14 Settembre 2018

Cucchi, Aldrovandi, Sandri&co.: la morte non è solo un film
di Stefano Greco

“Mio figlio, di ritorno da un concerto, camminava presso la zona dell’Ippodromo, a Ferrara! Tre poliziotti in divisa lo hanno accerchiato e picchiato fino ad ucciderlo. Il dolore è tanto e ancora oggi mi chiedo: perché quella violenza immotivata su un inerme diciottenne che passeggia per strada?”… Patriza Moretti, mamma di Federico Aldrovandi

"Mio fratello era un ragazzo di 31 anni, un normalissimo ragazzo di 31 che la notte tra il 15 e il 16 ottobre è stato arrestato dai Carabinieri, perché trovato in possesso di una modica quantità di sostanze stupefacenti. L’abbiamo visto uscire di casa accompagnato dai Carabinieri, che precedentemente tra l’altro avevano perquisito la sua stanza non trovandovi nulla, in ottime condizioni di salute, senza alcun segno sul viso e non lamentando alcun tipo di dolore. L’abbiamo rivisto morto il 22 ottobre all’obitorio: nel momento in cui l’abbiamo rivisto, mio fratello aveva il viso completamente tumefatto e pieno di segni, il corpo non l’abbiamo potuto vedere". Ilaria Cucchi, sorella di Stefano Cucchi

“Dieci anni dopo quel maledetto 11 novembre, il vuoto, la ferita, il dolore, la rabbia, non sono passati e credo che non passeranno mai. Gabriele è solo un ragazzo che si è trovato sulla strada di un pazzo criminale macchiatosi di un omicidio volontario. Un pazzo criminale in divisa che dovrebbe stare in carcere ma che dopo 5 anni sta già in semi libertà. L'unica cosa che ci conforta è che la Cassazione abbia riconosciuto l'omicidio volontario. Spaccarotella non ci ha mai chiesto scusa, questo è quello che fa più male. Neanche i suoi genitori hanno voluto incontrarci: speravo che mia moglie e sua madre, da mamma a mamma, potessero farlo, ma non è stato così. E ora non voglio incontrarlo. Chiedere scusa adesso è un po' tardivo: o ci si pente subito, o altrimenti non è un vero pentimento”.Giorgio Sandri, padre di Gabriele Sandri

Ieri ho preso il coraggio a due mani e mi sono visto su Netflix “Sulla mia pelle”, il film sulla storia di Stefano Cucchi. Bravissimo Alessandro Borghi, ottima la regia di Alessio Cremonini, ma come immaginavo quel film è stato un pugno allo stomaco, perché minuto dopo minuto, scena dopo scena, ti monta dentro una rabbia figlia del senso di ingiustizia e dell’impotenza. Mi era successa la stessa cosa più di 25 anni fa vedendo più di 25 anni fa “Il muro di gomma”, il film sulla strage di Ustica, oppure "Bloody Sunday", il film sulla strage di Derry del 30 gennaio del 1972. Una serie incredibile di bugie e di tentativi di depistaggio per nascondere la verità, menzogne che fanno male come una serie di pugni che ti arrivano alla bocca dello stomaco e ti fanno montare di minuto in minuto una rabbia difficile da controllare. È successo per “Sulla mia pelle”, succederebbe la stessa cosa se qualcuno decidesse di fare un film sulle vicende di Federico Aldrovandi, di Gabriele Sandri, oppure di Giuseppe Uva, Riccardo Magherini, Vittorio Morneghini, Aldo Bianzino, Tommaso De Michiel, Michele Ferrulli, Stefano Brunetti, Paolo Scaroni e tanti altri morti o feriti gravemente di cui non si è mai parlato o si è parlato troppo poco: come ad esempio di Riccardo Rasman, un ragazzo di 34 anni disabile psichico rimasto ucciso durante un’irruzione della polizia nel suo appartamento dopo essere stato legato e incaprettato col fil di ferro. O di Stefano Furlan, ucciso 34 anni a manganellate a Trieste in occasione di un derby Triestina-Udinese e per la cui morte non c’è stata mai neanche un solo indagato, per il semplice motivo che nessuno ha mai indagato. Oppure di Luca Fanesi, il 44enne finito in coma a causa del pestaggio da parte di alcuni agenti pochi mesi fa in occasione di Vicenza-Sambenedettese. Episodi di violenza quotidiana o di stadio di cui si è parlato poco, pochissimo.

Qualcuno di quelli che ho nominato si è salvato, altri no. Morti di Stato, omicidi senza colpevoli o se va bene con i colpevoli che se la cavano con pochi anni o addirittura pochi mesi di carcere per omicidio colposo o per eccesso di violenza o di uso di armi da parte di uomini in divisa. Molti non erano stinchi di santo, come ad esempio non lo era Stefano Cucchi, ma questo non significa che qualcuno aveva il diritto di mettere fine a quelle vite: in quel modo brutale e spesso e volentieri senza neanche pagare il conto, come succederebbe a chiunque di noi se si macchiasse di un omicidio. Perché di questo si tratta in molti casi: OMICIDIO!

