15 Gennaio 2019

La Lazio e la persecuzione mediatica! Il caso Spinozzi/Emanuela Orlandi
di Stefano Greco

In questi giorni il mondo Lazio è scosso dall’ennesima bufera mediatica, da una tempesta in un bicchier d’acqua scatenata ad arte perché sparare sulla Lazio è facile e non comporta alcun rischio. Qualcuno, stoltamente, pensa che sia fatto tutto in modo scientifico per penalizzare in qualche modo la squadra nella rincorsa al quarto posto, ma non è così. Succede dalla notte dei tempi. Per dimostrarvi quanto la bufera di oggi sia poco più che un alito di vento rispetto a quanto è successo in passato, vi racconto un episodio di quasi 36 anni fa, di una vicenda caduta nel dimenticatoio ma di una gravità inaudita di cui è stato vittima un giocatore della Lazio, diventato poi un amico con il quale ho scritto, a quattro mani, il primo libro della mia vita quel giocatore si chiama Arcadio Spinozzi e ho deciso di tirare fuori questa storia perché proprio ieri Arcadio ha postato sul suo profilo Facebook una foto in ricordo di Emanuela Orlandi. Cosa c’entra Spinozzi con Emanuela Orlandi, che quando è scomparsa nel 1983 aveva appena 16 anni mentre Arcadio ne aveva quasi 30? Lo scoprirete leggendo questa storia allucinante che abbiamo raccontato in Una vita da Lazio

Emanuela Orlandi, poco più di 15 anni, figlia di un dipendente del Vaticano e cittadina dello Stato Pontificio, è scomparsa il 22 giugno del 1983. Per mesi, in quel periodo tutta Roma è stata tappezzata di manifesti con il volto della ragazza e con l’appello disperato dei genitori. I presunti rapitori, nel rivendicarne il sequestro, chiedevano lo scambio con Alì Agca, il turco detenuto in carcere per l’attentato compiuto contro Papa Giovanni Paolo II. Dopo il rapimento e la rivendicazione, seguirono giorni convulsi, scanditi da appelli del Papa per il rilascio della ragazza, da telefonate e messaggi di mitomani. Il 4 agosto, all’Ansa di Milano arrivò il primo comunicato che faceva riferimento all’organizzazione “Turkesh” e annunciava l’esecuzione di Emanuela nel caso Alì Agca non fosse stato liberato entro il 30 ottobre.

La fine degli anni di piombo, l’attentato al Papa, il terrorismo di matrice internazionale, Alì Agca, i “Lupi grigi”, il rapimento di Emanuela Orlandi, l’ultimatum del 30 ottobre: l’opinione pubblica italiana in quel periodo vive giorni d’angoscia mentre il calcio italiano vive uno dei momenti di massimo splendore: la Nazionale Campione del Mondo, il calcio italiano arricchito dall’arrivo dei migliori giocatori del Mondo, gli stadi stracolmi in A ma anche in Serie B, come era successo l’anno prima con la Lazio che aveva fatto registrare il tutto esaurito con quasi 70.000 tra paganti e abbonati contro Milan e Catania.  È la azio di Chinaglia presidente e di Felice Pulici Direttore Generale che si appresta a incontrare la Roma. E proprio alla vigilia del derby, si scatena una tempesta mediatica senza precedenti, con Arcadio Spinozzi che si ritrova, suo malgrado e senza aver fatto assolutamente nulla, trascinato nella vicenda del rapimento di Emanuela Orlandi.

