23 Novembre 2019

"Perse" Cosmi la battaglia dell'Olimpico
di Stefano Greco

Per il “romanista” Serse Cosmi, la Lazio è un vero e proprio incubo. Lo è sempre stata, fin dall’inizio della sua carriera. E non solo per una questione di tifo calcistico, basta guardare i precedenti. In undici sfide di serie A, tra Perugia, Udinese, Livorno e Palermo, “l’uomo del fiume” (è il suo soprannome ma anche il titolo del libro autobiografico sulla sua vita) ha preso schiaffi in serie. In 19 anni da quella prima sfida del 15 ottobre del 2000, ha rimediato ben 10 schiaffoni in 14 partite, con una sola gioia, arrivata il 2 ottobre del 2005, quando alla guida dell’Udinese è riuscito ad ottenere l’unica vittoria in carriera contro l’odiata Lazio. C’è riuscito in una delle giornate più nere della gestione di Delio Rossi, approdato da pochi mesi sulla panchina laziale.

Prima e dopo, una serie di schiaffoni impressionanti, anche pesanti, come quell’umiliante 5-0 rimediato all’Olimpico contro la Lazio del “salumiere” Zaccheroni, in una delle poche giornate allegre di quella stagione da dimenticare, da archiviare come una delle peggiori (non a livello di risultati, ma ambientale e di rapporti) della gestione-Cragnotti.

Ma il giorno che Serse Cosmi e i tifosi della Lazio non dimenticheranno mai, perché quel giorno uscì fuori l’Ultrà giallorosso nascosto sotto l’inseparabile berretto con la visiera, è il 23 novembre del 2003. È una domenica all’apparenza normale, una partita senza grandi sussulti che dopo il gol del vantaggio della Lazio firmato da Stankovic nel recupero del primo tempo, si accende all’improvviso, trasformandosi in una sorta di rissa da saloon, in un tutti contro tutti con Serse Cosmi assoluto protagonista. Una domenica che merita di essere ricordata.

È a Lazio di Mancini, è l’anno del record di abbonati e della “maglia unica”, la stagione in cui all’Olimpico non si scende mai neanche per una sola domenica al di sotto dei 45.000 spettatori presenti sugli spalti. È la stagione in cui squadra e pubblico vivono in una simbiosi che non si era mai vista neanche negli anni dei grandi trionfi. Un blocco unico per far fronte alle mille difficoltà economiche, ad un baratro che si avvicina in modo inesorabile. La settimana prima, la Lazio ha perso il primo dei quattro derby di quella stagione. Lo ha perso male, la qualificazione alla seconda fase della Champions League sta sfuggendo dalle mani e, nonostante il quarto posto in classifica, c’è grande tensione nell’aria. Il Perugia non sta meglio, anzi, è terzultimo in classifica e anche se siamo solo alla decima giornata l’impressione è quella che la bella favola perugina sia arrivata all’epilogo. Dopo 45’ di sbadigli, il gol di Stankovic (arrivato in pieno recupero dopo una evidente spinta di Sergio Conceicao a Fusani) accende le polveri. I giocatori del Perugia e Cosmi circondano l’arbitro Bolognino all’uscita dal campo e danno vita ad un’anteprima del Far West che si scatenerà di lì a poco.

Nel secondo tempo, la Lazio cala vistosamente e sbanda in difesa, anche a causa dell’uscita di Stam per infortunio. Il Perugia con la forza della disperazione pareggia con Grosso e da anche l’impressione di poter fare il colpaccio, ma Diamoutene perde la testa e per un’entrata delinquenziale quanto gratuita su Favalli rimedia il cartellino rosso. È la scintilla che da fuoco alle polveri. Serse Cosmi e Alessandro Gaucci sono due furie in panchina, i giocatori in campo cominciano a scambiarsi colpi proibiti, a minacciarsi apertamente e  quelli del Perugia rendono il clima ancora più incandescente fingendosi morti dopo ogni tackle, spezzando così sul nascere ogni possibile contropiede della Lazio che, nel nome del Fair Play, con l’avversario a terra è costretta a buttare ogni volta il pallone in fallo laterale. Quando a 5’ dal termine Do Prado cade a terra, vittima di uno stiramento, i giocatori in campo non capiscono se si trovano di fronte all’ennesima sceneggiata o ad un infortunio serio. Mentre il pubblico invita i giocatori laziali a giocare, Oddo butta con violenza il pallone fuori e succede il finimondo. Simone Inzaghi si precipita verso Do Prado e lo spinge malamente fuori dal campo, mentre le panchine si affrontano in un faccia a faccia che non promette nulla di buono, con Bolognino che nel tentativo di evitare che la situazione degeneri tira fuori il rosso per Conceicao e Ignoffo che se ne stanno dando di santa ragione.

