01 Novembre 2018

Il derby dei "10 LEONI"...
di Stefano Greco

Cosa chiede e sogna un tifoso, specie in un derby? Viene scontato rispondere vincere, perché qualsiasi derby vinto, sia su un fronte che sull’altro, viene consegnato direttamente alla storia e chi ha la fortuna di aver segnato un gol decisivo in una stracittadina entra di diritto tra gli immortali, tra quelli che saranno ricordati per sempre anche se il loro passaggio con quella maglia addosso non ha lasciato o quasi altre tracce. In casa nostra, ad esempio, chi non ricorda Aldo Nicoli o Guerino Gottardi, magari più di gente come Jugovic o Boksic? E tutto questo, grazie al derby.

Ma un tifoso vero, oltre che la vittoria ai giocatori chiede di scendere in campo con il coltello tra i denti, chiede di vedere 11 leoni affamati disposti a tutto pur di conquistare un pallone. E se li vede, la vittoria finale passa anche in secondo piano. Chi non ricorda, ad esempio, quel derby del 1984 pareggiato 2-2 contro la Roma campione d’Italia che stava marciando spedita verso la finale di Coppa dei Campioni? Quel pareggio ottenuto giocando metà partita in 10 contro un avversario nettamente più forte, viene messo sullo stesso piano di tante vittorie conquistate nella Stracittadina. E grazie ai 2 gol realizzati in quella sfida con la fascia di capitano al braccio, Vincenzo D’Amico è riuscito a conquistare anche chi per anni lo aveva contestato, accusandolo di essere discontinuo o poco portato al sacrificio.

Il preambolo è un po’ lungo, lo so, ma era necessario. Perché oggi ricorre l’anniversario di uno dei derby (per noi) più belli di tutti i tempi, quello del 1 novembre del 1997, quel successo che ha aperto la strada per la realizzazione di un poker entrato di diritto nella storia. Se chiedi ad un tifoso qual è la partita più bella, quella a cui è più legato, nove volte su dieci ti cita un incontro in cui la sua squadra del cuore ha vinto lo scudetto, in cui ha alzato al cielo un trofeo. E se la sua squadra non ha mai vinto nulla, il giorno in cui ha centrato una promozione storica. Se fai la stessa domanda ad un tifoso della Lazio, la risposta non è poi così scontata. Non solo e non tanto perché non siamo mai banali, quanto perché a Roma un successo in un derby a volte ti lascia anche più ricordi di un trofeo vinto. Perché un trionfo in una stracittadina ti fa accapponare la pelle anche a vent’anni di distanza, come se quelle emozioni l’avessi vissute poche ore o pochi giorni fa e non addirittura vent’anni fa. A me, ad esempio, fa questo effetto pensare al derby del 1 novembre del 1997. Non tanto per la vittoria, nettissima, quanto per il modo in cui è stata ottenuta. Un successo da uomini veri! Roba d’altri tempi, soprattutto se paragonata a spettacoli visti di recente.

Mi vengono ancora i brividi ripensando a quella notte, mi commuovo ogni volta che vedo il filmato di quei gol con il commento di Massimo Marianella, mi viene la pelle d’oca rivedendo le prodezze di Mancini, Casiraghi e Nedved. Cose impossibili da spiegare a chi ti dice che il derby in fondo è solo una partita come tutte le altre con tre punti in palio, cose che non potrà mai capire chi non ha vissuto il calcio e lo stadio come me, come noi che siamo malati: di tifo, oltre che di Lazio. 

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Per chi non avesse vissuto quell’emozione, il motivo per cui questa partita è e resterà per sempre scolpita nella nostra mente sta in quello che è successo nei primi minuti di gioco. Pronti, via, ed ecco che Pierluigi Collina decide di indossare i panni del protagonista. Per un normale fallo di gioco che merita il giallo e nulla più, il principe dei fischietti estrae il cartellino rosso. Lazio in 10, costretta a vincere ma a giocare tutta la partita in inferiorità numerica. Un po’ come scalare l’Everest a mani nude, senza attrezzatura. Quando esce Favalli, tutti guardano Eriksson, convinti che lo svedese, uomo pragmatico, spedisca subito Manzini a bordo campo con la lavagna luminosa per chiamare un cambio scontato: fuori Casiraghi e dentro Negro, con lo spostamento di Pancaro sulla fascia sinistra. Invece, no. Sven resta immobile in panchina e schiera la Lazio con un 3-4-1-1, con Mancini alle spalle di Casiraghi. E quando al 22’ si fa male Almeyda, ristabilisce la difesa a 4 inserendo Negro ma non rinuncia né a Mancini né a Casiraghi. E quella scelta coraggiosa si rivelala chiave per scardinare la difesa della Roma.

