28 Luglio 2020

Auguri Angelo, auguri Simone...
di Stefano Greco

Angelo Peruzzi è nato il 16 febbraio, Simone Inzaghi il 5 aprile, ma quella del 28 luglio per loro è una data speciale: una sorta di secondo compleanno, un anniversario da festeggiare, perché è il giorno Angelo ha sposato per la seconda volta la Lazio, quando oramai in pochi credevano nella possibilità di vederlo indossare quei panni da dirigente che erano già pronti quando ha deciso di lasciare il calcio giocato, di appendere i guanti al chiodo. Quel giorno, Angelo è andato ad affiancare Simone, appena promosso allenatore della prima squadra dopo il contratto strappato da Bielsa. E per capire quanto fosse difficile ipotizzare all'epoca un nuovo matrimonio tra la Lazio e Peruzzi, vi racconto un episodio di tre anni prima.

Dicembre del 2013, vado a trovare Angelo Peruzzi nella sua villa di Blera per una lunga intervista confessione su tutta la sua carriera. Anche davanti alle telecamere, Angelo è quello di sempre: schietto, sorridente, genuino. Parliamo di tutto, dall’esordio in Serie A alla squalifica per doping, dalla Juventus all’Inter, ma quando inizia a parlare di Lazio cambia espressione e lo fa come un innamorato. Lui che ha sempre detto di non esser mai stato tifoso di calcio da bambino (“il primo album di figurine l’ho fatto a 19 anni quando la Roma mi ha mandato in prestito al Verona”, mi dice ridendo…) e di non aver mai avuto una squadra nel cuore, mi fa capire che a Formello ci ha lasciato una parte di se stesso: perché pur di restare per sempre alla Lazio, dopo aver rinunciato a tanti soldi quando è arrivato Lotito (è stato il primo nell’estate del 2004 a ridursi lo stipendio da 2 milioni di euro a 500.000 pur di restare) ha detto di NO a offerte importanti (Totti e De Rossi fecero di tutto per portarlo alla Roma nel 2006 dopo i Mondiali) pur di chiudere la carriera in biancoceleste con la promessa di passare poi dal campo alla scrivania. Quindi, quella promessa tradita e quei giorni dell’estate del 2007 passati ad aspettare un incontro che alla fine non c’è stato per diventare l’uomo di congiunzione tra la squadra e la società, lo hanno profondamente ferito ma non incattivito. In tutta l’intervista, infatti, quel giorni di dicembre del 2013 Angelo non spara mai a zero su chi gli ha voltato le spalle: parla da uomo tradito ma senza un filo di rancore, perché come me anche lui è fatalista. Ma come me, è uno che crede nella forza dei sogni, quindi quando gli chiedo se considera la Lazio una porta definitivamente chiusa, Angelo sorride e mi dice: “Non lo so, spero di no. Ma finché c’è Lotito penso proprio di sì, perché non è che ci siamo lasciati proprio bene io e lui…”.

Invece, a Luglio 2016 accade l'impensabile. Nella peggiore estate di questa gestione entrata da pochi giorni nel diciassettesimo anno di reggenza (quella del ciclone Bielsa, del presidente che va a citofonare a casa degli 11 tifosi che hanno rinnovato la tessera il primo giorno della campagna abbonamenti), in quel luglio infuocato in cui la Lazio si raduna senza un allenatore a guidare la ripresa a due giorni dalla partenza per il ritiro, mi arriva una vocina: “Peruzzi torna alla Lazio, in coppia con Inzaghi”. Conoscendo la situazione, fatico a crederci, ma prendo il telefono e mando un sms ad Angelo che mi risponde praticamente subito. E già prima di leggere capisco che forse c’è qualcosa di vero. Nel messaggio, breve e coinciso come nel suo stile, Angelo, mi scrive: “Sì, ma alle mie condizioni. Se mi fanno lavorare come dico io bene, altrimenti me ne torno a Blera. Per questo ho fatto un contratto breve”. E la conferma che ha ottenuto quell'autonomia che ha chiesto come condizione essenziale per sposare nuovamente la Lazio arriva quasi subito, dalle prime dichiarazioni rilasciate da Angelo nella sua nuova veste di Club Manager della Lazio.

“Ho accettato perché ho avuto le garanzie di poter lavorare in totale autonomia e senza nessun tipo di ingerenza da parte di Tare o di altri nelle mie scelte. Non torno a Formello per ricoprire un ruolo di facciata”.

