08 Luglio 2018

Come si fa a credere in un futuro diverso?
di Stefano Greco

Nella foto, una pagina de "Il Corriere dello Sport" del 30 maggio 2013

Quaranta giorni alla chiusura del mercato e al via del campionato, ultimi spiccioli di vacanza per Inzaghi e i giocatori che sabato si ritroveranno per volare ad Auronzo di Cadore. È un’estate decisamente calda e breve questa per la Lazio e per tutte le società di Serie A, nonostante l’assenza dell’Italia ai mondiali. La solita estate all’italiana, visto che a 40 giorni dal via della Serie A ancora non ci sono certezze sui nomi delle squadre che parteciperanno al campionato, visto che il Parma è stato deferito (per responsabilità oggettiva per il caso Calaò e gli sms mandati ai giocatori dello Spezia per convincerli a non impegnarsi nell’ultima di campionato) per illecito sportivo e il Chievo è stato deferito per la questione delle false plusvalenze. Entrambe rischiano la retrocessione o pesanti penalizzazioni che potrebbero stravolgere sia la griglia di partenza che l’andamento del campionato. Ma sono cose che non riguardano la Lazio che, in questa calda estate, ha ben altro a cui pensare.

Già, perché il destino di Felipe Anderson e Milinkovic Savic è ancora in bilico (e probabilmente lo sarà ancora per settimane…), perché anche se Durmisi e Acerbi sono buoni giocatori i nome dei nuovi arrivati non accendono certo la fantasia dei tifosi e fanno temere l’ennesima occasione persa per fare quel benedetto (o maledetto, a seconda dei punti di vista) salto di qualità annunciato ogni estate a parole ma che non si è (purtroppo…) mai verificato, anche se grazie ad Inzaghi la Lazio ha sfatato la maledizione della stagione negativa che da sempre faceva da contraltare ad una buona annata. Anche se la Champions League continua ad essere OFF LIMITS per questa Lazio.

Non ho voglia di parlare di mercato perché ho l’impressione che i veri giochi si faranno dopo la fine del mondiale, quindi con la squadra già in ritiro. E per esprimere un giudizio è giusto aspettare il gong del 18 agosto, perché solo allora sapremo su chi potrà contare Simone Inzaghi. È possibile, però, giudicare dopo un anno il calciomercato della passata stagione che, numeri alla mano, può essere definito positivo solo per le casse della società. Già, perché eccezion fatta per Lucas Leiva che è andato addirittura al di la delle più rosee previsioni, la maggior parte degli acquisti della passata stagione o non hanno lasciato un segno tangibile o sono stati bocciati, anche in modo clamoroso. A partire dai due “gioiellini” portoghesi, quelli per i quali la Lazio ha immobilizzato quasi tutti i soldi arrivati dalla cessione di Keita ma che non si sono mai visti nel giro della prima squadra, non hanno inciso assolutamente neanche quando hanno indossato la maglia della primavera (retrocessa per la prima volta nella storia nel Gruppo 2) e che ad un anno di distanza a quanto pare neanche partiranno per il ritiro di Auronzo di Cadore. Lo scetticismo dell’estate scorsa sul valore di quei ragazzi e su quella operazione in cui a guadagnarci è stato solo Jorge Mendes, erano quindi più che leciti. Come i dubbi sulla possibilità di Davide Di Gennaro di dare qualcosa al centrocampo laziale, sulla possibilità che come numero di gol Caicedo non facesse rimpiangere Keita, sul fatto che investendo più di 7 milioni di euro su Marusic la Lazio avrebbe risolto definitivamente il problema dell’esterno e che Nani potesse fare la differenza. Dopo neanche 12 mesi, Nani è tornato a casa (al momento, è senza squadra…), Di Gennaro è in partenza, Caicedo pure e dopo aver mollato Laxalt (perché era troppo caro) la Lazio ha preso Durmisi. Quindi, dopo un anno si può dire senza possibilità di smentita che quel tesoretto accumulato con la cessione di Biglia, Keita, Berisha e Hoedt, poteva essere investito meglio.

