23 Giugno 2020

Lazio-Napoli, lo spareggio "cancellato"
di Stefano Greco

La formazione della Lazio 1928-1929 che conquista il diritto a partecipare al primo campionato di Serie A... In alto, da sinistra: Griggio, Spivach, Bodrato. Furlani, Lamon, Caimmi, Sclavi: In basso: Cevenini, Pardini, Canestri, Saraceni II.

Alla fine degli anni venti, il calcio mondiale cambia strada. Mentre gli inglesi restano chiusi nel loro isolamento, in quanto da inventori del calcio si rifiutano di confrontarsi con gli altri perché si sentono troppo superiori al resto del mondo pallonaro e si considerano Campioni del Mondo a prescindere, quasi per diritto divino, il resto del mondo si riunisce sotto la FIFA per dar vita al primo campionato del mondo, assegnato all'unanimità nel primo congresso mondiale di Barcellona all’Uruguay. L’Italia fa parte della FIFA, ma non ha ancora deciso se partecipare o no ad un mondiale che si annuncia molto costoso, perché oltre alle spese di viaggio ci sono da pagare anche gli stipendi dei calciatori, poiché le società per cui sono tesserati i giocatori che fanno parte della Nazionale si rifiutano di pagare un paio di mesi di stipendio a calciatori che non possono utilizzare. Il termine per iscriversi a quel primo Mondiale del 1930 scadono il 28 febbraio del 1930, quindi c’è tempo per decidere, ma bisogna arrivare a quell’appuntamento con una struttura diversa da quella che c’è all’epoca in Italia, con un campionato diviso per fasce geografiche tra Nord, Centro e Sud.

La Federcalcio italiana, quindi, sul modello dalla Football Association inglese, decide per l’organizzazione di un campionato unico e la stagione 1928-1929 diventa decisiva per assegnare i 16 posti per la nascente Serie A e a seguire per Serie B e Serie C. Nasce così la Divisione Nazionale, ovvero due gironi di 16 squadre ciascuno con le prime classificate di ciascun girone destinate a giocarsi la finale con in palio lo scudetto e con le prime 8 classificate di ogni raggruppamento promosse nella nascente Serie A e le altre 8 condannate a finire nel primo campionato di Serie B. In caso di arrivo all’ottavo posto tra più squadre di diversi gruppi, a decidere la qualificazione alla nuova Serie A sarà il numero dei punti conquistati. In caso di arrivo in parità tra due squadre dello stesso girone, però, non è chiaro quale debba essere il criterio per determinare la squadra qualificata.

La Lazio, che fin dalla sua nascita fa parte dell’élite del calcio italiano e che ha vinto per 4 volte il Campionato dell’Italia Meridionale giocando tre finali scudetto (la quarta, quella del 1915, è quella mai disputata con titolo assegnato d’ufficio al Genoa) viene inserita nel Girone B: un gruppo di ferro con 5 squadre che hanno già vinto almeno uno scudetto, più due potenze economiche come il Venezia e il Brescia, più Lazio e Napoli che da anni si dividono il dominio del campionato dell’Italia Meridionale. Grazie a pressioni politiche, la neonata Roma (creata dal federale Foschi per volontà di Benito Mussolini) viene inserita nel Girone A, decisamente più abbordabile, visto che le uniche squadre di rango superiore sono il Torino e il Milan. Per la Lazio, quindi, la stagione 1929/1930 è un’annata di transizione con l’unico obiettivo quello di conquistare uno degli 8 posti utili per l’ingresso nella nascente Serie A.

All’ultima giornata, la Lazio è ottava in classifica, a pari merito con il Napoli e, ironia della sorte, l’ultima partita è proprio Lazio-Napoli, in programma allo Stadio della Rondinella. Il 16 giugno, in uno stadio gremito e presidiato dalle forze dell’ordine a causa della presenza di migliaia di tifosi napoletani, la sfida-spareggio finisce 0-0, con Lazio e Napoli che chiudono appaiate in classifica con 29 punti. E a quel punto, la battaglia sul campo si trasforma in una guerra di carte bollate. La Lazio ha chiuso il campionato con una miglior differenza reti rispetto al Napoli (+8 contro -3), quindi si considera qualificata per la nascente Serie A. Il Napoli fa ricorso, pretendendo e ottenendo di giocarsi la qualificazione in uno spareggio da giocare in campo neutro. A quel punto, fa ricorso anche la Triestina, che è arrivata nona nel Gruppo A, ma con gli stessi punti conquistati da Lazio e Napoli nell’altro girone. Insomma, un caos.

