01 Settembre 2018

Ciao Mario, gran signore e voce libera...
di Stefano Greco

Foto di Marcello Geppetti

La scrittura, insieme alla famiglia e alla Lazio, è uno dei tre grandi amori della mia vita. E così come non ho mai faticato ad amare quotidianamente i miei figli, raramente ho avuto problemi a scrivere, a far fluire le parole. Ecco, questa è una delle rare eccezioni, perché è sempre doloroso e non è mai facile scrivere di un amico che non c’è più, ma a volte lo è ancora di più. Perché avresti tante cose da scrivere e da raccontare che la notte passa via in un amen pensando all’apertura dell’articolo che devi scrivere e ad ordinare i pensieri per il timore di scordare qualcosa. Ma al risveglio, butti tutto e riparti da capo, da zero, perché nulla sembra avere un filo logico e tutto ti suona vuoto, quasi retorico. Così, per parlare di Mario Facco, ho deciso di partire da una foto scattata quasi 50 anni fa da quel maestro della fotografia che era Marcello Geppetti e che, mai come oggi, è attuale: Giorgio che si carica sulle spalle Mario, per portarlo via, per accompagnarlo dove gli aveva detto di portarlo il Maestro.

La morte prematura di Mario Facco è un’altra picconata a quel tazebao dove ognuno di noi ha appeso immagini e ricordi d’infanzia. Un muro che piano, piano, sta andando in frantumi. Lenzini e Sbardella, il Maestro e Maurizio, Cecco, Gigi Bezzi, Renato Ziaco, padre Lisandrini, il notaio Gilardoni, il Frusta, Polentes, Bob, Giorgio e ora anche Mario. Tutti volati via troppo presto e spesso e volentieri in modo tragico. In troppi strappati alla vita e all’affetto dei loro cari da quel male bastardo che mi ha portato via tante, troppe persone care. Decine di battaglie, sempre perse; decine di domande rimaste appese e senza un perché sul senso della vita e su quanto sia ingiusto il destino. Perché ci hanno insegnato da piccoli che dolore e sofferenza sono la punizione divina per gli ingiusti, per chi pecca e commette errori gravi. Ma questo vale solo per il dopo, per quel qualcosa di eterno che c’è alla fine di questo viaggio terreno e che spaventa tutti noi. Ma quando vedi tante brave persone volare via così presto, i dubbi sulla Giustizia Divina e sul dopo aumentano, perché non riesci a trovare una spiegazione logica. E non consola quella frase di Menandro pronunciata tante volte nel tentativo di dare una risposta a quel perché che rimane appeso: “Muor giovane colui che al Cielo è caro”

Pensando a Mario, che giovane è sempre rimasto nello spirito, nel gusto della battuta e nella risata a volte trascinante, però, di Menandro sceglierei altre due frasi: Per il corpo ammalato occorre il medico, per l'anima l'amico: perché la parola affettuosa sa curare il dolore. Ecco, Mario una parola affettuosa e di conforto ce l’aveva sempre e per tutti. Non dimenticherò mai due telefonate che mi fece nel 2004 in due momenti delicati della mia vita: la prima, quando si interruppe bruscamente il rapporto quotidiano in radio che aveva caratterizzato gli anni più belli e spensierati della mia vita e di quella di quasi tutti i tifosi laziali. La seconda, nel momento in cui è deflagrata quella vicenda che tutti conoscono e all’improvviso tutti gli amici e presunti tali si sono volatilizzati. Tutti, ma non Mario che, insieme a Ugo Longo, mi ha detto cose che rimarranno per sempre impresse nella mia mente e nel mio cuore, come gemme preziose da conservare per sempre. Quella vicenda in un certo senso ha segnato la fine degli anni in cui i sogni, anche quelli più proibiti, diventavano quasi sempre realtà. E quelle ore passate a ridere e scherzare parlando di calcio e di Lazio volavano via, leggere. Se penso ad oggi e all’impossibilità quasi di poter parlare serenamente di Lazio, aumenta il rimpianto per quegli anni e il dolore nel non poter sentire più la voce di Mario, quel suo modo a volte duro ma sempre onesto e mai polemico o rancoroso con cui giudicava quello che succedeva nel mondo Lazio. E a questo si collega l’ultima frase di Menandro che per me è sempre stata quasi un comandamento e che Mario incarnava alla perfezione: Liberamente servi, e non sarai servo! Ecco, Mario è sempre stato al servizio della Lazio, della radio per cui lavorava e della RAI (per cui faceva l’opinionista della Serie C), ma non è mai stato servo di un padrone e ha sempre detto, con il garbo che lo caratterizzava. Perché oltre che per il fatto di aver fatto parte di quel gruppo dei ragazzi del ’74, Mario era amato da tutti perché era un vero signore, quasi un Lord inglese. Lo era nel vestire, ma soprattutto nel modo di parlare e di rapportarsi con gli altri, con modi e un garbo che oggi è scomparso o quasi.

Ieri, la maggior parte delle migliaia di messaggi che hanno invaso il web per ricordare Mario sottolineava proprio questo: la sua signorilità e la sua libertà di pensiero. Merce rara, rarissima di questi tempi. Purtroppo. Per questo, Mario mi e ci mancherà tantissimo. Perché era una sorta di mosca bianca in un mondo sempre più falso e popolato da banderuole o da cavalcatori di onde.

Ciao Mario, sei stato uno degli eroi di carta delle prime figurine della mia vita, poi un amico onesto e sincero, ma soprattutto un grande laziale e un grandissimo signore, un vero lord simbolo della Lazialità. Da oggi ti immaginerò seduto in quello spicchio biancoceleste di Curva Paradiso, seduto insieme a tutti gli altri compagni di avventura che ho citato prima, radunati per osservare dall’alto noi, il nostro mondo così diverso e quella Lazio che per voi è stata molto di più che una semplice maglia indossata o una delle tante bandiere sventolate durante la carriera. Perché, ancora oggi, la Lazio è altro, è un qualcosa che ti resta attaccato alla pelle come un tatuaggio e per molti di noi uno stile di vita. Uno stile che, pensando a quel termine Lazialità troppe volte vilipeso e calpestato, tu incarnavi alla perfezione…




Accadde oggi 19.09

1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Genova 1893 2-1
1942 Napoli, Vomero - Napoli-Lazio 1-2
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Juventus 0-4
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 1-3
1964 Nasce a Roma Antonio Sciarpa
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Ternana 2-0
1973 Roma, stadio Olimpico - Lazio- FC Sion 3-0
1977 Nasce a Venezia Tommaso Rocchi
1981 Terni, stadio Libero Liberati - Lazio-Spal 1-2
1982 Como, stadio Giuseppe Sinigaglia - Como-Lazio 0-0
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-0
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 3-0
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-FC Nantes Atlantique 1-3
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-AC Skoda Xanthi 4-0
2004 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Reggina 1-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 13/07/2018
 

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