05 Luglio 2018

Feliz cumple Hernàn, auguri "Valdanito"...
di Stefano Greco

Quando il 5 luglio del 1982 l’Italia di Bearzot batteva al Sarrià il grande Brasile, spianando così la strada verso la conquista del terzo titolo mondiale, Hernàn Jorge Crespo era un ragazzino che quel giorno festeggiava il settimo compleanno. Un ragazzino che in un’Argentina a lutto per l’eliminazione di Maradona e compagni stava incollato davanti alla tv sognando di poter giocare anche lui un giorno un Mondiale. E magari anche di vincerlo. Quel sogno, Hernàn Jorge Crespo lo ha realizzato a metà: ha indossato la maglia dell’Argentina in ben 3 edizioni del campionato del Mondo (1998, 2002, 2006), ha segnato 4 gol in 8 partite,ma non è mai riuscito ad andare oltre gli ottavi di finale. E oggi, mentre sta in Russia per seguire come opinionista di Mediaset un mondiale amaro per la sua Argentina, Hernàn Crespo spegne 43 candeline su una torta e lo fa probabilmente con un pizzico di rimpianto per quello che poteva essere e non è stato, pensando a quella magnifica torta che è stata la sua carriera ma sulla quale è sempre mancata la ciliegina finale.

Quella di Hernàn Crespo, però, è anche la storia dell’acquisto più costoso nei 118 anni di vita della Lazio. È  la storia di un calciatore pagato a peso d’oro ma che nonostante la valanga di gol segnati non è riuscito ad incidere sulla vita sportiva di questa società e a conquistare i tifosi che, in quell’estate del 2002 hanno accettato quasi con indifferenza la sua cessione due soli anni dopo il suo arrivo in pompa magna a Formello. In sintesi, è la storia di un matrimonio sfarzoso e clamoroso passato ben presto nel dimenticatoio. Un vero peccato, perché con un attaccante come Crespo la Lazio avrebbe potuto vincere molto di più, soprattutto con l’arrivo sulla panchina laziale di Roberto Mancini. Ma andiamo con ordine.

Hernàn Jorge Crespo, nasce a Florida il 5 luglio del 1975. Non in Florida, ma nella città di Florida, in Argentina. Da ragazzo muove i primi passi nelle giovanili del River Plate e con la maglia dei “millonarios” debutta in serie A all’età di 18 anni. A causa delle sue movenze e del suo fisico statuario, gli affibbiano subito il soprannome di “Valdanito” (piccolo Valdano), perché con quel suo modo di giocare ricorda l’ex fuoriclasse del Real Madrid, compagno di squadra di Maradona in quei Mondiali del 1986 vinti dall’Argentina. Un paragone pesante, ma che non pesa più di tanto sulle robuste spalle di Hernàn Crespo, che con 24 gol segnati in tre stagioni fa il suo esordio a 20 anni con la maglia della nazionale argentina e a soli 21 anni arriva in Italia, acquistato per 6.5 miliardi di lire dal Parma, rivelandosi alla lunga uno dei più grandi affari (insieme a Buffon, Cannavaro e a Thuram) fatti da Callisto Tanzi.

A Parma, Crespo trova l’ambiente ideale per esprimersi. Poche pressioni, una società che funziona e una squadra ricca di giocatori di talento. La sua definitiva esplosione coincide con l’arrivo in Emilia di Juan Sebastiàn Veròn, nel 1998. Gli assist della “brujita” sono autentica manna per Crespo. Con una tripletta in casa della Juventus mette fine all’era-Lippi, vince Coppa Italia, Supercoppa Italiana e Coppa Uefa, segnando ogni anno sempre di più: 12 reti nella prima stagione, 14 nella seconda, 28 nella terza e 26 nell’ultima annata, dove però realizza addirittura 22 gol in campionato, che lo fanno diventare l’attaccante più prolifico nella storia del Parma. Nell’estate del 2000, intorno al nome di Crespo si scatena una vera e propria asta. Alla fine, l’offerta vincente è quella di Sergio Cragnotti che lo porta alla Lazio per 35 miliardi in contanti più i cartellini di Almeyda e Conceição, per una valutazione complessiva di 110 miliardi, cifra record per il campionato italiano. L’arrivo a Roma, frutta a Crespo un contratto quinquennale da 9 miliardi lordi all’anno, facendo arrivare l’investimento totale di Cragnotti a 200 miliardi di lire.