Ed è proprio questo che preoccupa in vista della possibile partenza e Felipe Anderson e Sergej Milinkovic Savic: non il perdere due giocatori anche se importanti (soprattutto il serbo…), ma il pensiero di dove finiranno quei soldi e di come saranno usati. Perché dove sono finiti e come sono stati quelli dell’estate scorsa, lo abbiamo visto. Qui oramai nessuno si lega più ai calciatori in questo calcio in cui tutti sono di passaggio, ma se la Juventus che ha vinto tutto punta a prendere Cristiano Ronaldo per crescere ancora, ci si chiede perché la Lazio debba puntare a prendere sempre delle mezze figure o debba fare sempre delle scommesse anche quando vende dei pezzi da novanta e ha i soldi in cassa. Perché qui nessuno giudica a priori i vari Durmisi, Berisha, Proto e Sprocati (Acerbi è un caso a parte, perché lo ha voluto a tutti i costi Inzaghi e quindi va benissimo), oppure Wesley e tutti gli altri nomi che girano. Ci si chiede solamente perché mentre società cariche di debiti continuano a comprare “certezze” la Lazio pur avendo i conti in ordine e le casse piene debba andare avanti a forza di scommesse. Vinte, in molti casi, ma spesso e volentieri anche perse e in modo clamoroso.

Perché va bene tenere i conti in ordine, ma dello scudetto del bilancio i tifosi veri se ne sbattono altamente, per il semplice motivo che chi fa il tifo per una squadra vuole vincere. O almeno vuole provare a vincere, perché alla fine vince uno solo e in Italia da quasi due lustri vince solo la Juventus che, non a caso, è quella che ha investito di più negli ultimi 10 anni sul mercato, ma senza stravolgere i conti. Perché ha speso tanto ma ha anche incassato molto cedendo pezzi importanti, ma puntando sempre a crescere anno dopo anno, oltre ad aumentare il fatturato. In casa Lazio, invece, il fatturato aumenta solo in caso di qualificazione ad una coppa europea o di cessioni importanti. E questo va benissimo per restare sempre a ridosso della zona Champions League, ma per entrare nell’Europa che conta (quella che fa crescere i fatturati) serve altro. E l’impressione, vedendo estate dopo estate sempre lo stesso modus agendi, è che quel ALTRO per noi sia una sorta di tabù, un qualcosa anche impossibile da sognare. Ed è un peccato, perché questa è una piazza che potrebbe ambire a qualcosa di importante. Perché 10 anni fa, Juventus e Napoli erano appena risalite in Serie A dall’inferno della B e basta vedere dove sono arrivate per capire che era possibile fare altrettanto, visto che già allora i conti della Lazio erano decisamente migliori di quelli di Napoli e Juventus, per non parlare di quelli di Roma, Inter e Milan. Invece, tralasciando la Juventus che gioca un altro campionato, il Napoli in questo decennio ha conquistato per ben 6 volte il diritto a partecipare alla Champions League, mentre la Lazio ZERO. Si può dire, quindi, senza possibilità di smentita (perché i fatti sono chiari…) che è mancata più la volontà che la possibilità di volare veramente. Nessuno dice che non succederà mai, ma quando uno sente dire al suo presidente nell’estate del 2013 “Lazio, scudetto ora si può” e poi ripensa a quello che è successo in questo lustro che è passato da quel trionfo in Coppa Italia nella finale con la Roma a oggi, diventa difficile credere o anche solo sperare in un domani diverso dal presente o da questi 14 anni che ci siamo messi alle spalle…




Accadde oggi 17.11

1918 Muore Pier Antonio Rivalta
1929 Roma, stadio Rondinella - Lazio-Cremonese 6-0
1935 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Milano 2-2
1940 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Triestina 2-1
1946 Bologna, stadio Comunale - Bologna-Lazio 3-1
1957 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-1
1963 Bari, stadio della Vittoria - Bari-Lazio 0-2
1968 Mantova, - Mantova-Lazio 0-1
1985 Cesena, stadio Dino Manuzzi – Cesena-Lazio 3-1
1991 Bari, stadio San Nicola - Bari-Lazio 1-2
2002 Como, stadio Giuseppe Sinigaglia - Como-Lazio 1-3

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/10/2018
 

334.937 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,40
Variazione del -6,67%