05 Ottobre 2018

Ma sì, continuiamo a far finta di niente...
di Stefano Greco

I campanelli di allarme sono utili se c’è qualcuno in grado di ascoltare, accorrere e provvedere in caso di emergenza. Nel nostro caso, invece, i campanelli di allarme sono inutili, perché squillano a vuoto. Qualcuno si agita, dice e promette di provvedere, ma alla prova dei fatti non solo non cambia nulla ma, in qualche caso, si va addirittura di male in peggio. Perdere un derby fa sempre male, però a cose fatte una sconfitta in una partita così importante può trasformarsi in una scossa, in una scarica in grado di svegliare chi sembra aver perso quella fame e quella cattiveria che un anno fa gli aveva consentito di dare il massimo e, forse, addirittura qualcosa in più di quello che aveva. Invece, dopo la sconfitta nel derby non solo non si è vista nessuna reazione, ma a Francoforte la Lazio ha perso addirittura peggio (e non solo nel punteggio…) contro una squadra che non vale la Roma, ripetendo gli stessi identici errori.

Mettere alla gogna Wallace per gli errori in serie commessi ieri sera, oppure Basta perché ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare, non serve a nulla, perché non sono Wallace e Basta quelli che possono trasformare la Lazio per far fare a questa squadra un ulteriore salto di qualità. Prendersela con Acerbi non è giusto, perché una serata storta capita a tutti. E lo stesso discorso vale per Leiva. Il problema vero, è che la Lazio non gioca più come una squadra, ma con un gruppo di singoli che cercano di mettersi in mostra e di risolvere ognuno per conto proprio la partita. È questo il vero problema e Inzaghi ieri sera se l’è lasciato sfuggire mentre era in diretta su SKY e un ex giocatore come Ambrosini quella sfumatura sfuggita a tutti in studio l’ha colta al volo. Luis Alberto, tra finte e colpi di tacco è una sorta di fantasma già dalle prime amichevoli stagionali. Sergej Milinkovic Savic, sarà contentissimo di essere rimasto come annunciano le veline che arrivano da Formello, ma in campo ha perso smalto, cattiveria e sorriso. Immobile si danna l’anima, è vero, ma a volte si intestardisce nell’andare a sbattere contro le pareti della gabbia che tutti gli allenatori avversari gli costruiscono intorno per impedirgli di ricevere palloni giocabili e di smistare assist per gli inserimenti dei compagni. Ha avuto qualche metro di libertà ieri in una delle poche volte in cui è scattato senza finire in fuorigioco ed è arrivato il gol di Parolo nella classica azione che ha fatto le fortune della Lazio edizione 2017-2018. Ma la Lazio di quest’anno, non è la stessa Lazio di un anno fa. E prima ce ne faremo tutti una ragione e meglio sarà. Perché a forza di dire “non c’è problema, è stato solo un passo falso, alziamo la testa e ripartiamo”, le settimane passano e i problemi restano sempre gli stessi, anche se quelle 5 vittorie consecutive ottenute dopo la prima sosta li hanno in parte mascherati.

Nelle nove partite ufficiali di quest’anno, gli unici veri sprazzi di Lazio che conosciamo si sono visti nella prima mezz’ora scarsa contro il Napoli all’esordio e una decina di giorni fa contro il Genoa. Per il resto, solo gioco “ruminato” e partite vinte con grande sofferenza anche contro avversarie che contro altre squadre sono state prese a pallate dagli avversari: Empoli e Frosinone in testa.

Come era prevedibile, sulla graticola ci è finito Simone Inzaghi: perché alla fine se la squadra vince sono bravi i giocatori e la società gonfia il petto, ma se la squadra delude la società si defila, i giocatori fischiettano e i tifosi se la prendono con l’allenatore perché non è stato in grado di cambiare modulo o rimotivare il gruppo, oppure perché ha accettato passivamente le scelte di mercato della società. Succede a Inzaghi, come è successo in precedenza a Delio Rossi, a Reja in due occasioni, a Petkovic e a Pioli. Ballardini, neanche lo considero. Stessa trama, stesso film e, tempo, stesso epilogo.

