09 Settembre 2018

Un canto libero, non muore mai...
di Stefano Greco

Cambi il giorno sul calendario di casa e quando metti quel 9 abbinato al mese di settembre ti viene come un tuffo al cuore, perché quella data ce l’hai impressa nella mente anche se non è legata alla Lazio a un’esperienza di vita vissuta. Sì, perché il 9 settembre del 1998 se n’è andato un personaggio che hai amato alla follia, che è morto ma è sempre vivo nei tuoi ricordi, nei tuoi pensieri. Lucio battisti se n’è andato proprio il 9 settembre del 1998, in  un anno che ha segnato profondamente la tua vita; la morte di tua madre il 16 giugno e la nascita di tua figlia il 3 dicembre, con in mezzo tre avvenimenti legati alle due grandi passioni della tua vita: la Lazio e la musica. Sì, perché il 29 aprile del 1998 la Lazio è tornata a vincere un trofeo dopo quasi un quarto di secolo e il 29 agosto (stesso giorno, per chi come noi non crede alle coincidenze…) è arrivato il bis a Torino in casa della Juventus con la conquista della prima Supercoppa d’Italia. Poi, il 9 settembre, la fine di un mito e l’inizio di una leggenda, perché all’improvviso muore il poeta che ha segnato la tua infanzia e che è stato la colonna sonora della tua vita: Lucio Battisti.

“In un mondo che
non ci vuole più
il mio canto libero sei tu
E l'immensità
si apre intorno a noi
al di là del limite degli occhi tuoi
Nasce il sentimento
nasce in mezzo al pianto
e s'innalza altissimo e va
e vola sulle accuse della gente
a tutti i suoi retaggi indifferente
sorretto da un anelito d'amore
di vero amore…”

 

Mani aperte tese verso l’alto come per toccare il cielo, simbolo di speranza e al tempo stesso di libertà. La copertina di quell’album era un poster, uno dei tanti che avevo nella mia camera da letto tappezzata di manifesti e foto che andavano dalle locandine dei film, ai calciatori, ai miti del football americano ai manifesti politici e alla musica. Insomma, tutte le passioni della mia vita. E in campo musicale, Lucio Battisti era in cima a tutto e tutti. Lucio Battisti è nato il 5 marzo del 1943, proprio il giorno dopo un altro grande della musica italiana, Lucio Dalla, così simile e al tempo profondamente diverso da lui: per ideologia politica, per modo di essere, per carattere, insomma in tutto meno che in quell’unica cosa che li accomunava, il saper trasformare una poesia in musica.

Le canzoni di Lucio Battisti sono state la colonna sonora non solo dell’infanzia di un ragazzo innamorato della musica, ma della mia vita. Avevo poco più di 11 anni, era l’estate del 1973, e per il mio compleanno a maggio avevo ricevuto in regalo l’ultimo album di Lucio Battisti, “Il mio canto libero”, quello delle parole della canzone con cui ho aperto questo articolo, quello della foto di questo articolo, quello in cui era inserita la canzone che adoravo, che sentivo e risentivo con il rischio di consumare il solco in vinile su cui passava la puntina del mio piccolo stereo. “Io vorrei… Non vorrei… Ma se vuoi…” è stata la canzone di quell’estate in cui cercavo di smaltire la delusione immensa di uno scudetto sfuggito quando sembrava talmente reale da poterlo toccare. Quello è stato il primo grande sogno infranto della mia vita, la prima delusione immensa, il primo schiaffo ricevuto dalla vita. Una sorta di benvenuto nella realtà e nel mondo dei grandi, così diverso dal mondo ovattato in cui stavo crescendo. Sia quello reale che quello fantastico in cui vive ogni ragazzo di quella età, quello in cui sogno e realtà si mischiano al punto che a volte fatichi a distinguere dove finisce uno ed inizia l’altro, oppure se le cose stanno accadendo realmente o se stai solo sognando ad occhi aperti. Ma come facevi a non sognare sentendo una frase simile:

“Come può uno scoglio
arginare il mare
anche se non voglio
torno già a volare
Le distese azzurre
e le verdi terre
Le discese ardite
e le risalite
su nel cielo aperto
e poi giù il deserto
e poi ancora in alto
con un grande salto”…

