10 Gennaio 2019

Gianmarco Calleri, dal baratro alle stelle
di Stefano Greco

Nei primi 80 anni della sua storia, la Lazio ha vissuto momenti esaltanti e crisi economiche più o meno gravi, ma mai ha rischiato seriamente di sparire dalla mappa del calcio come in quei primi mesi del 1986.

Con le casse della società vuote, i creditori che bussano alle porte e i giocatori che con 5 mesi di stipendi arretrati sono ad un passo dallo svincolo, con il capitale sociale oramai azzerato e il fallimento che sembra oramai inevitabile. A quel punto, per evitare un simile scempio, scendono in campo sia la politica che il potere bancario. Da una parte, nonostante le sue note simpatie per la Roma, il senatore Giulio Andreotti coinvolge l’imprenditore Renato Bocchi, un immobiliarista molto vicino alla DC romana; dall’altra, scende in campo Cesare Geronzi, all’epoca direttore generale della Cassa di Risparmio di Roma, che coinvolge i fratelli Giorgio e Gianmarco Calleri, proprietari della Mondialpol, la società di vigilanza privata che fornisce le guardie giurate che si occupano della sicurezza delle filiali della banca.

L’operazione a tre non è semplice, perché sia Bocchi che i Calleri vogliono recitare un ruolo di primo piano. Renato Bocchi, meno esperto di calcio, una volta completata l’opera di salvataggio della società e scongiurato il pericolo del fallimento, decide di farsi da parte, lasciando la presidenza e la gestione della società a Gianmarco Calleri, il più giovane dei due fratelli, anche se il più laziale è Giorgio, il fratello maggiore, che ama poco la vetrina.

Gianmarco, nato il 10 gennaio del 1942 a Busalla, in provincia di Genova, e negli anni Sessanta ha giocato con la “De Martino” della Lazio (l’attuale “Primavera”) e ha già fatto il presidente di una squadra di calcio: ad Alessandria, dove ha conosciuto Carlo Regalia che diventa il suo uomo di fiducia e il ds chiamato a ricostruire la Lazio.

Sbarcato a Roma, Calleri inizia a ridiscutere tutti i contratti, dimezza gli stipendi, taglia le spese e arriva portando in dote dall’Alessandria (per vecchi crediti che vanta con la società piemontese) tre giocatori: Sgarbossa, Camolese e Gregucci. Con abili trattative riesce a prelevare Pin dalla Juventus, Marino dal Napoli, Acerbis dal Pescara, più il giovane Mandelli, promettente attaccante di scuola interista che arriva come parziale conguaglio per la cessione di Garlini, capocannoniere di serie B con la maglia della Lazio, ai nerazzurri. I tifosi laziali, abituati a gestione romane e di gente laziale da sempre, all’inizio accolgono con molto scetticismo tutti questi “stranieri”. Quando poche settimane dopo aver rilevato la società la Lazio viene retrocessa in serie C a tavolino, Gianmarco Calleri comunica a tutti la sua intenzione di non mollare comunque la società. E con quel gesto si conquista, almeno, la fiducia dei tifosi. Ma sono le mosse di mercato a far apprezzare il duo Calleri-Regalia, soprattutto la decisione di affidare la panchina della Lazio a Eugenio Fascetti, ex centrocampista biancoceleste con 12 presenze nel 1964 e, soprattutto, allenatore emergente che ha conquistato la stima e il rispetto di tutti portando un Varese di ragazzini ad un passo dalla promozione in serie A. Per conquistare i tifosi, poi, Gianmarco Calleri rispolvera una maglia storica: quella con l’aquila sul petto, ideata a Gian Chiarion Casoni, che ha accompagnato il ritorno in Serie A della Lazio di Giordano, Manfredonia e D’Amico.

Il trio Calleri-Regalia-Fascetti, nella stagione ’86-’87 compie un vero e proprio miracolo, portando la Lazio alla salvezza dopo gli spareggi di Napoli nonostante il -9 con cui è partita la squadra (allora la vittoria valeva 2 punti). Miracolo completato l’anno successivo con la promozione in serie A. In due anni la Lazio passa dall’orlo della Serie C e dalla scomparsa alla Serie A ma, soprattutto, con la sua gestione discussa e “parsimoniosa”, Gianmarco Calleri getta basi solide che, a distanza di 32 anni, consentono alla Lazio di giocare ancora nella massima serie e di essere una delle società più ricche del calcio italiano.

Calleri non è un uomo facile. È burbero, troppo sicuro di sé per ascoltare gli altri ed entra immediatamente in conflitto con tutti i personaggi dotati di un minimo di personalità. Fascetti in testa, messo alla porta dopo la promozione in serie A. Anche se quella rottura è stata causata più dal conflitto tra Fascetti e Bocchi che non tra quella tra l’allenatore e il presidente, quel divorzio provoca una frattura che non si ricomporrà mai tra il presidente e gran parte della tifoseria, legata in modo viscerale al tecnico viareggino.

A peggiorare i rapporti, poi, è lo scontro con Paolo Di Canio, talento emergente dell’inesauribile vivaio della Lazio, ceduto nel 1990 per 7,6 miliardi di lire (circa 4 milioni di euro di oggi) alla Juventus. Calleri è bravo a comprare giocatori semi-sconosciuti come Ruben Sosa, ma a volte sopravvaluta le sue capacità, come quando porta Neri alla Lazio sostenendo che è più forte di Lentini.Oppure come gli succede in seguito alla guida del Torino quando per strappare Petrachi al Venezia cede come parziale contropartita ai veneti il cartellino di Bobo Vieri.

