28 Novembre 2018

"Mau" nel cuore...
di Stefano Greco

Lasciali dire che al mondo quelli come te perderanno sempre 
perché hai già vinto, lo giuro e non ti possono fare più niente… 
Passa ogni tanto la mano su un viso di donna, passaci le dita 
nessun regno è più grande di questa piccola cosa che è la vita…
E la vita è così forte che attraversa i muri per farsi vedere 
la vita è così vera che sembra impossibile doverla lasciare… 
La vita è così grande che quando sarai sul punto di morire 
pianterai un ulivo convinto ancora di vederlo fiorire…

https://www.youtube.com/watch?v=ATeNpw-13Zw

Da 7 anni, ogni 28 novembre si riapre quella ferita impossibile da rimarginare. Vale soprattutto per Monia, Andrea e Alessio, vale per Massimo, vale per tutti noi che abbiamo conosciuto e amato Maurizio Maestrelli. Lui, suo padre e quella splendida famiglia. Per questo settimo anniversario della scomparsa di un amico, per parlare di “Mau” ho scelto questa poesia scritta da Roberto Vecchioni e trasformata in una splendida canzone, perché la considero una sorta di testamento spirituale, il miglior messaggio che un padre possa lasciare ai propri figli. E ho scelto questa foto, inserita alla fine del video, perché in quelle poche parole c’è tutto: l’essenza della nostra esistenza che senza amore sarebbe vuota e priva di ogni significato, ma anche la forza della vita che come scrive Roberto Vecchioni è così forte che attraversa i muri per farsi vedere. E resiste, come l’amore, anche quando la vita ci sfugge dalle mani e vola via.

La vita da tempo ci ha insegnato che a tutto c’è un inizio e una fine, ma non al perché succedano certe cose, al perché il destino si debba accanire in modo crudele verso certe persone, come è successo con la famiglia Maestrelli e la famiglia Materazzi. Giovani vite strappate via, una dopo l’altra, senza una ragione, soprattutto senza una risposta a quel PERCHÉ che ci rimbomba nella mente, a quella domanda che rimane appesa e a quel pensiero fisso che non riusciamo a scacciare via. E l’unica salvezza, l’unica via d’uscita, è e resta l’amore: quello che, come c’è scritto su quel cartello, dura per sempre e un giorno in più di sempre. Quella frase altro non è che il titolo di uno splendido libro scritto da Stefano Monticciolo che consiglio vivamente a tutti gli innamorati dell’amore che racconta la storia di un amore. L'amore, si sa, è lo scherzo più vecchio del mondo. Un sentimento di cui abbiamo una sete senza fine, incolmabile. Esiste una persona che sia in grado di placare questa sete? E se esiste, si può amarla per sempre? Ma quanto tempo e cosa significa "per sempre"? La risposta che io ho trovato conoscendo Maurizio e Monia è .

Sì, esiste l’amore che dura per sempre e per sempre significa realmente per sempre, quel qualcosa che va oltre la vita perché si trasmette come un testimone ai figli e dai figli ai nipoti e così via, perché l’amore eterno è il ricordo. "Non muore mai chi vive nel cuore di chi resta" è una frase che abbiamo letto migliaia di volte: sui muri, su uno striscione allo stadio, su un manifesto o su un cartello alzato da qualcuno al funerale di una persona cara. È il nostro tentativo di sconfiggere la morte, quel fantasma invisibile e imbattibile con cui l’uomo lotta e perde regolarmente dalla notte dei tempi. Ma non è solo una frase fatta, è la realtà. Se “Mau” oggi è ancora vivo e perché il ricordo di quello che è stato e di quello che ha fatto durante quel tempo che gli è stato concesso e che abbiamo avuto la fortuna di condividere con lui vive dentro ognuno di noi. In alcuni di più, in altri magari meno, ma esiste. Per questo il 28 novembre ci ritroviamo sempre, senza bisogno di appuntamenti. Per questo alzando gli occhi al cielo e guardando il sole che oggi illumina Roma dopo giorni di pioggia, tutti noi abbiamo pensato a “Mau” e abbiamo sorriso: ricordando un momento di quel tempo passato insieme, un episodio particolare, un attimo destinato a  restare per sempre impresso nella nostra memoria, come un tatuaggio sul cuore. Come quell’ultima surfata che Andrea si è tatuato sulla pelle.

