18 Novembre 2019

Piola, l'incubo dei "lupi di Testaccio"...
di Stefano Greco

Silvio Piola è, ancora oggi, il più grande goleador della storia del calcio italiano. Silvio Piola, durante la sua carriera è stato una sorta di spauracchio per i difensori di tutte le squadre che ha affrontato. Silvio Piola, per i “lupi di Testaccio”, è stato un incubo e (anche se odio anche solo citare le corride e la cultura che ancora le tiene in vita…) come un drappo rosso sventolato dal torero davanti al toro prima di matarlo. Già, perché nell’estate del 1934, l’ingegner Eugenio Gualdi stupisce tutti e battendo la concorrenza porta Silvio Piola alla Lazio. Il 1934 è l’anno dei mondiali, anzi del primo titolo mondiale conquistato dall’Italia. Gli azzurri giocano in casa, la finale è in programma a Roma, ma a sorpresa Vittorio Pozzo inserisce il nome di Piola nella lista dei convocati per i Mondiali. Forse a causa del can-can mediatico che aveva scatenato il suo trasferimento, forse per non dare l’idea di aver ceduto alle pressioni del Partito Fascista che ha spinto per un trasferimento di Piola nella Capitale.

Per assicurarsi il suo cartellino, infatti, nel 1934 si scatena una vera e propria asta tra Milan, Juventus, Ambrosiana-Inter, Torino e Lazio. Piola, anche per restare vicino alla famiglia, fa capire che le sue preferenze vanno al Torino o all’Ambrosiana-Inter. Ma l’ingegner Gualdi, mette sul tavolo un’offerta clamorosa: 300.000 lire, la cifra più alta fino ad allora mai pagata per un giocatore di calcio. Oltre ai soldi messi sul piatto dalla Lazio, ci sono anche “ragioni di stato” a spingere per l’arrivo di Piola a Roma. Gualdi, infatti, con l’aiuto prezioso del generale Vaccaro mobilita i vertici del Partito Fascista e alla chiamata del regime Silvio risponde “obbedisco” e si trasferisce alla Lazio dopo aver stabilito a 21 anni un primato tutt’ora imbattuto: nel 1933, infatti, la Pro Vercelli batte per 7-2 la Fiorentina e Piola segna addirittura 6 delle 7 reti della sua squadra. Da allora, in 85 anni nessuno è mai riuscito a fare altrettanto in una partita di Serie A. Ci sono andati vicino Roberto Pruzzo il 16 febbraio del 1986 (5 reti in Roma-Avellino 5-1) e Miro Klose il 5 maggio del 2013 (5 reti nel 6-0 al Bologna), ma nessuno è mai riuscito neanche ad eguagliare quel record di Piola.

Silvio è scettico quando arriva a Roma, ma a fine carriera confessa: “Non volevo andare, ma alla fine quelli vissuti a Roma e nella Lazio sono stati gli anni più belli della mia vita“. Arriva nella Lazio di Gualdi e con la sua presenza in campo trasforma la squadra. Già, perché l’ingegnere quell’estate non bada a spese e oltre al più grande attaccante dell’epoca (insieme a Meazza) porta alla Lazio un grandissimo portiere come Biasion, un mediano fortissimo come Gipo Viani e un attaccante velocissimo come Felice Levratto che va a formare con Silvio Piola e con il neo campione del Mondo Anfilogino Guarisi, detto Filò, un attacco stellare. Ma il colpo che fa più discutere, è l’acquisto del trentenne Attilio Ferraris, capitano e bandiera della Roma, oltre che colonna della Nazionale di Vittorio Pozzo.