La gravità di quella telefonata tra Lotito e Inzaghi, intercettata a sbattuta in prima pagina, non sta né nei toni del presidente (Lotito è così, da sempre, quindi non serviva quell’episodio per aprirci gli occhi su questo personaggio) né se in quel colloquio si parlasse di staff medico o di acquisti. No, la gravità di quella telefonata sta nella delegittimazione pubblica dell’allenatore, uno che viene richiamato all’ordine dal padrone che gli dice: “te stai sempre a lamentà, ma tu devi fa quello che dico io perché decido io e t’ho messo a disposizione una squadra fortissima”.  In qualsiasi sport, un allenatore riesce a tenere in mano le redini di un gruppo se all’interno di quel gruppo gode di credibilità, se viene riconosciuto come leader e come uno che “si spezza ma non si piega”. Invece, il risultato di quella telefonata è l’immagine di un Inzaghi che si lamenta, magari sbatte anche i pugni sul tavolo, ma che alla fine si piega e attacca i buoi al carro come ordina il padrone. E siccome da questo punto di vista i giocatori sono “bastardi” (a tutti i livelli, dai dilettanti ai top club, nel calcio come nel basket o in qualsiasi altro sport…), il risultato è quello che abbiamo davanti agli occhi. Sta succedendo da noi, come sta succedendo a Manchester sponda United, come Mourinho che sta facendo a cazzotti un giorno sì e l’altro pure con Pogba per non perdere il controllo del gruppo e per conservare quell’immagine di uomo di ferro che lo ha portato ad essere il numero uno al mondo. Ha fatto la stessa cosa Allegri a Torino con qualcuno che stava alzando la cresta, ha fatto la stessa cosa due anni fa Spalletti a Roma con Totti e sappiamo benissimo come è andata a finire. La differenza, è che mentre Mourinho, Allegri e Spalletti avevano le spalle coperte dalla società, il rapporto tra Inzaghi e la Lazio è tutto in quella telefonata con Lotito.

Per questo, anche se spero con tutte le forze di avere torto, il destino di Inzaghi è già segnato e sarà lo stesso dei suoi predecessori, con la sola differenza che lui è durato un anno in più degli altri. Non siamo al “moriremo tutti”, sia ben chiaro, perché in un campionato come questo la Lazio è destinata a galleggiare tranquillamente tra il quarto e il sesto/settimo posto, quindi a restare in zona Europa. Perché, Juventus a parte, il divario tra le altre non è abissale quanto lo è quello tra le prime e il resto del gruppo. Quindi basta una vittoria sulla Fiorentina per rialzare la testa e arrivare salvi o quasi alla sosta. E lo stesso vale per l’Europa League, perché nonostante le due pessime partite giocate contro Apollon e Eintracht, potrebbero bastare due pareggi con il Marsiglia per passare il turno. Il problema, semmai, è che quel salto di qualità ventilato da chi ricordava la Lazio di un anno fa e esaltava il mercato estivo definendolo “chirurgico” o addirittura ottimo a ottobre è già una chimera. Come, probabilmente, l’inseguimento al rendimento dello scorso anno di qualcuno che sta qui ma che con la testa sta già altrove. Perché che la Lazio sia per i grandi giocatori (o per i talenti o presunti tali…) una stazione di transito, una sorta di punto di passaggio per poi andare a giocare in altri palcoscenici più nobili, è palese. Solo una parte del mondo Lazio non lo ha capito, non lo accetta o continua a far finta di niente. Perché è più facile pensare che la colpa di tutto sia dei tifosi che non vanno allo stadio o in subordine di Inzaghi, piuttosto che affrontare la realtà e attaccare il vero responsabile di tutte queste occasioni perse, quello del potrei ma non voglio, delle solide realtà future e dei sogni infranti. Quindi, continuiamo a far finta di niente, come se nulla fosse. Accettiamo le scuse dei giocatori, diamo credito alla società che dice che il futuro è nostro e pensiamo che come dice Inzaghi questo sia solo un momento no, oppure che la colpa sia dell'arbitro di turno o del modulo sbagliato. Ma sì, è meglio così…




Accadde oggi 16.10

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Vittoria 4-0
1927 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Alessandria 0-1
1932 Milano, stadio Civico Arena - Ambrosiana-Lazio 1-2
1938 Bologna, stadio Littoriale - Bologna-Lazio 2-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Roma 3-1
1953 Nasce a Briosco (MI) Giuliano Terraneo
1955 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Roma, stadio Olimpico - Lazio-NY Cosmos 3-1
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 1-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 5-1
1999 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 0-3
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-PSV Eindhoven 2-1
2005 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 1-0

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/10/2018
 

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