Dopo giorni di discussioni, la Federcalcio fissa giorno e data dello spareggio tra Lazio e Napoli. Si gioca a Milano il 23 giugno: partita secca, chi vince va nella nascente Serie A, chi perde finisce in B. Lo Stadio Comunale di Milano è gremito da migliaia di napoletani emigrati al Nord in cerca di lavoro, ma sono presenti anche molti tifosi laziali che espongono uno di primi striscioni della storia del tifo. Un “Forza Lazio” che fa quasi tenerezza rispetto agli striscioni di oggi, ma che è ancora una sorta di saluto tra tifosi di fede biancoceleste e un modo per chiudere qualsiasi discussione, con l’altro che risponde “sempre Forza Lazio”.

La Lazio parte forte e va in vantaggio con un gran tiro del suo capocannoniere, Spivach, che spedisce il pallone in un angolo in cui Valeriani non può arrivare. A quel punto, sale in cattedra Attila Sallustro, il centravanti del Napoli, uno dei tanti oriundi dell’epoca. Sallustro è nato ad Asunciòn, in Paraguay, ma è figlio di emigranti e quando il calcio italiano ha aperto al professionismo si è imbarcato su una nave ed è tornato in Italia in cerca di fortuna calcistica. E l'ha trovata a Napoli. Sallustro sale in cielo e di testa batte Ezio Sclavi, il capitano della Lazio, uno dei più grandi portieri della storia. La Lazio sbanda, la partita diventa una corrida e Saraceni davanti all’ennesima provocazione reagisce stendendo con un pugno Fenili. Cartellino rosso e Lazio costretta a giocare l’ultima mezz’ora in 10. Il nervosismo cresce e la Lazio rischia di restare addirittura in 8 quando Caimmi e Rier iniziano a litigare. Lo scontro non degenera solo perché Sclavi abbandona la porta e da capitano mette fine alla discussione, convincendo l’arbitro Carraro di Padova che si trattava solo di discussioni tattiche,mentre invece Caimmi aveva insultato Rier perché restava in attacco senza dare una mano al resto della squadra che stava cercando di sopperire all’espulsione di Saraceni.

A 20 minuti dal termine, l’assedio del Napoli produce l’effetto sperato per i partenopei, con Innocenti II che si presenta solo davanti a Sclavi e lo batte in uscita con un preciso rasoterra. La Lazio si butta all’assalto, lasciando praterie per Sallustro e Buscaglia che non trovano la via del gol solo perché Sclavi cala la saracinesca e con le sue parate tiene in vita le speranze di pareggio. A meno di 10 minuti dal termine, Cevenini spedisce ad occhi chiusi un pallonevnell’area napoletana: sembra un cross senza troppe pretese, ma il pallone all’improvviso cambia traiettoria e si trasforma in un tiro in porta che coglie completamente di sorpresa Valeriani: 2-2. Lazio e Napoli si giocano la qualificazione alla Serie A ai supplementari, i primi nella storia del calcio italiano. Quei minuti extra per la Lazio sono un vero e proprio supplizio, perché gli attacchi del Napoli assumono i connotati di un vero e proprio assedio. Davanti a Sclavi, si susseguono delle mischie furibonde con il portiere che si lancia tra le gambe di compagni e avversari per strappare il pallone rischiando più volte di prendere un calcio in testa. Quando l’arbitro fischia la fine, i giocatori cadono a terra stremati. Non sono bastate due battaglie in una settimana e 210 minuti di gioco per decidere chi tra Lazio e Napoli deve partecipare al nascente campionato di Serie A.

Si va verso un terzo “spareggio”, da giocare la settimana successiva sempre a Milano. Ma nei giorni successivi, facendo leva sul sentimento patriottico del regime e sul fatto che Trieste è considerata il simbolo della riscossa italiana, i dirigenti della Triestina convincono la Federcalcio ad aumentare da 16 a 18 il numero delle squadre destinata a partecipare al primo campionato di Serie A. La Federazione accoglie il ricorso della Triestina e ordina non solo l’annullamento dello spareggio tra Lazio e Napoli programmato per il 30 giugno a Milano, ma addirittura la cancellazione dagli atti ufficiali della partita giocata il 23 giugno. Quello spareggio tra Lazio e Napoli, quindi, diventa una sorta di partita fantasma, ricordata negli annali solo per l’impresa compiuta da quei ragazzi che, per oltre un’ora, hanno resistito in 10 contro 11 agli assalti del Napoli. Una delle tante imprese che hanno reso leggendaria lo storia di questo club.




Accadde oggi 16.07

2003 Vigo di Fassa, Salorno-Lazio 0-11
2008 Auronzo di Cadore, stadio Rodolfo Zandegiacomo - Rapp.Bellunese-Lazio 0-8

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/06/2020
 

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