05 Settembre 2018

Quando Giorgione suonava la carica
di Stefano Greco

Foto di Marcello Geppetti

La morte improvvisa di Mario Facco ha aperto vecchie ferite mai del tutto cicatrizzate, ma anche l’album dei ricordi. In questi giorni per scovare quell’immagine di Mario portato sulle spalle da Giorgio nel ritiro di Pievepelago che avevo seppellito chissà dove nel mio archivio, ho trovato delle foto straordinarie di Long John, meravigliosi scatti in bianco e nero (quasi tutti del maestro Marcello Geppetti) che meriterebbero ognuno un articolo, perché ogni immagine è un ricordo che affiora. Oggi ho scelto questa, simbolica, perché in un calcio come quello di oggi in cui scarseggiano i giocatori di carattere e sono merce rara, rarissima i leader (non parlo solo di Lazio, sia ben chiaro…) in grado di trascinare la squadra e tutto l’ambiente, questa foto in cui Giorgio Chinaglia suona la tromba negli spogliatoi è quantomeno emblematica del carisma e al tempo stesso della splendida follia di questo personaggio.

In una squadra in cui giravano le pistole, Giorgio si presentava in ritiro con un fucile Winchester; in una squadra in cui si giocava a chi aveva la macchina più grande, Giorgio si presentava con macchinoni che lasciavano tutti a bocca aperta; nei lunghi viaggi in trasferta, Giorgio stava al centro del salottino circolare del pullman guidato da Alfredo Recchia e nessuno osava neanche avvicinarsi al posto riservato Long John: suo non perché c’era un’etichetta, ma solo perché lui era il capo della banda anche se poi a dirigere l’orchestra era sempre il “Maestro” e in campo i fili li muovevano altri, in modo particolare Frustalupi che con Petrelli formava la coppia del gatto e della volpe, anche se erano diversi in tutto e per tutto, a partire dalle idee politiche.

Ma torniamo a Long John. In campo Giorgio brontolava, in continuazione. Urlava, si agitava, muoveva le mani in modo plateale quando non gli arrivava il pallone giusto per fare “go”. Che sarebbe GOL, ma Giorgio quella L finale se la mangiava, sempre. Fare “go”, era la sua ossessione. E vincere era il suo obiettivo. Giorgio doveva vincere, sempre e comunque: in campo, se si giocava a carte o se si sparava ai barattoli nel prato dietro all’albergo del ritiro, lui doveva primeggiare. E a volte non si smetteva finché lui non vinceva. Come quando il povero Tommaso Maestrelli non riusciva a mettere fine alle partitelle in famiglia. Se la squadra di Giorgio stava sotto nel punteggio, si andava avanti ad oltranza, anche quando su Tor di Quinto calava il buio e quel campo senza riflettori veniva illuminato dagli abbaglianti delle macchine dei giocatori posizionate in modo tale da consentire un minimo di visibilità.

E quella voglia di vincere era contagiosa. Sono mille gli episodi che mi vengono in mente, le partite in cui Giorgio ha suonato metaforicamente la tromba per ordinare la carica. La domenica di Lazio-Verona con la squadra sotto all’intervallo e capace di segnare tre reti e ribaltare la partita nella ripresa; il giorno della tripletta al San Paolo quando riuscì a zittire 70.000 napoletani che lo fischiavano e gli urlavano di tutto ogni volta che toccava palla; la prima partita dopo il ritorno in Italia, quando con una storica tripletta ha ribaltato la sconfitta dell’andata consentendo alla Lazio di eliminare i sovietici del Chernomoretz di Odessa. Oppure i  due derby dell’anno dello scudetto, quando con la Lazio sotto (sia all’andata che al ritorno), lui si è caricato sulle spalle la squadra guidando il gruppo verso la vittoria, firmando per giunta sempre il gol decisivo. Su azione o su rigore, l’importante era fare “go”. E, possibilmente, esultare poi in faccia al nemico. Magari, fermo come una statua con quell’indice puntato verso la Curva Sud: un’immagine leggendaria, un poster che ha accompagnato l’infanzia di generazioni e generazioni di laziali.

“Giorgio Chinaglia è stato l’idolo della mia infanzia. Perché era un trascinatore. E un ragazzino laziale che, all’epoca, sognava di giocare al calcio in quel ruolo, non poteva non restare affascinato e innamorarsi perdutamente di uno come Chinaglia. Pensa, ho conservato una foto in bianco e nero di quando facevo il raccattapalle ed esultavo vicino a Giorgio. Da ragazzini, quando giocavamo, a volte imitavamo il suo gesto, quando si ingobbiva, incassando ancora di più la testa nelle spalle e partiva come un toro verso la porta. Tutti volevano essere Chinaglia all’epoca. E, tra noi raccattapalle, litigavamo per metterci dietro la porta dove attaccava la Lazio, perché dare la palla a Giorgio e incrociare il suo sguardo per noi era già un qualcosa di incredibile. Lo so che sembra follia raccontato oggi, ma allora era veramente così. Avevo il suo poster in camera davanti al letto, quindi puoi immaginare l’emozione che potevo provare nel giocare insieme a lui”.

Ecco, questo era Giorgio Chinaglia, raccontato da Bruno Giordano, il suo erede. Longo John, quello che nei momenti difficili anche senza avere materialmente tra le mani una tromba suonava la carica e si lanciava verso il nemico, trascinando tutta la squadra. Quanto servirebbe un Chinaglia alla Lazio di oggi: alla squadra come al mondo Lazio. Perché, forse, solo Long John con il suo carisma potrebbe riuscire nel piccolo miracolo di rimettere insieme i pezzi di un ambiente frantumato in decine di piccoli gruppi in lotta tra loro. Così come riusciva a far diventare un blocco unico una squadra che per 6 giorni alla settimana si riuniva addirittura in spogliatoi diversi con i giocatori che fuori dal rettangolo di gioco si guardavano in cagnesco e in allenamento si picchiavano in modo selvaggio, ma che la domenica diventavano un monolite impossibile da scalfire o da abbattere.




Accadde oggi 17.11

1918 Muore Pier Antonio Rivalta
1929 Roma, stadio Rondinella - Lazio-Cremonese 6-0
1935 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Milano 2-2
1940 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Triestina 2-1
1946 Bologna, stadio Comunale - Bologna-Lazio 3-1
1957 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-1
1963 Bari, stadio della Vittoria - Bari-Lazio 0-2
1968 Mantova, - Mantova-Lazio 0-1
1985 Cesena, stadio Dino Manuzzi – Cesena-Lazio 3-1
1991 Bari, stadio San Nicola - Bari-Lazio 1-2
2002 Como, stadio Giuseppe Sinigaglia - Como-Lazio 1-3

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/10/2018
 

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