Se il soprannome “Valdanito” non lo aveva affatto condizionato, quella valutazione e l’attenzione mediatica provocata dal suo trasferimento alla Lazio scuotono non poco Hernàn Crespo. A Formello, viene accolto da quasi 5000 tifosi in festa, convinti che con l’arrivo del cannoniere argentino (unito a quelli di Claudio Lopez e di Peruzzi) la Lazio sia oramai pronta per scalare l’ultima vetta che resta da conquistare: la conquista della Champions League. E la stagione dei sogni parte nel migliore dei modi. In coppia con Claudio Lopez dà spettacolo in occasione della Supercoppa Italiana vinta contro l’Inter, ma a fine partita si tocca dietro la coscia e si ferma. È il primo di una lunga serie di infortuni muscolari che condizioneranno pesantemente la sua avventura laziale, soprattutto nella seconda stagione.

Quando il 14 gennaio Dino Zoff prende il posto di Eriksson sulla panchina della Lazio, Jorge Hernàn Crespo ha segnato solo 4 reti in 18 partite, nessuna decisiva. L’arrivo di Zoff, trasforma sia la squadra che Crespo, che nelle successive 8 partite segna addirittura 12 reti. Le qualificazioni ai Mondiali del 2002 in Corea e Giappone, però costringono tutta la pattuglia argentina della Lazio a continue trasferte transoceaniche, con i giocatori costretti a passare più tempo sugli aerei che sui campi di allenamento. A fine marzo, Hernàn Crespo in un’intervista che mi concede per La7 confessa tutto il suo disagio per quella situazione e lancia un grido di allarme.

“Ci mandano allo sbaraglio. La Fifa dovrebbe pensare a snellire i calendari e invece continua a inserire partite. Le qualificazioni mondiali, per noi sudamericani, si giocano su 18 partite. Poi si sono inventati il Mundialito per club e la Confederation Cup. Possibile che non capiscano che così non ci si allena più e si rischiano molti più infortuni? Il calcio deve essere spettacolo, ma se i campioni sono rotti o stremati che spettacolo è? Io sarei favorevole a concentrare tutta l'attività internazionale in uno o due periodi l'anno, giocando più partite consecutive. Ci risparmieremmo parecchi viaggi”.

Il grido di allarme di Crespo e di altri campioni convince le società a iniziare una battaglia con l’UEFA e la FIFA, che porterà ad una uniformità dei calendari, con gli incontri delle nazionali concentrati in determinati periodi dell’anno e con la sospensione dei tornei europei in occasione degli impegni di tutte le nazionali. Ma in quella stagione il peso della fatica si fa sentire, non solo per la Lazio. La Roma rallenta la sua corsa verso lo scudetto e trascinata dalle magie di Veròn e dai gol di Crespo la Lazio dà l’impressioni di poter riagganciare gli eterni rivali. L’illusione si spezza definitivamente la sera del 27 maggio del 2001, quando dopo essere arrivata a due sole lunghezze dalla Roma nel giro di un minuto la Lazio precipita addirittura a -5 a causa del pareggio romanista nella sfida con il Milan e della rete di Dalmat a tempo scaduto che nega alla Lazio 3 punti strameritati a Bari nella sfida con l’Inter. Crespo chiude la sua annata segnando qualcosa come 28 reti (di cui 26 in campionato) che gli valgono il titolo di capocannoniere e la scarpa d’argento mondiale. Come era successo già con Signori, gli è bastata una sola stagione per iscrivere il suo nome al fianco dei grandi bomber del passato: da Piola a Chinaglia, da Giordano e Beppe Signori, per finire quest’anno con Ciro Immobile che batte quel record di segnature in una singola stagione detenuto proprio da Crespo e Signori.

Quel gran finale sembra l’inizio di una lunga storia d’amore tra Crespo e la Lazio, invece è praticamente l’epilogo del rapporto. La stagione successiva, nonostante l’incredibile serie di infortuni che lo condiziona per tutto l’anno, Crespo segna 20 reti in 32 partite. Con l’arrivo di Roberto Mancini sulla panchina della Lazio, Hernàn gioca una pre-campionato straordinario e la Lazio viene inserita da Marcello lippi (diventato ct della Nazionale) tra le candidate allo scudetto. Ma i problemi economici in cui versa la società fanno ventilare per tutta l’estate la possibilità di dolorose cessioni, con i nomi di Crespo e Nesta in cima alla lista dei “sacrificabili”.

Il 23 agosto del 2002, la Lazio gioca all’Olimpico un’amichevole con il Deportivo Alavès. È La7 a trasmettere la partita e io ho il compito di fare gli interventi da bordo campo. Quando a 5’ dal termine Roberto Mancini fa uscire dal campo Hernàn Crespo per fargli raccogliere l’applauso degli oltre 30.000 presenti, mi avvicino per l’intervista. Lui fa una smorfia, non ha voglia di parlare, ma poi educato e disponibile come sempre parla: “Sto ancora qui nonostante tutte le voci”mi dice,“e questo mi riempie di gioia, perché con l’arrivo di Roberto abbiamo costruito un gruppo fantastico. Non amo fare pronostici, ma questa squadra ha tutto per lottare per lo scudetto. E io spero di esserci. Mancano solo 8 giorni alla fine del mercato, prova a rifarmi la domanda il 1 settembre”. E se ne va sorridendo.