Il 18 novembre del 1934 c’è il derby e la Lazio ci arriva da capolista con 8 punti in 5 partite, dopo aver travolto (6-1) il Livorno e dopo aver rifilato 5 reti alla Juventus (che vincerà il campionato). La Roma insegue a due lunghezze e sogna l’aggancio. La vigilia è incandescente, perché l’anno prima nella tana di Testaccio la Lazio ha subito la più grande umiliazione della sua storia in un derby: 5-0, con tripletta di Tomasi e doppietta di Fulvio Bernardini, ex bandiera della Lazio. Ed è proprio un episodio che coinvolge un’ex bandiera, Attilio Ferraris, a incendiare la vigilia di quel derby. Nell’estate del 1934, “er più” (così era stato ribattezzato dai romanisti), neo campione del Mondo con l’Italia di Vittorio Pozzo,  passa dalla Roma alla Lazio. Al momento della cessione di Ferraris alla Lazio, che aveva scatenato vibranti proteste da parte dei tifosi giallorossi, la Roma pretese e ottiene di inserire all’interno del contratto una clausola che vieta alla società biancoceleste di poter schierare Ferraris IV nel derby. “Mai contro la Roma”, è stata la pretesa della società giallorossa che, per cautelarsi, ha fatto inserire un pagamento di 25.000 lire come penale (una cifra enorme all’epoca) in caso di violazione di quella clausola da parte della Lazio. Il sabato che precede la stracittadina, nella sede della Roma si presenta un emissario della Lazio con un assegno, compilato e firmato da Eugenio Gualdi, con l’importo esatto previsto dalla penale. E nella busta, ci sono due righe di prassi scritte dallo stesso notaio che ha redatto il contratto pochi mesi prima, per rendere ufficiale la cosa e inattaccabile la decisione da parte della Lazio. Quindi, il giorno dopo Ferraris IV, ex capitano e bandiera della Roma, scende regolarmente a Testaccio, nella “tana dei lupi”, indossando la maglia della Lazio. Uno sfregio. Quel derby, presentato come la sfida tra i bomber Guaita (nazionale campione del Mondo) e Piola (lasciato a casa tra mille polemiche da Vittorio Pozzo), diventa la partita di Attilio Ferraris, che gioca in modo sontuoso, oscurando anche la prestazione dei due protagonisti annunciati.

A decidere il risultato di quella partita, però, sono proprio Guaita e Piola. Il centravanti della Roma trasforma, spiazzando Biasion, un rigore concesso dall’arbitro per atterramento di Scopelli da parte di Bertagni. Roma in vantaggio dopo neanche un quarto d’ora e su Testaccio si riaffacciano,per la Lazio, i fantasmi della debacle del 1 novembre del 1933. La Lazio, scesa in campo nervosa e contratta, reagisce però immediatamente, trascinata proprio da Ferraris IV. La lazio attacca, ma non riesce a sfondare, poi, a metà del secondo tempo Piola entra in area, dribbla un avversario, salta anche il secondo che, però, lo stende: rigore. A Testaccio, cala un silenzio quasi irreale. Sul dischetto si presenta Silvio Piola, imperturbabile: sistema il pallone sul dischetto, non incrocia mai lo sguardo di Masetti e con una finta manda il portiere della Roma da una parte e in pallone in rete vicino al palo opposto. È solo la prima delle 7 ferite inflitte da Silvio Piola alla Roma in 19 partite giocate contro i giallorossi. Sette reti che, ancora oggi, fanno di lui il goleador principe della Lazio nella storia del derby. Il primo assoluto è Dino Da Costa, la bestia nera di Bob Lovati, il brasiliano che è stato capace di segnare ben 12 reti in appena 6 stagioni giocate con la Roma, con la media stratosferica di un gol a partita. Totti è il secondo a quota 11, 4 reti più di Piola, ma con 42 derby giocati contro i 19 del goleador principe del calcio italiano.

Quella del 18 novembre del 1934, quindi, è solo la prima di tante perle di Piola che, nella sua avventura laziale, è stato protagonista di derby leggendari. Come quello del 16 marzo del 1941, quando a Roma si gioca una stracittadina drammatica che vede Silvio Piola protagonista di due imprese leggendarie. La Lazio naviga in cattive acque in classifica e ha un bisogno disperato di vincere. Piola è indemoniato e segna due reti che passeranno alla storia del derby.

