11 Ottobre 2018

Forget Sean Cox...
di Stefano Greco

Forget Sean Cox, dimenticare Sean Cox. Questa sembra essere da mesi la parola d’ordine per tutta la comunicazione romana e nazionale. Un imperativo, una sorta di passaparola o di tacito accordo per seppellire questa vicenda. Sono passati esattamente 170 giorni da quel maledetto 24 aprile, dal giorno in cui Sean Cox è partito dall’Irlanda diretto a Liverpool per assistere ad una partita della sua squadra del cuore. Sean Cox non è un hooligans, è solo uno che ama il calcio, l’atmosfera di Anfield e quel rito tutto britannico della birra al pub insieme agli amici prima di una partita. Sean Cox, non ha neanche il torto di essersi trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato, perché stava nel pub dietro la Kop, insieme al fratello e agli amici di sempre. Sean Cox ha solo incontrato un gruppo di bestie, qualcuno che lo ha pestato al punto da rovinargli per sempre la vita.

Dopo essere rimasto ricoverato per cinque settimane al Walton Centre di Liverpool, una volta uscito dal coma Sean Cox è stato poi trasferito in Irlanda, al National Rehabilitation Centre a Dun Laoghaire. Lì ha iniziato il lungo percorso di recupero, sapendo già che nulla sarà come prima, che lo Sean Cox di una volta non esiste più. Al suo posto, oggi c’è un uomo che non riesce più a parlare e che ha la parte destra del corpo paralizzata, per sempre…

Su questa vicenda è calato un velo nero. Dimenticare Sean Cox sembra essere diventata la parola d’ordine, cancellare quella macchia quasi un imperativo per la comunicazione romana e nazionale. Non lo so se sia la cosa giusta da fare, ma so benissimo che se a fare quello che ha fatto quel gruppetto di romanisti fosse stata una piccola banda di laziali, non solo non sarebbe calato questo velo nero e l’ondata di indignazione non si sarebbe placata, ma quell’onda avrebbe travolto tutto e tutti e coperto di fango sia gli autori che l’intera tifoseria. Ieri a Liverpool si è aperto il processo contro Filippo Lombardi, uno dei due tifosi romanisti arrestati per il ferimento di Sean Cox, L’altro, Daniele Sciusco, è già stato giudicato colpevole (ma solo di aver partecipato al raid sotto la Kop) e condannato a due anni e mezzo di reclusione. Lombardi, rischia una pena ancora più severa e ieri  ha dovuto guardare per la prima volta negli occhi la moglie e il figlio di Sean Cox, arrivati a Liverpool dall’Irlanda per guardare in faccia chi ha ridotto un padre di famiglia un mezzo vegetale. Un terzo tifoso della Roma accusato del pestaggio, è stato identificato e arrestato e ora sta in carcere a Liverpool dopo l’udienza di convalida dell’arresto avvenuta lunedì scorso.

Qui non è questione di giustizialismo e tantomeno di vittimismo, ma provate un attimo a fermarvi e a pensare ai due pesi e due misure adottati ancora una volta dalla comunicazione romana e nazionale. Una settimana fa, in quasi tutti i giornali e i TG d’Italia è stato sbattuto in prima pagina il mostro, un tifoso della Lazio che aveva partecipato ad una rapina a mano armata e per dare maggiore enfasi alla notizia, insieme a lui è stato tirato in ballo Gabriele Sandri, perché quel ragazzo arrestato per rapina quel giorno guidava la macchina in cui è morto Gabbo in quell’autogrill a Badia al Pino. Prime pagine per questa vicenda, un trafiletto sullo stesso giornale perché alla vigilia del processo e con le parole della moglie di Sean Cox battute da tutte le agenzie non si potevano proprio chiudere entrambi gli occhi. Sarebbe stato troppo anche per “Il Messaggero”. Il fiume d’inchiostro versato una settimana fa per montare ad arte una vicenda che senza tirare in ballo il nome di Gabriele Sandri avrebbe occupato lo spazio di un trafiletto in cronaca, per la vicenda di Sean Cox e del processo in corso a Liverpool si è trasformata in un piccolo ruscelletto di montagna, invertendo esattamente lo spazio che avrebbero meritato le due vicende.E questo, nonostante le parole della moglie di Sean Cox battute da tutte le agenzie.

“Sappiamo che mio marito non sarà mai più la stessa persona, ma continuiamo a lottare. Faremo di tutto. È stato un evento catastrofico che ci ha cambiato la vita. Sean vede doppio, a volte triplo, non riesce a parlare ma capisce tutto. Ha la parte destra del corpo paralizzata. Per questo ho deciso di partecipare insieme a mio figlio all’udienza del processo. Voglio vedere in faccia chi ha ridotto così Sean”.

Ripeto, qui nessuno vuole mettere alla gogna per una questione di tifo chi è stato arrestato per quella vicenda e che oggi è sotto processo a Liverpool, perché lo sciacallaggio mediatico lo lascio volentieri agli altri: a chi, troppo spesso, invece, quando scrive lo fa gettando tutto il veleno calcistico del tifo nella scrittura di un articolo. Ho tirato nuovamente fuori questa vicenda solo perché ad una settimana di distanza da quell’altra vicenda che ci ha coinvolto, scosso e indignato, il due pesi e due misure della comunicazione romana e nazionale è lampante: enfasi per una non notizia e silenzio o quasi per un qualcosa che, a parti invertite e con i tifosi della Lazio alla sbarra, avrebbe occupato le prime pagine dei giornali e i titoli di testa in tutti i tg, scatenando l’ira degli editorialisti che si indignano a corrente alternata. Quelli che per la vicenda degli adesivi hanno montato il caso al punto che su quella vicenda è intervenuto chiunque, anche il presidente della Repubblica. Mentre su questa di vicenda alla famiglia di Sean Cox saranno arrivate al massimo le scuse del consolato italiano di Liverpool, ma di sicuro non quelle del ministro degli Esteri di allora (Angelino Alfano) né quelle del Ministro degli Esteri di oggi, Enzo Moavero Milanesi.

Tutti hanno chiuso gli occhi, tutti hanno fatto in modo di archiviare il più in fretta possibile questa vicenda per cancellare quella macchia che, invece, è indelebile. Non per il colore sportivo di chi l’ha commessa, ma per il fatto che quel pestaggio ha cambiato e rovinato per sempre la vita di un padre di famiglia che, come unica colpa, aveva quella di amare tifare Liverpool e di amare il calcio. La stessa colpa di Gabriele Sandri…




Accadde oggi 16.10

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Vittoria 4-0
1927 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Alessandria 0-1
1932 Milano, stadio Civico Arena - Ambrosiana-Lazio 1-2
1938 Bologna, stadio Littoriale - Bologna-Lazio 2-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Roma 3-1
1953 Nasce a Briosco (MI) Giuliano Terraneo
1955 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Roma, stadio Olimpico - Lazio-NY Cosmos 3-1
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 1-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 5-1
1999 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 0-3
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-PSV Eindhoven 2-1
2005 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 1-0

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/10/2018
 

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