02 Agosto 2018

Auguri Fernandone, cuore biancoceleste
di Stefano Greco

Vent’anni fa, oggi, Fernando Couto festeggiava il suo primo compleanno biancoceleste in un’estate indimenticabile per tutti i tifosi della Lazio. Già, perché nell’estate del 1998 Sergio Cragnotti fa una vera e propria rivoluzione, smontando la squadra che aveva appena giocato la finale di Coppa Uefa e portato alla Lazio una Coppa Italia che mancava da 40 anni, interrompendo un digiuno di successi che durava da 24 anni, dalla stagione dello scudetto. Un’estate di veri e propri fuochi d’artificio: 134 miliardi di lire spesi a fronte di 58 miliardi incassati. La Lazio è la squadra che spende di più in tutta Europa quell’estate, perché ha i miliardi entrati nelle casse della società grazie all’ingresso in Borsa, con il pacchetto azionario messo a disposizione di tifosi e azionisti che è andato letteralmente a ruba. E con quei soldi, arrivano Vieri e Salas in attacco, Sergio Conceicao e Stankovic a centrocampo, Sinisa Mihajlovic in difesa. Ma il colpo che fa sensazione, è l’acquisto di Iván de la Peña dal Barcellona, il “piccolo Buddha” adorato dai tifosi del Barca che Sergio Cragnotti è riuscito a portare alla Lazio firmando un assegno di 30 miliardi alla società blaugrana e un contratto di 6 miliardi all’anno all’astro nascente del calcio spagnolo. In Italia, solo Ronaldo guadagna più di Iván de la Peña , che come il “fenomeno” brasiliano viene messo subito sotto contratto dalla Nike.

La trattativa con il Barcellona è lunga e difficile, quasi quanto quella sfumata in extremis un anno prima e che avrebbe dovuto portare Ronaldo alla Lazio in cambio di circa 50 miliardi. Soldi che Cragnotti aveva messo sul tavolo prima di Moratti che, invece, la spunta grazie ad una manovra decisamente scorretta di Branchini, uno dei manager del brasiliano. Cragnotti, abituato a chiudere gli affari in poche ore (l’acquisto di Vieri lo chiude nel corso di un pranzo sullo yacht di Cragnotti all’Argentario, Stankovic lo ha strappato alla Roma con un blitz all’alba a Belgrado portando un assegno di 24 miliardi alla Stella Rossa), tratta per settimane con i dirigenti del Barcellona e la trattativa si sblocca solo quando la Lazio accetta di prendere, insieme a Iván de la Peña , anche Fernando Couto. Eriksson in difesa ha già Mihajlovic, Negro e Nesta che possono giocare centrali, con Favalli e Pancaro padroni delle due fasce, quindi un difensore in più non gli serve. Ma durante i Mondiali in Francia, Alessandro Nesta si rompe i legamenti e a quel punto il tecnico svedese dice di sì all’arrivo di Fernando Couto, anche perché arriva a costo zero, come una sorta di “pacco regalo” in cambio dei 30 miliardi versati per Iván de la Peña . Anzi, secondo alcuni Fernando Couto è stata la cambiale da pagare al Barcellona per avere il sì alla cessione del “piccolo Buddha”. A spingere per il sì, è Julio Velasco, l’ex ct della nazionale italiana di pallavolo più forte di tutti i tempi che rimane colpito dal carattere e dalla personalità di quel gigante riccioluto che ha conosciuto ai tempi in cui Couto milita nel Parma e lui ha casa a Modena ma, quando può, va a vedere la squadra di Nevio Scala che nella stagione 1994-1995 vince la Coppa Uefa battendo in finale la Juventus. E Couto è uno dei pilastri di quella squadra. Poi si perde un po’, viene ceduto al Barcellona, dove nel primo anno vince Coppa e Supercoppa di Spagna, più la Coppa delle Coppe. L’anno successivo il Barca vince sia la Liga che la Coppa di Spagna, ma Couto discute con l’allenatore e viene messo ai margini del gruppo e la società decide di cederlo gratis pur di togliersi un problema e un ingaggio pesante.

