03 Gennaio 2019

C'erano una volta la Lazio e il calcio italiano
di Stefano Greco

Questa mattina volevo scrivere un altro tipo di articolo, perché oggi apre ufficialmente i battenti il calciomercato e quindi avevo programmato un certo tipo di pezzo. Poi, appena acceso il computer ho  controllato la posta e risposto a qualche notifica su Facebook. Ad una in particolare, scritta da una persona che non conosco che su una bacheca mi contestava il fatto di aver scritto ieri che il campionato italiano si è sì livellato, ma verso il basso. Con molto garbo, sia ben chiaro, mi ha scritto: “a parte la Juve che fa storia a se, le altre 5 Napoli Inter Lazio Roma e Milan in tutti gli altri campionati a parte la Premier, sarebbero fra le prime 6 posizioni”.

Mentre riflettevo su cosa rispondere, mi sono ricordato che oggi è il 3 gennaio e che esattamente 16 anni fa, in una freddissima serata romana, a via Valenziani si consumava l’ultimo atto della gestione-Cragnotti e con le dimissioni del presidente dei presidenti si chiudeva, definitivamente, il periodo più bello e glorioso della storia di questa società. La fine di un sogno durato dieci anni, di due decadi in cui tutto era possibile: vedere i migliori giocatori del Mondo indossare la maglia della Lazio, partire ogni stagione con l’obiettivo realistico di poter vincere il campionato e poter battere chiunque, giocare tre finali europee di seguito e sentire il più grande allenatore nella storia del calcio inglese dire che l’unico grande rammarico in un’avventura durata un quarto di secolo in cui ha vinto tutto quello che c’era da vincere, è stata aver perso una finale di Supercoppa Europea a Montecarlo contro la Lazio, che in quell’estate del 1999 era la “squadra più forte del Mondo”. E lo era, perché alla guida aveva un imprenditore vero, uno che nel mondo del calcio stava dieci anni avanti a tutti come mentalità e visione prospettica. Uno che voleva vincere e faceva di tutto per costruire una squadra vincente. Con i fatti, non a parole. E proprio per questo, per aver ribaltato l’ordine costituito del calcio italiano, alterando equilibri che resistevamo dall’inizio del secolo con le grandi del Nord a dominare e tutte le altre a dividersi le briciole, è stato fatto fuori in un amen, per un debito che rispetto ai buchi di bilancio che hanno oggi società come Inter, Milan e Roma, era ridicolo. Soprattutto pensando al valore della rosa della Lazio e al fatto che Sergio Cragnotti stava per completare quel progetto che avrebbe reso la Lazio economicamente indipendente da tutto e da tutti, solida perché in quel progetto stavano per essere coinvolti magnati dell’economia, italiani e soprattutto stranieri, interessati al calcio italiano, a quel giocattolo che produceva ogni anno miliardi di euro.

Quel progetto è andato in frantumi non per il default dei bond della Cirio (azienda mai fallita, tra l’altro…) o perché la Lazio aveva un debito abnorme (quello lo hanno creato le persone che su input della Banca di Roma, poi Capitalia e ora Unicredit, hanno gestito la società nei 18 mesi successivi), ma solo perché quel progetto di Cragnotti, una volta realizzato, avrebbe definitivamente spezzato il dominio dell’asse Torino-Milano, di quel duopolio Fiat-Finivest in cui solo Moratti poteva recitare il ruolo del terzo incomodo. Questa, purtroppo, è la realtà dei fatti. Una realtà che ha spazzato via nel giro di pochi anni tutti quelli che avevano osato vincere qualcosa in Italia, compreso il povero Franco Sensi a cui qualcuno ha spolpato un patrimonio di quasi un miliardo di euro.