Il 17 ottobre 1983 è un martedì. Nella Capitale c’è grande fermento in vista della stracittadina che torna dopo 3 anni con la Roma Campione d’Italia che affronta i cugini appena tornati in A dopo 3 anni vissuti all’Inferno. La squadra quel giorno si è allenata a Tor di Quinto di mattina, per evitare l’invasione del Maestrelli da parte dei tifosi. Spinozzi, dopo l’allenamento torna a casa e dopo pranzo si mette a riposare,ma viene svegliato da una telefonata. Risponde con voce assonnata e dall’altro capo sente la voce del braccio destro di Chinaglia che gli dice: “Spina, sono Felice Pulici. Per favore, vieni subito in sede”. Dal tono della voce del DG, Spinozzi capisce subito che si tratta di qualcosa di grave e riesce solo a chiedere: “Perché? Cosa è successo?”. La risposta di Pulici è secca: “Devo parlarti. Vieni in via Col di Lana. Al più presto”. E mentre Spinozzi si alza di corsa con il telefono in mano, dall’altro capo della cornetta Felice Pulici pronuncia una frase che manda in frantumi il mondo del difensore laziale: “L’Ansa ci ha mandato un comunicato. Qualcuno ha tirato in ballo il tuo nome nella vicenda di Emanuela Orlandi. Abbiamo contattato l’avvocato Luciano Revel. Sarà qui a momenti. Ti consiglio di contattarne un altro, di tua fiducia”.

Spinozzi ricade pesantemente sul letto e dopo una pausa dice: “Felice,ma stai scherzando, non è possibile! Ci deve essere un malinteso”. La risposta è talmente secca e decisa che Spinozzi capisce al volo che non è uno scherzo,ma l’inizio di un vero e proprio incubo. “Vieni immediatamente. Ti aspettiamo”.

Frastornato, Spinozzi chiama subito l’avvocato Dario Canovi che cerca di tranquillizzarlo e gli assicura che tutto si sarebbe chiarito in poco tempo, perché la vicenda era talmente assurda che tutti avrebbero compreso immediatamente che la cosa non poteva stare in piedi. Invece…

Sconvolto, incapace di comprendere come e perché il mondo gli è improvvisamente crollato addosso, Spinozzi si precipita a via Col di Lana dove trova ad aspettarlo Giorgio Chinaglia, Felice Pulici e l’avvocato Revel. Poi, dopo pochi minuti, al gruppo si aggiunge anche Dario Canovi. L’avvocato della Lazio spiega che il nome di Spinozzi figura su un foglio spedito la settimana prima da Bari, proprio il giorno in cui la Nazionale ha giocato una partita contro la Grecia vinta per 3-0 con gol d’apertura firmato da Bruno Giordano. Una strana coincidenza che fa nascere a Spinozzi qualche sospetto. La lettera, firmata “Dragan”, è arrivata per posta all’Ansa di Milano il 17 ottobre. Questo personaggio, che sostiene di appartenere all’organizzazione Turkesh, rivela che Emanuela Orlandi era è stata uccisa da un tale di nome Aliz e che il corpo non sarebbe stato più ritrovato. Aggiunge di essere in compagnia di Mirella Gregori (un’altra ragazza scomparsa a Roma nello stesso periodo), con la quale si appresta a partire per la Tunisia o per l’Algeria e che Aliz avrebbe voluto uccidere anche loro due. “Dragan”, rivela inoltre che pochi giorni prima dell’attentato a Giovanni Paolo II, Aliz gli aveva presentato Alì Agca. Alla fine di questo messaggio, “Dragan” cita il nome di Spinozzi.

Tratto integralmente dal testo dell’Ansa del 17 ottobre 1983, battuto alle ore 20.26: “…Nell' ultima parte della lettera,l'autore fa cenno infine al calciatore della Lazio, Arcadio Spinozzi, che avrebbe conosciuto sia Emanuela che Aliz e che saprebbe molte cose riguardo questa vicenda”.

Gli avvocati cercarono in tutti i modi di mettersi in contatto col direttore dell’Ansa, ma si sentono sempre ripetere che non può venire al telefono perché è impegnato in un’importante riunione.

“Il direttore”, dicono Ravel e Canovi a Spinozzi, sta facendo il furbo. Risponderà, ma solo a tarda ora, quando ormai tutti i giornali avranno ripreso la notizia e saranno già in stampa. Farsi trovare ora,significherebbe iltempo per pubblicare una smentita e bloccare in qualche modo  la notizia, che così rischierebbe così di non uscire domani sui giornali. A lui interessa soltanto una cosa, che nell’intricata vicenda – Papa, Emanuela Orlandi, terrorismo internazionale – si possa inserire un personaggio del mondo dello sport. Uno scoop giornalistico, creato ad arte, da servire caldo all’opinione pubblica. E la vittima sacrificale ha il tuo nome: Arcadio Spinozzi. Tieni presente che tutti i giorni l’Ansa riceve decine di messaggi. Quasi tutti vengono cestinati perché ritenuti inattendibili. Quello che ti coinvolge è palesemente fasullo. Che senso avrebbe divulgarlo ai giornali se non quello di creare sconcerto nell’opinione pubblica?”.

