12 Settembre 2018

Mario Frustalupi, il "nano sapiente"...
di Stefano Greco

Il 12 settembre del 1942, mentre l’Europa sconvolta dalla II guerra Mondiale guarda ad Est, all’assedio di Stalingrado e quella battaglia destinata a capovolgere le sorti del conflitto, su quella rocca di Orvieto che domina la valle e l’A1 (con quel casermone militare oramai abbandonato dove hanno fatto il CAR decine di migliaia di militari di leva) nasce Mario Frustalupi, uno dei protagonisti del primo storico scudetto. “Frusta” è l’antipersonaggio per eccellenza. Trovare materiale per raccontare Mario Frustalupi, lo confesso, è stato difficile. Non ha l’esuberanza di Giorgio Chinaglia, non ama la vita mondana come Garlaschelli, è geniale ma non “estroso” come D’Amico, non fa sport estremi come Gigi Martini o Luciano Re Cecconi, non incanta le folle con tuffi spettacolari come Felice Pulici. Lui, dentro e fuori dal rettangolo di gioco, cerca di farsi notare il meno possibile.

"Sono contento di non essere un campione, un bambino prodigio alla Rivera o alla Mazzola. Loro hanno dovuto difendere per anni una reputazione da fuoriclasse. È difficile e logorante vivere e crescere così,magari pure con un nome pesante sulle spalle. Io, invece, sono cresciuto piano, piano, e ho avuto meno stress. Per questo durerò molto più a lungo."

Queste parole Mario Frustalupi le pronuncia in un’intervista rilasciata proprio poco prima dell’inizio della stagione più importante della sua vita e più bella per noi laziali che da quasi trequarti di secolo sogniamo quel tricolore sfuggito per un nonnulla pochi mesi prima. E guardando oggi che Mario non c’è più, portato via troppo presto dal destino come è successo a tanti, troppi protagonisti di quell’impresa, i numeri della sua carriera, ha avuto ragione lui. Gianni Brera, il re dei cronisti sportivi dell’epoca, quando “Frusta” gioca nell’Inter lo chiama il “nano sapiente”, perché nonostante un fisico non proprio prestante, lui ha quel sesto senso che gli consente di stare sempre nel posto giusto al momento giusto: per intercettare un pallone o per spedire un compagno in splendida solitudine verso il portiere avversario con uno dei suoi lanci millimetrici.

A 15 anni, Frustalupi indossa la maglia dell’Orvietana, dove viene scovato da un osservatore della Sampdoria che quando Mario compie 18 anni lo convince a trasferirsi a Genova. Prima di esordire in Serie A, Frustalupi va a fare un’esperienza a Empoli, in prestito, ma dopo un campionato con 19 presenze e 2 reti viene richiamato a Genova e inserito nella rosa della Sampdoria che si appresta a iniziare la stagione 1962-1963 sotto la guida di Roberto Lerici. Tra i compagni di squadra di Frustalupi ci sono un centrocampista e un attaccante destinati a scrivere la storia del calcio italiano: non come calciatori, ma come allenatori. Il centrocampista è Azeglio Vicini che da ct azzurro ha sfiorato il trionfo ai Mondiali del 1990, l’attaccante è Sergio Brighenti, il braccio destro del ct che prima di approdare alla nazionale maggiore ha gettato le basi di quel ciclo che porterà l’Under 21 a vincere tre titoli europei consecutivi. Per giocare in Serie A, Frustalupi deve aspettare quasi la fine del campionato, perché la data del suo esordio è il 5 maggio del 1963. Entra titolare e segna Mario Frustalupi: quasi un segno del destino per lui che attaccante non è vinto e che di gol in carriera ne ha segnati 40 in 506 partite. Dopo una carriera in blucerchiato (dieci anni con 202 partite di campionato e 22 gol segnati), per esigenze di bilancio nell’estate del 1970 viene ceduto all’Inter, dove è chiamato a sostituire una leggenda nerazzurra: Luisito Suarez. Ma il neo tecnico nerazzurro, Giovanni Invernizzi, non lo considera un punto fermo della squadra. In silenzio, Frustalupi si ritaglia un suo spazio e diventa comunque protagonista, aiutando l’Inter a conquistare lo scudetto e la stagione successiva ad approdare alla finale di Coppa dei Campioni, persa a Rotterdam contro l’Ajax di Johan Cruijff. Nell’estate del 1972, però, a sorpresa l’Inter decide di cederlo alla Lazio insieme ad un bel gruzzolo di milioni per portare in nerazzurro Peppiniello Massa. Una mossa che, rivista oggi, ha molte analogie con l’arrivo alla Lazio di Diego Pablo Simeone come parziale contropartita per la cessione di Vieri all’Inter.