“Essere uscito di scena in quel modo”, mi ha raccontato qualche anno fa Cragnotti in un’intervista,“è il mio grande rammarico, perché avevo tracciato un percorso che purtroppo non è andato fino in fondo a compimento a causa della grave crisi economica che ha colpito il gruppo a cui faceva riferimento la Lazio, il gruppo-Cirio. Ed è stata la Lazio a pagare le maggiori conseguenze di quella crisi. All’improvviso la Lazio si è trovata senza un gruppo alle spalle, senza punti di riferimento, ma la situazione debitoria non era preoccupante, proprio perché avevamo un grande patrimonio giocatori, proprio perché volendo potevamo fare cassa vendendo, come facemmo nell’estate del 2002 cedendo Nesta e Crespo e incamerando oltre 70 milioni di euro. E nonostante quelle cessioni, l’anno successivo la squadra lottò per lo scudetto e conquistò la qualificazione alla Champions League. Io al 31.12.2002 ho lasciato un bilancio in linea con il progetto. Avevamo un patrimonio immobiliare importante, un parco giocatori tra i primi in Italia e in Europa, ed io stavo convincendo grandi imprenditori internazionali a investire nella Lazio. Avevo progettato di dividere la società, di separare la squadra dal settore marketing o da quello della comunicazione o della gestione di Formello, creando altre società. C’era un piano ben preciso che fu interrotto bruscamente per volontà della Banca di Roma. E a distanza di anni, tutti parlano della gestione-Cragnotti, ma nessuno parla di quello che successe dopo la mia uscita di scena sotto la gestione-Capitalia voluta da chi guidava (il riferimento è chiaramente a Geronzi, anche se lui quel nome non lo pronuncia mai, ndr) la banca di riferimento della Lazio. Nessuno parla di quei 16 mesi che sono stati fondamentali per determinare la situazione economica che poi ha ereditato Lotito. E anche Lotito parla sempre di gestione-Cragnotti, ma non accenna mai a quello che è successo dopo la mia uscita di scena. Nessuno parla mai di quell’aumento di capitale dell’estate del 2002 al quale partecipai anche io accettando di non sottoscrivere e quindi di diluire così la mia partecipazione: un aumento di capitale che porto circa 120 milioni di euro nelle casse della Lazio, soldi che non sono andati né a sanare i 40 milioni di euro di debito fiscale né gli altri debiti”. 

Il rammarico di Cragnotti è quello di tutti i laziali e di tutti i tifosi delle squadre che in quegli anni venivano chiamate “le 7 sorelle”. Ma anche per la fine di quel periodo dell’oro a cavallo tra la fine del Novecento e l’inizio del Terzo Millennio, quando il calcio italiano era veramente leader in Europa e nel Mondo, la Nazionale vinceva la Coppa del Mondo (o giocava finali Mondiali ed Europee) e le nostre squadre dominavano nelle coppe europee. Ben 8 successi in Coppa Uefa tra il 1989 e il 1999 con 4 finali tutte italiane; 3 successi in Coppa delle Coppe nelle stesso periodo con Sampdoria, Parma e Lazio; 5 successi in Champions League (7 con quelle vinte nel 2007 dal Milan e nel 2010 dall’Inter) con una finale tutta italiana e 7 successi in 15 anni nella Supercoppa d’Europa sono le prove di un vero e proprio dominio, di un impero caduto tristemente in disgrazia visto che negli ultimi dieci anni l’unico acuto in Europa è stata la Champions League vinta dall’Inter di Moratti.

Oggi, eccezion fatta per la Juventus, la realtà del calcio italiano è quella di 2 squadre su 4 sbattute fuori dalla Champions League (con la Roma che si è salvata solo perché è capitata in un girone ridicolo), di un Milan eliminato in Europa League in un girone con Dudelange, Olympiakos e Betis Siviglia, di un’Atalanta di cui in Italia si dicono mirabilie che non ha superato neanche il preliminare di Europa League e di una Lazio che nel suo girone è stata presa a schiaffi due volte dall’Eintracht di Francoforte che è sesto in classifica in Bundesliga. Questa è la dura realtà del calcio italiano. E se continuiamo a pensare di essere ancora i più forti e i più fichi, nonostante un Mondiale visto da casa, solo perché siamo italiano, allora non risorgeremo mai. Perché, purtroppo, la Juventus è l'eccezione, non la punta dell'iceberg di un movimento in crescita. E la Lazio di oggi, purtroppo, come organico, è lontana anni luce dalla Lazio che Sergio Cragnotti è stato costretto a lasciare il 3 gennaio del 2003. Sembra ieri, invece sono passati 16 anni... di cui quasi 15 passati sotto questa gestione…




Accadde oggi 21.08

1916 Muore a Porpetto (UD) Florio Marsili, Pioniere
1949 Foligno, Stadio Comunale - Foligno-Lazio 0-7
1977 Varese - Varese-Lazio 2-1
1983 Catanzaro-Lazio 0-0
1988 Pescara-Lazio 2-1
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Espanol di Barcelona 2-1
2000 Karlstad, - Karlstad-Lazio 1-5
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-FC København 4-1
2004 Milano, stadio Giuseppe Meazza - Milan-Lazio 3-0
2005 Rieti, stadio Centro d'Italia - Rieti-Lazio 0-1

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 9/8/2019
 

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