09 Ottobre 2018

30 anni fa, la prima volta di Paolo Di Canio
di Stefano Greco

Può un anonimo, squallido e noioso 0-0 in una prima di campionato entrare nella storia? A volte, sì. Specie se il protagonista di quella sfida è un grande personaggio come Paolo Di Canio, uno di quelli destinati a far discutere e a dividere, sempre. Perché per quelli come Paoletto le cose sono solo bianche o nere, senza sfumature di grigio, senza nessun tipo di compromessi, senza possibili mediazioni. Ergo, quelli come lui o li ami alla follia o li detesti, senza mezze misure. Così come estrema è stata sia la vita che la carriera di Paolo Di Canio,  uno passato nel giro di pochi mesi dal rischio amputazione all’esordio in Serie A.

È successo nel 1988, quando dopo aver contratto un’infezione gravissima al tendine d’Achille Paolo Di Canio ha rischiato l’amputazione del piede. Dopo mesi di dubbi e di paure, Paolo è uscito dal tunnel a giugno del 1988, quando Eugenio Fascetti lo ha inserito nella lista dei convocati della Lazio che sta per tornare in Serie A per restarci per sempre. Succede tutto il 17 giugno del 1988, quando in barba a qualsiasi scaramanzia venerdì 17 giugno alla vigilia della sfida all’Olimpico con il Taranto che vale la promozione in Serie A, Eugenio Fascetti convoca Paolo a Tor di Quinto nel suo ufficio. Quando entra, senza troppi giri di parole gli dà una pacca sulla spalla e gli dice: “Mi hanno detto che hai fatto grandi sacrifici, quindi voglio che tu sappia che, indipendentemente da come andrà domenica, tu a luglio verrai in ritiro con noi e nella prossima stagione sarai aggregato alla prima squadra. Sei passato attraverso l’Inferno, quindi sei pronto per entrare in Paradiso. Cerca di non sprecare questa possibilità”.

Fascetti divorzia a sorpresa con la Lazio ma il suo successore, Beppe Materazzi, non rinnega la scelta fatta dal collega. Anche perché si innamora a prima vista di quel ragazzo che fa cose incredibili con la palla attaccata al piede. Lo convoca e gli dice: “Ti allenerai tutto il pre-campionato con noi, poi a settembre decideremo che cosa fare”. Già, perché a causa della partecipazione della nazionale di calcio alle Olimpiadi di Seoul, quell’anno la Serie A parte addirittura ad ottobre. Per la precisione il 9 ottobre…

Di Canio fa grandi cose in quell’estate e Materazzi decide di confermarlo, di aggregarlo definitivamente alla prima squadra. Il 3 settembre, con la Lazio già qualificata alla seconda fase della Coppa Italia, Paolo fa il suo esordio dal primo minuto con la maglia della Lazio a San Siro contro il Milan che ha appena rivinto lo scudetto dopo 10 anni. La squadra è guidata da Arrigo Sacchi, proprio l’allenatore che due anni prima ha mandato in frantumi il sogno scudetto (con la Primavera) di Paolo Di Canio. La Lazio perde 2-1 quella partita inutile, ma il ghiaccio è rotto, Di Canio gioca sempre e anche grazie a lui la Lazio vince il girone con Inter, Fiorentina e Udinese, e vola ai quarti di finale di Coppa Italia. E, il 9 ottobre 1988, come detto inizia il campionato.

Esattamente 30 anni fa Paolo Di Canio ha iniziato la più grande avventura della sua vita. Paolo viene convocato per la partita d’esordio e sogna di andare almeno in panchina. Nella riunione tecnica del sabato in albergo a Cesena, Materazzi riunisce la squadra e segna sulla lavagna i nomi della formazione titolare. Mentre lo fa, Di Canio chiacchiera con Rizzolo, che è diventato la sua anima gemella. Ad un certo punto, mentre Materazzi partendo dal portiere spiega ad ogni giocatore cosa si aspetta da lui il giorno dopo, Rizzolo molla a Paolo una gomitata: “Paolé, ma te voi sta zitto? Ascolta, che ora tocca a te perché domani giochi”. Di Canio, guarda il compagno pensando ad uno scherzo, invece si volta e vede che sulla lavagna c’è il suo nome. Tutto preso a ridere e a scherzare, Paolo non si è accorto di nulla e quando Materazzi dice: “Allora, numero nove giochi tu Paolo, mi raccomando, domani devi preoccuparti più della copertura, non farti sorprendere”, lui non riesce a dire neanche una parola, si limita a fare sì con la testa.