Hernàn Crespo, invece, contro il Deportivo Alavès ha giocato l’ultima partita con la maglia della Lazio e il 1 settembre indossa la maglia dell’Inter. La notte tra il 30 e il 31 agosto, infatti, in casa laziale succede il finimondo. Si sparge la voce della cessione di Nesta al Milan, ma da Bruno Bartolozzi (ex collega de “La Gazzetta dello Sport” all’epoca team manager dell’Inter) vengo a sapere che la società nerazzurra sta cedendo Ronaldo al Real Madrid e che ha già un accordo con la Lazio per sostituire il “fenomeno” con Hernàn Crespo. Sono io a dare la notizia a Guido Paglia, responsabile della Comunicazione della Lazio che cade letteralmente dalle nuvole e mi dice che sbaglio, che non può essere vero. Invece, è tutto vero. Hernàn Jorge Crespo passa all’Inter, lasciando la Lazio con 48 reti segnate in 73 partite, con una media-gol vicina a quella di Beppe Signori. La Lazio incassa 26 milioni di euro più il cartellino di Bernardo Corradi valutato 10 milioni di euro. Circa 70 miliardi delle vecchie lire, meno di due/terzi di quello che Cragnotti ha speso due anni prima per strappare Crespo al Parma.

Lasciata la Lazio, Crespo comincia a girovagare tra Inter e Chelsea, con una stagione vissuta anche nel Milan. Segna, ma senza raggiungere i livelli dell’ultima stagione di Parma e delle due annate laziali. Vince tre campionati con l’Inter, poi passa al Genoa, più per motivi extracalcistici che altro. Pensando al futuro ha intrapreso una carriera da imprenditore sulla costa ligure, divisa tra l’acquisto di discoteche e di strutture da trasformare in alberghi e centri benessere. A gennaio del 2010 torna a Parma con la speranza di convincere Maradona a convocarlo per i Mondiali. Ma la sua esperienza con la maglia dell’Argentina si è definitivamente chiusa con 35 reti, secondo marcatore di tutti i tempi della sua nazionale alle spalle di Batistuta e a pari merito proprio con il “pibe de oro”.

Nel 2004, Pelé lo inserisce nei FIFA 100, il circolo ristretto dei 100 calciatori viventi più forti del mondo. Annuncia il suo ritiro dal calcio giocato nel 2012 e si stabilisce con la sua famiglia a Parma, la città che ha scelto come meta definitiva. Fa il Supercorso di Coverciano e prende il patentino da allenatore professionista Prima Categoria-Uefa. Il nel dicembre del 2013 il Parma lo proclama nel dicembre del 2013 "Giocatore gialloblù del Secolo". A luglio del 2014 diventa allenatore della Primavera del Parma e nell'estate 2015 firma un contratto per allenare il Modena in Serie B, ma a marzo 2016 viene esonerato. Il 28 luglio 2017 diventa vicepresidente del Parma Calcio 1913 e quando il 2 gennaio del 2018 cambia l'assetto della società dopo l'ingresso del nuovo socio di maggioranza cinese viene nominato: Ambassador del Parma in Italia e nel mondo, con il compito di sviluppare e rafforzare il brand Parma Calcio soprattutto a livello internazionale, attraverso le relazioni con gli sponsor e lo sviluppo del progetto “Parma Legends”.

Ma quando gli parli di Lazio, ancora oggi gli occhi gli brillano, di una luce leggermente velata da un pizzico di rimpianto per quello che poteva essere e non è stato. Per un matrimonio iniziato in modo sfarzoso e chiuso con un divorzio tanto improvviso quanto frettoloso in una caldissima notte di fine agosto dell’estate del 2002.




Accadde oggi 19.09

1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Genova 1893 2-1
1942 Napoli, Vomero - Napoli-Lazio 1-2
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Juventus 0-4
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 1-3
1964 Nasce a Roma Antonio Sciarpa
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Ternana 2-0
1973 Roma, stadio Olimpico - Lazio- FC Sion 3-0
1977 Nasce a Venezia Tommaso Rocchi
1981 Terni, stadio Libero Liberati - Lazio-Spal 1-2
1982 Como, stadio Giuseppe Sinigaglia - Como-Lazio 0-0
1993 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-0
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 3-0
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-FC Nantes Atlantique 1-3
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-AC Skoda Xanthi 4-0
2004 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Reggina 1-1

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 13/07/2018
 

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