04 Ottobre 2018

MA NON VI VERGOGNATE???
di Stefano Greco

Questa mattina volevo parlare di calcio e di Lazio, perché questa sera si gioca e si può finalmente mandare in archivio il derby. Ho messo in cantiere un articolo che raccogliesse i ricordi delle tante sfide della Lazio in terra tedesca, ho provato a scrivere un articolo per raccontare ai ragazzi chi era Claudio Vagheggi (62 anni oggi, auguri…) e cosa è stato per noi in quel periodo, ma ogni cosa che pensavo e facevo perdeva senso ripensando a quell’articolo di ieri de “IL MESSAGGERO”, al disgusto provato nel vedere quel titolo e quella foto di Gabriele abbinati ad un evento che non c’entra nulla con lui che non c'è più e la rabbia, da padre, provata nell’immedesimarmi per l’ennesima volta in Giorgio Sandri che ieri ha condiviso il mio pensiero, quasi rabbioso, su Facebook.

Come ho scritto ieri a caldo, ho scelto di fare il giornalista quando avevo 14 anni, per la precisione il 19 gennaio del 1977, il giorno dopo la morte di Luciano Re Cecconi. Quella mattina in classe non ho scritto un tema parlando della tragica fine di Cecco, ho scritto il primo articolo della mia vita e ho scelto il mio destino, ho indirizzato la mia vita. Ho voluto con tutte le mie forze diventare giornalista, sfidando anche la famiglia e rinunciando ad un futuro sicuro (soprattutto dal punto di vista economico), perché ero affascinato dall'idea di fare inchieste (tipo quella con cui Bob Woodward e Carl Bernstein fecero scoppiare lo scandalo Watergate), di scovare notizie e raccontare storie. Fare il giornalista una volta era un mestiere nobile, un lavoro di cui andare fieri. Una volta, perché oggi questo lavoro è stato massacrato dal sensazionalismo, dalla voglia di sbattere il mostro in prima pagina (anche quando il mostro non c'è pur di catturare l'attenzione) e da editori che oramai pagano un tanto al chilo, badando solo alla quantità e fregandosene della qualità. 

Non voglio dare lezioni a nessuno, perché odio da sempre quelli che si mettono sul pulpito e puntano l'indice addosso, ma dopo più di 24 ore sto ancora qui a chiedermi: PERCHÉ? Perché per raccontare la storia di un ragazzo sbandato due colleghi hanno dovuto mettere la foto di una persona che non c’entra nulla con quella con quella vicenda? Perché mettere in mezzo un morto e affondare nuovamente il coltello riaprendo vecchie ferite nel petto di chi da quel giorno ha visto stravolta la sua vita? Per attirare l'attenzione di un pubblico sempre più morboso con un titolo ad effetto? Perché la tua storia vale poco e per venderla devi trovare uno specchietto per le allodole? Per sadismo? Mi chiedo il perché e, soprattutto, che cosa si prova poi a sentire i commenti della gente che, giustamente, poi s'incazza e ti dà dell'infame. Oggi vorrei incrociare Marco De Risi e Elena Panarella, guardarli in faccia, dritti negli occhi, per capire se si prova un minimo di vergogna oppure si gonfia il petto perché quel titolo e quell'articolo sono finiti sulla bocca di tutti, in copertina a Studio Aperto o in qualche altro telegiornale diretto da qualcuno che come loro mette l'audience sopra a qualsiasi cosa, anche al rispetto per i morti.

Vorrei capire che cosa li ha spinti a sparare per l’ennesima volta contro Gabriele e la sua famiglia, perché sarebbe ora di lasciarlo in pace Gabriele. Lui come Giorgio, Cristiano e tutti quelli che da quel giorno non hanno più pace. Basta con il citare il nome di questo ragazzo a sproposito, basta abbinarlo alle morti di calcio e di stadio, perché Gabriele Sandri è stato ASSASSINATO. Lui, come purtroppo è successo ad altri, ha avuto come unica colpa quella di trovare un pazzo sulla sua strada che, nel suo caso, aveva l'aggravante di indossare una divisa che ha infangato con il suo comportamento. E non solo per quei colpi di pistola sparati in modo incosciente, folle, ma per il comportamento tenuto dopo aver commesso quell'omicidio.

