31 Ottobre 2018

31.10.1982: Bari e quel gemellaggio...
di Stefano Greco

La foto Ť di un Bari-Lazio del 29 maggio del 1988

In questi giorni, in casa Lazio si parla e si discute tanto di gemellaggi, di amicizie tra tifosi che sono talmente solide da aver resistito a qualsiasi bufera. Hanno resistito anche a finali europee perse, oppure scudetti o qualificazioni alla Champions League svanite proprio all’ultimo assalto, perché uno strano scherzo del destino ha piazzato una contro l’altra squadre che a livello societario non sono amiche (anzi, in Lega spesso sono state su barricate opposte negli ultimi anni) ma a livello di gruppi Ultras sono gemellate. Si tratta a volte di gemellaggi nati per caso, in qualche occasione legati ad una comune ideologia politica o ad amicizie personali tra Ultras fiorite al punto da sfociare in gemellaggi tra tifoserie, oppure di unioni dettate da qualche interesse che con il calcio ha poco a che fare e che poi sono sfociate in un gemellaggio sportivo. Quello tra i tifosi di Lazio e Bari, nato negli anni ottanta, fa parte proprio di quest’ultima categoria. Amicizie legate a qualcosa che con il calcio non ha nulla a che vedere che con il passare del tempo sono diventate un legame sportivo: senza politica di mezzo e senza alleanze contro un nemico comune.

Ne parlo oggi, perché in un certo senso tutto è nato proprio il 31 ottobre, di 36 anni fa, a Bari. La foto che ho scelto per questo articolo, non è di quella domenica, ma di un Bari-Lazio di qualche anno dopo, del 29 maggio del 1988 (osservando bene, si intravede sulla destra della foto lo striscione degli Irriducibili, nati da poco…), di un’invasione ancora più massiccia di quella del 31 ottobre del 1982, con l’intera curva o quasi dello Stadio della Vittoria occupata da tifosi laziali. Ma torniamo a quel primo Bari-Lazio…

La Lazio di Clagluna, dopo un avvio stentato e la sconfitta di Bologna, ha bisogno di un colpo d’ala per spiccare il volo. E la trasferta di Bari è l’occasione giusta per dare una svolta alla stagione. In quelle settimane, si parla e si discute del destino di Bruno Giordano, appena rientrato dopo due anni di stop per la squalifica rimediata in occasione dell’esplosione del primo scandalo scommesse della storia del calcio italiano. Per molti, un Giordano in Serie B è uno spreco, ma soprattutto un lusso che una Lazio carica di debiti e che rischia di scomparire in quel buco di quasi 10 miliardi che si è aperto nella casse biancocelesti la Lazio non si può permettere. Grazie all’abilità di Antonio Sbardella, la società ha ottenuto ossigeno promettendo Giordano a mezza Serie A. Sbardella ha convinto il cavalier Lamberto Mazza (patron dell’Udinese e presidente del colosso industriale Zanussi) a versare 900 milioni di lire sotto forma di sponsorizzazione (tramite il marchio Séleco) concedendo una sorta di diritto di prelazione all’Udinese sul cartellino di Giordano. È un’Udinese ricca e ambiziosa quella di quell’epoca, una società che ha già preso Edinho (nazionale brasiliano) e che ha portato in Friuli un Campione del Mondo come Franco Causio, Paolino Pulici e Pietro paolo Virdis, più giovani promettenti come Massimo mauro e Manuel Gerolin. Ma, soprattutto, è un’Udinese che sta per accogliere nientemeno che Zico. E per puntare addirittura allo scudetto, il cavalier Mazza ha deciso di affiancare all’asso brasiliano Giordano. Così, nell’autunno del 1982, oltre ai soldi giù versati da Séleco, tramite la HGM di Roma (un grosso complesso per la vendita di elettrodomestici della Zanussi) ha ottenuto versando 640 milioni di lire il 30% della Lazio e offrendo alle banche garanzie personali ha consentito alla Lazio di ottenere un miliardo e 200 milioni di lire necessari per pagare le scadenze dell’Irpef e per evitare il fallimento. Con queste operazioni, Mazza è convinto di aver messo le mani su Giordano e ha fissato anche il costo totale dell’operazione: 5 miliardi di lire. Una cifra mai spesa da nessuno in Italia per il cartellino di un calciatore. Ma Sbardella gioca su più tavoli e per ottenere altra liquidità promette alla Fiorentina (che l’anno prima ha persolo scudetto solo di un punto, beffata proprio all’ultima giornata dalla Juventus che ha vinto a Catanzaro grazie ad un rigore di Brady, mentre i viola hanno pareggiato 0-0 in casa del Cagliari) di cedergli Giordano in prestito, ma incassati i soldi il trasferimento è sfumato proprio in quei giorni, a poche ore dalla chiusura del mercato. Né Sbardella né Casoni se la sono sentita di vendere Giordano per timore della reazione della piazza, per lo stesso motivo per cui era saltato il trasferimento di Giordano alla Roma nonostante il lungo corteggiamento di Dino Viola, che si era arreso solo davanti al “non posso farlo” pronunciato dal bomber trasteverino.

