoli 0-1
1939 Livorno, stadio Edda Ciano Mussolini – Livorno-Lazio 2-3
1950 Roma, Stadio Nazionale - Roma-Lazio 0-0
1956 Bergamo, stadio Mario Brumana - Atalanta-Lazio rinviata per neve
1978 Torino, stadio Comunale - Juventus-Lazio 3-0
1984 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 2-1
1989 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Cesena 0-0
1995 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Milan 4-0
1998 Torino, stadio Delle Alpi - Juventus-Lazio 0-1
2006 Firenze, stadio Artemio Franchi - Fiorentina-Lazio 1-2

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 07/12/2018
 

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