Saresti orgoglioso dei tuoi ragazzi “Mau”. Oltre ad essere tutti e due belli come il sole che illumina oggi Roma, stanno crescendo proprio come sognavi tu: educati ma caparbi, decisi a prendersi dalla vita tutto quello che la vita può offrire. Andrea è cresciuto, tanto: ha ancora il volto di un ragazzo ma è diventato un piccolo uomo, oppure un “ometto” come ci dicevano quando da ragazzini iniziavamo a prendere le sembianze di un adulto. È cresciuto in fretta Andrea, perché quando riesci a sopravvivere al dolore la sofferenza ti rende più forte, ma spazza via in un colpo solo l’infanzia e il mondo dei giochi, per proiettarti bruscamente nel mondo dei grandi, nella realtà fatta di persone a cui vuoi bene e che hai sempre creduto di poter avere al tuo fianco per sempre ma che, all’improvviso, invece spariscono. E tu lo sai bene, perché a te è successa la stessa cosa. All’inizio non capisci, all’inizio sei quasi arrabbiato con chi è volato via e ti ha abbandonato lì da solo a fare i conti con la dura realtà di non poter contare più su un abbraccio o su un consiglio per superare i tanti ostacoli che trovi sulla tua strada. E ti porti sulle spalle come un fardello la rabbia di chi darebbe qualsiasi cosa per una carezza. Ma Andrea ha capito. Gli manchi da morire, specie ora che passo dopo passo sta provando a coronare il suo sogno, il vostro sogno. Quello che avete condiviso in tante domeniche passate a girare per campi di calcio in terra battuta e in cui l’erba a volte era poco più di un miraggio. Non si è rassegnato, ma ha capito che doveva andare avanti perché tanto non si poteva più tornare indietro. E sta tracciando la sua strada, con sudore e sacrificio, proprio come gli hai insegnato tu, senza aspettarsi che le cose gli possano piovere dal cielo solo perché si chiama Maestrelli. E vederlo inseguire il suo sogno con quella maglia numero 13 stampato sulle spalle, è bellissimo. Anche se la maglia è quella nerazzurra del Bisceglie e non quella biancoceleste della Lazio.

Anche Alessio è cresciuto. Anche lui è bello come il sole ed è sempre una piccola peste con l’argento vivo addosso, con quello sguardo furbo di chi ti si mette in tasca con un sorriso e a cui perdoni tutto. Non ha ancora le idee chiare come Andrea, ma è più giovane e quindi ha più tempo per sbagliare nel tentativo di imboccare la strada giusta. E la troverà prima o poi, perché ha lo sguardo di un vincente. Anche lui non sta più a casa, anche lui è dovuto andare via per inseguire il suo sogno: diventare un calciatore professionista. Come il fratello, come lo zio Marco. Vederlo nello stadio di Frosinone in posa in quella foto di qualche settimana fa al fianco di Nesta, mi ha commosso, perché in pochi mesi passati lontano da qui è cresciuto più che negli ultimi due anni.

Sì, saresti veramente orgoglioso dei tuoi ragazzi “Mau”, come saresti orgoglioso del lavoro fatto da Monia in questi 7 anni. Che non sono stati certo rose e fiori, anzi, sono stati tutt’altro che facili. Anche Monia ha ritrovato il sorriso, anche se in questi giorni è tesa, nervosa, come succede sempre in questo periodo. A fatica si sta rifacendo una vita, perché che ci piaccia o no la vita va avanti. Lo sta facendo senza cancellare nulla di quello che è stato, senza chiudere in un cassetto il passato come si fa con quelle vecchie foto che ti fanno star male quando le vedi ed allora le nascondi agli occhi per non soffrire. Lei no, le ha tenute tutte lì, ben in vista. È stata brava, è stata forte, ma non ha fatto tesoro di quel motto che tu avevi scelto come frase preferita su Facebook per presentarti agli altri: “Con il passare del tempo, è importante essere sempre di più tolleranti e flessibili”. Ci ha provato, si è sforzata, ha tentato di smussare certi spigoli e a farsi scivolare di più le cose addosso: ma l’indole è indole e, non a caso, si chiama Materazzi. E nessuno sa meglio di te che testa dura hanno a volte i Materazzi. Lei ha dentro di sé sia il carattere e la grinta che suo fratello Marco ha sempre messo in campo e che lo ha trasformato da giocatore normale in uno che nel calcio ha vinto tutto quello che c’era da vincere, Mondiale compreso, sia la forza di una famiglia che si è trovata troppo presto priva di un punto di riferimento importante, proprio come è successo ai Maestrelli.  Tu “Mau” hai perso giovanissimo tuo padre, Monia è stata costretta a crescere senza la guida di una madre. E solo chi lo ha provato sulla propria pelle e non per sentito dire, sa che cosa significa. E forse è proprio quello che vi ha unito fin dall’inizio e che ha reso speciale il vostro rapporto.

Ogni anno, chiudere questo articolo diventa sempre più difficile, come è difficile fermare il fiume in piena dei ricordi e delle emozioni. Per questo, mi affido al poeta Vecchioni e alle parole con cui ha chiuso questa splendida canzone, perché sono convinto che sono le stesse parole che avresti scelto tu per Andrea e Alessio passandogli idealmente il testimone.

Sogna, ragazzo, sogna, ti ho lasciato un foglio sulla scrivania
manca solo un verso a quella poesia puoi finirla tu…

Un bacio “Mau”, ciao e mai addio…




Accadde oggi 19.12

1920 Roma, campo della Rondinella - Lazio-U.S. Romana 2-1
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Atalanta 4-0
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Modena 5-1
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 2-1
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Perugia 4-1
1982 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Milan 2-2
1993 Lecce, stadio Via del Mare - Lecce-Lazio 1-2
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Piacenza 2-0
2002 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 1-2
2004 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 3-0
2007 Roma, Stadio Olimpico, Lazio-Napoli 2-1
2010 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Udinese 3-2

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 07/12/2018
 

130.362 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,268
Variazione del +0,16%