A luglio del 2016, quindi, Angelo Peruzzi torna alla Lazio, con 9 anni di ritardo. Già, perché il ruolo che ricopre oggi Angelo Peruzzi, ovvero quello di uomo di coordinamento tra la società e la squadra (oltre che di garante verso i tifosi e di spalla societaria di Simone Inzaghi), è lo stesso che il portierone di Blera aveva chiesto di ricoprire in quella caldissima estate del 2007, quando decise di strappare un contratto da 500.000 euro netti e di appendere con un anno d’anticipo i guantoni al chiodo. Aspettò giorni una risposta da parte di Lotito, aspettò invano per ore l’arrivo del presidente per discutere del suo futuro, poi per orgoglio e dignità decise di dire basta e di chiudersi la porta di Formello dietro le spalle.

Il 28 luglio del 2016, quando torna a casa trova praticamente la stessa struttura societaria di allora, ma una società reduce da una serie di bufere che hanno scosso anche le fondamenta, con Lotito in difficoltà come forse mai lo è stato in passato. Un Lotito che questa volta accetta tutte le richieste di Peruzzi, ma che né in quei giorni né in seguito ha mai ammesso di aver riparato nell’estate del 2016 a quell’errore commesso 9 anni prima. Perché Lotito è fatto così e lo sappiamo tutti: è uno incapace di chiedere scusa e di ammettere di aver commesso un errore. Così, invece di dire “scusate il ritardo”, si è vantato di aver riportato Peruzzi alla Lazio senza mai ammettere che aveva ragione chi lo contestava e chiedeva a gran voce di avere all’interno della Lazio laziali di vecchio corso, ad esempio un personaggio come Angelo e con quel ruolo a torto sottovalutato ma fondamentale di coordinamento tra squadra e società. Un punto di riferimento per i giocatori, una sorta di tutor per Inzaghi, una garanzia per l’ambiente che qualcosa dentro la Lazio poteva cambiare. Nessuna rivoluzione, ma solo una sorta di ritorno alla normalità.

Nei giorni torridi (da tutti i punti di vista) di quell’estate del 2016, qualcuno non ha capito la scelta di Angelo. Ho letto di gente che ha dato a Peruzzi del traditore, del servo che si è piegato o peggio ancora. Io, no. Perché ho poche certezze nella vita, ma conoscendo bene Angelo ho sempre saputo con certezza che non avrebbe piegato la testa, che non avrebbe accettato cose che altri prima di lui (non solo dirigenti, ma anche allenatori e calciatori…) hanno dovuto accettare per non essere messi alla porta. Così, non solo non ho fatto nulla per condizionare la sua scelta, ma per la stima e l’affetto che nutro per lui ho preso il telefono e gli ho scritto: “indipendentemente da quello che penso di Lotito e Tare, accetto questa tua scelta perché mi fido di te e ti auguro tutto il bene possibile”.

L’ho fatto perché per me certi rapporti personali vengono prima di qualsiasi cosa. L’ho fatto, perché la mossa di riportare Peruzzi e di consegnare la panchina a Inzaghi di certo non mi ha fatto cambiare idea su Lotito, ma come dimostrano i risultati che sono sotto gli occhi di tutti è stata un bene per la Lazio. Proprio come sostenevamo da sempre noi “biechi contestatori”.

In quell’estate di fuoco Lotito non è stato folgorato sulla via di Formello, non si è né convertito né è cambiato. È rimasto lo stesso, con gli stessi pregi e difetti che si porta dietro dal 2004. Riportando Peruzzi a Formello e affidando la squadra ad un laziale vero come Simone Inzaghi, Lotito ha fatto solo un qualcosa di NORMALE. Quelle cose che dovrebbero essere norma per ogni società e che da noi oramai sono viste quasi come un qualcosa di eccezionale, di straordinario.

Se le cose fatte nell’estate del 2016 Lotito le avesse fatte nell’estate del 2007, inserendo Peruzzi e consegnando a Delio Rossi non Artipoli e Vignaroli ma una squadra in grado di poter competere in quella Champions League conquistata un po’ a sorpresa, forse non saremmo arrivati alla contestazione ad oltranza, allo stadio diverso e alle tante fratture degli anni successivi. Se nell’estate del 2007 Lotito non avesse mostrato il suo vero volto e la sua volontà di eliminare dalla Lazio ogni figura laziale e amata dai tifosi, forse qualcosa sarebbe cambiato. Se nell'estate del 2007 avesse acquistato l'equivalente di Immobile e di Acerbi al posto di Vignaroli e Artipoli, mancando volutamente di fare quel primo salto di qualità rappresentato dalla qualificazione alla Champions League, la gente non si sarebbe sentita tradita e lui non avrebbe scavato quel Grand Canyon che c'è ancora oggi tra lui e il mondo Lazio.