Sotto la sua guida, comunque, la Lazio cresce anno dopo anno. Dopo due campionati di assestamento, tenta il primo grande salto di qualità nel 1990, quando tra la sorpresa generale riesce a portare sulla panchina della Lazio il “mito” Dino Zoff. E con i soldi garantiti dalla Cassa di Risparmio di Roma acquista per più di 8 miliardi di lire Karl Heinz Riedle dal Werder Brema, fresco di titolo mondiale conquistato con la Germania. L’anno successivo, Calleri porta alla Lazio anche uno dei talenti emergenti del calcio tedesco, Thomas Doll. Sono operazioni tese a valorizzare la Lazio squadra, da aggiungere all’acquisto dei terreni su cui sorgerà il centro sportivo di Formello, comprati a poche centinaia di milioni di lire, ma fondamentali per dare un patrimonio immobiliare alla società. Dietro ad alcune mosse di Gianmarco Calleri, oltre alla presenza di Cesare Geronzi, si profila anche quella dell’investitore a cui il presidente della Lazio sta per passare il testimone: Sergio Cragnotti.

Quando capisce di aver ottenuto il massimo, infatti, Gianmarco Calleri decide di capitalizzare l’investimento fatto sei anni prima, ma solo dopo aver realizzato un colpo a sensazione, per non uscire di scena da sconfitto e sotto l’onda della contestazione dei tifosi che gli imputano l’incapacità di far fare alla Lazio in salto di qualità rappresentato dalla qualificazione per una Coppa Europea. In concerto con il nuovo investitore, Gianmarco Calleri acquista alla fine di una lunghissima trattativa con i dirigenti del Tottenham nientemeno che Paul Gascoigne, la stella di prima grandezza del calcio inglese, uno dei giocatori più importanti del Mondo.

Ero a Londra insieme a Calleri e Regalia il giorno dell’ultima partita di Gascoigne con la maglia del Tottenham, nella finale di Coppa d’Inghilterra contro l’Arsenal e non dimenticherò mai il volto spettrale del presidente e del ds della Lazio dopo il grave infortunio di Gazza. Non l’avevo mai visto così, neanche il giorno dello spareggio contro il Campobasso a Napoli. Lui, sempre “burbero” e abbastanza tirato (salvo quando si tratta di belle donne e di tavoli da gioco), il giorno dopo si presenta in ospedale da “Gazza” con un orologio d’oro, per fargli sentire che la Lazio gli è vicina. A causa di quell’infortunio, però, Gianmarco Calleri non ha il piacere di veder scendere in campo da presidente il suo acquisto più prestigioso e costoso.

A febbraio del 1992, infatti, con Gascoigne ancora convalescente, Gianmarco Calleri cede per 25 miliardi di lire la Lazio a Sergio Cragnotti, più i soldi per quei 40 ettari di terreno su cui sorgerà il centro sportivo di Formello. Per Calleri, è l’affare della vita. Per Cragnotti un investimento di cuore, perché in quel progetto mette parte della sostanziosa liquidazione (80 miliardi di lire) ricevuta dalla Montedison. E si presenta così: “Ho accettato di aiutare Calleri perché sono un grande tifoso della Lazio. E perché credo che il popolo biancoceleste meriti una squadra da primissime posizioni, che dovrà nascere intorno a Zoff, un uomo che ha già la mia stima e quella dell’ambiente. E mi ricorda tanto Maestrelli. Acquisteremo grandi giocatori, i migliori in circolazione. Ho sempre rincorso un sogno: quello di sostenere anche economicamente la Lazio. E ora, grazie a Calleri, ho realizzato quel sogno”.

Calleri si fa da parte in silenzio per lasciare tutto il palcoscenico al nuovo presidente. Dopo qualche anno di anonimato, Calleri torna nuovamente sulla scena calcistica, tentando di ripetere l’operazione-Lazio rilevando un Torino in stato pre-fallimentare. Ma questa volta l’operazione non gli frutta quanto quella precedente, visto che nel 1997 è costretto a cedere nuovamente la società dopo la retrocessione in serie B del Torino.

Prova senza successo a prendere il Genoa prima dell’arrivo di Preziosi, poi tenta una nuova scalata alla Lazio nell’estate del 2004, cercando nuovamente come nell’estate del 1986 l’appoggio di Geronzi e di Capitalia, ma non riesce nell’impresa. Dopo aver ceduto anni fa la “Mondialpol”, da qualche anno si è ritirato a vita privata, lasciando la gestione delle sue attività al figlio Riccardo, ex deputato di Forza Italia ed ex socio della GEA.




Accadde oggi 26.04

1925 Roma, campo Rondinella - Lazio-Pro Italia 1-0
1931 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Napoli 0-1
1934 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Brescia 3-2
1936 Alessandria, campo del Littorio - Alessandria-Lazio 2-0
1942 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Napoli 1-0
1959 Bologna, stadio Comunale - Bologna-Lazio 1-1
1960 Nasce a Piovene Rocchette (VI) Giulio Nuciari
1964 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 0-0
1970 Brescia, - Brescia-Lazio 0-0
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Cremonese 3-2
1998 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Parma 1-2
2009 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Atalanta 0-1

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 26/3/2019
 

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