Spinozzi guarda Ravel e Canovi con gli occhi sgranati: “Già, ma perché tra centinaia di calciatori, anche molto più famosi, proprio il nome mio?”, chiede ai due avvocati. Ravel e Canovi, scuotono la testa e allargano le braccia, perché non hanno una risposta a quella domanda. Però non perdono tempo. Contattano subito la segreteria del Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, chiedendo un intervento del Quirinale, per far pressioni sui direttori di alcuni quotidiani nazionali. Poi, usando tutte le loro conoscenze e il carisma di Giorgio Chinaglia, contattano le redazioni di tutti i giornali a diffusione nazionale, pregando direttori o capo-redattori centrali, di non pubblicare il testo di quel lancio di agenzia.

Poco prima delle venti, come previsto da Canovi e da Revel, il direttore dell’Ansa risponde alla chiamata. Gli avvocati furono durissimi, accusano il direttore di superficialità, di disonestà professionale e di abuso colpevole d’attività. Soprattutto Ravel che urla: “Non è giusto dare in pasto ai lettori il nome di un giocatore solo perché un mitomane si è divertito a tirarlo in ballo con un messaggio delirante che gli stessi organi di polizia hanno cestinato. Sporgeremo querela contro i giornali che pubblicheranno la notizia e contro l’Ansa, e lei sarà chiamato a rispondere personalmente del suo comportamento”.

Canovi e Ravel, dopo lo scontro con il direttore dell’ANSA ricominciano a chiamare tutti i giornali ripetendo la stessa minaccia che, però, cade nel vuoto. Dopo una notte passata insonne, Spinozzi alle 7 di mattina riceve una telefonata. È un amico, un alto dirigente della Sip, la società telefonica nazionale, che gli dice: Spina, ciao, sono Toni. Ti ho svegliato? Ho appena ascoltato il giornale radio. Il conduttore ha fatto il tuo nome in merito alla vicenda di Emanuela Orlandi, dicendo che sai come stanno le cose. È un errore, vero? Come è possibile?.

Quella è solo la prima di decine di telefonate, perché su tutti i giornali in prima pagina, sotto un titolo a nove colonne c’è la foto di Arcadio Spinozzi abbinata a quella di Emanuela Orlandi. Spinozzi chiama subito i genitori a casa, risponde la madre che non sa ancora nulla e quando lui gli racconta tutto lei scoppia a piangere, perché a quei tempi giornali, radio e televisione erano garanzia di verità. Se qualcosa veniva detta in radio o in televisione, oppure scritta a caratteri cubitali su un giornale, non poteva che essere vera.

Disperato e frustrato, Spinozzi va al Maestrelli dove trova un esercito di giornalisti armati di telecamere e microfoni, pronti all’assalto. La Lazio organizza una conferenza stampa, a cui oltre a Spinozzi partecipano gli Dario Canovi, Luciano Revel e Giorgio Chinaglia. È l’avvocato Revel a prendere per primola parola e a illustrare i passi che società e calciatori intendono compiere:

“Già ieri sera avevamo diffidato il direttore dell’Ansa dal pubblicare il messaggio di quel mitomane. Non ha voluto sentire ragioni. A questo punto, Arcadio Spinozzi si vede costretto a tutelare i propri interessi e ha deciso di presentare querela alla magistratura contro l’agenzia Ansa, ma anche affinché identifichi tutti gli autori degli articoli apparsi questa mattina sui giornali e chiami a responsabilità anche i direttori per aver divulgato la notizia. Mi auguro che la giustizia voglia procedere questa volta con urgenza; questaè una vicenda allucinante cheturba tutta la squadra, non solo Spinozzi”.

