03 Novembre 2018

Buffon-Lazio, un amore mai "consumato"...
di Stefano Greco

"Potevo prendere in considerazione qualcosa di romantico tipo Parma, o magari il Genoa, che quando ero bimbo era la squadra per cui tifavo. Avrei potuto considerare la Lazio, perché i suoi tifosi mi hanno sempre trattato come un campione e un uomo da onorare. Però penso che la situazione migliore per me fosse quella di uscire dall'Italia e ampliare il mio mondo di conoscenze".

Essere citati da un grande avversario, da uno che non ha mai tifato per la squadra per cui tifi fin da bambino, è un motivo d’orgoglio. E lo è ancora di più se a citarti è un grande campione, forse il più grande portiere italiano di tutti i tempi, uno che con la maglia della Juventus e della Nazionale ha vinto praticamente tutto.

Che tra Gigi Buffon e il mondo Lazio ci fosse un feeling, un legame invisibile e una sorta di amore mai dichiarato, noi laziali lo sappiamo da sempre. Oggi che Buffon lo ha dichiarato a SKY in quella lunga intervista confessione, la cosa è di dominio pubblico, anche se quel rapporto speciale era già da anni sotto gli occhi tutti. Il suo rapporto d’amore con i tifosi della Lazio non è scattato subito, ma pochi anni dopo il suo esordio in Serie A, in una domenica di maggio. In una domenica tristissima per noi e sempre con il Milan di mezzo. È il 23 maggio del 1999, si gioca l’ultima partita di campionato con il Milan che, grazie allo scippo operato da Treossi ai danni della Lazio a Firenze, una settimana prima ha operato in extremis il sorpasso. All’Olimpico si gioca Lazio-Parma e lo stadio è esaurito, anche se in pochi si fanno illusioni su un possibile controsorpasso, perché nessuno o quasi crede in un Perugia disposto a dannarsi l’anima contro il Milan. Gigi Buffon ha 21 anni e passa tutta la partita a guardare il tabellone luminoso. Si gira più volte verso la Curva Nord allargando le braccia e scuote la testa: come se fosse il portiere della Lazio e non quello del Parma, come se quell’ingiustizia fosse consumata ai danni della sua squadra e non di una formazione avversaria. Come se a soffrire fossero i suoi tifosi e non quelli “nemici”. A fine partita, va ad abbracciare uno per uno tutti i giocatori della Lazio che aspettano in campo il verdetto finale da Perugia e poi restano impietriti su quel prato verde, come tante statue. In molti piangono, altri si piegano sulle gambe e non ce la fanno a rialzarsi. Lui, ragazzino di 21 anni, cerca di consolarli e a fine partita dice…

“Durante l’incontro, guardavo gli spalti e vedevo lo sguardo tirato dei tifosi, percepivo la tensione e la rabbia per uno scudetto atteso da una vita, strameritato ma che stava volando via in modo incredibile e ingiusto per quello che si era visto durante tutto il campionato. E mi sono immedesimato in quella gente”.

In quel momento, è scattata la scintilla. Quel giorno è nato quel rapporto che ha legato e che lega ancora oggi Buffon ai tifosi della Lazio. Un filo che non si è mai rotto, testimoniato e rafforzato ad ogni sfida da cori, applausi, da quella visita sotto la Nord per baciare l'immagine di Gabriele Sandri, da saluti a fine partita e magliette regalate con tanto di dedica. Un rapporto ufficializzato anni dopo con un gesto pubblico che ha suscitato molto clamore.

La foto dell’articolo, infatti, è del 15 aprile del 2013, quando alla fine di un Lazio-Juventus e con una maglietta biancoceleste stretta tra le mani, Gigi Buffon si è fatto tutto il campo per andare fin sotto la Nord per salutare i tifosi della Lazio. Lo ha fatto davanti alle telecamere, senza remore, perché lui è fatto così. Perché nei rapporti d’amore, anche quelli mai sbocciati, non ci si vergogna di nulla.

https://www.youtube.com/watch?v=p482Ouu4p9s

“Sono andato a salutarli perché nei miei confronti hanno sempre avuto un grande rispetto in tutti questi anni. Se lo meritano e questo è il minimo che si possa fare per ricambiare tanto affetto verso un giocatore che non ha mai indossato la loro maglia”.

