04 Dicembre 2018

L'era del Giustificazionismo Laziale...
di Stefano Greco

Nel mondo Lazio, la “normalità” è un termine sconosciuto. Non da oggi, ma da sempre si passa da un eccesso all’altro, da una guerra senza quartiere all’altra e non si perdona niente e nessuno. Basta pensare al modo in cui viene sbattuta in faccia la porta agli ex, a quelli che perché costretti o per ambizione lasciano Roma e la Lazio per volare altrove. Nella migliore delle ipotesi, vengono bollati come mercenari, ma di norma come traditori, venduti o infami. L’elenco è lungo, gli episodi di ritorni a casa accompagnati da 90 minuti di fischi, cori e striscioni di insulti, pure. Ma in questa continuità di eccessi, di passaggi repentini dall’amore assoluto all’odio totale, c’è da un paio d’anni a questa parte un elemento di discontinuità, una sorta di corto circuito, una rottura degli schemi o una rivoluzione del modo di essere e di comportarsi che, passando da un eccesso all’altro ha portato dal “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare” al “va tutto bene madama la marchesa”. Dal non accontentarsi mai a giustificare qualsiasi cosa, dal cercare il pelo nell’uovo al mettere la testa sottoterra. Insomma, all’era del GIUSTIFICAZIONISMO.

Cos’è il GIUSTIFICAZIONISMO? Partiamo dalla spiegazione data dal vocabolario a questo termine, perché già quella dice tanto se non tutto. GIUSTIFICAZIONISMO: Tendenza a giustificare sempre e comunque atteggiamenti, azioni, comportamenti o eventi, anche se negativi.

Data per persa la battaglia portata avanti contro chi gestisce questa società, in molti non hanno deposto solo le armi, ma hanno proprio disconosciuto il passato e si sono pentiti al punto da cambiare completamente linea, passando dal non perdonare nulla a trovare un modo per giustificare qualsiasi cosa, in modo da contrastare chi, invece, non si è affatto pentito ed è rimasto fermo sulle proprie posizioni. Il risultato è che da un annetto e mezzo a questa parte è vietato fare qualunque tipo di critica, anche se suffragata dai fatti. È vietato criticare non solo l’operato della società, ma anche quello dell’allenatore o dei giocatori. Salvo poi, magari, insultarli in modo palese con cori o striscioni. Ma in quel caso, non lo si fa per criticare o per mettere in croce qualcuno, ma solo per “stimolare” un giocatore che si è rilassato o imborghesito. E, chiaramente, lo può fare solo chi ha sposato il pensiero comune.

Se qualcuno che non fa parte del partito del NGL, Nuovo Giustificazionismo Laziale, si azzarda a muovere una critica a Inzaghi sul modulo tattico o sulla scelta della formazione, apriti cielo: insulti, accuse di voler destabilizzare l’ambiente e indici puntati addosso, come si faceva ai tempi della Santa Inquisizione, con invocazione immediata della condanna al rogo senza processo per l’eretico di turno. E anche se non critichi Inzaghi, anche se non ti lamenti per questo inizio al di sotto delle aspettative e se non nomini neanche chi guida la società, chi ha fatto la campagna acquisti o chi sventola con fierezza la bandiera del NGL, un modo per attaccarti si trova comunque: che sia per il passato, per il fatto che comunque stai da sempre sullo stomaco a qualcuno oppure perché leggendo tra le righe e interpretando a proprio piacimento quello che scrivi (spesso e volentieri stravolgendo completamente i concetti e la realtà) qualcuno trova uno spunto per puntare l’indice, ecco che finisci nel mirino e scatta immediato il linciaggio, la caccia alla strega o all’eretico di turno.

Per far parte del NGL o per non vedersi stracciata la tessera di laziale, bisogna dire che la squadra di quest’anno è chiaramente e nettamente più forte di quella dello scorso anno. Anche se non è così. Non lo è non tanto perché i nuovi acquisti non sono all’altezza della situazione o delle aspettative, ma per il semplice motivo che il rendimento dei calciatori cambia da una stagione all’altra e che il giudizio sul valore di una squadra non può partire da quello che ha fatto un anno fa da un calciatore, a meno che il calciatore in questione non sia un mostro di continuità di rendimento. Quello che può valere per Acerbi o per Immobile, ad esempio, non può assolutamente valere per Milinkovic Savic o per Luis Alberto, per il semplice motivo che i primi sai con certezza che cosa ti possono dare perché da anni il primo non salta una partita e l’altro segna con continuità. Mentre Milinkovic è ancora in fase di evoluzione e Luis Alberto da quando è sbarcato a Roma è stato devastante solo per qualche mese lo scorso anno, mentre all’inizio della sua avventura e oggi è sempre stato discontinuo, uno potenzialmente con grandi numeri ma che si accende e spegne con grande facilità, poco aiutato anche da un carattere molto particolare. Lo stesso motivo per cui veniva contestato Felipe Anderson, oggi rimpianto da molti considerando anche che l’estate scorsa si è deciso di sacrificare il brasiliano proprio per trattenere lo spagnolo.