Fernando Couto, sbarca alla Lazio a 29 anni, compiuti proprio il 2 agosto, il giorno in cui la Lazio vola in Portogallo per completare il suo tour estivo con un’amichevole di lusso con il Benfica, l’ex squadra di Eriksson. Couto a Lisbona fa il suo esordio con la maglia della Lazio e quella sera dimostra di avere tutto il carattere di cui parla Velasco. Anzi, anche qualcosa in più. Dopo appena 22 minuti di gioco, Poborsky con un tocco di mano a centrocampo anticipa Coinceicao che si ferma in attesa del fischio dell’arbitro che non arriva. Si fermano anche tutti gli altri giocatori della Lazio, mentre Poborsky e Nuno Gomez duettando realizzano il gol del 2-0 che l’arbitro convalida. A quel punto, tutti scattano verso l’arbitro portoghese Coroado. Couto è il primo ad arrivare e in lingua madre gli dice di tutto, rimediando il cartellino rosso e con lui viene espulso anche Iván de la Peña. Si sfiora la rissa e la squadra va verso la panchina decisa ad abbandonare il campo. Solo Eriksson e Velasco, dopo una decina di minuti di trattative, riescono a convincere i giocatori a restare in campo e a giocare. Finisce 4-0, con Couto che viene multato pesantemente dall’Uefa per quell’espulsione. Ed è solo la prima della lunga esperienza di Fernando con la maglia della Lazio. Couto diventa subito un leader di quella squadra. Guida la difesa che, pur orfana di Nesta, Negro e Favalli, il 29 agosto vince a Torino la Supercoppa contro la Juventus. Quella sera, Fernando gioca addirittura da terzino destro. Couto segna anche due gol importanti nelle prime quattro giornate: il primo evita alla Lazio la sconfitta a Perugia, il secondo spiana la strada alla vittoria contro il Cagliari all’Olimpico. Alla quinta giornata, va in scena la “battaglia di San Siro”.

La Lazio affronta l’Inter senza Nesta, Vieri, Boksic, Stankovic e Iván de la Peña  infortunati. Dopo un minuto, Salas segna il gol del vantaggio, ma poco dopo un’entrata assassina di Colonnese lo mette ko e dopo un quarto d’ora il cileno è costretto a lasciare il campo e al suo posto entra Gottardi. Quando Winter pareggia al 22’ sembra finita, invece la Lazio vola addirittura sul 4-1 all’inizio della ripresa e a quel punto a qualcuno saltano i nervi. Nelle azioni di calcio piazzato, Couto marca Simeone: e viceversa. Qualche spinta, qualche colpo proibito, qualche frase di troppo, fino a quando il “Cholo” non perde la testa e cammina letteralmente su Couto a terra, rimediando il cartellino rosso. La rissa tra i due è evitata dall’intervento degli altri compagni di squadra. Ma è rimandata solo di un anno…

La stagione successiva, infatti, Cragnotti cede Vieri all’Inter e come era successo con Iván de la Peña, oltre ai 68 miliardi in contanti la Lazio deve scegliere una contropartita tecnica e Eriksson (su consiglio di Mancini…) fa il nome di Diego Pablo Simeone. E sono scintille, fin dall’inizio. Couto e il “cholo” si guardano in cagnesco anche negli allenamenti. Dopo la sosta invernale, la Lazio si è un po’ persa: zero gol a Venezia, zero gol a Reggio Calabria. La squadra in trasferta sembra aver smarrito sia il filo del gioco che la via del gol. La Lazio è chiamata ad invertire subito la rotta a Cagliari, contro una squadra relegata all’ultimo posto in classifica. La tensione è palpabile nell’ambiente. Cragnotti accusa i giocatori di essere troppo “molli” e poco portati a soffrire. E quasi in risposta alle accuse del patron, il 21 gennaio il centro sportivo di Formello si trasforma in una sorta di ring. Dopo un diverbio durante l’allenamento, Fernando Couto e Simeone vengono alle mani, separati a fatica da Eriksson e dai compagni. I tifosi della Lazio sorridono ripensando a quello che succedeva ai tempi dello scudetto del ’74, con la squadra di Maestrelli spaccata in due clan e con i giocatori che venivano alle mani quasi tutti i giorni anche per futili motivi, ma che poi in campo davano l’anima ed erano sempre pronti a difendere dagli avversari anche i compagni che facevano parte del clan rivale. Ma Eriksson è poco propenso a vedere lieti auspici nella rissa tra Couto e Simeone. Il tecnico svedese usa il pugno di ferro e l’aereo per Cagliari parte il pomeriggio senza i due giocatori, esclusi all’ultimo momento dalle convocazioni come conseguenza della rissa di poche ore prima nell’allenamento di rifinitura.