Un rapporto bellissimo che a qualcuno ha dato sempre fastidio e che ha cercato di sporcare in tutti i modi, anche con articoli-spazzatura come quello pubblicato il 16 aprile del 2013, ovvero il giorno successivo a quel gesto d’amore fatto da Gigi Buffon verso i tifosi della Lazio.

http://www.blitzquotidiano.it/foto-notizie/gigi-buffon-curva-nord-lazio-cosa-hanno-comune-1532698/

In Italia, purtroppo, siamo fatti così. O meglio, una certa parte dell’informazione è fatta così. Invece di sottolineare la bellezza di un rapporto tra il capitano della Nazionale e una Curva che in Italia non ha mai fatto sconti a nessuno, si va a rimestare nel torbido, a cercare legami con l’intento di gettare fango sia sui tifosi che sul giocatore. Già, perché è più facile dare a Buffon del Fascista che saluta altri Fascisti, tirando fuori il “boia chi molla” scritto con il pennarello sulla maglietta da un ragazzino di 20 anni, oppure la bandiera tricolore con la scritta “fieri di essere italiani” e la celtica esposta da Buffon al Circo Massimo in occasione della festa popolare per la conquista del Mondiale del 2006, piuttosto che mettere in risalto la bellezza del rapporto tra un giocatore e i tifosi di una squadra in cui non ha mai giocato. Perché gli Ultras sono sempre e comunque quelli “brutti, sporchi e cattivi”e se un giocatore ha delle sue idee politiche deve essere marchiato a fuoco da chi ha idee diverse e scrive su un giornale o pontifica in televisione. E incurante di tutto e tutti, Gigi Buffon nella sua ultima apparizione all'Olimpico ha salutato tutti a modo suo, andando sotto la Nord e regalando ai tifosi la sua ultima maglia da avversario, con tanto ti dedica. E nonostante la sconfitta in extremis che, a conti fatti, è costata alla Lazio la Champions League, i tifosi lo hanno acclamato e festeggiato.

Anche in questo calcio in cui il Dio denaro regna sovrano ci sono amori, sempre più rari, che durano tutta la vita. Ci sono amori tempestosi, fatti di liti, di allontanamenti e riavvicinamenti. Ci sono amori che sembrano destinati a durare per sempre, ma che si interrompono all’improvviso perché non è più possibile andare avanti insieme. Ci sono amori tormentati, che si interrompono per poi riprendere dopo anni. Se aggiungessi ad ognuno di questi amori (in rigoroso ordine) i nomi di Vincenzo D’Amico, Giorgio Chinaglia, Alessandro Nesta e Paolo Di Canio, avrei ripercorso in un certo senso la storia della Lazio degli ultimi 40 anni. Ma in questa storia, c’è un amore particolare, o meglio, un innamoramento che non è mai sbocciato in amore vero, come succede tra un uomo e una donna che si piacciono ma che per mille ragioni restano per sempre innamorati uno dell’altra ma senza mai essere stati insieme, senza essersi scambiati mai un bacio vero… al massimo, un bacio su una guancia. E questa è la storia di Gigi Buffon e della Lazio. O meglio, il rapporto straordinario che si è creato, per caso e in modo spontaneo, tra il portiere della Nazionale e i tifosi della Lazio ma che non ha mai portato Buffon a indossare quella maglia biancoceleste. Peccato Gigi,perché probabilmente il tuo arrivo ci avrebbe dato una grossa mano dal punto di vista tecnico e avrebbe portato grande entusiasmo. Ma, forse, è stato meglio così. Perché niente e nessuno ha potuto inquinare questo rapporto speciale…




Accadde oggi 17.11

1918 Muore Pier Antonio Rivalta
1929 Roma, stadio Rondinella - Lazio-Cremonese 6-0
1935 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Milano 2-2
1940 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Triestina 2-1
1946 Bologna, stadio Comunale - Bologna-Lazio 3-1
1957 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-1
1963 Bari, stadio della Vittoria - Bari-Lazio 0-2
1968 Mantova, - Mantova-Lazio 0-1
1985 Cesena, stadio Dino Manuzzi – Cesena-Lazio 3-1
1991 Bari, stadio San Nicola - Bari-Lazio 1-2
2002 Como, stadio Giuseppe Sinigaglia - Como-Lazio 1-3

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/10/2018
 

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