Mentre a Roma l’arrivo di Frustalupi è accolto con indifferenza (anche perché ha 30 anni e in quell’epoca quell’età segna l’inizio della fase di declino), a Milano un certo Mario Corso critica duramente la società per la cessione del “nano sapiente”.  E quando sotto la sua regia in quella stagione Lazio rivelazione del campionato sfiora la conquista dello scudetto, Mario Corso ricorda a tutti l’errore commesso dall’Inter nel liberarsi troppo in fretta di quel piccolo regista.

“Quando Frustalupi è stato ingaggiato dalla Lazio, io ho sostenuto che quello sarebbe stato, a lungo andare, il colpo più importante di quel mercato. Adesso credo che siano tutti a darmi ragione. Ma io non sono un indovino, sono uno che il calcio lo conosce abbastanza per poter definire Frustalupi un campione”.

Lui, Frustalupi, non si sente però un campione. Socialista convinto, nella Lazio entra subito in conflitto con Giorgio Chinaglia, perché non riesce a sopportare né l’arroganza né i comportamenti da divo di “Long John”. Ma Frustalupi non molto lega neanche con gli altri, perché assiste con fastidio alle risse e agli scherzi esagerati, e sopporta ancora meno l’uso sistematico in ritiro da parte di molti compagni delle pistole. Lui non fa parte di nessun clan, veste in modo anticonformista e descrive così in un’intervista a Franco Melli i suoi compagni di allora e quel mondo del calcio che mal sopporta.

“I giocatori di calcio, i cosiddetti eroi della domenica, sono in realtà eterni bambini, bisognosi di sentirsi importanti, indispensabili, scrutati con attenzione e con affetto. Anch'io, a forza di stare nel giro, ho assorbito in parte i principali difetti della categoria. A Milano, in panchina, mi annoiavo. È brutto guardare giocare gli altri, i coetanei, i più giovani, i più anziani. È triste sentirsi esclusi: il mondo ti crolla addosso nell'istante in cui il tecnico comunica la formazione senza scandire il cognome che vorresti sentire. Non date retta a chi assicura d'aver sempre atteso con santa pazienza il proprio turno. Le riserve, in qualsiasi organico, si sentono come i dannati all'inferno, reprobi prigionieri dell'iniquità. Semmai, dal lunedì fino al sabato, io riuscivo a non portare rancore ai miei giudici occasionali dell'Inter. Cercavo altri interessi, invitavo a casa gli amici, mi imponevo di dimenticare il responso della maledetta domenica”.

