06 Luglio 2018

La notte del "Maestro"...
di Stefano Greco

“Forse l’essenza della vita è questa: lasciare insegnamenti, costruire dei ponti in grado di consentire alle nuove generazioni di camminare verso il futuro”. Sentire Óscar Washington Tabárez Silva parlare in questo modo della vita e del futuro, lui che ha superato la soglia dei 71 anni e che si vede sfuggire ogni giorno un pezzo di vita tra le mani a causa di quella malattia degenerativa che lo ha colpito, ti riconcilia con la vita e con il mondo del calcio. Ieri mi sono sentito tutta la sua conferenza stampa pre-partita, affollata più di quelle che hanno tenuto Deschamps o il brasiliano Adenor Leonardo Bacchi, detto Tite, soprannominato “il professore”. Tutti ad ascoltare il “maestro”, in religioso silenzio, per catturare e memorizzare ogni parola di questo personaggio straordinario che sta diventando il vero protagonista di questo mondiale: più di Neymar, Kane, Mbappé…

“C’è una canzone popolare che dice: Nunca favoritos, siempre desde atràs (Mai favoriti, sempre partendo da dietro). Per noi è così questo mondiale: se riuscissimo a passare sarebbe meraviglioso, non solo perché una vittoria ci farebbe entrate tra le prime quattro del mondo, ma perché ci saremmo arrivati battendo una grandissima squadra come la Francia”.

Ha iniziato così la sua conferenza stampa ieri Óscar Washington Tabárez, mezz’ora abbondante di domande e risposte, sempre con il sorriso sulle labbra, senza lasciar trasparire nervosismo ed emozione, solo l’orgoglio di chi si sente il comandante di un esercito di 23 ufficiali e che ha poco più di 3,3 milioni di soldati. Tanti, ma pochissimi rispetto al numero degli abitanti di nazioni come la Francia o il Brasile, ovvero le due squadre che ci sono tra il piccolo Uruguay e il sogno di una finale mondiale da giocare a 68 anni di distanza da quel titolo vinto al Maracanà contro il Brasile in una sfida entrata nella storia del calcio, come la più grande sorpresa di tutte le ventuno edizioni dei mondiali. Molto più di quel 7-1 rifilato quattro anni fa dalla Germania al Brasile in semifinale a Belo Horizonte. Perché il Mineirazo è stato nulla rispetto a quel Maracanazo  andato in scena il 16 luglio del 1950 a Rio de Janeiro. Una sconfitta sportiva vissuta in Brasile come una tragedia nazionale che portò a decine di suicidi (due spettatori si suicidarono gettandosi nel vuoto dagli spalti del Maracanà) e a tre giorni di lutto nazionale proclamati dall’allora presidente Eurico Gaspar Dutra.

“Nessuno ci può dire che essendo una nazione così piccola non possiamo farcela. Perché è già successo in passato che pochi hanno battuto tanti”, ha detto ieri ad un certo punto della conferenza stampa Óscar Washington Tabárez rievocando quel Maracanazo entrato nella storia. Tanto si è detto e scritto in questi giorni sul piccolo grande miracolo di un paese di 3,3 milioni di abitanti che è una potenza calcistica. Ieri, stuzzicato sull’argomento ha spiegato che non si tratta di un miracolo, ma del frutto di un grande lavoro e della passione sconfinata degli uruguagi per il calcio.

“Ritornare dove siamo stati 8 anni fa sarebbe un traguardo importante, un segnale di rinascita. Sappiamo il lavoro che abbiamo fatto per riallacciare quel filo che si era interrotto dopo le vittorie ottenute nella prima parte del ventesimo secolo. Lavorare coi giovani è la base, ma poi ci sono le caratteristiche di un paese dove ogni fine settimana 300.00 persone escono di casa per veder giocare i bambini: questa è la nostra forza”.

Niente miracolo, quindi, come non ci sarebbe da gridare al miracolo vedendo Edinson Cavani scendere regolarmente in campo dopo l’infortunio subito nel finale della partita degli ottavi vinta contro il Portogallo.

 “Su Edinson abbiamo emesso due comunicati molto particolareggiati, perché evidentemente uno non bastava. Qualche giornalista però ha preferito consultare dei medici per sostenere la tesi che noi volevamo giocare con questo infortunio per mischiare le carte, per nascondere la realtà. Noi non vogliamo ingannare nessuno, ma solo giocare. Lui da quando ha superato il dolore ha iniziato a lavorare: 24 ore di pazienza e saprete se giocherà o no, dall’inizio o a partita in corso. Nessuna pretattica, noi pensiamo solo a giocare e a come provare a battere la Francia”.