Nel primo tempo, la Lazio controlla, tiene a bada la Roma e si affida a Marchegiani per tornare negli spogliatoi senza subire gol. All’inizio della ripresa, poi, dilaga. La dimostrazione lampante che per vincere servano i campioni e le giocate geniali di chi con un colpo di magia riesca a tirare fuori un coniglio da un cilindro, arriva all’inizio della ripresa. Nesta ruba palla in difesa, lancia lungo per Casiraghi che controlla e quasi senza guardare lancia sulla sinistra Mancini: il Mancio controlla, si infila tra i due difensori della Roma e appena entrato in area di collo esterno destro spedisce il pallone all’incrocio sul palo opposto. Un gol da fuoriclasse, una rete accompagnata da un boato incredibile, quasi rabbioso.

L’Olimpico, stracolmo (73.121 tra paganti e abbonati per oltre 3 miliardi d’incasso), diventa una bolgia dantesca. La Lazio per lasciare mezzo campo libero a Mancini e, soprattutto, a Gigi Casiraghi. Jugovic, con un lancio di 50 metri pesca l’ariete laziale che si invola verso Konsel che, in uscita disperata, evita il raddoppio. Gigi non fa a tempo a imprecare per l’occasione sbagliata, perché la Roma perde palla in ripartenza e Mancini da sinistra crossa per Casiraghi che dalla parte opposta in mezza rovesciata cadendo a terra trova un gol impossibile. È il finimondo. Casiraghi scarica la rabbia per un avvio di stagione tutto in salita (pochi giorni prima, aveva chiesto di essere ceduto perché trovava poco spazio) correndo come un pazzo, inseguito da tutti i compagni e anche dai panchinari, con in testa Beppe Signori e Roberto Rambaudi: ovvero, quel tridente zemaniano caduto in disgrazia dopo l’arrivo di Eriksson. E Zeman, passato sull’altra sponda, resta immobile sulla panchina della Roma, con il timore di rivivere da romanista la stessa debacle vissuta tre anni prima da allenatore della Lazio, sconfitto 3-0 da Mazzone nel primo derby della sua avventura biancoceleste. E l’incubo si materializza a pochi minuti dal fischio finale di Collina, quando Nedved con un doppio pallonetto prima beffa un difensore e poi Konsel, spedendo un’altra volta il pallone all’incrocio dei pali.

È il trionfo della Lazio. Sugli spalti della Nord la gente salta, ride e piange allo stesso tempo per un risultato impensabile per come si erano messe le cose dopo appena cinque minuti di gioco. Nei minuti di recupero, il gol di Marco Delvecchio toglie un pizzico di gusto alla vittoria. Ma solo un pizzico. Perché quel successo cambia il corso di quella stagione e quella vittoria diventa il primo tassello di un mosaico che si completa l’8 marzo del 1998, con un derby dominato più di quanto non dica il 2-0 finale. In mezzo, due successi in Coppa Italia (4-1 all’andata e 2-1 al ritorno con gol di Gottardi al 94’) per realizzare un poker storico di successi nella stessa stagione che non potrà mai essere battuto, al massimo (ma difficilmente…) eguagliato.

Ecco, questo per me resta il derby più bello della storia, anche di più di quello del 26 maggio 2013 che ha assunto grande valore solo perché c’era un trofeo in palio. Perché le emozioni che ci ha regalato quella partita e il successo ottenuto da quei 10 leoni, non ha eguali. Perché in quei 90 minuti c’è tutto quello che sogna di vedere e di vivere in un derby un tifoso: un successo strappato con le unghie e con i denti, un derby vinto (anzi, come dice il titolo della foto, DOMINATO) lottando contro tutto e contro tutti…




Accadde oggi 17.11

1918 Muore Pier Antonio Rivalta
1929 Roma, stadio Rondinella - Lazio-Cremonese 6-0
1935 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Milano 2-2
1940 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Triestina 2-1
1946 Bologna, stadio Comunale - Bologna-Lazio 3-1
1957 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-1
1963 Bari, stadio della Vittoria - Bari-Lazio 0-2
1968 Mantova, - Mantova-Lazio 0-1
1985 Cesena, stadio Dino Manuzzi – Cesena-Lazio 3-1
1991 Bari, stadio San Nicola - Bari-Lazio 1-2
2002 Como, stadio Giuseppe Sinigaglia - Como-Lazio 1-3

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/10/2018
 

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