01 Ottobre 2019

Il 1° ottobre e quello striscione Eagles'...
di Stefano Greco

Un muretto in marmo, decine di ragazzi in piedi sotto la pioggia per tenere alto uno striscione destinato ad entrare nella storia e a fare la storia del tifo laziale. Sono passati 41 anni da quel 1 ottobre del 1978, da quel Lazio-Juventus, da quella prima giornata di campionato scelta come battesimo di quello che in quel momento era lo striscione più lungo d’Italia. La prima versione di quel EAGLES’ SUPPORTERS confezionato nei locali di via Simone de Saint Bon 47 in due settimane, pitturando una lettera alla volta.

Quella legata a quello striscione è una storia di un calcio che non c’è più, di tanti amici che ci hanno lasciato troppo presto, di un mondo Ultras agli albori completamente diverso da quello attuale. Anche perché era diverso sia il contesto che il periodo storico: quelli erano gli anni di piombo, gli anni della ribellione sia nelle piazze che negli stadi, gli anni degli ideali e di una gioventù bruciata da quel fuoco politico di cui oggi oramai non c’è più traccia. Una storia che merita di essere raccontata dall’inizio.

Alla fine della stagione 1976-1977, il gruppo giovanile creato in Curva Sud (allora stavamo lì…) da Tonino Di Vizio che ha riunito tutte le anime del tifo biancoceleste (G.AB.A.), decide di darsi un nuovo nome. Cosa sono i GABA? A fine ottobre del 1976, in occasione di una partita con il Bologna fuori dalla Curva Sud vengono distribuiti migliaia di volantini:

Allo scopo di incrementare il tifo intorno alla nostra Lazio, abbiamo inteso creare un club formato da tutti i ragazzi della Curva Nord e Sud. Oltre alla finalità sportiva, il club intende moralizzare il tifo calcistico che spesso genera in atti di teppismo che niente hanno a che fare con i veri sportivi e soprattutto con lo sport. Sportivi biancazzurri, uniamoci per essere sempre più forti con il nostro motto: TIFO CONTINUO.

Il volantino è firmato G.A.B.A., che altro non significa che Gruppi Associati Bianco Azzurri. E non Gruppi Armati Bianco Azzurri, come qualcuno ha raccontato, erroneamente, per anni. I primi di novembre, a via Simone de Saint Bon 47 va in scena una riunione affollatissima a cui prendono parte tutti i rappresentanti dei gruppi che colorano con i loro striscioni la Curva Sud. Ci sono quelli dei Commandos Monteverde, rappresentati da Gino Ceccarelli, Francesco Troncarelli, Massimo Grifoni, Aldo “lebbra” e Fabrizio Zambonini; gli ultras rappresentati da Marco Saraz, Francesco Bilotta, i fratelli Catena e Marco Gazzarrini; le Aquile di piazza Bologna con Franco Fiocchi; i Vigilantes di Renatone Anzuini; le Brigate San Giovanni con Guido de Angelis e Remo Remoli; Fabrizio Amore e altri, tanti altri di cui non ricordo il nome. Si discute, anche animatamente, con Tonino Di Vizio che fa da mediatore e, di fatto, si arriva all’accordo di riunire tutti in un unico gruppo, che si chiama provvisoriamente G.A.B.A. ma che deve avere quanto prima un nuovo nome che colpisca e nel quale tutti possano identificarsi.

Chiaramente, deve essere diverso da quelli dei gruppi già esistenti convogliati nei G.A.B.A. e la scelta del nome e del simbolo è lunga e laboriosa. Quasi una gravidanza. Arriva nel 1978, all’inizio della nuova stagione. Al ritorno dalle vacanze ci riuniamo a via Simone de Saint Bon per dare un nome al gruppo che deve riunire tutto il tifo laziale: il nome lo decide Marco Saraz, che mette tutti d’accordo proponendo EAGLES’ SUPPORTERS. Anzi, più che proporlo, lo impone proprio, rendendo inutili tutte le altre proposte. E dietro la scelta di quel nome, c’è una piccola storia nella storia che merita di essere raccontata.

