11 Luglio 2018

Ronaldo, Milinkovic, Sprocati e il "gap"..
di Stefano Greco

Non mi unisco al coro degli esultanti, perché a me l’acquisto di Cristiano Ronaldo ha messo addosso un senso di grande tristezza. Sì, tristezza pensando al passato, a quando Cragnotti volava in silenzio all’alba con il suo aereo privato e con un blitz a Belgrado rubava Stankovic alla Roma, oppure quando con un pranzo in barca con Tapie comprava in poche ore Alen Boksic o si prendeva tra una coppa di champagne e una tartina di caviale Bobo Vieri dopo che Sensi aveva detto: “Purtroppo è incedibile, altrimenti lo avremmo preso”… Tristezza al pensiero di quanti laziali nelle ultime settimane hanno sbeffeggiato Agnelli e la Juventus, dando del poveraccio al primo e della squadra che non aveva i soldi per prendersi Milinkovic Savic alla Juventus: infatti in poche ore hanno investito più di 360 milioni di euro per prendere il numero uno al mondo… Tristezza, vedendo quella foto postata dalla Roma su Twitter con Totti e Messi con la scritta: “Il Re di Roma e il migliore di tutti i tempi”. In quel commento su Twitter c’è tutto il provincialismo di questa città, tutto il rosicamento di un bambino che vede l’amichetto ricevere il regalo che ha sempre sognato e che sa che lui non potrà mai avere, perché la sua famiglia non si può permettere di spendere certe cifre per comprarglielo. Tristezza, infine, perché la cessione di Ronaldo è probabilmente il preludio alla partenza di Milinkovic Savic, perché ora Florentino Perez, tra quello che incassa dalla Juventus e quello che risparmia per l’ingaggio di Ronaldo, ha sul tavolo quei 155 milioni di euro o giù di lì che servono per portarsi a casa il “sergente”. E la cosa ancora più triste è che molti laziali esulteranno per questa cessione, festeggeranno la grande plus valenza e questa pioggia di dobloni d’oro che entreranno nelle casse della Lazio come l’estate scorsa hanno festeggiato la cessione di Keita senza rendersi conto che in cambio di un attaccante che aveva segnato 16 gol in campionato con quei soldi la Lazio ha preso Bruno Jordao (che solo per il nome sembra una presa per i fondelli…) e Pedro Neto, il Cristiano Ronaldo del futuro così come Perea era il Cavani del futuro, Vinicius il nuovo Kolarov e Pereirinha un affare alla Candreva… Non ricordate?

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Ironia a parte, se non ci fosse stato Tare con le sue intuizioni, la Lazio sarebbe sprofondata da tempo in un mare di mediocrità, visto che alla guida ha l’uomo che a parole prometteva l’assalto al potere del Nord ma che nella realtà in questi 14 anni non ha mai investito un solo euro per far crescere la Lazio. Semmai ha preso, a mani basse, basta leggere i bilanci e vedere in quali casse sono finiti i quasi 60 milioni di euro versati tra il 2006 e oggi dalla Lazio alle famigerate “parti correlate”. Salernitana in testa, quella che ci ha appena venduto per 2,5 milioni di euro Sprocati. Già, perché oltre a versare da anni quasi 1,6 milioni di euro nelle casse della Salernitana e a non prendere un euro dai calciatori che le giriamo in prestito, poi gli strapaghiamo anche i calciatori che da Salerno arrivano a Formello.

L’altro giorno, discutendo su Facebook con un tifoso laziale, mi sono sentito rispondere che la Lazio non può competere con le grandi perché ha un fatturato che supera appena i 100 milioni di euro e che è un quinto di quello che fattura la Juventus. Vero, verissimo. Ma vogliamo provare a ragionare su come si è creato questo gap, questa voragine economica che separa la Lazio non solo dalla Juventus, ma anche dal Napoli, dalla Roma, dall’Inter e perfino dal Milan che nonostante la situazione economica trova in un amen un fondo d’investimento americano pronto a immettere in 24 ore qualcosa come 50 milioni di euro per le necessità immediate e altri 150 milioni per rinforzare il progetto tecnico? OK, allora partiamo dalla stagione 2007-2008, quella iniziata con l’unica qualificazione in Champions League della Lazio e il ritorno in Serie A del Napoli (che era sprofondato addirittura in Lega Pro, senza contributi e senza i soldi dei diritti tv) e della Juventus, devastata dai fatti di Calciopoli sia dal punto di vista dell’immagine che da quello tecnico ed economico.

Bene, 11 anni fa la Juventus non fatturava 500 milioni di euro, ma poco più della Lazio e il Napoli addirittura di meno. Nella stagione 2006-2007 la Juventus ha chiuso il bilancio con 187 milioni di euro di ricavi (chiudendo in profondo rosso…) e nella stagione 2010-2011 il fatturato è addirittura crollato a 154 milioni di euro di entrate. La Lazio, nel 2006-2007 la Lazio aveva un fatturato di 114 milioni di euro (poco più di 70 milioni di euro di differenza con la Juventus) e alla fine della stagione 2010-2011 il gap si era ulteriormente ridotto: 94 milioni di euro di fatturato per la Lazio e 154 milioni di euro per la Juventus. Ma cosa è successo a quel punto? La Juventus ha varato un aumento di capitale di 200 milioni di euro finalizzato parte alla costruzione dello Stadio e parte allo sviluppo del progetto tecnico che, in parole povere, significa soldi da immettere sul mercato per acquistare giocatori. Così, mentre la Lazio a gennaio del 2012 prendeva un mutuo da 8,3 milioni di euro dal Credito Sportivo per comprare il restante 49% del Palazzo di Via Valenziani di proprietà della Cirio (e il pullman sociale…) la Juventus investiva sulla squadra con il risultato che quell’anno la Lazio ha perso la qualificazione al preliminare di Champions League per la seconda stagione consecutiva per mano dell’Udinese, mentre la Juventus ha conquistato il primo dei 7 scudetti consecutivi.

