02 Dicembre 2018

Su c'è er maestro che ce sta a guardà...
di Stefano Greco

È difficile, forse impossibile, raccontare qualcosa di Tommaso Maestrelli che non sia stato raccontato in questi 42 anni da quel 2 dicembre del 1976, da quel giorno che resterà per sempre impresso nella memoria di ogni laziale come tutte le date dei successi della Lazio, perché quel giorno ci ha lasciato per sempre un uomo diventato leggenda ancora prima di lasciare questo mondo per entrare in quello degli immortali.

Tommaso, le sue imprese, le storie che lo legano a Giorgio, a Cecco e a quel gruppo di pazzi scatenati sono state raccontate da tanti e da tutti i punti di vista. Poco, invece, secondo me si è parlato del Tommaso dietro le quinte, del padre di famiglia. La famiglia vera, quella che aveva creato insieme alla signora Lina. Perché parlando dei Maestrelli e di Tommaso,abbiamo la conferma della veridicità del detto: “Dietro un grande uomo, c’è sempre una grande donna”. Frase attribuita secondo alcuni a Virginia Wolf e secondo altri a Groucho Marx. Ma poco importante, quello che conta è la veridicità di questa frase, confermata anche da Maestrelli in un’intervista rilasciata al suo grande amico Sandro Petrucci, l’unico con cui Tommaso abbia mai parlato della sua famiglia e si sua moglie.

Ho scritto tanto di Tommaso, come purtroppo di Maurizio, ma non ho mai parlato della signora Lina, perché era una persona riservata, una donna che non amava la luce della ribalta, ma che faceva tanto, tantissimo. Anzi, a dirla tutta era il vero pilastro su cui si reggeva tutta la famiglia. E il primo a saperlo, era proprio Tommaso Maestrelli, l’uomo saggio che risolveva ogni problema. Leggete quello che disse il Maestro di lei in quell’intervista fatta da Sandro Petrucci e capirete molte cose.

“Se sono riuscito a raggiungere, in pochi anni, traguardi così importanti in un ambiente difficile come quello romano – disse Tommaso Maestrelli in un’intervista a Sandro Petrucci – lo devo a Umberto Lenzini, che mi ha sempre difeso nei momenti più delicati; all’appoggio di un ristretto gruppo di amici giornalisti che mi ha difeso e incoraggiato a proseguire sulla strada intrapresa; ma soprattutto a mia moglie Lina, che mi ha sopportato nei momenti in cui ero di cattivo umore. E’ bene che la gente sappia che il contributo della mia famiglia ai successi della Lazio è stato determinante. Nessuno può sapere che cosa può significare per un allenatore rientrare a casa dopo una giornata impegnativa e stressante, sia dal punto di vista fisico che psicologico, e trovare un ambiente caldo e sereno. Ho avuto la possibilità di dedicarmi anima e corpo alla Lazio, solo perché mia moglie ha sempre provveduto da sola a mandare avanti la famiglia”.

L’articolo potrebbe anche finire qui, ma sarebbe monco. Perché l’altra metà del cielo o dell’immagine che noi abbiamo di Tommaso Maestrelli è legata a Massimo e Maurizio, quei due gemelli che il “Maestro” si portava ovunque, sfidando anche le ire di Umberto Lenzini, a volte disturbato dall’esuberanza di quei due ragazzi che, uniti al figlio di Gigi Bezzi, imperversavano ovunque: a Tor di Quinto, come negli spogliatoi dell’Olimpico. E allora, la degna conclusione di questo articolo non può che essere non un mio ricordo, ma quello di uno dei due gemelli. Ovvero, le parole che Massimo Maestrelli ha dedicato a suo padre Tommaso il 12 maggio del 2014, nel giorno in cui in uno Stadio Olimpico completamente diverso da quello di quel Lazio-Foggia, ma ugualmente traboccante di gente e di entusiasmo, è stato celebrato il quarantennale di quell’impresa entrata nella storia e che ha fatto entrare nella leggenda Tommaso Maestrelli e tutti i suoi ragazzi.

Caro Babbo, 
sono passati già 40 anni ma a me sembra siano volati, perché di quel 12 maggio ricordo ogni attimo. Oggi i 65 mila laziali che saranno all’Olimpico rivivranno quella festa indimenticabile: i padri che c’erano e i figli che l’hanno vissuta nei mille racconti. Il rigore di Giorgio, il campo dell’Olimpico alla fine pieno di gente impazzita di gioia. Questo è il 12 maggio 1974 nell’immaginario collettivo laziale. Io penserò a te. Mio padre circondato da splendide persone, calciatori e amici laziali; mio padre che dice no alla Juventus e alla Nazionale per restare alla Lazio. Ricordo la settimana che precedette la partita desiderata una vita, la "tua" partita. I tuoi silenzi ancora più accentuati del solito, ma ricchi di significati. I tuoi sguardi, la tua calma apparente con il cuore pieno di emozioni e tumulti, ma vissuti senza eccessi e all’interno di sani valori che lo sport ti aveva insegnato e per il quale hai dato la tua vita. Quei valori che ti hanno reso indimenticabile per me e per chi ama lo sport. E non solo per i laziali. Le cose importanti della vita, dicevi, per te erano altre: la salute, la famiglia, gli affetti più cari. Scherzavi su quella strana coincidenza che vedeva il giorno del tuo compleanno (il 7 ottobre ) come data della prima di campionato a Vicenza e quello mio e di Maurizio (il 19 maggio) come l’ultima giornata, contro il Bologna, anche se tu lo scudetto lo conquistasti contro il Foggia una settimana prima, appunto il 12 maggio.

