07 Gennaio 2019

Smontato l'albero, riposti i sogni...
di Stefano Greco

Smontare l’albero di Natale è un po’ come riporre i sogni nel cassetto e tornare alla dura realtà. Succede ogni anno dopo la Befana, con la fine delle feste che si porta via quella piccola magia che, anno dopo anno, diventa sempre meno magica perché crescendo la realtà invade sempre di più il terreno occupato una volta solo ed esclusivamente dai sogni e dalle speranze. È tipico di chi ha la mia età, non c’è nulla di strano. A vent’anni vedi tutto da un’altra prospettiva, ti senti invulnerabile e quasi immortale, a trenta prendi il mondo di petto perché sei nel pieno delle forze e della maturità, a 40 anni cominci a riflettere un po’ di più, superati i 50 anni rifletti anche troppo e i momenti di serenità, come i sogni, sono sempre più rari.

No, non mi sono svegliato male questa mattina e il problema non è neanche ricominciare a lavorare durante le feste, perché chi mi ha seguito in questi giorni su Millenovecento sa che non ho mai smesso neanche un giorno e chi mi conosce bene sa che non ho mai lavorato tanto come in questo periodo. No, il problema non è quello. Il vero problema è che, nel lavoro come nello sport, quell’albero smontato sta a significare che si torna a fare sul serio, che tutti questi giorni di chiacchiere, di sogni, di speranze e di progetti su come affrontare l’anno nuovo lasciano il posto alla realtà, ai fatti. Quindi, parlando di Lazio il primo fatto e che ripartiamo come ci eravamo lasciati, né più né meno come è successo ogni 7 gennaio tutte le volte che negli ultimi 15 anni abbiamo riposto l’albero. E se vi guardate indietro, questa è l’unica cosa che non è mai cambiata, neanche di una virgola, negli ultimi 15 anni della vostra vita: ritrovare a gennaio la stessa Lazio lasciata a dicembre. Gli altri cambiano (magari sbagliando pure, per carità…), noi restiamo sempre gli stessi, con quell’amaro in bocca per l’ennesima occasione persa.

Direte: esagerato, il mercato chiude tra più di 3 settimane, il 31 gennaio… Vero, c’è tempo. O meglio, ci sarebbe tempo se ci fosse realmente la voglia di fare qualcosa, di crescere nei fatti oltre che nei proclami. Ma non è così. Anche chi fa finta di niente o dice “stamo bene così”, dentro lo sa che la realtà è diversa e che anno dopo anno stiamo perdendo un treno dietro l’altro. A volte nella vita si è fortunati se passa una sola volta il treno giusto, noi che abbiamo avuto negli ultimi tre lustri più di un’occasione per salire su quello buono, invece, restiamo sempre a terra, fermi alla stazione con la valigia dei sogni in mano da svuotare ogni 31 gennaio.

È vero, noi laziali siamo sia “rompicoglioni” che incontentabili. Ne conosco alcuni che il giorno del secondo scudetto, poche ore dopo aver brindato erano già rabbuiati pensando al domani, al fatto che dopo quella gioia sarebbe stato difficile viverne un’altra simile o salire ancora più in alto. Tutto vero, molti laziali pensano talmente tanto al futuro che non si godono mai il presente. Dobbiamo ammetterlo, siamo in tanti ad essere fatti così, sempre pronti a cercare il pelo nell’uovo o a guardare quello che non va senza badare troppo a quello che va bene. E non è perché siamo stati abituati male tra la fine degli anni novanta e l’inizio del terzo millennio o perché abbiamo come dice qualcuno ancora il caviale di Cragnotti incastrato tra i denti. Servirebbe una sana via di mezzo tra chi vede tutto nero e chi, invece, per contrapposizione dice che va tutto bene perché la priorità è esaltare il nuovo “conducàtor”. Perché sul binario opposto in cui stanno con la valigia in mano i laziali che sognano un futuro diverso dal presente e dal passato rappresentati da questi ultimi tre lustri di treni persi, ci sono quelli che oramai sono più tifosi di Lotito che della Lazio. O meglio, che si sentono pretoriani laziali perché difendono Lotito. E magari sono gli stessi che accusandoti di aver abbandonato la Lazio scegliendo di staccarti dall’ambiente, oltre ad averti puntato contro l’indice accusatorio per per anni ti hanno ripetuto che “Lotito è una cosa e la Lazio un’altra”. Già, come dire che Napoleone era una cosa e la Francia un’altra, oppure che Hitler era una cosa e la Germania un’altra o Mao o Stalin una cosa e la Cina e la Russia sotto la loro dittatura un’altra. E non ho usato il termine dittatura a caso, perché noi siamo sotto dittatura da 15 anni, perché c’è uno solo che decide, tutti gli altri che a Formello obbediscono e migliaia di laziali che riempiendo o svuotando lo stadio non hanno comunque voce in capitolo, perché tanto lui fa comunque come gli pare, completamente sordo a qualsiasi richiesta o appello. E viene pure idolatrato…

