02 Novembre 2018

Vince sempre chi più investe! E bene...
di Stefano Greco

"Siamo più forti dell'anno scorso, è la mia idea. Negli ultimi anni la società è cresciuta molto, ma onestamente mi aspettavo una risposta maggiore a livello di abbonamenti. Vedendo gli sforzi della società e l’ambizione che c’è, per me devono essere almeno 25mila abbonati ogni anno. Voglio ringraziare chi ha dato fiducia a questa squadra, la mia non è una critica, ma solo un pensiero che voglio condividere con tutti, perché sono un po’ deluso da ciò che ho visto”. Igli Tare, dichiarazione del 3 agosto 2018 con cui il DS ha annunciato la chiusura del mercato in entrata

“Simone, decido io, non decidi te. Te lo sto dicendo in tutte le salse. Ti stai sempre a lamentare di tutto, di tutto. Hai una squadra che vale dieci volte quello che valgono le altre”Claudio Lotito, in un colloquio di fine luglio con Simone Inzaghi, intercettato e divulgato il 22 agosto 2018

“La società chiede la Champions, Inzaghi ammette che le altre sono più forti, bisogna trovare un equilibrio. Inzaghi sbaglia nel ripetere sempre che le altre sono nettamente più attrezzate, d'altra parte la società non fa tutto il necessario per rinforzare la squadra. a Lazio deve stare al pari di Roma e Napoli, non vedo perché loro devono fare acquisti più importanti rispetto ai biancocelesti. Per fare il salto di qualità servono investimenti, la voglia di puntare sul mercato su nomi pesanti”. Bruno Giordano, 31 ottobre 2018

“Lotito e Tare sono pronti a tornare sul mercato a gennaio per rinforzare la squadra”. Gazzetta dello Sport, 1 novembre 2018

Nello sport, vince chi investe. Possibilmente, bene. Perché senza investire soldi e senza fare investimenti importanti, puoi solo sperare in un miracolo. Perché nel calcio di oggi, di Leicester in grado di ballare per una sola stagione se ne vede uno ogni 30/40 anni in  Inghilterra e in Italia non se ne vede uno dalla stagione 1984-1985: ovvero da quando il Verona di Bagnoli ha conquistato l’ultimo scudetto vinto da una provinciale con una squadra costruita racimolando scarti di altre squadre. E se vogliamo essere larghi di manica, dalla stagione 1990-1991, quando a vincere il titolo fu la Sampdoria. Ma Mantovani per realizzare quel sogno ha investito cifre che all’epoca non spendevano neanche il Milan di Berlusconi e la Juventus di Agnelli.

Da quasi 35 anni a questa parte, lo scudetto viaggia sempre e solo sull’asse Milano-Torino (13 Juventus + 1 revocato, 8 Milan e 6 Inter di cui 1 a tavolino), con Napoli (2 scudetti nell’era Maradona) e Roma (1 scudetto a testa per Lazio e Roma) che sono riuscite a spezzare questo dominio solo nel momento in cui hanno avuto presidenti disposti ad investire molto (anche troppo…) pur di vincere. Questi numeri smentiscono in modo clamoroso il famoso teorema lotitiano “non è vero che più vince chi più spende”. A meno che vincere non significhi portare a casa una Coppa Italia e una Supercoppa. Magari quest’ultima disputata non perché si è vinto, ma solo perché si è arrivati in finale con la Juventus. Per carità, i trofei sono trofei e specie chi come Lazio, Roma e Napoli non ha mai vinto tantissimo nella sua storia non si può certo permettere il lusso di snobbare la conquista di una Coppa Italia o di una Supercoppa. Ma lo scudetto è roba per altri. E se restiamo in casa nostra, anche la partecipazione ad una Champions League è quasi una chimera.