Proprio il Foggia, unica nota stonata di quella meravigliosa giornata, ahimè, che ti non ti permise di godere fino in fondo quella gioia mai raggiunta prima. Che strano scherzo ti giocò il destino quel giorno, un disegno quasi beffardo. Gioia intrisa di amarezza, due elementi che ti hanno spesso accompagnato nella tua vita. Un disegno che ad oggi non riesco a decifrare ma che un domani avrò più chiaro. Le stelle avevano già deciso quanto si stava per verificare, tu non hai fatto altro che condurre quel carro, perché eri tu il predestinato. Un’immagine ce l’ho di quella giornata. Ricordi quando ti chiedemmo il perché, il momento immediatamente successivo al rigore di Giorgio, che sancì per la prima volta lo scudetto su quella gloriosa maglia che ci è entrata nella pelle, di quelle mani che accarezzano i capelli, di quello sguardo rivolto al cielo e di quella calma assoluta in uno stadio impazzito di gioia: tu ci rispondesti che stavi per riavvolgere il film della tua vita in un momento che ti vedeva in cima al mondo. Niente corse, niente scene tipiche di persone che vivono un tale stato d’animo, niente di niente: solo tu e Renato Ziaco, uno vicino all’altro, assaporando come solo pochi intenditori della vita sanno fare, quegli intensi attimi che ti porti per sempre nel cuore. Ma c’è una emozione che resta indelebile nella mio cuore: il momento, qualche minuto dopo il fischio finale di Panzino, dello scatto con Maurizio verso di te negli spogliatoi con il cuore in gola, il tuo raggiante sorriso nel vederci, il disinteressarsi completamente di tutto ciò che in quel momento ti circondava: e quell’abbraccio meraviglioso che ci vide tutti e tre insieme. Attimi che sembravano non finissero mai e che porterò sempre con me, insieme ad un pallone della partita.

Babbo, ora posso dirtelo: sono stati i secondi più belli mai vissuti. E la nostra festa quella notte dopo la partita? Erano le 4, a casa con noi c’erano, con parte dei tuoi ragazzi, i tuoi più stretti compagni di viaggio: Renato Ziaco, Gigi Bezzi, Nanni Gilardoni, Enrico Bendoni, Sandro Petrucci e un piatto di pasta preparato da mamma Lina, oggi splendida nonna novantenne. Un semplice piatto di pasta, tanti sorrisi per festeggiare il traguardo professionale per te più prestigioso, che girò per la prima volta il vento calcistico della città: uno scudetto storico per la Lazio e che ha reso ogni laziale orgoglioso e consapevole della forza dei propri colori. Ti hanno raccontato in storie, libri, documentari, articoli, canzoni, rappresentazioni teatrali: un affetto grande che mi è servito per sentirti ancora vicino. Lo sentirò anche all’Olimpico per questa festa tutta laziale. Sarà anche la nostra festa, la festa della nostra famiglia. Ti saranno accanto i tuoi figli e nipoti: Tommaso e Federica, Andrea e Alessio accompagnati dalla mamma Monia (come saprai, anche lei figlia di un allenatore della Lazio), Tommaso e Niccolò. Quando ci hai lasciato avevamo 13 anni, come Tommaso quando perse la mamma Patrizia e Andrea il papà Maurizio… ma credo che questo tu già lo sappia. Oggi, all’età di 50 anni, nonostante il percorso non sia stato facile e a volte mi abbia messo a dura prova, mi sento di dirti che siamo una bella famiglia, cresciuta sulla scia dei tuoi principi e valori, seguendo i comportamenti che avevi tracciato chiaramente, seppur nel tuo breve ma proficuo ruolo assai difficile, tranne per te, di genitore. Per ultimo voglio dire che ci manchi e ci sei mancato molto, ma che i tuoi nipoti hanno imparato a conoscerti e sono fieri di aver avuto un nonno così: e credo ti piacerebbero molto, seppur nelle loro diversità caratteriali. Manchi a noi e manghi al popolo laziale che non ti ha mai dimenticato e ce lo dimostra continuamente: e questo, babbo, è il tuo scudetto più bello. Ti voglio bene.

Ciao Tommaso… E come hai fatto sempre in questi 42 anni, insieme ai tuoi ragazzi volati via troppo presto e ai tuoi e ai nostri amici che ti hanno raggiunto, affacciati sullo stadio in cui gioca la Lazio e veglia su di noi. Perché come cantava Aldo Donati in quella sua splendida poesia in musica dedicata a te e alla Lazio: “Su c’è er maestro, che ce sta a guardà”




Accadde oggi 19.12

1920 Roma, campo della Rondinella - Lazio-U.S. Romana 2-1
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Atalanta 4-0
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Modena 5-1
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 2-1
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Perugia 4-1
1982 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Milan 2-2
1993 Lecce, stadio Via del Mare - Lecce-Lazio 1-2
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Piacenza 2-0
2002 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 1-2
2004 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 3-0
2007 Roma, Stadio Olimpico, Lazio-Napoli 2-1
2010 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Udinese 3-2

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 07/12/2018
 

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