L’altro giorno su Facebook, tra i consigli su qualcosa che potrebbe interessarti che il social di Mark Zuckerberg mi propina ogni giorno su quella colonnina di destra, c’era un gruppo che si chiama LOTITO FOREVER FANS CLUB. Ho pensato ad uno scherzo, poi mi sono ricordato di quello striscione apposto in ritiro ad Auronzo di Cadore e ho capito che non era uno scherzo e neanche un miraggio fuori stagione o il postumo di una sbornia. Esiste realmente un gruppo del genere su Facebook e tra persone reali e fake ha quasi 1100 iscritti! Per la precisione 1087. La vita è bella perché è varia (o avariata direbbe qualcuno…), quello che c’è di meno bello è che da un po’ di tempo a questa parte qualcuno di questi pretoriani per difendere il “conducàtor” ha iniziato ad insultare non solo i laziali che attaccano il leader maximo e a puntare l’indice e a invocare il rogo per i miscredenti, ma anche a insultare giocatori che hanno fatto la storia della Lazio e che osano criticare la società. Tirare palate di fango (a volte, di vera e propria m…a, purtroppo) addosso a gente come D’Amico, Giordano, Di Canio o chiunque osi o abbia osato criticare Lotito, è diventato un esercizio quasi quotidiano da parte di queste truppe. Se lo fanno su Facebook, poco male. Se lo fanno semplici tifosi che usano i social network come valvola di sfogo o come palcoscenico per dimostrare di esister, poco male. Il problema è che qualcuno di questi pretoriani specializzati nel tirare fango o m…a addosso a chiunque non si prostri davanti al “conducàtor”, opiniona (non si sa bene a quale titolo, non essendo neanche giornalista o ex tesserato della Lazio Calcio…) sia nella radio che nella televisione ufficiale e scrive cose del genere: “Fernando Orsi ci ha dato dei tifosi ammaestrati, educati ai bilanci… lui me lo ricordo in porta come un pesce in rete… Con Chinaglia abituati a inseguire sponsor fatiscenti, vassalli della Juve… ma non importava, lui era Giorgio Chinaglia… lui, orsi, un poro portiere… dentro la rete…”.

Domanda: ma quando si chiede rispetto per i vari Patric, Wallace, Bastos,  Caicedo, Durmisi e per il duo Bruno Jordao-Pedro Neto perché indossano la maglia della Lazio e per questo vanno sostenuti e rispettati a prescindere, perché lo stesso rispetto non deve valere per uno come Orsi che comunque il suo nella Lazio lo ha fatto e, soprattutto, perché ci si permette di tirare ancora fango e m…a addosso a Giorgio Chinaglia, salvo poi glorificarlo in qualche post quando la società ricorda una sua impresa calcistica o il giorno della sua nascita o della sua morte? Felice Pulici è diventato un nemico dopo quello scontro pubblico il giorno della festa della Polisportiva con Lotito, ora è morto quindi è stato riabilitato, ma se resuscitasse e dicesse qualcosa contro l’attuale gestione della Lazio, state tranquilli che il popolo dei pretoriani non si farebbe nessuno scrupolo nell’attaccarlo nuovamente. Perché lo fanno quotidianamente, costantemente, perché hanno la macchina spara-fango perennemente accesa.

Ecco, smontato l’albero e chiusi in quella scatola tutti i sogni di una Lazio rinforzata alla ripresa dell’attività, l’unico sogno che cullo per questo 2019 è quello di veder sparire dalla scena gente che agisce in questo modo e che neanche nomino perché non merita un minimo di pubblicità. Penso che l’abbiano letto in tanti (purtroppo) quel post di cui ho parlato e che altro non è che l’ultimo anello di una catena già troppo lunga. Domani si riparte, la squadra si raduna a Formello dopo le feste e sabato alle 15 la Lazio torna in campo contro il Novara. E non è cambiato nulla. E noi stiamo sempre con la valigia in mano in quel binario in attesa di veder sfilare via definitivamente l’ennesimo treno. E non sarà l’ultimo…




Accadde oggi 26.04

1925 Roma, campo Rondinella - Lazio-Pro Italia 1-0
1931 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Napoli 0-1
1934 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Brescia 3-2
1936 Alessandria, campo del Littorio - Alessandria-Lazio 2-0
1942 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Napoli 1-0
1959 Bologna, stadio Comunale - Bologna-Lazio 1-1
1960 Nasce a Piovene Rocchette (VI) Giulio Nuciari
1964 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 0-0
1970 Brescia, - Brescia-Lazio 0-0
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Cremonese 3-2
1998 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Parma 1-2
2009 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Atalanta 0-1

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 26/3/2019
 

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