Durante l’era Lotito, la Lazio ha partecipato 1 sola volta alla Champions League: nella stagione 2007-2008, anche grazie all’assenza nel campionato precedente della Juventus (retrocessa per i fatti di Calciopoli) e le pesanti penalizzazioni subite da Milan e Fiorentina, senza le quali sia i rossoneri che i viola sarebbero arrivati davanti alla Lazio di Delio Rossi. Una sola partecipazione alla Champions League conquistata e una persa al preliminare in 14 campionati può essere catalogata come un evento casuale, di certo non il frutto di un progetto vincente. Di sicuro non il risultato di grandi investimenti. E per investimenti valgono sia le cifre spese per acquistare il cartellino di grandi giocatori che il monte ingaggi. Perché si può fare mercato anche senza spendere cifre folli, in modo intelligente, arrivando prima degli altri o scovando talenti che nessuno ha notato, ma poi una volta esplosi quei giocatori li devi trattenere e per farlo gli devi garantire sia un progetto vincente che un ingaggio importante. Ed è proprio qui che si arena il “progetto Lazio”. Perché non si punta su nomi importanti (Klose è stato la classica eccezione alla regola…) e non si supera in nessun caso il tetto dei 3 milioni di euro. E a queste condizioni, solo un miracolo ti può consentire di fare un salto di qualità. Quello, appunto, sfiorato un anno fa da Simone Inzaghi e qualche anno fa da Stefano Pioli e prima ancora per due stagioni consecutive da Edy Reja. Ma nel momento decisivo, quando a gennaio bastava poco per aiutare il tecnico e la squadra a centrare quel traguardo, la società ha sempre risposto… ASSENTE! Mai un acquisto importante nel mercato di gennaio, mai un investimento per dare all’allenatore, alla squadra e alla piazza la sensazione di voler centrare la Champions League: con i fatti. Perché a parole, il salto di qualità e la costruzione di una Lazio in grado di lottare per lo scudetto sono sempre presenti nelle dichiarazioni di Lotito e Tare. Ha parlato di scudetto Lotito nell’estate del 2013 quando sull’onda lunga del successo del 26 maggio è arrivato ad annunciare in un discorso dai toni duceschi addirittura un “assalto al potere del Nord”. Ha parlato di Lazio in costruzione in grado di lottare nel giro di 2/3 anni per lo scudetto Igli Tare, in un’intervista rilasciata a “Il Corriere dello Sport” il 17 febbraio del 2015. Concetto ripetuto lo scorso anno quando l’11 dicembre  prima di quello sciagurato Lazio-Torino diretto da Giacomelli il DS ha detto: “La Lazio può lottare per lo scudetto fino alla fine. Eravamo convinti di avere una grande squadra e questi ragazzi ci hanno dato grandi conferme, soprattutto nelle due gare vinte contro al Juve. Possiamo e dobbiamo crederci giocando tutte le partite come se fossero delle finali”.

Come è andata a finire, lo sappiamo tutti. Come sappiamo tutti benissimo che cosa è successo quest’estate, quando forse sarebbe bastato solo accontentare Inzaghi (che aveva chiesto Lazzari e il Papu Gomez, non Marcelo e Cristiano Ronaldo…) per dare un grande segnale non solo alla piazza, ma anche alla squadra. Perché quel mercato estivo da “potrei ma non voglio”, non ha deluso solo i tifosi, ma è stato un pessimo messaggio mandato alla squadra. Della serie: non investiamo di più, perché in fondo non ci crediamo.

Che la posizione in classifica della Lazio rispecchi quasi la classifica del monte ingaggi delle prime della classe, quindi, non è un caso. Semmai è la conferma del fatto che senza investimenti ci puoi arrivare vicino, ti puoi illudere per buona parte della stagione, ma alla fine resti fuori dal grande giro. Per questo, già essere a pari merito con il Milan e davanti alla Roma (nonostante il derby perso) è un mezzo miracolo. E continuare a ripetere che la Champions League è l’obiettivo stagionale, significa iniziare un pericoloso scarica barile sul povero Inzaghi. Che non è infallibile, che può anche aver toppato qualche formazione, ma che in questi due anni ha fatto un mezzo miracolo con i mezzi che gli messo a disposizione la società. È un modo per scaricare ogni responsabilità di un eventuale fallimento sull’allenatore, con Inzaghi che farebbe così la stessa fine che hanno fatto prima di lui tutti gli allenatori da Delio Rossi e Pioli, passando per Reja e Petkovic.

Nessuno chiede alla Lazio di “barare sui conti” o di fare il passo più lungo della gamba. Nelle ultime due stagioni sarebbe bastato spendere tutto quello che si è incassato tramite le cessioni eccellenti, senza buttare soldi per prendere ragazzini come Bruno Jordao e Pedro Neto utilizzati per nascondere la vera natura di certe operazioni. Bastava poco. Bastava volerlo fare realmente, non solo a parole. E forse siamo ancora in tempo facendo a gennaio quello che non è stato fatto a luglio e ad agosto. Ma sul serio, stavolta, senza parlare di “poco tempo a disposizione”, senza prendersela con i fax che non funzionano, con le mogli dei calciatori o con i procuratori che non rispettano i patti o che ricattano. Perché le bugie hanno le gambe corte. E nel nostro caso, dopo tanti anni oramai non ce l’hanno proprio più le gambe…




Accadde oggi 17.11

1918 Muore Pier Antonio Rivalta
1929 Roma, stadio Rondinella - Lazio-Cremonese 6-0
1935 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Milano 2-2
1940 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Triestina 2-1
1946 Bologna, stadio Comunale - Bologna-Lazio 3-1
1957 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-1
1963 Bari, stadio della Vittoria - Bari-Lazio 0-2
1968 Mantova, - Mantova-Lazio 0-1
1985 Cesena, stadio Dino Manuzzi – Cesena-Lazio 3-1
1991 Bari, stadio San Nicola - Bari-Lazio 1-2
2002 Como, stadio Giuseppe Sinigaglia - Como-Lazio 1-3

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/10/2018
 

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