Couto e Simeone, chiedono scusa, ma mentre il “Cholo” torna in campo pochi giorni dopo contro la Juventus in Coppa Italia (e segna…), Fernando per un mese e passa c’è solo panchina, prima di tornare titolare nella semifinale di Coppa Italia vinta 5-0 contro il Venezia. Gioca appena 14 partite nel campionato dello scudetto, ma 7 in Champions League. L’anno dopo qualcuna in più, nonostante un episodio mai del tutto chiarito. Il 4 aprile 2001 viene reso noto che in occasione dei controlli antidoping relativi alla partita Fiorentina-Lazio del 28 gennaio, Couto è stato trovato positivo al nandrolone. Il 21 aprile le controanalisi confermano la presenza di norandrosterone e noreticolanolone per il portoghese. La commissione disciplinare procede alla sospensione cautelare del calciatore e il 20 luglio gli infligge una squalifica di 10 mesi più un'ammenda di 100 milioni di lire. Il  6 settembre 2001 la commissione di appello federale riduce la squalifica da 10 a 4 mesi (a decorrere dal 27 aprile 2001), dunque Fernando Couto può scendere in campo a Perugia nella seconda giornata di campionato. Per la Lazio è una stagione orribile, con Zoff che viene sostituito da Zaccheroni. La squadra naufraga ma Fernando gioca 29 partite. L’anno successivo, Mancini gli da fiducia e lui lo ripaga. Il 5 marzo 2003 segna l’unico gol di quella stagione in Europa in 12 presenze, ma è una rete pesantissima. Dopo il 3-3 dell’Olimpico la Lazio deve vincere a Cracovia contro il Wisla. È una partita infinita, rinviata per impraticabilità del campo e poi giocata su un terreno scongelato solo grazie al letame. Si gioca in un pantano, la Lazio finisce subito sotto ma Couto la riporta in parità prima del gol qualificazione segnato da Chiesa. La Lazio arriva fino alla semifinale, persa contro il Porto di Mourinho, l’ex squadra di Couto. Conquistato il diritto a giocare la Champions League, Couto l’anno successivo è uno dei pilastri della squadra. Gioca 30 partite, segna il gol che consente alla Lazio di vincere a San Siro contro il Milan dopo 14 anni di digiuno (anche se in Coppa Italia) e di vincere l’ultimo trofeo di quel ciclo straordinario.

Alla fine di quella stagione, la squadra si sfascia. Con l’arrivo di Lotito, scappano quasi tutti, ma Fernando Couto resta, insieme a Peruzzi e Inzaghi, facendo un gesto d’amore verso la Lazio che viene reso pubblico a dicembre dal presidente in un’intervista: “Chi si é dimostrato un vero uomo é stato Couto: é passato da uno stipendio 4 miliardi netti all’anno a 450.000 euro”. Ma non basta neanche questo per meritare la conferma, perché a fine stagione Fernando viene ceduto al Parma, dove gioca per altre due stagioni da titolare prima di dare l’addio al calcio giocato e di tornare in Portogallo, lasciando però un pezzo di cuore in Italia, a Roma. Anzi a Formello…




Accadde oggi 19.12

1920 Roma, campo della Rondinella - Lazio-U.S. Romana 2-1
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Atalanta 4-0
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Modena 5-1
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 2-1
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Perugia 4-1
1982 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Milan 2-2
1993 Lecce, stadio Via del Mare - Lecce-Lazio 1-2
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Piacenza 2-0
2002 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 1-2
2004 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 3-0
2007 Roma, Stadio Olimpico, Lazio-Napoli 2-1
2010 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Udinese 3-2

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 07/12/2018
 

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