Quella delle persone che ho citato (e la lista è molto,ma molto più lunga, io ho messo nero su bianco i primi nomi che mi sono venuti in mente…) sono storie di sproporzionata ed inaudita violenza individuale e collettiva, spesso scivolate fuori dalle cronache troppo in fretta, magari accompagnate da commenti tipo: “vabbé, ma quello se l'è cercata; vabbé, ma quello non era certo uno stinco di santo…”. Come è successo per Gabriele Sandri, colpevole di essere tifoso di una squadra di calcio e di essere diretto a Milano per andare a vedere una partita di calcio. Nel caso di Gabbo, l’abbinamento al calcio e al mondo Ultras, è stato usato ad arte per giustificare in qualche modo l’operato di Luigi Spaccarotella. Soprattutto a caldo. Basta ricordare quella conferenza stampa fatta dall’allora questore di Arezzo.

Una conferenza stampa surreale, con il portavoce della Polizia Roberto Sgalla (lo stesso del G8 di Genova, così, per dire…) che chiese ai cronisti di non fare domande e con il questore di Arezzo, Vincenzo Giacobbe, che raccontò la storia surreale di un poliziotto della stradale (“un ottimo elemento che di solito opera benissimo”, così fu descritto Spaccarotella) che sparando due colpi in aria ha colpito al collo un ragazzo che dormiva sul sedile posteriore di una Megane Scenic che stava lasciando l'area di servizio di Badia al Pino. Il tutto, con in mezzo 6 corsie di autostrada in cui sfrecciavano macchine e pullman turistici. Questo il testo ufficiale della ricostruzione fatta a caldo e propinata alla stampa da Vincenzo Giacobbe, con la regia di Roberto Sgalla.

“Questa mattina tra le 9 e le 10, due pattuglie della Stradale di Arezzo (sottosezione di Battifolle) erano all'interno dell'area di servizio direzione Sud e procedevano ad alcuni accertamenti su due auto. All'improvviso hanno sentito forti rumori e urla provenienti dall'altro lato della stessa area di servizio, quello in direzione Nord. Gli agenti si portavano sull'orlo della carreggiata per cercare di capire cosa stava accadendo rendendosi conto che c'erano gli occupanti di tre auto coinvolti in una rissa. A quel punto decidevano di azionare le sirene dell'auto pensando così di far smettere il tafferuglio. Ma il suono non causava effetti. Allora uno degli agenti, da 60-70 metri di distanza, ha pensato di sparare due colpi in aria... A quel punto, le auto coinvolte nel tafferuglio si sono però spostate dall’area di servizio procedendo in direzione nord e la Megane con i 5 giovani a bordo ha proseguito verso il casello dove è stata raggiunta e fermata dalla volante. Lungo il tragitto gli occupanti si sono accorti che Gabriele Sandri era stato attinto al collo. L'intervento dell'ambulanza del 118, subito chiamata, serviva solo a constatare il decesso del ragazzo”.

Neanche un bambino di 10 anni avrebbe potuto credere ad una versione del genere, ma quella propinata dal questore d’Arezzo non è diversa da quelle fornite in occasione del blitz alla Diaz o delle morti o del ferimento delle vittime che ho citato prima. Per questo, ben vengano film come “Sulla mia pelle”, perché servono ad aprire gli occhi e a risvegliare le coscienze. Il vero problema, però, è l’ipocrisia. Nostra e di chi oggi parla della storia di Stefano Cucchi solo perché, è brutto dirlo, c’è un film di mezzo e quindi va quasi di moda. Quella di Cucchi, come quelle di Aldrovandi, Sandri e di tutti gli altri sono storie che dovrebbero indignare tutti, ma non da oggi. Per questo da ieri mi chiedo: per vedere tutta questa attenzione mediatica su vicende tenute quasi nascoste per anni dobbiamo aspettare che qualcuno trovi il coraggio di raccontare in un film le storie di tutti questi ragazzi picchiati in modo selvaggio o addirittura uccisi da poliziotti che sono andati ben oltre le regole e che hanno infranto il codice penale? Questa è la domanda che mi faccio e la risposta, purtroppo, è: probabilmente, sì…




Accadde oggi 19.09

1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Genova 1893 2-1
1942 Napoli, Vomero - Napoli-Lazio 1-2
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Juventus 0-4
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 1-3
1964 Nasce a Roma Antonio Sciarpa
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Ternana 2-0
1973 Roma, stadio Olimpico - Lazio- FC Sion 3-0
1977 Nasce a Venezia Tommaso Rocchi
1981 Terni, stadio Libero Liberati - Lazio-Spal 1-2
1982 Como, stadio Giuseppe Sinigaglia - Como-Lazio 0-0
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-0
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 3-0
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-FC Nantes Atlantique 1-3
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-AC Skoda Xanthi 4-0
2004 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Reggina 1-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 13/07/2018
 

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