Partendo da questo esempio, tutto il resto viene di conseguenza. Guai a dire che ci voleva poco per accontentare Inzaghi e per costruire una squadra con più logica o con elementi più adatti per fare il 3-5-2 o il 3-5-1-1. Ad esempio, bastava andare a prendere Lazzari e Laxalt (non Marcelo e Alex Sandro) per assicurare quella spinta sulle fasce che non garantiscono né Lulic e Marusic né Durmisi e Patric. Ad esempio, bastava prendere un attaccante d’esperienza e che vede la porta più di Caicedo per assicurare ad Inzaghi un’alternativa importante per cambiare le partite in corso. E questo non significa dire che Correa non è buono, significa solo che c’erano i soldi per fare qualcosa di meglio e di più. In tutti i reparti, a partire dalla difesa. Perché se Acerbi deve giocare sempre e comunque, è perché è evidente che Inzaghi non si fida degli altri: né di Bastos né di Wallace e neanche di Ramos. Altrimenti Radu sarebbe un’alternativa e non un punto fermo. Perché in una squadra ambiziosa, senza negare quello che di importante hanno fatto certi giocatori negli anni in cui hanno indossato questa maglia, il vero salto di qualità lo fai quando calciatori come Lulic e Radu sono delle ottime alternative, dei giocatori d’esperienza da buttare dentro in caso d’emergenza e non dei punti fermi dai quali non puoi prescindere.

Perché è facile gettare la croce addosso a Inzaghi, è semplicissimo crocifiggere lui e usare il modulo come scusa per spedirlo al rogo, ma se va via Inzaghi e arriva un altro, cosa cambia? Nulla, perché con Inzaghi si sta mettendo in pratica lo stesso copione usato in precedenza con Delio Rossi, due volte con Reja, con Petkovic e con Pioli. Era sempre colpa dell’allenatore e del modulo… Lo stesso allenatore che fino a quando andava tutto bene, magari, veniva dipinto come un novello Maestrelli, cercando improbabili punti di contatto con il “maestro”.

Criticare tutto è sbagliato, ma giustificare qualsiasi cosa secondo me è ancora più deleterio, perché porta inevitabilmente ad accontentarsi di quello che passa il convento, a rassegnarsi e quindi ad abbassare l’asticella delle aspettative e delle ambizioni. Giustificando poi eventuali fallimenti con il “complotto”, con il “tanto questo campionato è già deciso a tavolino”. Come se certe cose non le avessimo viste anche in passato, quando non solo non ci rassegnavamo ma combattevamo per cambiare il sistema o per rompere certi schemi. Se ci fossimo rassegnati nel 1999 dopo quello scudetto un po’ scippato e un po’ perso per colpa nostra in quell’incredibile finale di stagione (un po’ come la qualificazione alla Champions League svanita lo scorso anno, sia per i torti arbitrali ma anche perché alla fine eravamo cotti…), non avremmo mai vinto lo scudetto l’anno successivo. E l’abbiamo vinto, tra l’altro, proprio perché ci siamo ribellati all’ennesima ingiustizia (il gol annullato da De Santis a Cannavaro in Juve-Parma) scatenando l’inferno.

È vero, i tempi sono cambiati e purtroppo non c’è uno con la mentalità vincente di Sergio Cragnotti alla guida della Lazio. È vero, dopo anni di guerra forse bisognava anche voltare pagina, ma siamo sicuri che il GIUSTIFICAZIONISMO sia la via giusta per crescere e per pungolare chi già di suo ha dimostrato di avere ben poca voglia di volare alto? Va benissimo sostenere la squadra fino alla morte evitando processi che, tanto, a mercato chiuso e giochi fatti non portano da nessuna parte: ma perché non fare alcun tipo di pressione affinché a gennaio si faccia quello che non è stato fatto a giugno, luglio e agosto? Perché restare impassibili e quasi rassegnati davanti alla prospettiva che un Milan pieno di buffi si possa permettere di aggiungere al suo roster uno come Ibrahimovic mentre una Lazio che chiude da due anni il mercato in attivo o quasi non debba correggere nel mercato di riparazione gli errori commessi in quello estivo o completare l’organico seguendo le indicazioni date già alla fine della passata stagione dall’allenatore?

Il tempo della guerra e della contestazione è finito ed è anche inutile fare processi sul perché sia morto e chi abbia ucciso quel LIBERA LA LAZIO, perché non serve a nulla parlarne o discuterne. Ma il GIUSTIFICAZIONISMO non è la strada giusta per uscire da questo labirinto, per mettere fine a questo loop in cui viviamo da anni con copioni e finali sempre uguali. Che piaccia o no, questo è quello che penso io ma che, sentendo un po’ in giro, pensano in molti. Più di quanti non si possa pensare ascoltando ogni giorno le tante campane GIUSTIFICAZIONISTE




Accadde oggi 19.12

1920 Roma, campo della Rondinella - Lazio-U.S. Romana 2-1
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Atalanta 4-0
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Modena 5-1
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 2-1
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Perugia 4-1
1982 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Milan 2-2
1993 Lecce, stadio Via del Mare - Lecce-Lazio 1-2
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Piacenza 2-0
2002 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 1-2
2004 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 3-0
2007 Roma, Stadio Olimpico, Lazio-Napoli 2-1
2010 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Udinese 3-2

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 07/12/2018
 

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