04 Agosto 2018

Dal citofono al megafono...
di Stefano Greco

 “Buonasera, sono Claudio Lotito, devo consegnare un pacco”… Sono passati due anni esatti da quando la sera del 4 agosto 2016 il presidente della Lazio, accompagnato da Immobile, Parolo, De Vrij, Hoedt, Lulic e Marchetti, si è presentato personalmente a casa degli 11 tifosi che in quella caldissima estate avevano rinnovato la tessera nel primo giorno della campagna abbonamenti per regalare loro una maglia della Lazio e una targa con su scritto “Grazie per aver dimostrato una fede incondizionata”, nel tentativo (in parte riuscito, bisogna ammetterlo) di trasformare un flop colossale in un’operazione di marketing o di simpatia.

In due anni, si è passati dal minimo storico di abbonati e dai dati occultati dalla società per nascondere in qualche modo la portata del distacco tra i tifosi e la Lazio, ai quasi 16.000 abbonamenti sottoscritti quest’estate. Già, perché ora che l’Olimpico non è più vuoto e offre un discreto colpo d’occhio, all’improvviso la società ha ripreso a comunicare i numeri delle presenze all’Olimpico o a fornire giornalmente la quota degli abbonamenti sottoscritti. Altri gioirebbero davanti a numeri del genere a distanza di due anni, ma in casa Lazio no. Già, perché dopo due anni di bombardamento mediatico quotidiano con appelli incessanti a riempire nuovamente l’Olimpico, 16.000 abbonati sono considerati un risultato “deludente”. Così, ieri, nel giorno della presentazione dei nuovi acquisti, il direttore sportivo della Lazio ha tirato le orecchie ai tifosi.

“Mi aspettavo una risposta più importante dalla campagna di abbonamenti. Vedendo anche le ambizioni che ha la gente nei confronti della società, mi aspettavo di più. Mi auguro da qui alla fine della campagna abbonamenti che ci siano altri tifosi che ci stiano vicino per raggiungere la Champions League. È un traguardo che non nascondo, deve essere il primo obiettivo, c'è la potenzialità, manca il supporto, per me dovrebbero essere minimo 25.000 gli abbonati, quella sarebbe una base importante all'Olimpico. Questa squadra lo merita. Non è una critica ma un pensiero che voglio condividere con tutti, perché sono un po' deluso per quello che ho visto fino ad adesso. Mi dicono sempre che il tifoso laziale sia questo, che venga fuori solo nei momenti di gioia. Le cose possono cambiare, l'appartenenza è fondamentale, la gente lo deve capire e lo deve dimostrare con l'abbonamento e il supporto”.

Ho sottolineato un passaggio e mi voglio soffermare solo su quello, perché questa guerra degli appelli ad andare o a disertare lo stadio ha stancato, perché ognuno dovrebbe essere libero di fare quello che sente di fare. Perché l’abbonamento è sicuramente un atto di fede che si fa a prescindere dagli acquisti o dalle cessioni, ma non può essere un obbligo per avere l’attestato di “vero tifoso”. Perché in tanti non se lo possono permettere, perché con questo calcio spezzatino e le 10 partite divise in tre giorni e in 8 fasce orarie diverse, è diventato quasi impossibile programmare o essere sempre presenti, perché oltre al tifo ci sono anche il lavoro, gli impegni familiari e le attività sportive dei figli che sono concentrate chiaramente nel weekend. Prima era tutto più facile, perché si giocava tutto alle 15 e nell’orario in cui giocavano Serie A, B e C, tutto il resto si fermava e la domenica erano in pochi a lavorare, perché i negozi erano chiusi.

Detto questo, torniamo a quel passaggio della conferenza stampa di ieri di tare che ho volutamente sottolineato, perché secondo me è emblematico dello scollamento che esiste tra questa società e la stragrande maggioranza di chi andava e oggi non va più allo stadio. Io vorrei sapere chi è questo qualcuno che ha detto a Tare: “Il tifoso laziale è questo, esce solo nei momenti di gioia”. Vorrei vederlo in faccia questo “qualcuno” e capire quanti anni ha e, soprattutto, dove ha studiato la storia della Lazio, perché la realtà è completamente diversa, l’opposto di quello che ha detto ieri Tare su suggerimento di “qualcuno”.