Dopo Ravel, è Canovi a parlare, ma solo per leggere il comunicato scritto dalla squadra che, compatta, si schiera dalla parte del compagno: “I giocatori della Lazio, in merito a notizie pubblicate su alcuni organi di stampa, riguardanti il loro compagno di squadra Arcadio Spinozzi, nell’esprimergli la loro piena solidarietà non possono non biasimare chi, con estrema colpevole leggerezza e superficialità, ha ritenuto di divulgare tali follie. Evidentemente costoro non hanno tenuto conto dell’enorme danno professionale ed umano che hanno cagionato all’uomo e allo sportivo. Nel ribadire la loro piena solidarietà, i giocatori della Società Sportiva Lazio comunicano che, in segno di protesta contro tale comportamento, non concederanno interviste agli organi di stampa colpevoli di tale leggerezza. Ho chiesto all’Associazione Calciatori un intervento immediato a tutela del giocatore e,a sua volta,l’associazione ha espresso la sua solidarietà a Spinozzi e alla società ed il suo ringraziamento al presidente Giorgio Chinaglia per aver dimostrato nell’occasione grande sensibilità”.

Io sono nella grande sala, affollatissima, ed assisto quasi incredulo, alla fucilazione di Arcadio. “Spinozzi, ma Emanuela è sua amica?”. “Conosce Emanuela? L’ha mai vista?”. “Perché proprio lei? Perché è uscito il suo nome?”. “Chi pensa sia stato a scrivere, a tirarla in ballo?”.  “Pensa che qualcuno abbia avuto interesse a coinvolgerla in questa tristissima vicenda?”. “Ha dei sospetti su chi possa essere stato?”.

Arcadio risponde, ma è come un pugile suonato, sull’orlo del ko. Al termine della conferenza stampa, va in campo accompagnato da Giorgio Chinaglia e si unisce ai compagni che stanno ultimando la seduta. Sugli spalti, ci sono circa 5000 tifosi, accorsi a Tor di Quinto per stringersi intorno a Spinozzi e alla squadra. Solitamente chiassosi, quando Spina scende in campo restano in rispettoso silenzio e lo seguono con lo sguardo fino al termine dell’allenamento. Con quel silenzio colmo di affetto e di rispetto, i tifosi mostrano a Spina tutto il loro sostegno, la loro profonda stima nell’uomo prima ancora che nel calciatore.

Il giorno dopo, Arcadio Spinozzi sporge querela contro l’Ansa e altre tre testate. Sei mesi dopo, direttore, il vicedirettore e una redattrice dell’agenzia vengono condannati a 5 mesi di reclusione dalla I Sezione del Tribunale Penale di Roma per il mancato accertamento della verità, delle informazioni contenute nella notizia e per l’insussistenza, in essa, dell’interesse pubblico alla conoscenza del fatto. Chiaramente, la notizia di quella condanna merita solo qualche trafiletto nelle pagine della cronaca. Il “mostro” è stato sbattuto in prima pagina e, dopo mesi, nessuno ha voglia o interesse ad avvisare i lettori o i telespettatori di aver preso una cantonata, di aver fatto male il proprio lavoro.

Giusto per la cronaca, la Lazio quel derby lo perde per 2-0, con Giordano che all’inizio della ripresa e subito dopo il gol del raddoppio firmato da Pruzzo si fa parare un calcio di rigore da Tancredi.




Accadde oggi 21.08

1916 Muore a Porpetto (UD) Florio Marsili, Pioniere
1949 Foligno, Stadio Comunale - Foligno-Lazio 0-7
1977 Varese - Varese-Lazio 2-1
1983 Catanzaro-Lazio 0-0
1988 Pescara-Lazio 2-1
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Espanol di Barcelona 2-1
2000 Karlstad, - Karlstad-Lazio 1-5
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-FC København 4-1
2004 Milano, stadio Giuseppe Meazza - Milan-Lazio 3-0
2005 Rieti, stadio Centro d'Italia - Rieti-Lazio 0-1

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 9/8/2019
 

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