26 Giugno 2020

Ascoli invasa e Giordano ci "grazia"...
di Stefano Greco

La vita è un susseguirsi di incroci, di strani appuntamenti fissati in modo apparentemente casuale dal destino. Pensate al sorteggio dell’estate 2017 che ha collocato proprio all’ultima giornata di campionato la sfida all’Olimpico con l’Inter, con in palio la qualificazione per la Champions League e De Vrij diviso tra presente e futuro. Pensate a quel Lazio-Vicenza dell’ultima giornata della stagione 1986-1987, oppure a tutte le volte in cui il destino ha creato strani intrecci. Uno dei tanti, è datato proprio 25 giugno e vede come protagonisti la Lazio e Bruno Giordano, ma da avversari e in un giorno decisamente particolare per entrambi.

Il 25 giugno del 1985, proprio nel giorno in cui Bruno Giordano sta lasciando definitivamente Roma per andare a Napoli dove è stata programmata la sua presentazione ufficiale, muore Renato Ziaco. Oltre ad essere stato per decenni il medico della Lazio, Ziaco è stato un amico, un confidente, per molti ragazzi un secondo padre o addirittura l’uomo dei miracoli. Ne sa qualcosa Vincenzo D’Amico, ad esempio, che deve la sua carriera proprio a Renato Ziaco che, quando Vincenzino si è procurato una lesione ai legamenti (che all’epoca segnava la parola fine alla carriera di un calciatore) si è ribellato all’idea di vedere tutto quel talento sprecato e ha convinto D’Amico a fare un intervento sperimentale, quasi fantascientifico nel 1972. Anche Bruno Giordano deve molto a Renato Ziaco che, nella stagione 1983-1984, lo ha curato come solo un padre può fare con un figlio consente dogli di tornare in campo esattamente 106 dopo una frattura alla tibia, una cosa mai vista né prima né dopo.

Il 25 giugno del 1989, le strade di Bruno Giordano e della Lazio si incrociano nuovamente, in una domenica fondamentale per il destino della società biancoceleste. Scrivo nuovamente, perché Bruno da avversario l’ha già incrociata la Lazio, in una giornata decisamente particolare. È successo in Coppa Italia, il 27 agosto del 1986, nell’estate di fuoco biancoceleste. Ma quella sera, nessuno dei 50.000 e passa laziali presenti all’Olimpico pensa alla partita che si gioca in campo, ma a quella ben più importante che si sta giocando in quell’albergo alla Balduina distante un paio di chilometri in linea d’aria dove i giudici della Caf stanno decidendo la sorte della Lazio. Prima della partita, su una soffiata fatta a Ghirelli e rilanciata immediatamente da Sandro Petrucci, il TG2 delle 20.30 anticipa il verdetto definitivo della Caf: Lazio retrocessa in Serie C. Quella notizia piomba come una bomba al Napalm all’interno dell’Olimpico e lo stadio prende fuoco. Nessuno guarda quello che succede sul terreno di gioco, nessuno pensa a Giordano o a Maradona e quella serata di festa si trasforma in una notte di protesta e di assalto all’hotel Hilton presidiato dalle forze dell’ordine. E quella sentenza già emessa viene riscritta, trasformando la retrocessione in Serie C in una penalizzazione di 9 punti da scontare in quel campionato di Serie B entrato nella leggenda.

Il 25 giugno del 1989, Giordano si ritrova davanti una Lazio disperata, che ha bisogno assoluto di non perdere per restare in Serie A. Già, perché dopo aver rischiato di finire in Serie C quella notte di agosto del 1986, la Lazio si è salvata e poi l’anno successivo ha conquistato la promozione, guidata in questa marcia da Eugenio Fascetti. Sulla panchina della Lazio, però, non c’è più quel fantastico e irascibile allenatore viareggino, messo alla porta in modo repentino quanto clamoroso nell’estate del 1988, ma Beppe Materazzi, l’uomo che ha lanciato in Serie A Paolo Di Canio, che ha guidato la Lazio alla vittoria in un derby dopo un’astinenza durata quasi 10 anni, il Mister X che a suon di pareggi ha portato la Lazio ad un solo punto dalla salvezza. Quel punto, la Lazio lo deve conquistare in casa dell’Ascoli, contra la squadra in cui gioca Bruno Giordano che dopo la lite con Ottavio Bianchi nell’annata dello scudetto è stato spedito da Napoli in esilio in quel di Ascoli, passando dalla possibile Coppa dei Campioni alla lotta per la salvezza.

In quella nuova Serie A con 18 squadre e ben 4 retrocessioni, all’ultima giornata Lazio e Ascoli sono appaiate a quota 28 punti al quintultimo posto in classifica, con un solo punto di vantaggio sul Torino che gioca in casa del Lecce che di punti ne ha 29. Negli scontri diretti la Lazio sta messa malissimo, perché è in svantaggio con Torino e Lecce, ed in parità con l’Ascoli, ma i calcoli sono quasi impossibili da fare perché in caso di vittoria del Torino a Lecce e di pareggio tra Lazio e Ascoli si potrebbe arrivare addirittura con 7 squadre a pari merito al quartultimo posto in classifica a quota 29. Una cosa mai vista nella storia del campionato italiano. Ma la logica dice che se Lazio e Ascoli pareggiano, al 99% la salvezza è certa per entrambe. Lecce permettendo…

La Lazio sale ad Ascoli accompagnata da più di 5000 tifosi che occupano tutta la Curva del Del Duca e consentono alla Lazio di giocare se non proprio in casa quantomeno in campo neutro, calcolando che quel giorno sono presenti circa 15.000 spettatori. Trasferte d’altri tempi e la foto di quella “sciarpata” fatta prima dell’inizio della partita dai tifosi della Lazio presenti sugli spalti fa venire i brividi ripensando a quegli anni, a quel calcio oramai spazzato via dal calcio moderno dominato da media e tv.