Marco Saraz, dopo aver conosciuto i ragazzi delle Brigate Gialloblù del Verona in occasione dello spareggio per la promozione in Serie A del 1975 a Terni, inizia una fitta corrispondenza con Sergio Puglisi. All’epoca, eravamo tutti grafomani, perché le telefonate fuori Roma costavano una cifra, perché non avevamo i social network e neanche le mail, quindi l’unico modo erano le lettere, quelle su carta. Dietro ogni busta spedita a Marco Saraz, Sergio Puglisi metteva come firma la scala a tre pioli simbolo delle Brigate Gialloblù e la scritta HELLAS SUPPORTERS. E il passo da HELLAS SUPPORTERS a EAGLES’ SUPPORTERS, è stato breve. A Marco è piaciuto subito e lo ha proposto. Anzi, imposto…

Tifosi delle aquile, in italiano non avrebbe nessun impatto, ma EAGLES’ SUPPORTERS, invece, sì. E alla fine tutti si convincono che quello è il nome giusto. Per tutta la stagione vengono raccolti soldi, tramite collette ma anche con un piccolo aiuto da parte di qualche dirigente della Lazio, perché dopo aver creato il gruppo l’idea è quella di confezionare quello che in quel momento deve essere lo striscione più lungo d’Europa. I lavori iniziano al ritorno dalle vacanze, a settembre del 1978. E nella grande sala della sede di via Simone de Saint Bon, quella entrando a sinistra alla fine delle scale, dove c’è il tavolo da biliardo, si inizia a confezionare uno striscione di 56 metri di stoffa blu. Una lettera per volta: per far asciugare la vernice, perché non abbiamo la possibilità di utilizzare spazi più grandi dove confezionare lo striscione, come invece succederà poco più tardi con la prima grande scenografia messa in scena allo stadio Olimpico all’ingresso in campo delle squadre in quel derby del 18 marzo del 1979, quello del VE MANNAMO IN B…

Insomma, il nome del gruppo è scelto e sta per essere messo bianco su blu in uno striscione enorme, ma c’è da scegliere il simbolo da disegnare al centro: perché ai lati, tra la S’ di Eagles’ e la di Supporters, ci sono da una parte la coccarda della Coppa Italia del 1958 e dall’altra il triangolino dello scudetto del 1974, gli unici trofei vinti dalla Lazio in trequarti di secolo di storia. Ma al centro? L’idea comune è quella di metterci un’aquila. Già, ma quale? Serve un disegno da trasformare in calco e un pomeriggio arriva in sede  Marrakech (che si è visto affibbiare quel soprannome perché è scuro come un marocchino e ha i tratti da nordafricano) con il disegno dell’aquila della Wehrmacht, ricamata in canutiglia argento su panno nero. È l’immagine dell’aquila ad ali spiegate che artiglia la svastica cinta da due serti e che orna le divise delle uniformi degli ufficiali della Wehrmacht, sia sul petto che sul braccio. È un simbolo decisamente nazi-fascista e per questo piace immediatamente quasi a tutti. Viene fatto uno stampo e sotto gli artigli viene tolta la svastica cinta dai due serti, sostituita da un teschio e ancora sotto dalla scritta in stampatello G.A.B.A. È la prima versione. la seconda, sarà senza più quell'aquila stilizzata al centro, perché dopo la morte di paparelli con un decreto del gioverno vengono aboliti certi simboli, quindi al centro viene messa la testa d'aquila che è il simbolo dell'Eldorado Lazio di pallacanestro.

Si lavora per settimane, con vernice e pennelli comprati grazie ad una colletta, con i phon portati da casa per far asciugare più in fretta la vernice e passare alla lettera successiva, perché l’esordio dello striscione è previsto per il 1 ottobre del 1978, in occasione della prima giornata di campionato e della sfida all’Olimpico con la Juventus. Ed è una domenica che passerà alla Storia.

Sono amico di famiglia di Sandro Petrucci che, oltre ad essere un grandissimo laziale è un giornalista sportivo importante della Rai. Quindi, prendo carta e penna e gli scrivo, chiedendogli di dare visibilità nei servizi della Rai di quella domenica su Lazio-Juventus allo striscione più lungo d’Europa, chiaramente confezionato con qualche metro di stoffa in più rispetto a quella usata dai tifosi della Roma per lo striscione del Commando Ultrà Curva Sud, il gruppo creato per raggruppare tutte le mille anime del tifo romanista. Sandro, chiaramente, non mi da retta e ci resto malissimo, ma fa addirittura di più. Un paio d’anni dopo, convince chi deve creare la nuova sigla di 90° minuto (la trasmissione televisiva più vista della Rai, quella che va in onda alle 18 ed è la prima a dare risultati e immagini delle partite della domenica) ad utilizzare le immagini del muretto degli EAGLES’ SUPPORTERS con gli spalti che si riempiono di minuto in minuto fino ad arrivare al fatidico numero 90. È quella l’immagine che compare per anni ogni settimana nella sigla e nel monitor alle spalle di Paolo Valenti in attesa dei collegamenti con i vari stadi.

