04 Gennaio 2019

Caro Simone, alza la voce e pretendi
di Stefano Greco

Per uno che fa il mio mestiere, non c’è nulla di peggio di avere la sensazione (quasi la certezza) di scrivere un articolo inutile, di dover mettere nero su bianco parole destinate a disperdersi come un urlo in mezzo ad una tempesta. Ma fare finta di nulla, voltarsi dall’altra parte o rassegnarsi, non fa parte del mio modo di essere. Quindi, anche se so benissimo che è tempo perso o quasi, oggi mi rivolgo a Simone Inzaghi, a quello che in tanti considerano come l’ultimo o unico baluardo di Lazialità o, meglio, come l’unico (insieme a Peruzzi) che ha una mentalità vincente, figlia delle esperienze vincenti fatte da calciatore. Non ce l’ha e non l’avrà mai Lotito, uno a cui interessa solo che tornino i conti (soprattutto i suoi) e ce l’ha ma solo fino ad un certo punto uno come Igli Tare che da calciatore nella sua carriera non ha vinto nulla (neanche quando giocava nel Partizan Tirana) e che (senza offesa…) in nazionale ha giocato con l’Albania. Simone e Angelo, invece, hanno vinto tanto in carriera, quindi quella mentalità se la sono portata dietro anche dopo aver appesogli scarpini al chiodo. Quindi, da laziale, solo a loro mi posso rivolgere.

Ieri ha aperto i battenti il mercato di gennaio e già prima del via ogni laziale, dopo aver ascoltato le parole di Igli Tare, ha già deposto le armi, messo in un cassetto le residue speranze di assistere ad un film diverso da quelli andati in scena negli ultimi 14 anni. “Ci sarà forse qualche operazione in uscita. Siamo in tanti e ci sono tanti giocatori che vorrebbero andare a giocare. Solo nel caso di qualche cessione, potremmo comprare”.

Ecco, dopo parole come queste ti cadono quasi le braccia, specie se a queste seguono parole come: “questo potrebbe essere l’anno buono per la Champions League”. Ma come, da un lato dici che abbiamo l’occasione per andare in Champions League e dall’altra dici che la società non è disposta ad investire un solo euro, che pensa solo a sfoltire la rosa e al massimo è pronta a reinvestire parte o tutto quello che può entrare da un’eventuale cessione? Che ambizioni, realmente, ha una società che ragiona e si esprime in questo modo, mandando messaggi simili ai tifosi? Zero o pari a zero, purtroppo. Come sempre…

Ecco, allora, che l’unica speranza (vana, lo so…) è che finalmente Simone Inzaghi si ribelli a tutto questo, che batta finalmente i pugni sul tavolo per pretendere, finalmente, qualcosa di più e di meglio che non la sostituzione di 4/5 pedine in uscita con una in entrata. Lo ha fatto in passato, ma in privato, quindi la cosa è rimasta confinata nelle quattro mura di una stanza di Formello o di Villa San Sebastiano e a rimetterci (oltre che la Lazio) è stato proprio Simone Inzaghi che, agli occhi di tanti tifosi, appare come uno disposto ad accettare tutto abbassando la testa davanti al padrone. Io so che non è così, chi ha ascoltato quella telefonata di Lotito a Inzaghi intercettata l’estate scorsa lo sa che non è così, ma alla fine è questo il messaggio che passa, soprattutto quando un allenatore chiede solo 3 giocatori per rinforzare la squadra (Lazzari, Papu Gomez e Acerbi) e con 48 milioni di euro in cassa la società te ne porta uno solo perché alla fine hai sbattuto i pugni sul tavolo per mettere fine all’ennesimo sfinente tira e molla per risparmiare due spicci, ma poi va a spendere più di 6 milioni di euro per Durmisi quando con quei soldi più quelli spesi per Berisha (che non si è mai visto…) potevi prendere tranquillamente Lazzari, ovvero quel giocatore che ci manca per tappare quel buco sulla fascia destra che si è aperto con la cessione di Lichtsteiner alla Juventus. Quello sulla fascia sinistra, invece, è ancora aperto dai tempi della cessione di Kolarov al Manchester City, nonostante la mezza dozzina di laterali sinistri acquistati o adattati…

Già lo so che Simone Inzaghi non farà quello che sogniamo tutti. È troppo educato per alzare la voce ed è troppo laziale per sbattere pubblicamente i pugni rischiano di sfasciare tutto. Ma visto che non possiamo sognare che cambi Lotito (e di conseguenza Tare…), l’unico sogno che noi laziali possiamo coltivare è quello di vedere qualcuno ribellarsi a questo stato di cose. Mentre siede ancora su quella panchina, prima di fare la fine che da Delio Rossi in poi hanno fatto tutti gli allenatori che hanno portato la Lazio ad un passo dalle porte del Paradiso ma dopo aver bussato invano si sono ritrovati in Purgatorio o peggio ancora all’Inferno. E i tifosi ad assistere all’ennesimo progetto andato in fumo e sostituito da un altro piano biennale o triennale di rinascita o di rilancio. Così come non credo più da tempo né in Babbo Natale né nella Befana, non credo neanche nella possibilità che Inzaghi faccia quello che ha fatto Conte un anno fa dopo che il Chelsea dopo aver vinto il campionato non gli aveva preso i giocatori che lui aveva chiesto o quello che fa ad esempio Spalletti, che senza fare casino lancia però continue frecciate alla società sostenendo che la rosa ha delle carenze evidenti. Inzaghi non lo ha mai fatto, anche se quelle carenze sono palesi. E sa benissimo che in caso di fallimento sarà lui a pagare il conto. Perché ha o no in mano una Ferrari?




Accadde oggi 26.04

1925 Roma, campo Rondinella - Lazio-Pro Italia 1-0
1931 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Napoli 0-1
1934 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Brescia 3-2
1936 Alessandria, campo del Littorio - Alessandria-Lazio 2-0
1942 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Napoli 1-0
1959 Bologna, stadio Comunale - Bologna-Lazio 1-1
1960 Nasce a Piovene Rocchette (VI) Giulio Nuciari
1964 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 0-0
1970 Brescia, - Brescia-Lazio 0-0
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Cremonese 3-2
1998 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Parma 1-2
2009 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Atalanta 0-1

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 26/3/2019
 

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