03 Luglio 2018

Addio "Tarzan", signore dei pali...
di Stefano Greco

“Quando ci si lascia non servono molte parole se non grazie! Grazie a tutti quelli che mi hanno fatto sentire a casa, fin dal primo giorno e per 7 lunghi anni. Grazie a tutti voi tifosi Laziali, non vi scorderò mai, sarò per sempre il vostro Tarzan! Anche se quest’ultimo anno non è stato dei più positivi, volevo ringraziare la società Ss Lazio per avermi dato la possibilità di vestire questa maglia così importante. Sono stati anni indimenticabiliPurtroppo nella vita anche le cose più belle a volte finiscono. Ora è tempo di una nuova esperienza, ma di una cosa sono certo: il mio cuore rimarrà per sempre legato a questi colori”.

In questo calcio di mercenari, di gente che incassa i soldi e scappa senza neanche dire grazie, oppure che cambia maglia da baciare alla velocità della luce cancellano il passato come si fa sui social network con un “amico” o un post che non piace, per fortuna esiste ancora qualche mosca bianca, qualche calciatore che non strappa la bandiera che ha sventolato fino a ieri e non brucia maglia e passato, ma si mette a scrivere per dire GRAZIE! Grazie a tutti, anche a chi lo ha isolato per un anno, togliendogli senza un motivo apparente la possibilità di giocare, di dare qualcosa in cambio di quello stipendio da 100.000 euro netti al mese incassato solo per allenarsi, lontano dal gruppo. Come un malato contagioso.

Federico Marchetti non è stato né un novello Bob Lovati né ha vinto come Felice Pulici o Marchegiani e non ha avuto neanche il carisma di un Angelo Peruzzi, ma ha dato tutto quello che aveva e ha ripagato con il sudore, la dedizione e il senso appartenenza chi dopo quell’anno di isolamento vissuto a Cagliari gli ha offerto la possibilità di tornare a volare da un palo all’altro, fino a riconquistare quella maglia azzurra persa dopo il Mondiale del 2010, quando era considerato da tutti l’erede naturale di Gigi Buffon. Per questo, nel lasciare per sempre Formello prima di volare a Genova, Federico Marchetti ha sentito più la necessità che il dovere di ringraziare tutti, anche Lotito con cui specie alla fine non ha avuto certo un rapporto idilliaco, anzi. E la sua è una lezione di vita, a tutti, anche a chi di noi oramai sa solo odiare e non sa più perdonare o amare.

Direte: “Beh, ma l’hanno pagato fino alla fine e quindi ha fatto solo il suo dovere a salutare e ringraziare”… Forse sarà anche così, ma in questi ultimi anni io ho visto solo gente andare via sbattendo la porta, giocatori che hanno cancellato in un amen il loro passato alla Lazio o che sono andati via con la faccia scura e in qualche caso carichi di odio o di rancore, come poi hanno dimostrato successivamente con battute infelici o frecciate alla società o all’ambiente. Federico, no. Marchetti ha dimostrato fino alla fine di essere diventato veramente laziale, di essersi immerso completamente il quella vecchia Lazialità che teneva per sempre uniti come un cordone ombelicale i giocatori che avevano indossato questa maglia alla Lazio e all’ambiente laziale. È vero, erano anni di altro calcio, ma pensate ai giocatori del primo scudetto, oppure ai ragazzi della “Banda” di Fascetti, ai primi grandi colpi di Calleri (Ruben Sosa in testa, ma anche Winter, Riedle e Doll…), oppure ai primi acquisti dell’era cragnottiana, specie agli argentini: quando Veròn, Almeyda e Simeone parlano di Lazio, gli si accende il sorriso e gli brillano gli occhi, come succede al pensiero del primo amore o di una donna dalla quale non ti sei mai staccato del tutto perché ti ha rapito un pezzetto di cuore, per sempre. Con il passare degli anni, il calcio ha perso parte della sua essenza e della sua anima. Ci vogliono storie come quella di Tabarez per far battere nuovamente il cuore o per risvegliare l’amore verso uno sport trasformato oramai in un’industria che produce solo soldi (tanti, troppi…) e ben poche emozioni. Ecco, Federico Marchetti con quelle poche righe scritte su Twitter ha dimostrato che in giro c’è ancora qualcuno che sa dire grazie e che conosce il reale significato della parola RICONOSCENZA, quella che troppe volte,purtroppo, viene barattata in cambio di qualche milione di euro o di dollari in più nel conto in banca. E il pensiero vola subito a De Vrij, anche lui lanciato e coccolato dalla Lazio anche quando era infortunato, ma al contrario di Federico incapace di dire veramente GRAZIE con il cuore e di dimostrare in modo concreto la sua riconoscenza verso la società, i tifosi e l’ambiente.

Marchetti lo ha fatto, dimostrando per l’ennesima volta di essere un ragazzo speciale, uno che la vita l’ha sempre presa di petto e che ha imparato a cadere e rialzarsi, senza portare rancore, senza perdere mai la voglia di sorridere e di lottare. Perché lui ha nove vite, come i gatti. E quella che ha iniziato ieri firmando il contratto con il Genoa sarà la quarta, la quinta o addirittura la sesta. Oramai ho perso il conto. Quindi, buon tutto BATMAN. Sappiamo già che sarà dura ritrovarti dall’altra parte e che quando tornerai all’Olimpico ci scapperà sicuramente qualche lacrima, perché la Lazio la porterai sempre dentro di te e perché per noi resterai sempre il portierone del 26 maggio, quello del miracolo compiuto pochi istanti dopo il gol segnato da Lulic. Perché senza quella parata fuori dalla norma, forse la storia di quella partita sarebbe cambiata. Invece, quella parata resterà per sempre impressa nella nostra memoria, consegnata alla storia come il gol di Lulic, quello di Fiorini, come il gol segnato da Simeone alla Juventus, come le reti di Vieri, Nedved e Salas che ci hanno regalato i due trofei europei o come il rigore di Chinaglia al Foggia che ci ha consegnato di fatto il primo scudetto. E non dimenticheremo mai la tua esultanza, il volto tirato, quasi stravolto con gli occhi fuori dalle orbite. È questa l’immagine di te che porteremo per sempre nel cuore.

Auguri Federico, buona vita e sempre FORZA LAZIO!




Accadde oggi 16.07

2003 Vigo di Fassa, Salorno-Lazio 0-11
2008 Auronzo di Cadore, stadio Rodolfo Zandegiacomo - Rapp.Bellunese-Lazio 0-8

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 13/07/2018
 

292.805 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,644
Variazione del +2,37%