Chi conosce la storia della Lazio o l’ha vissuta dagli anni Settanta a oggi, sa benissimo che il tifoso della Lazio esce fuori non quando c’è da festeggiare, ma quando c’è da soffrire; fa blocco intorno alla squadra nei momenti di difficoltà, quando tutti scapperebbero e invece il tifoso della Lazio risponde presente. Potrei partire citando quel Lazio-Catanzaro del 30 marzo del 1980, quando una settimana dopo la coltellata al cuore ricevuta con l’arresto di quattro giocatori e l’esplosione del calcio scommesse, invece che abbandonare la Lazio i tifosi hanno fatto blocco intorno a quel che restava della squadra, a capitan D’Amico e a quel manipolo di ragazzini buttati nella mischia da Bob Lovati per salvare sul campo la Lazio. Potrei andare avanti ricordando che la Lazio ha il record di presenze nel campionato di Serie B, con Lazio-Milan del 19 dicembre del 1982 e Lazio-Catania del 5 giugno del 1983 che hanno fatto registrare rispettivamente 68.000 e 65.000 SPETTATORI PAGANTI! In Serie B… Potrei andare avanti con Lazio-Vicenza del 21 giugno del 1987 con la Curva Nord gremita fino all’inverosimile, oltre 62.000 paganti e uno stadio che vedendo a distanza di più di 30 anni foto o filmati fa venire la pelle d’oca. Potrei andare avanti con gli i circa 70.000 tifosi laziali presenti sugli spalti del San Paolo per i due spareggi con Taranto e Campobasso, oppure con i quasi 42.000 fatti sotto la gestione Longo (ed ereditati da Lotito...) in un momento di grandissima difficoltà economica o con le decine di migliaia di tifosi scesi in piazza per stringersi intorno alla Lazio nei momenti di difficoltà, quando rischiava di sparire dalla mappa del calcio.

Questi sono, da sempre, i tifosi della Lazio. Quindi non so di quali tifosi parla Tare o chi gli ha suggerito questa stupidaggine. E al posto di Tare, della società o di quanti continuano a lanciare appelli a riempire lo stadio, io mi fermerei a riflettere sul perché questo bombardamento mediatico come ha ammesso ieri il DS della Lazio non sta dando i frutti sperati. Frutti importanti, non per il sostegno alla squadra, ma perché ora nella divisione di una fetta dei diritti tv uno degli elementi che determina la grandezza della fetta che spetta alle società è legato al numero delle presenze allo stadio. Per questo, mentre fino a qualche anno fa chi guida questa società se ne fregava altamente se i tifosi andavano o no allo stadio, ora si lamenta se gli abbonati prima del via sono circa 16.000, quando appena due anni fa non si arrivava neanche a quota 10.000.

Questa società non riesce ad arrivare al cuore della gente o ad essere credibile fino in fondo, neanche quando fa un mercato più che decente come quello di quest’anno. Perché chi sta dentro la società parla una lingua diversa da quella dei tifosi, perché nonostante la salutare presenza di gente come Peruzzi e Inzaghi, all’interno della Lazio continua a mancare una vera anima laziale. Quindi, passare dal sussurrare al citofono ad urlare al megafono serve a poco, a nulla, come i continui appelli. Serve l’anima. E, nonostante tutti gli sforzi mediatici fatti, Lotito e Tare quando parlano non arrivano al cuore della gente. Non toccano l’anima del laziale come sapevano fare presidenti che magari non hanno vinto nulla come Gian Chiarion Casoni ma che, quando aprivano bocca, parlavano la stessa lingua dei tifosi. Non ho citato Lenzini e Cragnotti, i presidenti delle due Lazio che hanno vinto lo scudetto, perché sarebbe stato troppo facile. Ho citato Gian Chiarion Casoni, presidente di una Lazio povera economicamente ma ricchissima di Lazialità. Tare, probabilmente neanche lo sa chi e cosa è stato Gian Chiarion Casoni e, per scoprirlo, non gli sarà certo d’aiuto chi gli ha raccontato che i tifosi laziali escono solo quando c’è da gioire. Quindi, provi ad aprire qualche libro sulla storia della Lazio, a farsi raccontare da un Mario Pennacchia o da un Vincenzo Cerracchio che cosa è veramente la Lazio e a farsi insegnare come parlare ai laziali. Con qualche ripetizione e un po’meno boria, magari capirà e imparerà…




Accadde oggi 18.08

1968 Grosseto, Stadio comunale - Grosseto-Lazio 0-8
1982 Coppa Italia I turno, girone 3, gara 1 - Roma, stadio Flaminio - Lazio- Perugia 3-2
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Cagliari 0-0 (5-4 d.c.r.)
2000 Goteborg, - Gaiss-Lazio 0-4
2002 Udine, stadio Friuli - Triangolare del Friuli
2003 Rieti - Torneo dei Tre Continenti

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 13/07/2018
 

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