Dato per finito a Milano e bollato subito dai suoi nuovi tifosi come giocatore troppo vecchio arrivato a Roma per svernare, Frustalupi si prende la sua grande rivincita. Diventa il faro della Lazio, la mente in campo a cui Tommaso Maestrelli affida le chiavi di quella macchina quasi perfetta. E da bravo pilota, Frustalupi la guida sfruttando al massimo la potenza di Chinaglia in zona-gol, l’inventiva di D’Amico, la rapidità di Renzo Garlaschelli. Segna pochi gol (il primo il 5 novembre del 1972 alla Ternana, il secondo il 24 novembre del 1974 al Cagliari), ma sono tantissimi gli assist. Quello che mi è rimasto più impresso, lo ha confezionato il 30 dicembre del 1973. La Lazio affronta il Milan e al 90°, quando l’arbitro Ciacci di Firenze sta per fischiare la fine, le squadre sono ancora inchiodate sullo 0-0. La Lazio ha l’ultima chance su punizione, Nanni tocca corto a Frustalupi che alza la testa, finta il cross alto in area per Chinaglia, invece lancia in un corridoio sulla destra Luciano Re Cecconi che di prima intenzione batte a rete e beffa Vecchi sul palo di sinistra. E accade tutto sotto la Curva Sud che, allora, a domeniche alterne era la casa sia dei romanisti che dei laziali. Ricordo ancora il boato di quel gol: chiudendo gli occhi mi sembra ancora di sentire quell’urlo potente e prolungato che fa tremare lo stadio e se li riapro rivedo ancora Chinaglia prendere in braccio il compagno-rivale e portarlo in trionfo correndo verso il centro del campo mentre Ciacci fischia la fine della partita. Una delle più grandi emozioni provate in vita mia. E questa radiocronaca di Enrico Ameri ascoltata ad occhi chiusi mi fa venire i brividi ogni volta che la sento…

https://www.youtube.com/watch?v=AoLk2dOg3Ng

Una fitta al cuore, invece, me la provoca la notizia della morte di Mario Frustalupi: arriva come una sassata improvvisa allo stadio Flaminio il 14 aprile del 1990, in un sabato di Pasqua in cui la sua Lazio sta giocando e battendo per 3-0 l’Ascoli. Uscito di scena Tommaso Maestrelli a causa di quel male bastardo che lo aggredisce ad aprile del 1975, dato ancora una volta troppo frettolosamente per finito Frustalupi viene ceduto al Cesena, perché Corsini vuole Brignani. Risultato, la Lazio affonda e finisce a lottare per non retrocedere, salvata in extremis proprio da Maestrelli tornato per compiere l’ultima impresa della sua vita. Insieme a Oddi, invece, il “nano sapiente” porta i romagnoli al sesto posto in campionato e ad una storica qualificazione in Coppa Uefa. Dopo Cesena, un altro “miracolo”. Va a Pistoia e con la sua sapiente regia porta gli arancioni toscani addirittura in serie A poi, nel 1981, a 39 anni lascia il calcio giocato.

Frustalupi resta a Pistoia come direttore sportivo, ma rimane comunque in contatto con la Lazio a cui segnala nel 1988 un attaccante uruguagio: un certo Ruben Sosa Ardaiz, che la Lazio preleva dal Real Saragozza. E il 14 aprile del 1990, mentre al Flaminio Ruben Sosa apre le marcature nella goleada contro l’Ascoli, arriva la notizia della morte di Mario Frastulupi, vittima di un terribile incidente nei pressi di Ovada mentre sta andando a raggiungere la famiglia in montagna a bordo della sua Lancia Thema.

La “maledizione dello scudetto” colpisce ancora, portando il “Frusta” a far compagnia al suo amico “Cecco”, al “maestro”, a Gigi Polentes, al dottor Ziaco, Padre Lisandrini e Gigi Bezzi. Tutti raggiunti, troppo presto, anche dal grande nemico di “Frusta” Giorgio Chinaglia, Bob Lovati e proprio pochi giorni fa da Mario Facco. Ma anche se è volato via troppo giovane, Mario Frustalupi si è guadagnato l’immortalità grazie a quello che ha fatto in campo con quel pallone tra i piedi: non da divo, ma da “nano sapiente”




Accadde oggi 19.09

1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Genova 1893 2-1
1942 Napoli, Vomero - Napoli-Lazio 1-2
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Juventus 0-4
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 1-3
1964 Nasce a Roma Antonio Sciarpa
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Ternana 2-0
1973 Roma, stadio Olimpico - Lazio- FC Sion 3-0
1977 Nasce a Venezia Tommaso Rocchi
1981 Terni, stadio Libero Liberati - Lazio-Spal 1-2
1982 Como, stadio Giuseppe Sinigaglia - Como-Lazio 0-0
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-0
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 3-0
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-FC Nantes Atlantique 1-3
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-AC Skoda Xanthi 4-0
2004 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Reggina 1-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 13/07/2018
 

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