Quando ieri ho scritto di getto non sapevo neanche chi avesse scritto e firmato quell’articolo, perché i nomi per me erano secondari rispetto a tutto il resto. Non sapevo se oltre a scrivere quell’articolo i due avessero anche partorito quel titolo, quelle due righe geniali sparate a tutta pagina. Ieri pensavo solo, per l’ennesima volta,  che io in questo tipo di giornalismo non mi ci riconosco più, che non voglio avere nulla a che fare con questo mondo e che sono fiero di non essermi mai sentito un membro di questa CASTA, ma solo un giornalista. E, me lo dico da solo, un giornalista vero.

Ho mille difetti, ho commesso mille errori (che ho sempre pagato sulla mia pelle…), ma non ho mai permesso alla mia fede calcistica o politica di prendere il sopravvento, di forzarmi la mano fino a farmi uscire dai confini. Ieri ho sperato che Marco De Risi fosse uno che odia il calcio e che il “tifo” non c’entrasse nulla con quell’articolo, quel titolo e quella foto di Gabriele abbinata ad un evento di cronaca nera giusto per catturare l’attenzione dei lettori. Poi, invece, purtroppo ho visto su un social le foto del profilo di Marco De Risi e ho capito che, probabilmente, aveva ragione chi da subito aveva pensato male e che, per l’ennesima volta, qualcuno in questa città aveva scritto un articolo indossando la sciarpetta giallorossa e facendosi trascinare dal tifo.

Non sopporto il complottismo che si è impadronito di buona parte del mondo Lazio e tanto meno il vittimismo di chi si sente sempre chiamato in causa. Ma che in questa città si metta sempre e comunque di mezzo la Lazio e i laziali quando c’è qualcosa di negativo, oramai non è più una teoria complottista, ma un dato di fatto. Purtroppo, aggiungo io. Perché questo perenne tentativo di screditare una parte o di esaltarne un’altra, infilando il tifo calcistico in qualsiasi cosa, alimenta l’odio: verso l’altra parte calcistica della città e verso la categoria di cui faccio parte. Qualcuno un giorno mi dovrà spiegare perché se uno che ha simpatie per la Lazio fa una rapina o commette un reato il nome Lazio viene sparato nel titolo, mentre invece se a commettere lo stesso reato è qualcuno che ha simpatie per la Roma si scrive che è “romano”, ma non romanista, non sia mai. È successo anche con la vicenda del ferimento di Sean Cox, quando in vista della partita di ritorno un altro giornale di Roma pensò bene di sparare a caratteri cubitali il titolo HELP in prima pagina, annunciando che il vero pericolo in vista di Roma-Liverpool era il gemellaggio stretto tra i tifosi della Lazio e quelli dei Reds per vendicare il ferimento di Sean Cox. Una balla spaziale annunciata da Silvia Mancinelli su “IL TEMPO” e difesa a spada tratta da Gian Marco Chiocci. Entrambi, non a caso, spudoratamente tifosi della Roma. Come lo è Marco De Risi (nella foto…), come lo sono quelli che regolarmente si indignano ma a corrente alternata, a seconda se di mezzo c’è la Lazio o la Roma. Come abbiamo visto per la storia dei manichini, poi degli adesivi di Anna Frank e infine con la vicenda dei tifosi della Roma arrestati (e condannati) per il ferimento di Sean Cox, diventati in quel caso “romani”.

Questo modo di fare fa un po’ schifo, perché questo non è giornalismo. E da giornalista oggi mi sarei aspettato le scuse da parte di Marco De Risi, di Elena Panarella e de “IL MESSAGGERO” per lo scivolone di ieri. Invece, nulla. Nulla di nulla. Come sempre. E allora chiedo io scusa (penso e spero a nome di tantissimi colleghi…) alla famiglia Sandri per questo scivolone, per questo articolo becero che ha riaperto una ferita impossibile da rimarginare. Ma quello che mi fa più male è sapere, anzi, avere la certezza che, purtroppo, succederà di nuovo…




Accadde oggi 16.10

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Vittoria 4-0
1927 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Alessandria 0-1
1932 Milano, stadio Civico Arena - Ambrosiana-Lazio 1-2
1938 Bologna, stadio Littoriale - Bologna-Lazio 2-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Roma 3-1
1953 Nasce a Briosco (MI) Giuliano Terraneo
1955 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Roma, stadio Olimpico - Lazio-NY Cosmos 3-1
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 1-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 5-1
1999 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 0-3
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-PSV Eindhoven 2-1
2005 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 1-0

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/10/2018
 

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