Io ricordo tutto di quella domenica. Il viaggio in macchina con gli amici, il pranzo consumato come un rito scaramantico con quel gruppo che si è formato nell’anno del -9 e con cui ho girato in lungo e in largo l’Italia, il sole e il caldo asfissiante di quella giornata d’inizio estate ma, soprattutto, la grande tensione. Perché sapevamo tutti che Ascoli era una tappa fondamentale per il futuro della Lazio. Io, frequentando tutti i giorni Tor di Quinto  da giornalista sapevo che quella salvezza era considerata indispensabile, come le fondamenta su cui costruire una nuova Lazio, quella che nel giro di pochi anni sarebbe stata proiettata da Sergio Cragnotti in un’altra dimensione, inimmaginabile in quel momento.

Nei giorni precedenti, escono voci di un tacito accordo tra Lazio e Ascoli per la divisione della posta. Voci fatte uscire dai giornali di Torino (Tuttosport e La Stampa…) per mettere pressione alle due squadre e per accendere i riflettori su quella partita. Missione compiuta, perché sulle tribune del Del Duca è presente l’avvocato Carlo Porceddu, membro dell’Ufficio Inchieste e futuro capo della Procura Federale della Federcalcio. La partita, come previsto, va avanti seguendo il canovaccio descritto alla vigilia, all’insegna del “volemose bene”, oppure del “non famose male”. Tutti aspettano solo il fischio finale di D’Elia (lo stesso arbitro di quel Lazio-Vicenza, una sorta di talismano biancoceleste in quegli anni…), ma ad un certo punto Giordano si ritrova solo davanti a Valerio Fiori: leggermente spostato sulla destra, invece di tirare la botta o di piazzare il pallone alle spalle di Fiori con un tocco preciso all’angolino basso, come ha fatto decine di volte in maglia laziale, Bruno tenta un improbabile pallonetto, con la palla che parte alta e lenta tanto da consentire a Valerio Fiori di metterci la mano e di sventare quell’unica vera insidia. Finisce come era nelle previsioni 0-0, con l’invasione di campo dei tifosi dell’Ascoli e tutta la Lazio che festeggia la salvezza sotto quella curva colorata di biancoceleste, prima di inforcare la bicicletta per andare da Rieti fin in cima al Terminillo, per sciogliere un voto fatto a inizio stagione. A dire la verità, gli unici a salire sulla bicicletta saranno Beruatto, Di Canio e Piscedda, con Gregucci e Scolosa che millantando un infortunio li seguono in macchina. Tornando a quella partita, merita una citazione Costantino Rozzi, uomo d'altrio tempi e di un altro calcio che abbiamo amato alla follia. A fine incontro, è venuto sotto la curva ad applaudire i tifosi laziali. Per quel che riguarda quel poco che c'è stato di partita, ecco il racconto fatto a “90° minuto” dal mitico Tonino Carino…

https://www.youtube.com/watch?v=FhX9FGRcI_Y

Conosco Bruno Giordano da una vita, siamo amici, ma non ho mai avuto il coraggio di chiedergli nulla su quella partita. L’ho fatto in una sola occasione, in un’intervista che gli ho fatto il 5 dicembre del 2015 proprio ad Ascoli, perché in quel periodo allena l’Ascoli che è appena sceso in Lega Pro. L’intervista la facciamo nella sede dell’Ascoli, a Corso Vittorio Emanuele 21, in una stanza in cui campeggia una foto del mitico presidente Costantino Rozzi. E alla domanda su cosa è successo in quell’Ascoli-Lazio del 25 giugno del 1989, Bruno ha risposto così…

“Volevo fa un pallonetto che non è riuscito”, mi dice Bruno, ma il sorriso da trasteverino con cui accompagna quella frase di prassi, racconta una verità diversa da quella del campione che per l’emozione di fare un gol alla sua ex squadra perde la concentrazione e la freddezza che lo hanno sempre contraddistinto in vent’anni di carriera. E infatti il bluff dura poco, perché non si può mentire su queste cose, tantomeno ad un amico.

“A Ste, ma secondo te potevo condannare la Lazio alla retrocessione? Impossibile. Non sarà stato giusto agli occhi di qualche spettatore neutrale o di quelli che fanno i finti sportivi, ma non potevo essere io a segnare quel gol, perché ero laziale allora come lo sono oggi e come lo sono stato sempre nella mia vita, da quando da ragazzino mi sono messo addosso quella prima maglietta biancoceleste. E non mi sarei mai potuto macchiare di una cosa del genere. Non me lo sarei mai perdonato”




Accadde oggi 16.07

2003 Vigo di Fassa, Salorno-Lazio 0-11
2008 Auronzo di Cadore, stadio Rodolfo Zandegiacomo - Rapp.Bellunese-Lazio 0-8

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/06/2020
 

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