Il grande giorno è una domenica di sole, di un autunno che somiglia più a quelle giornate di tarda primavera che annunciano l’estate. Lo stadio è stracolmo e a Cesena sono arrivati migliaia di tifosi della Lazio per festeggiare il ritorno in Serie A dopo tre anni di Purgatorio, vissuti scendendo all’Inferno prima di salire direttamente in Paradiso. Quando Paolo entra in campo per il riscaldamento, è accolto da un boato e lui si dirige sotto la curva, dove c’è lo striscione Irriducibili. Quando arriva sottola gradinata, si batte il pugno sul petto e con l’altra mano indica ad uno ad uno tutti gli amici con cui ha diviso nottate in treno e domeniche passate sotto la pioggia o sotto la neve in giro per l’Italia al seguito della Lazio. Ha gli occhi lucidi. Ma è niente rispetto a quello che succederà il 15 gennaio. A Cesena, la partita finisce con uno squallido 0-0 tra due squadre che troppo preoccupate di iniziare senza problemi quell’avventura evitano di darsi battaglia e si accontentano di muovere subito la classifica. Di Canio parte titolare nelle prime sei giornate, in cui la Lazio colleziona cinque pareggi (ma contro Napoli e Milan in trasferta) e una vittoria contro il Verona. Poi arrivano tre sconfitte in cinque giornate, tra cui un pesantissimo 3-0 a Firenze una settimana prima del derby. Una sconfitta che provoca polemiche a non finire e una durissima contestazione a Tor di Quinto, con tanto finale con obiettivo le macchine dei giocatori.

Quella che precede la Stracittadina, quindi, è una settimana ad altissima tensione. Paolo di derby ne ha giocati a decine nelle giovanili, ma il primo derby in Serie A all’Olimpico è un qualcosa che ti toglie il fiato e il sonno. E non bastano le lunghe sedute di massaggi per far sparire la tensione dai muscoli e soprattutto dalla testa. Mentre a Tor di Quinto sta sotto le mani di Doriano (il massaggiatore che anni prima lo ha “salvato” quando lo ha visto a Bergamo mischiato tra i tifosi all’insaputa della società e ha mantenuto il segreto) Paolo è una corda di violino. E Doriano lo stuzzica. Paolo si gira e gli dice: “Dorià, scommetti che se segno domenica sotto la Sud gli vado ad esultare in faccia come ha fatto Chinaglia? Giuro che lo faccio”. Doriano scuote la testa, lo prende in giro e gli dice: “Non lo farai mai”.

Invece, Paolo segna e lo fa. Scavalca i tabelloni e punta l’indice verso quel piccolo spicchio giallorosso che sta nel nuovo Olimpico in costruzione. Quel giorno Paolo scrive il primo capitolo di una storia destinata a diventare leggenda, perché a distanza di 17 anni Paolo segna un altro gol nel derby, sempre sotto la Sud, esultando a modo suo ancora una volta in faccia al “nemico”. Ma questa è un’altra storia…




Accadde oggi 19.12

1920 Roma, campo della Rondinella - Lazio-U.S. Romana 2-1
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Atalanta 4-0
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Modena 5-1
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 2-1
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Perugia 4-1
1982 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Milan 2-2
1993 Lecce, stadio Via del Mare - Lecce-Lazio 1-2
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Piacenza 2-0
2002 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 1-2
2004 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 3-0
2007 Roma, Stadio Olimpico, Lazio-Napoli 2-1
2010 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Udinese 3-2

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 07/12/2018
 

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