Dopo appena dieci minuti di gioco, saltando per colpire la palla, Silvio si scontra con il terzino giallorosso Acerbi: l’urto è tremendo, Piola è una maschera di sangue e viene portato a braccia negli spogliatoi, con la Lazio che resta in 10 perché all’epoca il regolamento non prevedeva le sostituzioni. Il medico della Lazio gli mette 4 punti di sutura e gli consiglia di tornare a casa. Ma Piola non sente ragioni e dopo venti minuti, tutto fasciato, rientra in campo accolto dal boato di gioia dei tifosi della Lazio e quello di stupore dei supporter della Roma. Nonostante la superiorità numerica, la Roma non è riuscita a passare in vantaggio, soprattutto per merito di Gradella che ha negato due gol fatti ad Amadei e a Kriezu. Non passano neanche due minuti dal rientro in campo di Piola che la Lazio passa in vantaggio: cross di Zironi verso il centro dell’area, Masetti esce di pugno e allontana, ma Piola con la palla a fil di terra si getta in tuffo e di testa la spedisce in rete. Per l’ennesimo colpo subito, Piola mentre esulta si trasforma nuovamente in una maschera di sangue, con la benda che gli circonda la testa che in un attimo diventa completamente rossa. Perché il pallone di cuoio all’epoca era pesantissimo e quel colpo di testa era stato fatale, perché ha fatto saltare i punti e ha riaperto la ferita. Silvio viene nuovamente portato negli spogliatoi. Il medico sociale tenta in tutti i modi a convincerlo ad abbandonare, tanto più che ora la Lazio vince e può impostare la partita sulla difesa ad oltranza della porta difesa da Gradella. Ma neanche questa volta il dottore riesce a spuntarla.

Quando le squadre rientrano in campo dopo l’intervallo, Piola è al suo posto al centro dell’attacco e con la testa completamente fasciata incita i compagni che, caricati dall’esempio del loro capitano, dominano la ripresa. A dieci minuti dal termine, Piola raccoglie una respinta corta della difesa della Roma, controlla la palla, finta il cross e punta invece dritto verso l’area avversaria. Vettraino e Dagianti, quando capisco le intenzioni del compagno si allargano portando via i rispettivi marcatori. Piola si trova così un corridoio libero e nonostante il turbante nuovamente colorato dal rosso del suo sangue acquista velocità, poi con le ultime energie che gli sono rimaste carica il destro e spara verso la porta: Masetti si allunga, sfiora con le dita il pallone che termina però la sua corsa gonfiando la rete. Sentendo il boato dei tifosi, Piola si accascia a terra stremato. Questa volta, Silvio non riesce più a rialzarsi e viene portato via in barella. La sua uscita dal campo è accompagnata dall’applauso di tutti gli spettatori che scattano in piedi per tributare il giusto omaggio al campione. La Lazio, grazie a quell’impresa del suo capitano, vince 2-0 quel derby che entra nella leggenda e si salva dalla retrocessione in serie B, solo grazie alla differenza reti. E, ironia della sorte, con quell’impresa Silvio Piola condanna alla retrocessione proprio il Novara, la società con cui, dopo la Seconda Guerra Mondiale, concluderà la sua carriera a 41 anni, segnando qualcosa come 86 reti in 185 partite in quelle ultime 7 stagioni.




Accadde oggi 13.12

1914 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Pro Roma 5-2
1942 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 4-1
1959 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 0-5
1970 Foggia, stadio Pino Zaccheria - Foggia-Lazio 5-2
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 3-1
2009 Roma, Stadio Olimpico - Lazio-Genoa 1-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

7,679 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,21
Variazione del -0,33%