Sollevata nell’animo per lo scampato pericolo della cessione di Giordano, la Lazio vola verso Bari per affrontare una squadra che naviga nei bassifondi della classifica e che rischia la Serie C, con già allora Matarrese contestato e minacciato. Ma Antonio, allora presidente della lega Calcio e futuro presidente della FIGC, non Vincenzo a cui ha lasciato le redini della società fino al fallimento di qualche anno fa. Quando organizziamo la trasferta di Bari, sappiamo di andare in una sorta di fossa dei leoni. E chi è stato almeno una volta dentro lo Stadio della Vittoria, sa bene di cosa parlo. È una sorta di Colosseo dell’era moderna e, nonostante quelle sei corsie che separano gli spalti dal campo di gioco, il tifo dagli spalti si abbatte sul campo come un’onda d’urto. E noi ci apprestiamo a viaggiare verso questo inferno, rassicurati da questo rapporto di amicizia nato poco prima tra alcuni componenti del Gruppo rock e gli Ultras del Bari.

A Bari vado in macchina con Guido De Angelis, con lo striscione Eagles’ Supporters chiuso dentro al bagagliaio. Un carico prezioso, da preservare e da difendere a qualsiasi costo. All’epoca non esistevano né settori ospiti né gabbie in cui stavano chiusi (ma in un certo senso anche protetti perché separati dai tifosi di casa) i tifosi in trasferta, quindi entrando nello stadio scortati dai capi del tifo barese entriamo in curva e tra lo sguardo stupito e sospettoso dei baresi appendiamo quello striscione che occupa quasi tutta la parte bassa della cancellata che separa i tifosi dal campo di gioco. Lo Stadio della Vittoria è una sorta di bolgia dantesca quella domenica e il boato che accoglie l’ingresso in campo delle squadre è impressionante. Lo stadio è completamente esaurito, al punto che se qualcuno facesse cadere dal cielo un ago non cadrebbe a terra per quanta gente c’è ammassata sugli spalti, specie in curva. La partenza del Bari è rabbiosa e il primo tempo è una vera e propria battaglia. All’inizio della ripresa, però, la Lazio segna con De Nadai su punizione e poi nel finale dilaga. A pochi minuti dal termine Ambu realizza il gol che chiude la pratica dopo una giocata da fuoriclasse di Giordano e poi è lo stesso Giordano a segnare il gol del 3-0 appoggiando la palla in rete dopo aver dribblato il portiere. Avviene tutto sotto di noi, con quello striscione Eagles’ Supporters che si intravede anche nelle immagini dei gol trasmesse in serata da Domenica Sprint…

https://www.youtube.com/watch?v=82lsTdg_lBc

Al gol di Giordano, tutti i tifosi presenti nelle stadio scattano in piedi e iniziano ad applaudire. Poi, al fischio finale, scatta una violentissima contestazione nei confronti di Antonio Matarrese. In quel Colosseo in subbuglio, noi dobbiamo entrare in campo per riprendere lo striscione. Scavalchiamo l’inferriata e iniziamo a slacciare le corde con cui abbiamo fissato lo striscione all’inferriata, guardandoci sempre alle spalle perché dietro di noi si sta scatenando l’inferno. Il problema è che per uscire noi possiamo certo scavalcare, perché lo striscione pesa troppo per alzarlo e gettarlo sugli spalti. L’unica via percorribile, quindi, è attraversare tutto il terreno di gioco e uscire da una porta sotto la Tribuna Centrale, proprio dove sono ammassati un migliaio di tifosi baresi inferociti che hanno costretto Matarrese a fuggire sul terreno di gioco per poter abbandonare incolume lo stadio. Insomma, per uscire quella è l’unica via. È un po’ come passare sotto le forche caudine. Mentre ci incamminiamo verso quella porta, la contestazione monta e Guido si gira e mi guarda preoccupato. “Aho, quella è l’unica uscita”, gli dico, aggiungendo uno “speriamo bene” che lo preoccupa ancora di più. Invece, ogni timore va in frantumi quando arriviamo a pochi metri da quella porta che viene spalancata per farci uscire. Quella massa di gente inferocita, si allarga per farci passare e inizia ad applaudire: abbracci, pacche sulle spalle, sorrisi, un qualcosa di mai visto e di impensabile per noi che in quell’epoca siamo abituati ad affrontare ogni trasferta come se fosse una battaglia. Una sorta di piccolo miracolo che si ripete negli anni, sia a Bari che all’Olimpico, fino a quando la cosa va quasi a morire e non so bene perché. Ma quella domenica, non la dimenticherò mai. Quello che è successo quel giorno allo Stadio della Vittoria, lo porterò sempre nel cuore, come uno dei ricordi più preziosi di quegli anni folli ma fantastici. Fatti di confronti e scontri, ma anche di gemellaggi…




Accadde oggi 17.11

1918 Muore Pier Antonio Rivalta
1929 Roma, stadio Rondinella - Lazio-Cremonese 6-0
1935 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Milano 2-2
1940 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Triestina 2-1
1946 Bologna, stadio Comunale - Bologna-Lazio 3-1
1957 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-1
1963 Bari, stadio della Vittoria - Bari-Lazio 0-2
1968 Mantova, - Mantova-Lazio 0-1
1985 Cesena, stadio Dino Manuzzi – Cesena-Lazio 3-1
1991 Bari, stadio San Nicola - Bari-Lazio 1-2
2002 Como, stadio Giuseppe Sinigaglia - Como-Lazio 1-3

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/10/2018
 

334.937 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,40
Variazione del -6,67%