 Già, come può uno scoglio arginare il mare? Come può un piccolo ostacolo fermare o mandare in frantumi un sogno? Prendi la botta, accusi il colpo, ma poi senza neanche accorgertene ricominci a sognare e voli su quel sogno fino al punto da sentire il cuore in gola mentre sali velocemente in alto e, poi, quando ancora più rapidamente scendi, in un su e giù che ti toglie quasi il respiro. E infatti, quello scoglio di Napoli, sul quale si erano infrante le speranze di un ragazzino di 11 anni, non è riuscito né a fermare né tantomeno ad affondare quel sogno che un anno dopo è diventato realtà in uno stadio stracolmo, colorato di bianco e celeste: proprio i colori di quel cielo in cui volavo nel mio sogno quell’estate del 1973. Uno stadio in cui prima della partita riecheggiavano le note delle canzoni di Lucio Battisti, come se tutto fosse collegato. Perché come me, Lucio Battisti era laziale. Non in modo palese e anche un po’ esibizionista come è sempre successo dall’altra parte del Tevere con Antonello Venditti o altri: perché Lucio era laziale e di destra, quindi poco portato alla vetrina e all’esibizionismo. Mentre i suoi colleghi stavano in vetrina, lui viveva quasi isolato da tutto e da tutti, deciso a tenere per sé sia la sua passione sportiva che la sua fede politica. E non solo perché entrambe non erano molto di moda a quei tempi. Ma perché lui era fatto così. Preferiva incidere un disco e passare la vita in sala di registrazione piuttosto che andare a cantare davanti alla gente in televisione o su un palco in un concerto. All’epoca non capivo, anzi, mi arrabbiavo perché avrei fatto qualsiasi cosa per assistere ad un suo concerto, ma poi ho capito. Bastava vedere qualche filmato dell’epoca per cogliere al volo l’imbarazzo dell’artista davanti alla telecamera o in mezzo al pubblico, la riservatezza di un poeta che incarnava alla perfezione la Lazialità e che con i suoi versi trasformava in musica i sogni miei e di intere generazioni. Perché come ha detto Mogol: “Parlava pochissimo di calcio, ma viveva la sua Lazialità con estrema discrezione. Posso però dire che era senza dubbio un tifoso biancoceleste”.

L’immortalità di Lucio Battisti l’ho toccata definitivamente con mano sentendo mia figlia cantare le sue canzoni, oppure quando mio figlio tornando dall’Olimpico canticchiava le parole de “I giardini di marzo”,  quella canzone che è diventata un po’ la colonna sonora di queste ultime stagioni e del momento più emozionante della notte del 12 maggio 2014: quella della prima edizione dell’evento DI PADRE IN FIGLIO, quando un intero stadio con padri e figli abbracciati  cantava a squarciagola...

“Che anno è che giorno è
questo è il tempo di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano più
e ho nell’anima in fondo all’anima 

cieli immensi e immenso amore
e poi ancora, ancora amore, amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime le mie malinconie
l’universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello ancora non c’è”…

Parole che si adattano a storie di calcio e storie di vita, anche a distanza di 40 anni. Parole cantate a memoria da generazioni che in comune, magari, hanno solo la musica e le canzoni immortali di personaggi come Lucio Battisti. E allora, in un momento in cui c’è sempre meno voglia di parlare di calcio e ancora meno voglia di arrendersi ad un presente che non ci piace, un bacio al cielo a Lucio e a tutti quelli che non ci sono più, ma che ci tornano in mente ascoltando o canticchiando una sua canzone: perché un canto libero è immortale, come le emozioni e i ricordi che ci portiamo dentro, custoditi come tesori…




Accadde oggi 17.11

1918 Muore Pier Antonio Rivalta
1929 Roma, stadio Rondinella - Lazio-Cremonese 6-0
1935 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Milano 2-2
1940 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Triestina 2-1
1946 Bologna, stadio Comunale - Bologna-Lazio 3-1
1957 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-1
1963 Bari, stadio della Vittoria - Bari-Lazio 0-2
1968 Mantova, - Mantova-Lazio 0-1
1985 Cesena, stadio Dino Manuzzi – Cesena-Lazio 3-1
1991 Bari, stadio San Nicola - Bari-Lazio 1-2
2002 Como, stadio Giuseppe Sinigaglia - Como-Lazio 1-3

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/10/2018
 

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