SE… tanti se che restano appesi e che nonostante qualche mossa “normale” non hanno consentito a Lotito di far cambiare alla gente laziale l'idea che in tanti si sono fatti di lui e della sua gestione. Un'idea profondamente radicata, molto più di quanto qualcuno possa immaginare, anche oggi che non c’è più nessuna guerra aperta tra i tifosi e il presidente, anche oggi che la squadra è tornata in Champions League dopo 13 anni e il mondo Lazio si è adeguato e abituato alla sua presenza come ad un qualcosa di inevitabile.

Oggi, come quattro anni fa, faccio gli auguri a Simone e ad Angelo, perché come ho scritto a luglio 2016 a Peruzzi, io so che quella scelta di tornare a Formello l’ha fatta più di cuore e di pancia che di portafoglio, perché non aveva certo bisogno dei soldi di Lotito per arrivare alla fine del mese. Tanto è vero che per sua scelta ha deciso di rinnovare il contratto di anno in anno.

Nonostante i risultati del gran lavoro fatto da Peruzzi siano sotto gli occhi di tutti, molti non l'hanno capita allora e ancora faticano a capirla oggi quella scelta di Angelo. Dalla gestione del gruppo alla normalizzazione dei rapporti tra squadra e la proprietà, per non parlare dell’affermazione di Inzaghi, dei tre trofei conquistati e della Champions League ritrovata, senza le “invasioni di campo” del passato Angelo ha riportato la NORMALITÀ a Formello. Nonostante questo, qualcuno ancora si sente addirittura tradito da quel sì a Lotito e considera Angelo come l'ennesimo personaggio che si è prestato a dar man forte al presidente  nel momento del bisogno per consentirgli di restare sul trono. IO NO. Perché so chi è Angelo e, quindi, so anche che non è così. Così come so che Simone è caratterialmente molto più forte di quanto pensi chi non lo conosce.

Peruzzi e Inzaghi a luglio del 2016 si sono infilati in un vespaio e ne sono usciti senza neanche una puntura. Simone ha segnato e Angelo ha fatto una di quelle uscite kamikaze che lo hanno reso famoso e immortale come atleta e ne è uscito non solo indenne, ma con il pallone stretto tra le mani. E anche se tutti e due non urlano mai in pubblico, quando c'è da discutere e da sbattere i pugni lo fanno: ma dentro Formello, lontano da occhi indiscreti. Perché loro sono fatti così.

Quindi, oggi come quattro anni fa auguro a entrambi tutto il bene possibile, perché se loro fanno bene e la società fa le cose come dicono loro, è un bene per la Lazio. Perché se quest’estate la società gli dà retta come ha fatto su Immobile, Leiva, Acerbi e Lazzari e gli compra i giocatori che Simone chiede sono convinto che questa stagione non sarà l’eccezione alla regola. E la Champions League non sarà una gita premio ma una manifestazione dove la Lazio potrà dire la sua, come ha fatto quest’anno l’Atalanta.

Quindi, AUGURI ANGELO, AUGURI SIMONE e... andiamoci a prendere questo secondo posto!

FORZA LAZIO!




Accadde oggi 27.09

1931 Roma, Stadio del P.N.F. - Lazio-Milano 0-0
1936 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Triestina 2-1
1942 Torino, stadio Benito Mussolini - Juventus-Lazio 2-3
1953 Novara, stadio Comunale - Novara-Lazio 2-1
1954 Nasce a Termini Imerese (PA) Vincenzo Chiarenza
1959 Roma, stadio Flaminio - Lazio-Udinese 2-1
1970 Milano, stadio San Siro - Milan-Lazio 1-1
1973 Spalato, stadio - Hajduk Split-Lazio 3-0
1981 Rimini, stadio Romeo Neri - Rimini-Lazio 1-0
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Genoa 1-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Dinamo Minsk 4-1
1997 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bari 3-2
2000 London, Arsenal Stadium- Arsenal FC-Lazio 2-0
2009 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Palermo 1-1

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/09/2020
 

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