Già, la Francia, la grande favorita del Mondiale insieme al Brasile. E sono tanti i legami e gli intrecci che tra Uruguay e Francia, tra Tabàrez e Deschamps che rendono speciale questa sfida, come ha raccontato lo stesso tecnico uruguagio ieri durante la conferenza stampa, come fa un bravo maestro durante la lezione per catturare l’attenzione dei suoi alunni.

“Noi uruguagi con la Francia abbiamo molti legami culturali e storici. A scuola ho imparato il francese, il primo gol nel primo Mondiale di calcio giocato nel 1930 in Uruguay lo ha segnato un francese (per la precisione Lucien Laurent) e gli abbiamo costruito una statua a Montevideo per ricordare quello storico evento. Il primo titolo internazionale l’Uruguay lo ha vinto in Francia (in finale contro la Svizzera) alle Olimpiadi del 1924 di Parigi. Molte delle strutture dei centri federali che abbiamo realizzato in Uruguay sono ispirate alla visita che ho fatto nel centro federale sportivo francese di Clairefointaine nel 1998. E poi ci sono molti punti di contatto tra le nostre due squadre, anche se loro sono fisicamente più forti di noi”.

Alla potenza di Pogba e Mbappe, Tabàrez oppone l’estro di Suarez e di Cavani ma, soprattutto, la forza del gruppo. Perché a questo Mondiali di Russia 2018 nessuna squadra è gruppo come questo Uruguay forgiato da Óscar Washington Tabárez.

“Ci sono cose che vedo guardando ogni giorno i miei ragazzi contro le quali nessun avversario può niente. Vedo come si divertono, come lottano e si arrabbiano durante gli allenamenti per poi uscire dal campo abbracciati, come giocano a carte in ritiro per far passare in qualche modo le ore interminabili che separano un impegno da quello successivo: siamo una famiglia. E quando si tratta di essere professionali, nessuno sgarra. Basta guardare il comportamento in campo. In passato noi uruguagi venivamo considerati quasi una squadra di picchiatori, di delinquenti del calcio. In questo mondiale, in 4 partite abbiamo preso solo un cartellino giallo. Tutto questo mi porta a dire che diventare Campioni del Mondo non è facile, ma non è neanche un qualcosa da catalogare come impossibile. Però deve restare un pensiero confinato nella sfera dell’intimità. Parlarne pubblicamente significa rischiare di perdere la concentrazione e il contatto con la realtà. Significa rischiare di mandare in frantumi un sogno”.

Un sogno, quello di Tabàrez, dei giocatori e dei 3,3 milioni di abitanti dell’Uruguay che è diventato il sogno di milioni e milioni di persone e di tifosi che non hanno (o non hanno più) la loro nazionale da tifare e che si sono trasformati in tifosi dell’Uruguay, un po’ come avvenne due anni fa con l’Islanda agli Europei di Francia. Il sogno islandese due anni fa si infranse nei quarti di finale il 3 luglio 2016 a Saint-Denis proprio sotto i colpi della Francia (finì 5-2) di Pogba, Giroud (doppietta), Payet e Griezmann. Come da logica. Ma in questo mondiale delle sorprese, la logica è andata a farsi benedire fin dall’inizio, facendo saltare uno dopo l’altro pronostici e favorite, Germania e Spagna in testa. Quindi, perché non sognare un finale diverso da quello che era stato pronosticato?




Accadde oggi 19.09

1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Genova 1893 2-1
1942 Napoli, Vomero - Napoli-Lazio 1-2
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Juventus 0-4
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 1-3
1964 Nasce a Roma Antonio Sciarpa
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Ternana 2-0
1973 Roma, stadio Olimpico - Lazio- FC Sion 3-0
1977 Nasce a Venezia Tommaso Rocchi
1981 Terni, stadio Libero Liberati - Lazio-Spal 1-2
1982 Como, stadio Giuseppe Sinigaglia - Como-Lazio 0-0
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-0
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 3-0
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-FC Nantes Atlantique 1-3
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-AC Skoda Xanthi 4-0
2004 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Reggina 1-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 13/07/2018
 

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