08 Agosto 2018

L'Inter e quella strana voglia di Lazio
di Stefano Greco

Ecco, all'appello mancava solo Keita… Da quasi vent’anni, c’è un filo invisibile che lega l’Inter alla Lazio, una voglia  biancoceleste che porta la squadra nerazzurra a pescare a piene mani nella Lazio o a cercare ex giocatori laziali per costruire una squadra vincente. Sia ben chiaro, non siamo una succursale nerazzurra come potevano esserlo negli anni Settanta/Ottanta l’Atalanta e il Como per la Juventus, oppure il Monza per il Milan, squadre satellite che costruivano e lanciavano giovani di talento che una volta esplosi poi finivano inevitabilmente con l’indossare la maglia bianconera o quella rossonera. No, è un discorso diverso, nato nell’era Cragnotti, esattamente nell’estate del 1999, con l’acquisto di Bobo Vieri a peso d’oro. Per vincere, l’Inter puntò 90 miliardi su Bobo Vieri, ma a vincere la scommessa alla fine furono invece la Lazio e Cragnotti. E, a dire il vero, è andata quasi sempre così, perché nonostante tutti quegli acquisti a peso d’oro o i piccoli scippi per perpetrati, gli ex laziali sbarcati a San Siro hanno vinto poco o nulla. Anche se formano uno squadrano che solo a leggere i nomi mette paura.

Ballotta in porta (o Handanovic, perché anche se in pochi lo sanno o lo ricordano ha due panchine e una presenza da titolare il 14 maggio 2006 con la maglia della Lazio); De Vrij, Mihajlovic e Favalli trio difensivo; Conceicao, Almeyda, Hernanes (Candreva) e Stankovic a centrocampo; Veròn (o Pandev) alle spalle della coppia d’attacco Vieri e Crespo, con Zarate e Keita come alternative. E con Roberto Mancini e Angelo Gregucci in panchina. E se proprio vogliamo strafare, Julio Velasco direttore generale e Giuliano Terraneo direttore sportivo. Ecco, con una squadra del genere si potrebbe puntare tranquillamente allo scudetto.

Certo, come sta succedendo in queste ore con Keita, anche Almeyda, Conceicao e Veròn sono arrivati in nerazzurro per via traverse (i primi due da Parma e il terzo dopo l’esperienza in Premier con Manchester United e Chelsea), ma i due argentini e il portoghese sono stati dei perni della squadra dello scudetto. Come lo sono stati anche Mihajlovic, Stankovic e Favalli. E fa una certa impressione pensare addirittura a 6 ragazzi di quella straordinaria squadra del secondo scudetto con la maglia nerazzurra. Ma quello che fa maggiormente impressione, in questo calcio che per acquisti e cessioni viaggia a cifre stratosferiche, è pensare che ben 4 dei 16 giocatori citati (Mihajlovic, Favalli, Pandev e De Vrij) sono passati direttamente dalla Lazio all’Inter a costo zero, mentre uno (Stankovic) è stato preso a prezzo di saldo. Tre “scippi” e un piccolo “furto”, si potrebbe dare, anche se queste sono le regole del calcio post sentenza Bosman e l’Inter non ha fatto altro che sfruttarle, anche se (come nel caso di De Vrij e con quello di Stankovic), senza mostrare un minimo di classe o di gentleman agreement.

“La classe non è acqua”, si dice… È una frase che sentiamo ripetere da quando siamo bambini e che viene, usata, quasi abusata in tutti i campi della nostra vita quotidiana.  In campo calcistico, soprattutto per quel che riguarda il mondo-Lazio di questi ultimi 20 anni, verrebbe da aggiunge che, oltre a non essere acqua, la classe di sicuro non ha i colori nerazzurri. Quelli dell’Inter. Già, perché nonostante il gemellaggio tra le tifoserie che ha resistito al 5 maggio e a una finale di Coppa Uefa fratricida in quel di Parigi, l’Inter società non si è certo comporta con grande correttezza con la Lazio dopo l’affare Vieri. Anche se, a dire il vero, di tutti quei giocatori passati dalla Lazio all’Inter solo in due hanno vinto qualcosa d’importante con la maglia nerazzurra: Pandev e, soprattutto Dejan Stankovic. Tutti gli altri, invece, se non sono stati un vero e proprio flop, poco ci è mancato. Soprattutto Zarate, Hernanes e Candreva, che hanno lasciato la Lazio come scelta di vita, per andare a vincere, ma la cui stella si è offuscata nel momento stesso in cui hanno varcato il cancello di Formello…

Perché, come si dice a Roma, bisogna fare attenzione a sputare per aria, perché alla fine c’è il rischio che torni tutto indietro. A volte anche con gli interessi. E fino a 10 minuti dal termine di quella maledetta sfida del 20 maggio, la regola stava valendo anche nella passata stagione, visto che nonostante l’annunciato “scippo” di De Vrij, in Champions League ci stava andando la Lazio. Poi, però, è finita come tutti sappiamo. E a distanza di 11 settimane da quell’arrivo in perfetta parità in classifica, ora l’Inter sembra aver scavato un solco incolmabile con la nuova Lazio, anche grazie all’arrivo di De Vrij prima e ora di Keita. Questo sulla carta, chiaramente, perché poi è sempre il campo ad emettere il verdetto definitivo e, spesso e volentieri, a far crollare i castelli di carta costruiti in estate…




Accadde oggi 16.10

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Vittoria 4-0
1927 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Alessandria 0-1
1932 Milano, stadio Civico Arena - Ambrosiana-Lazio 1-2
1938 Bologna, stadio Littoriale - Bologna-Lazio 2-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Roma 3-1
1953 Nasce a Briosco (MI) Giuliano Terraneo
1955 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Roma, stadio Olimpico - Lazio-NY Cosmos 3-1
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 1-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 5-1
1999 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 0-3
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-PSV Eindhoven 2-1
2005 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 1-0

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/10/2018
 

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