Il 1 ottobre del 1978 a Roma, chiaramente, piove. Lo stadio è stracolmo e quando all’ingresso in campo delle squadre alziamo lo striscione per farlo vedere ai 70.000 che affollano l’Olimpico, sembra di stare in palestra a fare allenamento per i tricipiti, perché la stoffa è completamente imbevuta d’acqua e lo striscione pesa tre volte tanto rispetto a quando è asciutto. E per farvi capire di che peso parliamo, in condizioni normali quando è asciutto solo per trasportarlo chiuso quello striscione servono almeno un paio di persone. Il boato che accoglie l’esordio dello striscione EAGLES’ SUPPORTERS, è l’inizio di una lunga storia e il prologo di una domenica indimenticabile.

La Lazio pareggia 2-2 in casa contro la Juventus che ha cucito sulla maglia il 18° scudetto ma che, soprattutto, schiera in pratica tutta la formazione della nazionale italiana che pochi mesi prima in Argentina ha sfiorato il titolo Mondiale, fermata in semifinale dall’Olanda dopo aver sconfitto nel girone di qualificazione anche l’Argentina padrona di casa che poi ha vinto il titolo. Il grande protagonista di quel Mondiale è stato Roberto Bettega e quella domenica Bettega salva la Juventus dalla capitolazione: segna il primo gol, poi dopo il pareggio di Giordano su rigore e il gol segnato da Garlaschelli all’inizio della ripresa, è ancora Bettega a segnare il gol del definitivo 2-2. Bruno Giordano, alla fine di quella stagione vince la classifica dei cannonieri, battendo l’eterno rivale Paolo Rossi, la grande rivelazione di quei Mondiali del 1978 in Argentina. In quella domenica piovosa,  dietro la porta difesa da Zoff, c’è un piccoletto con i capelli ricci e gli occhiali armato di registratore che dopo i gol rincorre i giocatori per catturare l’esultanza e il boato della gente. Prima della partita, è passato sotto la curva per registrare i cori. Quel “piccoletto” riccioluto si chiama Aldo Donati, un cantautore di fede laziale che ha appena scritto So già du ore e che è venuto allo stadio per catturare i rumori di sottofondo da inserire in sala di registrazione per confezionare il nuovo inno della Lazio. È uno dei membri della Schola Cantorum, ma il grande successo l’otterrà interpretando il ruolo del serenante in Rugantino.

Gli Eagles’ Supporters, diventano nel giro di poco tempo un vero e proprio fenomeno, al punto che nel 1980, tre anni esatti dopo la nascita del gruppo, nasce una rivista (edita da EMME & BI), che esce in occasione di ogni partita casalinga della Lazio e che si chiama proprio “Eagles’ Supporters”. Il direttore è Antonella Pirrottina (lazialissima) e tra le firme ci sono gli allora giovanissimi Gianni Walter Bezzi e Stefano Mattei, ora giornalisti della Rai. Ma anche Ugo Trani, ora a “Il Messaggero”, che è sì il nipote di Sandro Petrucci ma che è romanista come io sono laziale. Nella copertina del numero 1 di quella rivista, c’è la foto dello striscione inaugurato il giorno di Lazio-Juventus. Lo striscione più lungo d’Italia, quel lunghissimo pezzo di stoffa blu che ha contribuito a far entrare gli EAGLES’ SUPPORTERS nella storia del tifo. E tutto è iniziato quel 1 ottobre del 1978, 41 anni fa, in una giornata d’autunno e di pioggia decisamente diversa da quella di oggi che sembra il prolungamento di un'estate infinita…




Accadde oggi 16.10

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Vittoria 4-0
1927 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Alessandria 0-1
1932 Milano, stadio Civico Arena - Ambrosiana-Lazio 1-2
1938 Bologna, stadio Littoriale - Bologna-Lazio 2-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Roma 3-1
1953 Nasce a Briosco (MI) Giuliano Terraneo
1955 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Roma, stadio Olimpico - Lazio-NY Cosmos 3-1
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 1-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 5-1
1999 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 0-3
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-PSV Eindhoven 2-1
2005 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 1-0

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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