 Mentre noi da allora siamo cresciuti come fatturato di qualche decina di milioni (ovvero, di quanto è cresciuta la quota dei diritti tv), il Napoli ha più che triplicato il proprio fatturato e la Juventus lo ha quasi quadruplicato, passando da 154 milioni di euro del 2011 ai 539 milioni di euro di quest’anno con la previsione di superare abbondantemente i 600 milioni di euro di fatturato grazie all’impatto dell’acquisto di Cristiano Ronaldo. Così si è scavato il gap tra noi e gli altri. Perché Napoli e Juventus sono state gestite in modo manageriale, con la precisa volontà di crescere, di aumentare il fatturato investendo nel progetto tecnico: perché nel calcio moderno il fatturato aumenta se la squadra è competitiva, se partecipa ogni anno o quasi alla Champions League.

Altro esempio, l'Atletico Madrid, società che non può competere come fatturato con il Real Madrid, ma che da quando è arrivato Simeone (all'epoca, l'Atletico fatturava poco più di 100 milioni di euro, come la Lazio) ha messo l'intero progetto tecnico nelle mani dell'allenatore facendo decidere a lui chi cedere e chi acquistare e, soprattutto, come reinvestire i soldi. Risultato: 1 titolo della Liga, 1 Coppa di Spagna, due finali di Champions League, 2 Europa League, 2 Supercoppa d’Europa e in tutte le stagioni la qualificazione alla Champions League. Risultato? Il fatturato dell’Atletico Madrid quest’anno ha sfiorato quota 400 milioni di euro, ovvero tre volte quello della Lazio…

Da noi, invece, questo non è mai successo. Tutti gli allenatori che hanno confezionato piccoli miracoli, l'anno successivo non sono mai stati accontentati e non hanno mai visto premiato il lavoro che avevano fatto. È successo con Delio Rossi che ci aveva portato al terzo posto e in Champions League e poi aveva conquistato il primo trofeo dell'era Lotito ma è stato messo alla porta per aver battuto i pugni sul tavolo quando come premio per la qualificazione alla Champions League nell’estate del 2007 si è visto ripagare con l’acquisto di Artipoli e Vignaroli… La storia si è ripetuta con Reja, con Petkovic, con Pioli e l'anno scorso con Simone Inzaghi. Se solo la Lazio avesse investito nel progetto tecnico tutto quello che aveva incassato grazie alle cessioni di Berisha, Biglia, Keita e Hoedt, probabilmente oggi parleremmo di una squadra che al via della nuova stagione avrebbe potuto garantire alla Lazio oltre 50 milioni di euro di fatturato solo con la partecipazione alla Champions League e altri 100 grazie alla nuova fetta dei diritti tv e alle altre entrate basilari (sponsor compreso, che al momento non c'è). Quindi, esclusi gli incassi. Invece, siamo davanti all'ennesima occasione persa, all'ennesimo mancato salto di qualità che, inevitabilmente, ha minato ulteriormente il rapporto tra la gente laziale e chi gestisce questa società.

Già, perché quando il Napoli ha venduto Cavani ha investito i soldi incassati per prendere Higuain, poi ha investito i quasi 100 milioni di euro incassati per Higuain per rinforzare ulteriormente la squadra e i risultati sono migliorati di anno in anno fino ad arrivare allo scudetto sfiorato in questa stagione. E, di conseguenza, è cresciuto sfondando il muro dei 300 milioni di euro con 66 milioni di euro di utile. Da noi, invece, tutto questo non succede. Siamo oggi più o meno sugli stessi livelli di fatturato di 11 anni fa e il freno alla crescita è rappresentato proprio dalla mancanza di volontà di chi gestisce la società di crescere e di annullare quel gap di cui tanto si parla e che viene usato come scusa per giustificare l’impossibilità a competere. Perché è normale che se tu cedendo Keita investi quei soldi per prendere Nani, Pedro Neto e Bruno Jordao, invece che una spalla vera per Immobile, un centrocampista diverso da Di Gennaro e un paio di difensori veri, alla fine ti ritrovi a rimpiangere i punti che hai perso e quelli che ti hanno rubacchiato.

Il vero problema, però, è che questo gap non è provocato né dai tifosi né dall'ambiente, ma solo ed esclusivamente da chi gestisce la società e non ha nessuna volontà di far crescere il fatturato e di alzare l’asticella. E questo, dopo 14 anni, è palese, sotto gli occhi di tutti. Basta volerlo vedere. Perché dopo il quinto posto dello scorso anno, mentre gli altri investono per crescere, noi vendiamo Felipe Anderson perché vuole andare via e ci apprestiamo a vendere Milinkovic Savic perché non lo possiamo trattenere. E al via della nuova stagione Simone Inzaghi come rinforzi accoglie Acerbi, Proto, Durmisi, Berisha e Sprocati... E mentre i tifosi juventini si apprestano ad accogliere Cristiano Ronaldo, quelli della Lazio sognano di veder arrivare ad Auronzo di Cadore Moraes Ferreira da Silva, conosciuto come Wesley…




Accadde oggi 16.07

2003 Vigo di Fassa, Salorno-Lazio 0-11
2008 Auronzo di Cadore, stadio Rodolfo Zandegiacomo - Rapp.Bellunese-Lazio 0-8

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 13/07/2018
 

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