13 Gennaio 2019

Sparare sulla Lazio non mai è reato!
di Stefano Greco

Non volevo intervenire sulla storia di ieri dei "presunti" cori all'Olimpico, perché mi hanno insegnato che si parla e si discute di cose serie e, soprattutto reali. Non si può e non si dovrebbe discutere, invece, di cose irreali, di allucinazioni o, cosa ancora più grave, di cose inventate di sana pianta. Inventate al punto che anche un membro molto attivo della comunità ebraica romana come Clemente Mimum e un politico come il vice presidente della regione Lazio, presenti all'Olimpico in tribuna, hanno categoricamente smentito che ieri allo stadio siano stati fatti dei cori razzisti o anti-semiti.

Quando è successo quel casino il giorno di Santo Stefano, più per esperienza (perché conosco il mondo del giornalismo e certe dinamiche) che per capacità di leggere il futuro, ho subito pensato: "Ecco, ora riparte la sarabanda...". E così è stato, purtroppo. Perché in un periodo senza il calcio giocato e con il mercato che non decolla, parlare di violenza o di razzismo serve anche a riempire i giornali e a fare presa sull'opinione pubblica, magari anche a distoglier e l'attenzione da altro. E, chi meglio dei laziali fascisti e razzisti conclamati poteva essere tirato dentro questo mischione?

E il gioco è riuscito alla perfezione, perché pur non avendo fatto nulla di quello di cui siamo stati accusati, noi siamo da sempre abbastanza autolesionisti per prestare sempre il fianco. Così, sono bastati 20/30 impegnati a fare casino la notte tra l’8 e il 9 gennaio a piazza della Libertà per far finire la Lazio dentro l’ennesimo calderone mediatico, spingendo qualcuno anche a sostenere che manifesti in cui si metteva in un unico “forno” laziali, napoletani ed ebrei, non erano il parto di qualcuno che tifa Roma (non sia mai…), ma addirittura dei manifesti fatti da laziali facendo finta di essere romanisti per distogliere l’attenzione. Manco il più ardito degli ingegneri avrebbe potuto costruire un simile castello di “cazzate”, ma a Roma questo succede, regolarmente, da anni.

Pensavo che qualcuno con questa cosa avesse toccato il fondo, invece in fondo a quel barile c’era il duo Capuano-Galati, pronto ad aprire una nuova botola per scendere ancora più giù sostenendo di aver ascoltato corri razzisti e anti-seminti cantati dalla Curva Nord. Tesi subito rilanciata dall’ANSA e quindi assurta a verità assoluta, anche se oltre ai presenti allo Stadio neanche il delegato della Lega Calcio a bordo campo ha udito assolutamente nulla di quello che sostiene di aver udito il duo di telecronisti Rai. E via alla nuova ondata di fango, tirata a piene mani. E chi paga il danno e il successivo lavaggio? Chiaramente, nessuno.

La cosa sarebbe già grave se a montare un simile caso sul nulla fosse un giornale o una tv commerciale, ma diventa ancora più grave nel momento in cui a fare una cosa del genere è qualcuno che viene pagato con i soldi degli utenti, anche di quelli che oggi si sentono (giustamente) offesi per questo ennesimo attacco strumentale, completamente ingiustificato. Perché sarà qualunquistico ricordarlo, ma il lauto stipendio che i signori Capuano e Galati ricevono regolarmente (beati loro) a fine mese, viene pagato anche con i soldi del canone RAI versati dai tifosi della Lazio con la bolletta della luce. Perché anche se la RAI non la vedi (perché il servizio è quello che è…) ti obbligano a pagare il canone nell’ex Bel Paese. Un po’ come sei obbligato a pagare la raccolta della spazzatura che non si raccoglie oppure il bollo di una macchina che non usi perché la tassa di circolazione è stata sostituita dalla tassa di proprietà, quindi anche se la macchina la tieni in garage e non circoli, non consumi e non inquini, paghi lo stesso.

Ma, ripeto, una domanda sorge spontanea, come direbbe il vecchio e caro Lubrano: CHI PAGA IL DANNO? No,perché se io faccio una cazzata sul posto di lavoro, ne pago le conseguenze. Se violo il codice della strada, pago una multa. Se infrango la legge (se non sono Rom), pago. In questo caso, come pagheranno il danno che hanno fatto Capuano e Galati? Semplice, non pagheranno. Anche perché abbiamo una società che si guarda bene dal pestare i piedi alla Rai, visto che come portavoce ha uno (Diaconale) che dal  è membro del Consiglio di amministrazione della Rai. Quindi, come si dice a Roma: de che stamo a parlà? D’aria fritta, come sempre. E, come sempre, mentre si dice “chi rompe paga e i cocci sono suoi”, nel nostro caso gli altri rompono e a noi restano in mano i cocci. È la vita dei laziali, da sempre.

Ora, in attesa di scoprire che in realtà la macchina che ha investito e ucciso il tifoso interista era guidata in realtà da un laziale, che Battisti (Cesare, non Lucio) in fondo in fondo tifa Lazio e che anche i capi dell’Isis in quanto anti-semiti dichiarati simpatizzano per la Lazio, ci mettiamo seduti in attesa della prossima ondata prodotta da quella macchina del fango che per noi è sempre in funzione. A volte anche per colpa nostra, sia ben chiaro, ma spesso e volentieri a buffo, come si dice a Roma. Perché sparare su un laziale, non è mai reato! Ma fa sempre audience...




Accadde oggi 21.08

1916 Muore a Porpetto (UD) Florio Marsili, Pioniere
1949 Foligno, Stadio Comunale - Foligno-Lazio 0-7
1977 Varese - Varese-Lazio 2-1
1983 Catanzaro-Lazio 0-0
1988 Pescara-Lazio 2-1
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Espanol di Barcelona 2-1
2000 Karlstad, - Karlstad-Lazio 1-5
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-FC København 4-1
2004 Milano, stadio Giuseppe Meazza - Milan-Lazio 3-0
2005 Rieti, stadio Centro d'Italia - Rieti-Lazio 0-1

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 9/8/2019
 

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