Il Perugia si ritrova in 9, Gaucci è una furia e Bolognino lo spedisce negli spogliatoi. L’Olimpico sembra il Colosseo, la Monte Mario si scatena contro Luciano Gaucci, collegato in diretta con “Quelli che il calcio” e costretto a lasciare di corsa la postazione e ad abbandonare la diretta per evitare il peggio dopo l’espulsione del figlio. Ma, se possibile, il peggio deve ancora arrivare.

A due minuti dal 90°, servito da Stankovic, Bernardo Corradi porta in vantaggio la Lazio e in campo succede di tutto. Zè Maria fa un’entrata assassina su Stankovic (costretto ad uscire in barella) proprio davanti alla panchina del Perugia. I giocatori della Lazio si precipitano verso il brasiliano e scoppia l’ennesima rissa, con Cosmi che mette le mani addosso a Simone Inzaghi dando il via a un tutti contro tutti che dura un paio di minuti. Bolognino ammonisce Inzaghi e tira fuori il quinto cartellino rosso della giornata per espellere Cosmi che, dalle scale che portano verso gli spogliatoi, urla un “Forza Roma”  immortalato dalle telecamere e ascoltato dai tifosi che lo insultano a pochi metri di distanza. La situazione non degenera, solo perché nel recupero Simone Inzaghi segna con un pallonetto il gol del definitivo 3-1, ma ci pensa Di Loreto ad accendere nuovamente gli animi, rimediando il rosso per un’entrata tanto inutile quanto assassina su Liverani. Finisce con il Perugia in 8, con 6 espulsi e con Cosmi che esce dall’Olimpico scortato dalla Polizia per sfuggire all’ira dei tifosi della Lazio.

Quella provocazione è diventata una sorta di marchio per il tecnico perugino. Già, perché quel FORZA ROMA urlato con rabbia ai tifosi della Lazio è costato caro, carissimo a Serse Cosmi che, un paio d’anni fa, parlando di quell’episodio ha di fatto rinnegato quel gesto, quella provocazione.

“Mentre uscivo mi insultarono dalla Monte Mario. Il gesto più banale e infantile che potevo fare era quello di gridare qualcosa. Una ragazzata: se tornassi indietro non credo lo rifarei”.

Da quel giorno, per Serse Cosmi ogni sfida con la Lazio è diventata una sorta di derby dichiarato. Lo è stato soprattutto il 6 gennaio del 2010 quando Cosmi è arrivato all’Olimpico alla guida del Livorno, in una delle ultime partite della gestione Ballardini. Un autentico spareggio per non retrocedere vinto dalla Lazio per 4-1 in rimonta, dopo il gol segnato a freddo da Bergvold. Oppure quando il 6 marzo dell’anno successivo ha esordito sulla panchina del Palermo al posto dell’esonerato Delio Rossi proprio a Roma contro la Lazio. E ha sempre perso. E da allora, è stato ribattezzato dai tifosi laziali “Perse” Cosmi.
 
La serie nera di Cosmi:


30 settembre 2012: Lazio-Siena 2-1
22aprile 2012: Lazio-Lecce 1-1
10 dicembre 2011: Lecce-Lazio 2-3
6 marzo 2011: Lazio-Palermo 2-0

6 gennaio 2010: Lazio-Livorno 4-1    
1 ottobre 2005: Udinese-Lazio 3-0    
28 marzo 2004: Perugia-Lazio 1-2    
23 novembre 2003: Lazio-Perugia 3-1    
2 marzo 2003: Perugia-Lazio 2-2    
20 ottobre 2002: Lazio-Perugia 3-0    
20 gennaio 2002: Lazio-Perugia 5-0    
9 settembre 2001: Perugia-Lazio 0-0    
18 febbraio 2001: Perugia-Lazio 0-1    
15 ottobre 2000: Lazio-Perugia 3-0




Accadde oggi 13.12

1914 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Pro Roma 5-2
1942 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 4-1
1959 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 0-5
1970 Foggia, stadio Pino Zaccheria - Foggia-Lazio 5-2
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 3-1
2009 Roma, Stadio Olimpico - Lazio-Genoa 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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